DIEGO PRESSENDA

DOLCETTO D'ALBA DOC "DOSSO" 2024 - DIEGO PRESSENDA

Prezzo di listino €10,90 Prezzo di vendita€13,00risparmi €2,10

Abbinamenti, La freschezza e la grande facilità di beva del Dosso 2024 lo rendono uno dei classici vini da tavola piemontesi. È ideale con antipasti di terra, salumi, vitello tonnato e carne cruda all’albese, ma accompagna molto bene anche tajarin al ragù, agnolotti del plin, paste ripiene e primi piatti con sughi non eccessivamente strutturati. Tra i secondi trova grande equilibrio con pollo, coniglio, arrosti di vitello e carni rosse alla griglia, mentre la sua componente leggermente amarognola si abbina bene anche a formaggi giovani o di media stagionatura. La stessa cantina lo suggerisce inoltre con la pizza e con pasti semplici e informali.
Alcol, 13%
Annata, 2022
Denominazione, Dolcetto d'Alba DOC
Filosofia, Sostenibile
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Dolcetto d’Alba DOC “Dosso” 2024 di Diego Pressenda si presenta con un rosso rubino intenso e brillante, acceso da vivaci riflessi violacei. Il naso è immediato e tipicamente varietale, con ciliegia, mora e piccoli frutti rossi che si intrecciano a leggere sensazioni vinose e floreali. Con qualche minuto nel bicchiere emergono sfumature più scure di confettura, mandorla, erbe aromatiche e un accenno di frutta secca. Al palato è asciutto, fresco e armonioso, con una struttura piena ma estremamente scorrevole. Il tannino è delicato e ben integrato, mentre la tipica chiusura leggermente amarognola del Dolcetto dona personalità e invita nuovamente al sorso. La componente fruttata rimane nitida fino al finale, accompagnata da una piacevole freschezza e da leggere sensazioni mandorlate. Un Dolcetto autentico e immediato, pensato soprattutto per la tavola e per quella convivialità quotidiana che da sempre appartiene alla tradizione delle Langhe.

CURIOSITÁ:

Dosso nasce da Dolcetto in purezza coltivato a Monforte d’Alba, da vigne impiantate tra il 1985 e il 1988. La vendemmia viene effettuata nel mese di settembre e la vinificazione segue volutamente una linea semplice e tradizionale: dopo una breve macerazione sulle bucce, il vino viene trasferito in vasche di acciaio inox, dove rimane per circa otto mesi fino all’imbottigliamento. L’assenza del legno è una scelta precisa, pensata per conservare la fragranza del frutto, la vinosità e la naturale immediatezza del Dolcetto. Diego Pressenda stesso lo descrive come il vino da compagnia della tradizione locale, adatto a essere bevuto durante tutto il pasto. Anche la storia della cantina è profondamente familiare: la famiglia Pressenda vive alla Torricella dagli anni Quaranta, quando i genitori di Diego vi arrivarono come mezzadri; Diego iniziò poi ad acquistare i primi terreni a soli diciotto anni, costruendo progressivamente l’azienda oggi portata avanti insieme ai figli.

