FERRANDO

CAREMA DOC "ETICHETTA BIANCA" 2020 - FERRANDO

Prezzo di listino €61,00 Prezzo di vendita€68,00risparmi €7,00

Abbinamenti, La finezza e la tensione del Carema Etichetta Bianca 2020 permettono abbinamenti importanti senza richiedere necessariamente piatti estremamente ricchi. È splendido con arrosti di manzo e vitello, brasati, stracotti e selvaggina, ma trova una dimensione particolarmente affascinante accanto alla cucina di montagna, con polenta, funghi porcini e carni in umido. Le note floreali, speziate e progressivamente terrose si sposano molto bene anche con anatra, faraona e selvaggina da piuma, mentre tome d’alpeggio e formaggi stagionati valorizzano la componente sapida del vino.
Alcol, 13,5%
Annata, 2020
Denominazione, Carema DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Carema Etichetta Bianca 2020 è probabilmente l’espressione più classica dello stile Ferrando: un Carema di montagna elegante, verticale e profondamente territoriale, nel quale la struttura non deriva dalla concentrazione ma dall’incontro tra freschezza, tannino e mineralità. Nel calice mostra un luminoso rosso granato, tipicamente trasparente. Il bouquet è raffinato e progressivo, con ciliegia rossa, lampone e piccoli frutti di bosco accompagnati da rosa essiccata, violetta e camomilla. Con l’ossigenazione emergono scorza d’arancia, menta, erbe alpine, spezie fini, tabacco e delicate sfumature terrose. In bocca è teso e sorprendentemente agile: i tannini sono sottili e ben delineati, mentre la vibrante freschezza tipica del territorio montano imprime energia e allunga il sorso. La 2020 possiede una bellissima combinazione di succosità ed eleganza, con un finale sapido, floreale e speziato che conserva una sensazione quasi aerea nonostante la profondità del vino.

CURIOSITÁ:

L’Etichetta Bianca è prodotta da 100% Nebbiolo proveniente dai vigneti terrazzati di Carema, minuscola denominazione dell’estremo nord del Piemonte dove Ferrando rappresenta uno dei riferimenti storici. La viticoltura qui assume caratteristiche quasi eroiche: le vigne occupano un grande anfiteatro esposto prevalentemente a sud e sono allevate sulle tradizionali pergole sostenute dai caratteristici pilastri in pietra. Le radici penetrano in terreni poveri e rocciosi, con una forte presenza di scisti, mentre muri e strutture in pietra accumulano durante il giorno il calore necessario alla maturazione del Nebbiolo in questo ambiente alpino. La vendemmia avviene tradizionalmente nella seconda metà di ottobre, intorno al giorno 20. Secondo la scheda della stessa Ferrando, le uve fermentano in acciaio con circa 10 giorni di macerazione; segue un affinamento complessivo di 36 mesi, dei quali 30 in botti di rovere. Altre informazioni dedicate alla cuvée specificano l’utilizzo di grandi botti da circa 20 ettolitri affiancate da legni più piccoli già utilizzati. La produzione è estremamente contenuta, indicativamente intorno alle 7.200 bottiglie all’anno. Rispetto all’Etichetta Nera, prodotta esclusivamente nelle migliori vendemmie e interpretata in maniera più potente e strutturata, l’Etichetta Bianca rappresenta il volto più lineare, fine e immediatamente territoriale del Carema di Ferrando, pur mantenendo una straordinaria capacità di evolvere per molti anni in bottiglia.

