ALTA LANGA EXTRA BRUT 36 MESI "SEITREMENDA" 2021 - MARCO CAPRA
Abbinamenti, Seitremenda 2021 nasce con una naturale vocazione per la tavola. È eccellente come aperitivo con ostriche, crudi di mare, tartare, gamberi e scampi, ma la struttura conferita dai 36 mesi sui lieviti permette di accompagnarlo tranquillamente per l’intero pasto. Splendido con sushi e sashimi, fritto misto piemontese, acciughe, risotti, primi piatti di mare e pesci al forno, trova ottimi abbinamenti anche con carni bianche e formaggi non eccessivamente stagionati.
Alcol, 12,5%
Annata, 2021
Denominazione, Alta Langa DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay, Pinot Nero
NOTE SENSORIALI:
Nel calice il 2021 mostra un giallo paglierino brillante con riflessi verdolini, attraversato da un perlage fine e persistente e da una spuma soffice e cremosa. Il bouquet combina immediatamente freschezza e maturità: mela verde, pera e frutta bianca incontrano fiori bianchi, limone e cedro, mentre la lunga permanenza sui lieviti introduce progressivamente sfumature di crosta di pane e lievito. Al palato è teso e dinamico, con un’effervescenza elegante perfettamente integrata nella struttura. La frutta bianca accompagna una freschezza agrumata precisa, mentre il dosaggio Extra Brut lascia emergere con chiarezza la componente minerale e sapida. Il finale è asciutto, pulito e persistente, con una sottile vena amaricante che aumenta la sensazione di freschezza.
CURIOSITÀ:
L’Alta Langa Extra Brut “Seitremenda” 2021 di Marco Capra è un Metodo Classico millesimato che unisce rigore produttivo e una bellissima storia familiare. Nasce sulle colline di Santo Stefano Belbo, sulla collina di Seirole, a circa 400 metri di altitudine, dove terreni calcarei e sabbiosi e le escursioni termiche favoriscono uve naturalmente dotate di freschezza e precisione. Marco Capra aderisce al progetto Alta Langa DOCG dal 2015, scegliendo di legare definitivamente questa bollicina al territorio in cui nasce. Ma Seitremenda ha origini ancora più personali: il vino è dedicato a Elisabetta, figlia di Marco, nata nel 2010. Il nome nacque quasi casualmente ascoltando durante una cena l’espressione “sei tremenda”: Marco si accorse che al suo interno potevano essere letti i numeri tre e sei, esattamente i 36 mesi previsti per la permanenza sui lieviti. “Tremenda” descriveva inoltre perfettamente Elisabetta, nel senso più affettuoso del termine: brillante, vivace, curiosa e dinamica. La storia continua sulle sei differenti etichette, illustrate da Alice Lotti e dedicate ad altrettanti momenti di gioco della bambina: altalena, palline, orsetto, cavalluccio, triciclo e scivolo. Un progetto apparentemente giocoso dietro al quale si nasconde però un Alta Langa serio e rigoroso, prodotto esclusivamente con il mosto fiore e lasciato maturare per almeno 36 mesi sui lieviti.
Marco Capra +
Marco Capra è una cantina familiare di Santo Stefano Belbo, nel cuore di quelle colline piemontesi dove Langhe e Monferrato si incontrano dando vita a un paesaggio profondamente legato alla viticoltura. La sede si trova sulla collina di Seirole e la storia aziendale attraversa tre generazioni, partendo dalla tradizione agricola del secondo dopoguerra per arrivare a una produzione contemporanea costruita sulla valorizzazione delle varietà piemontesi e sul lavoro diretto in vigneto.
Le origini risalgono al 1945, quando Tommaso Capra, conosciuto in famiglia come Tumasin, dà vita all’attività agricola. È un periodo nel quale il vino piemontese possiede ancora una dimensione prevalentemente contadina e le aziende delle colline sono spesso realtà miste, nelle quali la vite convive con altre colture.
Con la generazione successiva entra in azienda Luciano Capra, che continua il lavoro del padre e sviluppa progressivamente l’attività vitivinicola. Per molti anni il vino viene commercializzato soprattutto secondo le consuetudini dell’epoca, anche sfuso e nelle tradizionali damigiane, molto prima che l’imbottigliamento aziendale diventasse il centro della produzione. Il cambiamento decisivo arriva nel 1999 con Marco Capra, terza generazione della famiglia. Marco sceglie di dare una nuova direzione all’azienda, concentrandosi maggiormente sulla qualità delle singole uve, sull’imbottigliamento diretto e sulla costruzione di vini capaci di rappresentare in maniera più precisa le caratteristiche delle differenti vigne. Nel 2014 questo percorso viene sottolineato anche attraverso il cambiamento del nome aziendale. Lo storico marchio Sanmarco lascia spazio direttamente a Marco Capra, evidenziando la dimensione personale e artigianale raggiunta dal progetto.
