LANGHE ROSSO DOC BIO "ADESSO" 2022 - AZIENDA AGRICOLA CAMPÀRO
Abbinamenti, La capacità di mettere insieme la freschezza della Barbera, il tannino del Nebbiolo e la generosità fruttata del Dolcetto rende Adesso 2022 particolarmente versatile a tavola. È perfetto con tajarin al ragù, agnolotti del plin, salumi piemontesi, salsiccia, arrosti e carni alla griglia, ma possiede sufficiente struttura per accompagnare brasati, costine di maiale e spezzatini. Molto piacevole anche con risotti ai funghi, polenta e formaggi di media stagionatura. È proprio nella cucina conviviale che mostra il suo lato migliore: ha abbastanza carattere per sostenere piatti saporiti, ma mantiene quella freschezza necessaria per accompagnare senza fatica un intero pasto.
Alcol, 14,5%
Annata, 2022
Denominazione, Langhe Rosso DOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 50%, Nebbiolo 25% e Barbera 25%
NOTE SENSORIALI:
L’Adesso 2022 nasce dall’incontro dei tre grandi protagonisti rossi della tradizione langarola e li riunisce in un vino pensato per essere goduto senza dover aspettare anni in cantina. Dolcetto, Nebbiolo e Barbera lavorano insieme creando un profilo nel quale frutto, freschezza e struttura trovano un equilibrio particolarmente riuscito. Il colore è rosso rubino intenso, mentre al naso emergono ciliegia, prugna, mora e piccoli frutti rossi, accompagnati da violetta e da leggere sfumature speziate. Con qualche minuto nel bicchiere compaiono richiami di erbe aromatiche, pepe e una delicata nota più evoluta proveniente dal passaggio in legno di parte dell’assemblaggio. Al palato è succoso e dinamico: il frutto generoso del Dolcetto dà immediatezza, la Barbera mantiene il sorso vivo e scattante, mentre il Nebbiolo introduce una trama tannica più definita e allunga la persistenza. Il risultato è un rosso equilibrato, saporito e scorrevole, capace di conservare una precisa identità piemontese pur privilegiando il piacere della beva.
CURIOSITÀ:
Dietro il nome Adesso c’è un’idea precisa: creare un Langhe Rosso che non chieda necessariamente una lunga attesa, ma che sappia raccontare il territorio già nel presente. La composizione è 50% Dolcetto, 25% Nebbiolo e 25% Barbera, provenienti da vigneti coltivati in agricoltura biologica, posti intorno ai 350 metri di altitudine su terreni prevalentemente argilloso-calcarei. Le viti, allevate a Guyot, hanno un’età media di circa 25 anni. La particolarità della lavorazione sta nel fatto che le tre varietà non vengono trattate allo stesso modo: dopo la vendemmia manuale vengono infatti vinificate separatamente, permettendo a ciascuna di seguire il percorso più adatto alle proprie caratteristiche. Le fermentazioni partono con lieviti indigeni e il contatto con le bucce può protrarsi indicativamente da 15 a 30 giorni. Il Dolcetto prosegue il proprio cammino in acciaio, mentre Nebbiolo e Barbera possono maturare in rovere francese, tra botti da 25 ettolitri e barrique già utilizzate. Solo successivamente le tre anime vengono riunite; l’assemblaggio trascorre quindi un ulteriore periodo in acciaio e completa la propria armonizzazione in bottiglia. Una costruzione più articolata di quanto la grande immediatezza del vino possa inizialmente far pensare, perfettamente coerente con il significato del suo nome: un rosso delle Langhe fatto per essere condiviso adesso.
