GIROLAMO RUSSO

ETNA ROSSO DOC "SAN LORENZO" 2021 - GIROLAMO RUSSO

Prezzo di listino €69,90 Prezzo di vendita€78,00risparmi €8,10

Abbinamenti, La profondità, la freschezza e la raffinata trama tannica del San Lorenzo 2021 richiedono piatti di buona struttura ma non necessariamente opulenti. È splendido con arrosti di carne, agnello alle erbe, coniglio alla cacciatora, faraona e selvaggina da piuma, ma accompagna magnificamente anche primi piatti con ragù di carne o funghi. Da provare con una tartare di manzo con erbe aromatiche e rafano, dove la freschezza del Nerello Mascalese riesce a dialogare con la parte più intensa e speziata del piatto. Ottimo anche con funghi porcini, brasati non troppo concentrati e formaggi stagionati. Per un abbinamento profondamente siciliano, può accompagnare una carne alla brace profumata con origano ed erbe mediterranee.
Alcol, 14,5%
Annata, 2021
Denominazione, Etna Rosso DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Sicilia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nerello Mascalese con piccole percentuali di Nerello Cappuccio

NOTE SENSORIALI:

L’Etna Rosso DOC “San Lorenzo” 2021 di Girolamo Russo si presenta con un rosso rubino luminoso e profondo, di grande eleganza visiva. Il naso è complesso e in continua evoluzione: ciliegia scura, mora, ribes e melograno si intrecciano a rosa rossa, arancia sanguinella ed erbe aromatiche, seguite da menta, pepe, chiodo di garofano e sottili richiami di cuoio. Con l’ossigenazione emerge sempre più chiaramente la componente vulcanica, con sensazioni di pietra frantumata, cenere e una delicata traccia fumé. Al palato mostra il carattere più potente della contrada senza rinunciare all’eleganza: è avvolgente, energico e profondo, con un’acidità viva e una trama tannica fittissima ma finissima, quasi polverosa. La componente fruttata rimane succosa e viene progressivamente attraversata da sapidità e mineralità. Il finale è lunghissimo, asciutto e balsamico, con ritorni di piccoli frutti rossi, spezie e pietra. Un grande Nerello dell’Etna, già affascinante ma costruito per evolvere a lungo.

CURIOSITÀ:

San Lorenzo nasce nell’omonima contrada di Randazzo, sul versante nord dell’Etna, da una selezione di vecchie vigne situate tra circa 750 e 780 metri di altitudine. Il Nerello Mascalese domina nettamente l’uvaggio ed è accompagnato da una piccola presenza di Nerello Cappuccio. Le piante hanno dai 70 anni fino a oltre un secolo di età, sono allevate ad alberello e ad alberello modificato a spalliera e affondano le radici in terreni vulcanici sabbiosi, poveri e ricchissimi di materiale minerale. La vendemmia è manuale e tradizionalmente molto tardiva, verso la fine di ottobre. La fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti presenti sulle uve, con una macerazione di circa 15 giorni; segue la malolattica spontanea e un lungo affinamento, storicamente condotto per circa 18 mesi in grandi botti di rovere già utilizzate, seguito da ulteriore riposo in bottiglia. Giuseppe Russo ha rifondato l’azienda nel 2005 dedicandola al padre Girolamo e San Lorenzo è stato, insieme ad ’A Rina, uno dei primi vini della nuova storia aziendale. Da non confondere con “San Lorenzo Piano delle Colombe”, rarissima selezione separata della stessa contrada.