Il territorio di Santo Stefano Belbo rappresenta il punto di partenza di tutto il lavoro. I vigneti si sviluppano su colline caratterizzate da esposizioni, altitudini e pendenze differenti, in un paesaggio nel quale la vite occupa da secoli un ruolo fondamentale.
Alcune parcelle presentano pendenze particolarmente elevate, in certi casi superiori al 40%, rendendo difficile o impossibile utilizzare normalmente i mezzi meccanici. Marco definisce queste vigne Sorì Eroici, sottolineando il lavoro necessario per coltivare filari nei quali gran parte delle operazioni deve essere eseguita manualmente.
La gestione delle vigne parte dall’osservazione delle singole piante. Produzioni contenute, vendemmia manuale e scelta accurata del momento della raccolta permettono di ottenere uve equilibrate prima ancora dell’ingresso in cantina. La maturazione non viene valutata soltanto attraverso gli zuccheri, ma considerando acidità, sviluppo aromatico e condizioni complessive dell’annata.
La varietà dei vitigni coltivati riflette la posizione particolare dell’azienda. Moscato, Barbera, Nebbiolo, Dolcetto, Nascetta, Chardonnay e Pinot Nero permettono di raccontare differenti tradizioni enologiche piemontesi e di produrre vini che spaziano dai bianchi ai rossi fino al Metodo Classico.
La Barbera rappresenta naturalmente una delle varietà più importanti. Marco ne ricerca soprattutto il carattere fruttato e la naturale freschezza, interpretandola attraverso differenti livelli di struttura e affinamento. È un vitigno capace di raccontare con immediatezza queste colline ma, nelle selezioni più importanti, anche di sviluppare profondità e complessità.
Il Nebbiolo viene invece lavorato cercando eleganza, precisione aromatica e capacità di evoluzione. Una delle etichette più significative è Testanvisca, vino dedicato al figlio Riccardo. La scelta di legare proprio il Nebbiolo alla sua nascita richiama simbolicamente la capacità di questo vitigno di crescere e trasformarsi lentamente nel tempo.
Anche la Nascetta occupa uno spazio interessante nella produzione. Il recupero di questa antica varietà bianca delle Langhe permette alla cantina di affiancare ai vitigni più conosciuti un’uva dalla forte identità territoriale, contribuendo alla valorizzazione di un patrimonio che per lungo tempo aveva rischiato di essere dimenticato.
Il Moscato rappresenta invece il legame più immediato con Santo Stefano Belbo e con la tradizione storica di queste colline. Qui il vitigno aromatico trova da generazioni uno dei propri territori di riferimento e continua a costituire una parte importante dell’identità agricola locale.
Un altro capitolo fondamentale è quello dedicato alle bollicine. Chardonnay e Pinot Nero vengono utilizzati per la produzione di Metodo Classico, mostrando un volto differente delle colline piemontesi e sfruttando altitudine, escursioni termiche e caratteristiche dei terreni per conservare freschezza nelle uve.
Tra queste etichette spicca Seitremenda, Alta Langa dedicata alla figlia Elisabetta. Chardonnay e Pinot Nero vengono lavorati secondo il Metodo Classico e affrontano un lungo affinamento sui lieviti, costruendo progressivamente struttura e complessità senza perdere la componente fresca necessaria all’equilibrio.
La scelta di dedicare alcuni vini ai figli racconta bene la dimensione familiare della cantina. Le bottiglie non rappresentano semplicemente prodotti differenti, ma diventano anche strumenti attraverso cui conservare momenti e passaggi importanti della storia dei Capra.
In cantina Marco lavora cercando di adattare le tecniche alla materia prima. Acciaio, legno e lunghi affinamenti vengono utilizzati in maniera differente in funzione del vitigno e del vino che si vuole ottenere, evitando di applicare lo stesso modello a tutte le etichette.
La filosofia aziendale comprende anche una crescente attenzione alla sostenibilità. Il lavoro in vigneto cerca di ridurre l’impatto degli interventi, mentre in cantina sono state adottate soluzioni rivolte al contenimento dei consumi e alla gestione responsabile delle risorse, comprese bottiglie più leggere e sistemi dedicati al recupero delle acque.
Marco Capra rappresenta così l’evoluzione di una piccola storia agricola piemontese iniziata nel 1945. Dal lavoro di Tumasin alla generazione di Luciano, fino alla trasformazione guidata da Marco, la cantina ha progressivamente spostato il proprio centro dalla semplice produzione di vino alla valorizzazione delle singole vigne. I Sorì Eroici, le varietà tradizionali, l’Alta Langa e le etichette dedicate alla nuova generazione raccontano oggi un progetto profondamente familiare, nel quale il futuro continua a essere costruito partendo dalle colline di Santo Stefano Belbo.