Ferrando

Ferrando è una delle cantine storiche del Canavese e uno dei nomi più intimamente legati a Carema, piccolo territorio viticolo all’estremo nord del Piemonte dove il Nebbiolo incontra la montagna e dà origine a una delle sue espressioni più originali. La storia della famiglia prende forma alla fine dell’Ottocento, quando Giuseppe Ferrando si trasferisce nell’area di Ivrea e avvia un’attività dedicata al vino, ponendo le basi di un percorso che attraverserà cinque generazioni. Nel tempo il rapporto con il territorio diventa sempre più profondo e Carema assume un ruolo centrale, fino a identificare in maniera quasi indissolubile il nome Ferrando con questa minuscola denominazione alpina. Qui coltivare la vite significa confrontarsi con un paesaggio radicalmente diverso dalle colline delle Langhe: i vigneti si arrampicano sui ripidi versanti ai piedi della Valle d’Aosta, sostenuti da terrazzamenti e muretti in pietra che nei secoli hanno permesso all’uomo di sottrarre alla montagna piccoli spazi da destinare alla viticoltura. Il Nebbiolo, localmente conosciuto anche come Picotendro, viene tradizionalmente allevato sulle caratteristiche pergole di Carema, sorrette dai “pilun”, grandi colonne in pietra che rappresentano uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio. Queste strutture svolgono anche una funzione importante per il microclima della vigna: la pietra assorbe il calore durante le ore diurne e lo restituisce progressivamente dopo il tramonto, contribuendo a mitigare le escursioni termiche e ad accompagnare la maturazione delle uve in un ambiente fortemente condizionato dalla vicinanza delle Alpi. Le pendenze rendono difficile qualsiasi forma di meccanizzazione e gran parte delle lavorazioni deve essere effettuata manualmente, trasformando la viticoltura di Carema in un autentico lavoro di montagna. Anche la natura dei terreni contribuisce in maniera decisiva all’identità dei vini. I suoli sono legati alla storia glaciale dell’area e presentano una forte componente sabbiosa e pietrosa, con materiali morenici depositati nel corso dei millenni. Sono terreni generalmente poveri, drenanti e capaci di limitare naturalmente la vigoria delle piante, condizioni nelle quali il Nebbiolo sviluppa un carattere molto differente rispetto alle sue interpretazioni più meridionali. Qui non è la concentrazione a dominare, ma una combinazione di freschezza, finezza tannica, tensione e complessità aromatica che con il tempo può evolvere verso sfumature floreali, speziate, balsamiche e minerali. Ferrando ha contribuito in maniera determinante a preservare questa identità durante periodi nei quali la viticoltura di montagna rischiava progressivamente di essere abbandonata. La difficoltà di lavorazione, le dimensioni minuscole degli appezzamenti e la scarsa redditività avevano infatti portato numerose famiglie a lasciare i vigneti, permettendo al bosco di riconquistare parte degli antichi terrazzamenti. Continuare a produrre Carema ha significato quindi non soltanto realizzare un vino, ma contribuire alla conservazione di un paesaggio costruito attraverso generazioni di lavoro. Le due interpretazioni più rappresentative della casa sono storicamente identificate attraverso il colore delle etichette. Il Carema Etichetta Bianca esprime la lettura classica della denominazione, con un lungo affinamento pensato per permettere al Nebbiolo di integrare lentamente tannino e acidità mantenendo intatta la propria eleganza. Il Carema Etichetta Nera rappresenta invece la selezione più prestigiosa e viene riservato alle vendemmie e alle uve considerate maggiormente adatte a sostenere una lunga evoluzione. Sono due vini che condividono la stessa origine ma mostrano differenti profondità e tempi espressivi, accomunati da quella particolare austerità alpina che costituisce la firma del territorio. Il legame di Ferrando con il Canavese comprende anche l’Erbaluce, altra varietà fondamentale della viticoltura locale. Coltivato soprattutto nell’area di Caluso e sulle colline modellate dall’antico ghiacciaio della Dora Baltea, l’Erbaluce possiede una naturale acidità che gli permette di essere interpretato attraverso tipologie molto differenti. Ferrando lo utilizza per vini fermi, spumanti Metodo Classico e passiti, mostrando come una singola varietà possa passare dalla verticalità di un bianco secco alla complessità di una lunga rifermentazione in bottiglia fino alla concentrazione ottenuta attraverso l’appassimento delle uve. Particolarmente importante è la tradizione del Caluso Passito, espressione storica nella quale il tempo diventa parte integrante della produzione e l’acidità naturale dell’Erbaluce permette di bilanciare la concentrazione zuccherina conservando freschezza e capacità evolutiva. Nebbiolo ed Erbaluce diventano così le due grandi voci attraverso cui Ferrando racconta il Canavese: il primo legato ai terrazzamenti estremi di Carema, il secondo alle colline moreniche dell’area di Caluso. Due vitigni profondamente differenti ma accomunati da un territorio nel quale la presenza delle Alpi, l’origine glaciale dei suoli e le forti escursioni termiche contribuiscono in maniera decisiva alla personalità dei vini. Dopo oltre un secolo di attività, Ferrando continua a rappresentare una delle testimonianze più significative della viticoltura dell’Alto Piemonte. La sua storia non è costruita soltanto attorno alla longevità della famiglia, ma soprattutto alla scelta di rimanere fedele a un territorio difficile quando coltivarlo era molto meno conveniente di oggi. Le pergole, i pilun di pietra, i terrazzamenti e le vecchie vigne di Nebbiolo costituiscono un patrimonio agricolo e culturale che trova nel Carema la propria sintesi più autentica: un vino di montagna sottile e profondo, capace di trasformare la durezza del paesaggio alpino in eleganza, tensione e straordinaria capacità di evoluzione.