Girolamo Russo

Girolamo Russo è una delle realtà che hanno contribuito in maniera decisiva alla rinascita contemporanea dei vini dell’Etna, un progetto profondamente legato a Passopisciaro, sul versante nord del vulcano, e alla figura di Giuseppe Russo. La cantina nasce ufficialmente nel 2005, quando Giuseppe decide di dedicarsi alle vigne appartenute al padre Girolamo, scomparso prematuramente, scegliendo di dare al progetto proprio il suo nome. Prima di diventare vignaiolo Giuseppe aveva seguito un percorso molto diverso: laureato in Lettere con una formazione musicale da pianista, torna alla terra di famiglia e trasforma progressivamente quella che era una piccola proprietà agricola in una delle interpretazioni più riconoscibili del territorio etneo. Il punto di partenza sono le vecchie vigne di Nerello Mascalese, alle quali si affiancano Nerello Cappuccio e le varietà bianche tradizionalmente presenti nei vigneti promiscui. Siamo nel comune di Castiglione di Sicilia, in un paesaggio estremo costruito dalle eruzioni dell’Etna, dove ogni colata lavica ha lasciato materiali di epoche e composizioni differenti. È proprio questa straordinaria frammentazione geologica a rendere il versante nord così particolare: vigne separate anche soltanto da poche centinaia di metri possono crescere su lave di età diversa e sviluppare caratteri sensibilmente differenti. A questo si aggiungono altitudini elevate, generalmente comprese tra circa 650 e 800 metri, importanti escursioni termiche e un clima nel quale la montagna esercita un’influenza determinante sulla maturazione delle uve. Giuseppe Russo concentra il proprio lavoro principalmente nelle contrade San Lorenzo, Feudo e Feudo di Mezzo, nomi che costituiscono il cuore dell’identità aziendale e permettono di osservare differenti interpretazioni del Nerello Mascalese. San Lorenzo è una delle contrade più importanti del versante settentrionale e ospita vecchie vigne, in parte prefillosseriche, allevate secondo il tradizionale alberello etneo. I terreni di origine vulcanica sono il risultato di antiche colate laviche progressivamente disgregate e danno origine a vini capaci di unire profondità, energia e una trama tannica particolarmente raffinata. Feudo rappresenta un’altra espressione fondamentale del progetto e mostra un volto differente del Nerello, mentre Feudo di Mezzo completa questa lettura parcellare del territorio. L’idea di Giuseppe è semplice soltanto in apparenza: vinificare separatamente le contrade per lasciare che siano suolo, altitudine, esposizione ed età delle piante a determinare le differenze tra i vini. Il Nerello Mascalese diventa quindi lo strumento attraverso il quale leggere il vulcano, più che una varietà sulla quale costruire uno stile enologico prestabilito. Una parte significativa delle vigne è molto vecchia e conserva ancora il tradizionale impianto ad alberello, sistema che richiede lavorazioni prevalentemente manuali ma permette alla pianta di adattarsi alle condizioni difficili dell’Etna. La presenza di ceppi a piede franco in alcune parcelle è resa possibile anche dalla particolare natura dei terreni vulcanici, che in determinate condizioni ha limitato la diffusione della fillossera e consentito la sopravvivenza di materiale vegetale antichissimo. In campagna Giuseppe segue i principi dell’agricoltura biologica, evitando diserbanti e prodotti chimici di sintesi e lavorando con l’obiettivo di mantenere vitali i suoli. La vite convive con la vegetazione spontanea e con quella biodiversità che caratterizza ancora molti vigneti etnei, dove tra i filari possono sopravvivere olivi, alberi da frutto e altre colture appartenenti alla tradizione agricola locale. La vendemmia è manuale e generalmente tardiva rispetto a molte altre zone siciliane: l’altitudine e il clima del versante nord permettono infatti al Nerello Mascalese di raggiungere la piena maturazione lentamente, conservando acidità e tensione. In cantina l’approccio rimane coerente con questa ricerca di trasparenza. Le fermentazioni avvengono spontaneamente attraverso i lieviti presenti naturalmente sulle uve e le macerazioni vengono gestite senza ricercare estrazioni esasperate. Per gli affinamenti vengono utilizzati soprattutto contenitori di legno di capacità medio-grande, con un impiego misurato del rovere affinché il carattere delle singole contrade rimanga protagonista. San Lorenzo, Feudo e Feudo di Mezzo sono le espressioni parcellari più profonde, mentre ‘A Rina rappresenta una lettura più ampia del territorio attraverso l’assemblaggio di uve provenienti da differenti vigneti aziendali. Il nome deriva dal termine siciliano utilizzato per indicare la sabbia, richiamando direttamente la consistenza friabile dei terreni vulcanici. Il progetto non si limita però ai rossi. Nerina rappresenta l’interpretazione bianca di Girolamo Russo e nasce da un patrimonio di varietà tradizionali dell’Etna nel quale il Carricante occupa un ruolo centrale, accompagnato da altre uve presenti storicamente nei vecchi vigneti. È un bianco che conserva l’impronta montana del territorio attraverso acidità, componente salina e capacità evolutiva, mostrando come l’identità del versante nord non appartenga esclusivamente al Nerello Mascalese. Un’altra etichetta particolarmente significativa è San Lorenzo Piano delle Colombe, selezione legata a una porzione specifica della contrada e prodotta soltanto quando le condizioni della vendemmia permettono di isolare una materia prima considerata particolarmente espressiva. La produzione di Girolamo Russo rimane volutamente contenuta rispetto alla notorietà raggiunta e continua a essere costruita principalmente attorno alle vigne di proprietà. Questa dimensione permette a Giuseppe di mantenere un rapporto diretto con le singole parcelle e soprattutto di osservare nel tempo come ogni contrada reagisca alle differenti annate. È proprio l’annata, insieme al luogo, a rappresentare uno degli elementi che il produttore non vuole cancellare: sull’Etna le condizioni climatiche possono cambiare sensibilmente e il vino deve conservarne una traccia invece di essere ricondotto ogni volta allo stesso profilo. Girolamo Russo rappresenta così una delle espressioni più autentiche della nuova stagione dell’Etna, ma le sue radici rimangono profondamente familiari. Dietro il nome della cantina c’è il ricordo del padre Girolamo e dietro ogni vino ci sono le vecchie vigne che Giuseppe ha scelto di non abbandonare quando è tornato a Passopisciaro. San Lorenzo, Feudo e Feudo di Mezzo diventano differenti voci dello stesso vulcano, mentre Nerello Mascalese e Carricante traducono in vino un paesaggio fatto di lava, altitudine, alberelli centenari e fortissime escursioni termiche. Più che imporre una firma personale, Giuseppe Russo cerca di rendere leggibili queste differenze, lasciando che ogni contrada racconti la propria origine. È questa fedeltà al luogo, unita a una sensibilità agricola e artigianale estremamente precisa, ad aver reso Girolamo Russo uno dei nomi di riferimento per comprendere il carattere e la straordinaria complessità dell’Etna contemporaneo.