Azienda Agricola Camparo +
Azienda Agricola Campàro è una realtà familiare di Diano d’Alba, nel cuore delle Langhe, dove la famiglia Drocco porta avanti un progetto vitivinicolo profondamente legato alla terra e alla volontà di preservarne fertilità, biodiversità e identità. La storia dell’azienda prende forma nel 1980 e si sviluppa progressivamente attorno a una convinzione precisa: la qualità di un vino nasce prima di tutto dalla salute del vigneto e dalla capacità di rispettare gli equilibri naturali che regolano la vita del suolo. Mauro Drocco rappresenta una delle figure centrali di questo percorso e ha scelto molto presto di orientare l’azienda verso una viticoltura biologica, intraprendendo questa strada quando nelle Langhe era ancora una scelta decisamente meno comune rispetto a oggi. Con il passare degli anni il biologico è diventato parte integrante dell’identità di Campàro, non semplicemente come certificazione, ma come metodo attraverso cui osservare e gestire l’intero patrimonio agricolo. I vigneti vengono considerati organismi vivi nei quali vite, erbe spontanee, microrganismi e caratteristiche del terreno devono poter convivere in equilibrio. Grande attenzione viene dedicata alla fertilità naturale dei suoli e alla biodiversità, anche attraverso pratiche come il sovescio e l’utilizzo di differenti essenze vegetali tra i filari, con l’obiettivo di mantenere la terra vitale e ridurre progressivamente la necessità di interventi esterni. Il centro della produzione rimane Diano d’Alba, uno dei territori più fortemente identificati con il Dolcetto. Qui le vigne storicamente più vocate vengono chiamate Sorì, termine piemontese utilizzato per indicare le posizioni maggiormente esposte al sole e particolarmente favorevoli alla maturazione delle uve. È proprio in questo contesto che si trova Bric Camparo, una delle vigne più rappresentative della famiglia e origine del Diano d’Alba Sorì Bric Camparo. I terreni appartengono alle caratteristiche formazioni delle Arenarie di Diano e presentano componenti calcaree, argillose e sabbiose che contribuiscono alla personalità dei vini. Il Dolcetto occupa un posto speciale nella storia di Campàro perché rappresenta il legame più diretto con la cultura agricola di queste colline. Prima dell’affermazione internazionale del Nebbiolo e del Barolo era infatti uno dei vini fondamentali della quotidianità langarola e costituiva una risorsa economica importante per numerose famiglie contadine. Conservare le vecchie vigne di Dolcetto significa quindi preservare non soltanto una varietà, ma una parte della memoria del territorio. Nel Sorì Bric Camparo il vitigno viene interpretato cercando di conservarne soprattutto freschezza, frutto e immediatezza, con vendemmia manuale e fermentazioni affidate ai lieviti naturalmente presenti sulle uve. Accanto al Dolcetto, Nebbiolo e Barbera completano il nucleo storico della produzione. Il Nebbiolo viene lavorato attraverso differenti interpretazioni, dal Langhe Nebbiolo fino al Barolo, permettendo alla famiglia di confrontarsi con il vitigno più celebre delle Langhe senza modificare la filosofia agricola che caratterizza il resto dell’azienda. Il Barolo Boiolo rappresenta una delle espressioni più importanti della produzione e porta nel bicchiere il lavoro svolto dalla famiglia su una delle grandi varietà piemontesi, privilegiando equilibrio, eleganza e capacità di evoluzione. Anche la Barbera viene interpretata rispettandone la naturale energia e acidità, utilizzando l’affinamento come strumento per accompagnare il vino senza coprirne il carattere varietale. Le fermentazioni spontanee e l’attenzione a interventi misurati in cantina rappresentano la naturale continuazione del lavoro svolto tra i filari: l’obiettivo non è costruire vini secondo una formula prestabilita, ma conservare quanto più possibile le caratteristiche delle uve e delle differenti annate. Questa impostazione assume ancora più significato all’interno di una proprietà che considera la diversità una risorsa. Mantenere differenti varietà e preservare vecchi vigneti significa infatti rendere l’azienda agricola meno uniforme e contemporaneamente custodire quel mosaico di uve che per generazioni ha caratterizzato le Langhe. Campàro racconta così un territorio nel quale il Nebbiolo convive ancora con Dolcetto e Barbera e dove la modernità non passa necessariamente attraverso l’abbandono delle tradizioni agricole. La sostenibilità viene interpretata come un processo quotidiano che parte dalla gestione del suolo e arriva fino alla bottiglia, con la consapevolezza che un vigneto sano non rappresenta soltanto un vantaggio per la vendemmia presente, ma un patrimonio da consegnare a chi lavorerà quelle stesse colline in futuro. Azienda Agricola Campàro è quindi il racconto di una famiglia che ha scelto di mettere la terra davanti alla tecnica, facendo del biologico e della biodiversità elementi strutturali della propria identità. Dal Sorì Bric Camparo e dalle vecchie vigne di Dolcetto fino al Nebbiolo destinato al Barolo, ogni vino nasce dallo stesso principio: accompagnare ciò che il vigneto produce senza cancellarne l’origine. Una filosofia profondamente legata a Diano d’Alba e alle Langhe, dove custodire il territorio significa anche preservare la possibilità che ogni varietà continui a raccontare la propria storia.