CURTO MARCO

BAROLO DOCG "LA FOIA" 2021 - NADIA CURTO

Prezzo di listino €43,90 Prezzo di vendita€55,00risparmi €11,10

Abbinamenti, Da provare con carni brasate e stracotti, selvaggina, formaggi stagionati. Ottimo con il Tartufo bianco d’Alba.
Alcol, 14%
Annata, 2021
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Al naso si apre con profumi complessi e stratificati di rosa appassita, ciliegia sotto spirito e frutti di bosco maturi, accompagnati da note di liquirizia, spezie dolci, erbe aromatiche e lievi sfumature balsamiche. Con l’ossigenazione emergono accenni minerali e terrosi che ne arricchiscono il bouquet. Il sorso è avvolgente e preciso, sostenuto da tannini fitti ma eleganti, una freschezza ben integrata e una trama gustativa profonda che conduce a un finale lungo, armonioso e persistente.

CURIOSITÁ:

Il Barolo DOCG “La Foia” 2021 di Nadia Curto è un’espressione profonda ed elegante del Nebbiolo di La Morra, nata da vigneti coltivati secondo principi biologici e da una vinificazione attenta, rispettosa dell’identità del cru e dell’annata. Un Barolo che coniuga struttura e finezza, capace di raccontare il territorio con autenticità e misura. È un Barolo di grande equilibrio, già leggibile in gioventù ma dotato di un notevole potenziale di evoluzione in bottiglia.

Curto Marco

Curto Marco è una piccola realtà familiare di La Morra, nel cuore delle Langhe, con sede nella frazione Annunziata, uno dei luoghi storicamente più vocati per la coltivazione del Nebbiolo. La storia della cantina è legata a Marco Curto e alla moglie Adele, che per decenni hanno lavorato direttamente le vigne di famiglia costruendo un patrimonio di appena pochi ettari, dimensione che ancora oggi rappresenta uno degli elementi distintivi dell’azienda. Qui la viticoltura conserva un carattere profondamente artigianale: ogni parcella può essere seguita direttamente e ogni vendemmia viene interpretata cercando di rispettare le differenze naturali determinate dall’annata, dall’esposizione e dalle caratteristiche del terreno. Il passaggio generazionale porta progressivamente alla guida dell’azienda Nadia Curto, figlia di Marco e Adele, cresciuta tra i vigneti dell’Annunziata e oggi figura centrale della cantina. La sua formazione possiede una particolarità importante perché, accanto all’esperienza maturata lavorando con i genitori, Nadia ha potuto confrontarsi con lo zio materno Elio Altare, fratello della madre Adele e uno dei protagonisti del profondo rinnovamento vissuto dal Barolo tra gli anni Ottanta e Novanta. Il suo modo di interpretare il vino nasce quindi dall’incontro tra due sensibilità: la cultura agricola trasmessa dalla famiglia e una maggiore apertura verso la sperimentazione, senza trasformare la distinzione tra tradizione e modernità in una scelta ideologica. Il patrimonio viticolo si concentra nella zona dell’Annunziata e comprende Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Freisa, varietà che appartengono da generazioni alla storia agricola delle Langhe. Il Nebbiolo occupa naturalmente il ruolo principale ed è attraverso il Barolo che la famiglia esprime le caratteristiche più profonde delle proprie vigne. Il territorio di La Morra è tradizionalmente associato a interpretazioni del Nebbiolo nelle quali eleganza, profumo e finezza tannica assumono particolare importanza, caratteristiche che Nadia cerca di preservare senza rinunciare a struttura e capacità di evoluzione. Il vigneto simbolo della proprietà è Arborina, una delle MGA più conosciute di La Morra, situata proprio nell’area dell’Annunziata. È da questa collina che nasce uno dei Barolo più rappresentativi della cantina, un vino concepito per raccontare la singola provenienza attraverso profondità, precisione aromatica e una trama tannica capace di svilupparsi lentamente nel tempo. Accanto ad Arborina, La Foia rappresenta un’altra delle etichette storiche della famiglia e viene proposta anche nella versione Riserva, destinata a un’evoluzione più lunga. La possibilità di lavorare separatamente piccole quantità permette a Nadia di adattare vinificazione e affinamento alle caratteristiche specifiche delle uve, evitando di applicare indistintamente lo stesso metodo a ogni vigneto. In campagna il lavoro è orientato verso una gestione rispettosa degli equilibri naturali e gran parte delle operazioni viene effettuata manualmente. L’attenzione alla vitalità dei terreni e alla qualità delle uve rappresenta il punto di partenza, perché in una proprietà così piccola ogni pianta e ogni appezzamento hanno un peso concreto sul risultato finale. La vendemmia viene quindi affrontata attraverso selezioni attente e scegliendo il momento della raccolta in funzione dell’equilibrio tra maturità, freschezza e integrità del frutto. Anche in cantina l’approccio rimane artigianale. Macerazioni, rimontaggi e follature vengono modulati secondo le caratteristiche dell’annata e della materia prima, mentre il legno viene utilizzato come strumento di maturazione e non come elemento destinato a coprire il carattere del Nebbiolo. È proprio in questo equilibrio che emerge maggiormente la personalità di Nadia: conservare quanto ricevuto dalla tradizione familiare senza rinunciare alla possibilità di modificare tecniche e scelte quando possono contribuire a una maggiore precisione espressiva. Barbera, Dolcetto e Freisa completano il racconto della proprietà e mantengono vivo il legame con quella viticoltura langarola nella quale le aziende familiari non erano costruite attorno a un’unica varietà, ma coltivavano uve differenti destinate a momenti e vini diversi. Curto Marco rappresenta così una delle espressioni più intime di La Morra: pochi ettari, tre generazioni e un rapporto quotidiano con le vigne dell’Annunziata. Marco e Adele hanno costruito le fondamenta della cantina, mentre Nadia ne ha raccolto l’eredità sviluppando una propria sensibilità, nutrita tanto dall’esperienza familiare quanto dal confronto con Elio Altare. Arborina e La Foia diventano le espressioni più profonde di questo percorso, raccontando un Barolo nel quale il valore non nasce dalle dimensioni della proprietà, ma dalla conoscenza precisa di ogni parcella e dalla volontà di lasciare che il Nebbiolo conservi nel bicchiere il carattere della collina da cui proviene.