MARCO DE BARTOLI

ETNA ROSSO DOC "DBE" TENUTA SOLISCIARO 2022 - MARCO DE BARTOLI

Prezzo di listino €24,50 Prezzo di vendita€33,00risparmi €8,50

Abbinamenti, Perfetto per accompagnare le seconde portate a base di carne.
Alcol, 14,5%
Annata, 2022
Denominazione, Etna Rosso DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Nerello Mascalese 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice, l’Etna Rosso DBE – Tenuta Solisciaro della cantina De Bartoli mostra una veste rosso rubino intenso. Il panorama olfattivo è definito da affascinanti profumi di frutti di bosco maturi e rosa rossa che si accompagnano a profondi richiami speziati e tostati di vaniglia, pepe nero, tabacco e liquirizia. Asciutta, complessa e intensa la progressione al palato, dove il corpo morbido si unisce al tannino dolce e alla decisa spinta fresco-sapida in un epilogo di lunga ed elegante persistenza.  

CURIOSITÁ:

La celebre realtà produttiva sicula De Bartoli presenta l’Etna Rosso DBE – Tenuta Solisciaro, un’espressione di lodevole complessità ed eleganza, frutto del consolidato know-how della famiglia De Bartoli. Dopo i territori di Marsala, sede storica della cantina, e di Pantelleria, dove la famiglia approdò nei primi anni ’80 del secolo scorso, i De Bartoli lanciano un nuovo progetto vitivinicolo, questa volta sulle pendici dell’Etna. Qui, precisamente nel comune di Castiglione di Sicilia, sul versante settentrionale del vulcano, la famiglia gestisce poco più di 2 ettari di vigneti dedicati in buona parte al Nerello Mascalese, protagonista indiscusso del versante nord. 