Diego Pressenda

Diego Pressenda è una realtà familiare di Monforte d’Alba, nata nella zona di Sant’Anna, sulle colline che salgono verso Roddino e l’Alta Langa. La storia della famiglia è strettamente legata a La Torricella, cascina nella quale Diego è nato e dove i suoi nonni si erano trasferiti negli anni Quaranta lavorando come mezzadri. Il passaggio fondamentale arriva quando Diego, appena diciottenne, comincia ad acquistare personalmente piccoli appezzamenti e avvia la propria attività di viticoltore, costruendo progressivamente un patrimonio agricolo che sarebbe diventato la base dell’azienda attuale. È una storia profondamente contadina, sviluppata senza partire da grandi proprietà già consolidate: vigneto dopo vigneto, Diego e la moglie Rosanna Mosso hanno trasformato La Torricella in un progetto familiare capace di riunire produzione vinicola, agricoltura e ospitalità. Oggi anche la nuova generazione partecipa direttamente all’attività: Silvia Pressenda è l’enologa della cantina, Oscar segue la parte commerciale, mentre Alessandra e Annalisa sono coinvolte nelle altre attività sviluppate dalla famiglia insieme al genero Francesco Celia. La proprietà si trova in una zona particolarmente interessante di Monforte, dove alcuni vigneti raggiungono quote prossime ai 500 metri e beneficiano di importanti escursioni termiche, ventilazione e maturazioni generalmente progressive. Il patrimonio viticolo permette alla famiglia di lavorare sia con le varietà tradizionali delle Langhe sia con uve bianche capaci di beneficiare delle altitudini maggiori. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto costituiscono naturalmente il nucleo storico della produzione, affiancati da Chardonnay e Riesling Renano. Il Nebbiolo trova la propria espressione più importante nei Barolo, attraverso tre differenti interpretazioni: Barbadelchi, Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte. Barbadelchi nasce da Nebbiolo proveniente da un vigneto impiantato nel 1995 e porta nel nome un riferimento familiare, essendo dedicato allo zio Adelchi. Dopo una macerazione di circa 15-20 giorni, il vino matura per 30 mesi in grandi botti di rovere francese e prosegue l’affinamento in bottiglia. È una scelta che racconta bene l’approccio della famiglia al Barolo: lasciare al Nebbiolo il tempo necessario per distendere la propria struttura e raggiungere equilibrio senza accelerarne artificialmente l’evoluzione. Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte permettono di approfondire ulteriormente il rapporto tra il vitigno e le differenti vigne del comune, mostrando come esposizione, altitudine e composizione del terreno possano modificare sensibilmente il carattere del Nebbiolo anche all’interno dello stesso territorio. Accanto al Barolo, “Il Donato” rappresenta una lettura differente della varietà e porta con sé un altro elemento personale della storia aziendale: Donato è infatti il secondo nome di Diego Pressenda. Il vino nasce da un vigneto impiantato nel 1997 e affronta un affinamento in barrique di rovere francese, con le singole botti degustate separatamente prima di decidere l’assemblaggio definitivo. La Barbera viene interpretata attraverso “Ariota”, mentre il Dolcetto occupa un posto particolarmente importante nella produzione e nella cultura familiare. Il Dolcetto d’Alba “Dosso”, proveniente anche da vigne impiantate negli anni Ottanta, segue una vinificazione essenziale e un affinamento in acciaio che ne preserva il carattere fruttato e quella naturale immediatezza che storicamente ne ha fatto il vino quotidiano delle famiglie delle Langhe. La curiosità di Diego e della nuova generazione ha però portato l’azienda anche oltre le interpretazioni più tradizionali. Uno degli esempi più originali è “Letizia”, Metodo Classico Pas Dosé ottenuto da Dolcetto e Riesling Renano: le uve vengono raccolte anticipatamente per preservare acidità, la rifermentazione avviene in bottiglia e il vino rimane sui lieviti prima del dégorgement, senza aggiunta di liqueur de dosage. È una scelta insolita che mostra la volontà di sperimentare partendo comunque dalle caratteristiche dei propri vigneti. Anche Chardonnay e Riesling assumono un ruolo significativo grazie alle quote elevate di alcune parcelle. Lo Chardonnay viene coltivato fino a circa 500 metri su terreni prevalentemente calcareo-argillosi e vinificato in acciaio, con permanenza sulle proprie fecce prima dell’imbottigliamento, ricercando soprattutto freschezza e precisione aromatica. Il Riesling amplia ulteriormente questa lettura più fresca e verticale delle Langhe, mostrando un volto di Monforte meno immediatamente associato ai grandi rossi della denominazione. Nel tempo la famiglia ha affiancato alla produzione vinicola un progetto di ospitalità sviluppato attorno a La Torricella: nel 2010 nasce l’agriturismo con camere e ristorante, seguito successivamente da altre esperienze dedicate all’accoglienza. Non si tratta però di un’attività separata dalla cantina, ma di un'estensione della stessa dimensione familiare, pensata per permettere agli ospiti di conoscere direttamente vigneti, vini, cucina e paesaggio. Diego Pressenda rimane ancora oggi alla guida dell’azienda agricola, mentre figli e genero hanno portato competenze differenti e nuove idee, trasformando progressivamente ciò che era nato dal lavoro di un giovane viticoltore in un progetto condiviso tra più generazioni. È proprio questa origine a definire maggiormente l’identità della cantina: prima dei Barolo, della struttura contemporanea e dell’ospitalità c’è la storia dei nonni mezzadri arrivati alla Torricella negli anni Quaranta e quella di Diego che, a diciotto anni, comincia ad acquistare la terra sulla quale lavorare. Da allora la crescita è avvenuta mantenendo Monforte d’Alba come centro del progetto e costruendo una gamma che affianca alla classicità di Nebbiolo, Barbera e Dolcetto una componente più sperimentale rappresentata da Riesling, Chardonnay e Metodo Classico. Una realtà nella quale il vino rimane soprattutto il risultato di una storia familiare vissuta quotidianamente nello stesso luogo, con generazioni diverse che lavorano insieme e continuano a trasformare La Torricella senza perdere il legame con le proprie origini.