Marco De Bartoli

Marco De Bartoli è una delle figure che hanno cambiato più profondamente la storia moderna del vino siciliano, un produttore visionario che ha restituito dignità al Marsala recuperandone le radici più antiche e ha dimostrato il valore straordinario di due varietà simbolo della Sicilia occidentale: il Grillo a Marsala e lo Zibibbo a Pantelleria. La storia nasce in Contrada Samperi, nell’entroterra marsalese, all’interno di un antico baglio appartenente alla famiglia De Bartoli da oltre due secoli. Quando Marco decide di dedicarsi al vino trova un territorio dalla tradizione gloriosa ma profondamente trasformato rispetto al passato e sceglie una strada radicalmente diversa da quella dominante: tornare alle origini, recuperare le pratiche storiche e dimostrare che il Marsala poteva nuovamente essere considerato uno dei grandi vini italiani. Il punto di partenza è il Grillo, varietà che Marco riconosce come elemento fondamentale dell’identità marsalese e che diventerà il filo conduttore di gran parte della sua ricerca. Nel 1978 recupera nel baglio di Samperi l’antico metodo del perpetuo, utilizzando vecchi vini già presenti nelle botti e aggiungendo progressivamente vino nuovo ottenuto da Grillo maturo. Da questa intuizione nasce nel 1980 Vecchio Samperi, destinato a diventare il vino simbolo della cantina e uno dei vini italiani più riconoscibili nel panorama della produzione artigianale. Il principio è quello utilizzato a Marsala prima dell’arrivo degli inglesi e della diffusione della fortificazione: piccole quantità di vino giovane vengono periodicamente aggiunte alle botti contenenti vini di annate precedenti, creando nel corso degli anni una massa in continua evoluzione. Vecchio Samperi raggiunge naturalmente una notevole gradazione alcolica attraverso maturazione delle uve, fermentazione e lunghissimo affinamento, senza aggiunta di alcol. Proprio per questo non può essere commercializzato come Marsala DOC, ma rappresenta paradossalmente una delle interpretazioni più vicine al vino che esisteva nel territorio prima della nascita del Marsala fortificato. Il nome rende omaggio direttamente alla Contrada Samperi, caratterizzata da terreni prevalentemente calcarei e sabbiosi e dalla forte influenza del clima mediterraneo. Qui il Grillo viene allevato sia ad alberello sia a Guyot, con rese contenute e raccolte manuali, mentre le fermentazioni del Vecchio Samperi avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e si svolgono tradizionalmente in fusti di rovere e castagno. Il vino prosegue poi il proprio percorso nel sistema perpetuo, nel quale il tempo diventa un vero elemento produttivo. La ricerca di Marco non si ferma però al recupero della tradizione. Nel 1985 nasce Vigna La Miccia, una personale interpretazione del Marsala Superiore Oro ottenuta esclusivamente da Grillo e concepita per conservare maggiormente i profumi primari dell’uva. Seguono le grandi riserve di Marsala, nelle quali la fortificazione viene effettuata attraverso la mistella, ottenuta da mosto fresco e acquavite provenienti dalle stesse uve. Marco dimostra così che recuperare la tradizione non significa necessariamente ripeterla in maniera immobile, ma comprenderne profondamente le origini per poterla reinterpretare. Nel 1990 compie un’altra scelta destinata a lasciare il segno: utilizza il Grillo per produrre Grappoli del Grillo, un vino bianco secco in purezza. All’epoca questa varietà era conosciuta soprattutto come componente fondamentale del Marsala e raramente veniva considerata capace di dare autonomamente grandi vini bianchi. Marco ne comprende invece struttura, complessità e straordinaria capacità di evoluzione, contribuendo in maniera determinante alla riscoperta contemporanea del Grillo. Fermentazioni con lieviti indigeni, affinamenti sulle fecce e utilizzo ragionato del legno permettono alla varietà di mostrare una profondità molto distante dall’immagine di semplice uva da vino base che le era stata attribuita per decenni. L’altra grande anima della famiglia nasce a Pantelleria. Marco riconosce nello Zibibbo e nella viticoltura eroica dell’isola un patrimonio altrettanto importante e acquisisce vigneti nella Contrada Bukkuram, nome di origine araba legato al significato di “padre della vigna”. Qui il paesaggio cambia completamente: terreni vulcanici, vento quasi costante, scarsissime precipitazioni e viti allevate nel tradizionale alberello pantesco costruiscono uno degli ambienti viticoli più estremi del Mediterraneo. Da queste uve nasce Bukkuram, interpretazione del Passito di Pantelleria nella quale lo Zibibbo raggiunge concentrazione e complessità attraverso l’appassimento, mantenendo però quella freschezza e quella componente salina indispensabili per evitare che la dolcezza diventi pesante. Samperi e Bukkuram diventano così i due poli della filosofia De Bartoli: due isole viticole all’interno della stessa Sicilia occidentale, una calcarea e dominata dal Grillo, l’altra vulcanica e affidata allo Zibibbo. Marco De Bartoli scompare nel 2011, lasciando un’eredità che va molto oltre le singole bottiglie. Il suo lavoro ha contribuito a cambiare la percezione del Marsala, del Grillo e dello stesso vino siciliano, dimostrando che tradizioni considerate superate potevano diventare straordinariamente contemporanee quando interpretate senza compromessi. Oggi sono i figli Renato, Sebastiano e Giuseppina a proseguire il progetto, mantenendo le due anime di Samperi e Pantelleria e continuando la ricerca sulle varietà autoctone. Alla produzione storica si affiancano vini come Integer, Vignaverde, Lucido, Sole e Vento e Terzavia, quest’ultimo dedicato alla spumantizzazione secondo Metodo Classico e nato ancora una volta dalla volontà di esplorare possibilità nuove partendo dalle uve e dai territori siciliani. La famiglia continua così a sviluppare l’intuizione originaria di Marco: innovare non significa cancellare ciò che esisteva prima, ma comprenderlo abbastanza profondamente da potergli restituire un significato contemporaneo. Marco De Bartoli rimane per questo una figura fondamentale del vino italiano, un produttore che ha avuto il coraggio di mettere in discussione convenzioni e disciplinari pur di rimanere fedele alla propria idea di territorio. Vecchio Samperi ne rappresenta ancora oggi la sintesi più potente: Grillo, botti, ossigeno e decenni di tempo, senza fortificazione, per riportare alla luce il vino che a Marsala esisteva prima che il mondo decidesse cosa dovesse essere il Marsala.