BARBACÀN

SFORZATO DI VALTELLINA DOCG 2022 - BARBACÀN

Prezzo di listino €51,50 Prezzo di vendita€62,00risparmi €10,50

Abbinamenti, Perfetto con selvaggina, brasati, primi piatti ricchi, funghi e formaggi stagionati.
Alcol, 15,5%
Annata, 2022
Denominazione, Sforzato DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Chiavennasca, Nebbiolo, Vitigni Autoctoni

NOTE SENSORIALI:

Lo Sforzato di Valtellina DOCG di Barbacàn si presenta con un colore rosso rubino profondo dai riflessi granati, intenso e concentrato. Al naso è ampio e avvolgente, con profumi di confettura di frutti rossi, ciliegia sotto spirito e frutta matura, accompagnati da eleganti note di spezie dolci, tabacco, erbe alpine e leggere sfumature balsamiche. Al palato è ricco, strutturato e persistente, con una trama tannica vellutata e una grande concentrazione aromatica sostenuta da freschezza e sapidità tipiche della montagna valtellinese. Il finale è lungo, caldo e profondamente territoriale.

CURIOSITÁ:

Questo vino nasce dalla cantina Barbacàn in Valtellina, da uve Nebbiolo localmente chiamato Chiavennasca, affiancate da piccole percentuali di Chiavennaschino secondo la tradizione locale. Le uve vengono lasciate appassire in cassette di legno fino a dicembre, tecnica storica che dona maggiore concentrazione, profondità e struttura al vino. Dopo una lunga macerazione di circa 30 giorni, lo Sforzato affina per 12 mesi in grandi botti di rovere, sviluppando complessità ed eleganza senza perdere la tensione minerale tipica dei terrazzamenti valtellinesi.

Barbacàn

Barbacàn è una piccola realtà familiare della Valtellina, con sede a San Giacomo di Teglio, nel cuore di uno dei paesaggi viticoli più spettacolari e difficili d’Italia. Dietro il progetto ci sono Angelo Sega e i figli Luca e Matteo, una famiglia che ha scelto di continuare a coltivare la montagna seguendo una tradizione tramandata da generazioni e trasformando la viticoltura in un vero lavoro di tutela del territorio. Il nome Barbacàn nasce dall’antico soprannome della famiglia Sega e racconta immediatamente quanto questo progetto sia legato alle proprie origini. La famiglia coltiva la vite da molto prima della nascita dell’attuale cantina, ma è soprattutto con la nuova generazione che il patrimonio viticolo viene progressivamente recuperato e valorizzato. Luca e Matteo, insieme al padre Angelo, iniziano a riportare in vita anche piccole parcelle che rischiavano l’abbandono, fino ad arrivare alle prime bottiglie commercializzate con il nome Barbacàn nel 2011. Il cuore della proprietà si trova nella Valgella, una delle cinque sottozone storiche del Valtellina Superiore. Qui parlare di vigneto significa parlare di montagna: pendii ripidissimi modellati nel corso dei secoli attraverso terrazzamenti sostenuti da muri a secco, minuscole porzioni di terreno strappate alla roccia e un'agricoltura nella quale quasi tutto deve essere ancora realizzato manualmente. È la vera essenza della cosiddetta viticoltura eroica. Le vigne sono distribuite su differenti altitudini ed esposizioni e la meccanizzazione è estremamente limitata. Potatura, gestione delle piante, manutenzione dei terrazzamenti e vendemmia richiedono una quantità di lavoro enorme rispetto alla viticoltura di pianura. Ogni bottiglia nasce quindi anche dalla volontà di continuare a mantenere vivo un paesaggio costruito dall'uomo nel corso di centinaia di anni. La protagonista assoluta è la Chiavennasca, il nome con cui il Nebbiolo viene chiamato in Valtellina. Sulle Alpi questa grande varietà piemontese assume un carattere completamente differente: altitudine, esposizioni, escursioni termiche e terreni poveri e rocciosi contribuiscono a creare un'espressione particolarmente sottile e territoriale del vitigno. Ma Barbacàn non guarda soltanto alla Chiavennasca. Nei vecchi vigneti sopravvivono anche antiche varietà locali, testimonianza di una viticoltura precedente alla progressiva specializzazione varietale. La famiglia cerca di conservarle come parte integrante della biodiversità e della memoria agricola valtellinese. Il lavoro di Angelo, Luca e Matteo Sega parte dalla convinzione che ogni parcella possieda una propria identità. Per questo le vigne non vengono considerate semplicemente come un insieme indistinto, ma osservate e interpretate individualmente. Altitudine, esposizione, composizione del terreno e andamento dell'annata diventano elementi fondamentali del lavoro. La conduzione agricola segue un approccio naturale e poco interventista, cercando di preservare la vitalità dei terreni e l'equilibrio delle piante. Barbacàn non cerca di eliminare le differenze tra una vendemmia e l'altra: caldo, pioggia, vento e andamento stagionale devono poter lasciare la propria impronta. La stessa filosofia prosegue in cantina. Le fermentazioni spontanee e un intervento enologico ridotto hanno l'obiettivo di accompagnare la materia prima senza costruirne artificialmente il carattere. Anche la scelta dei contenitori viene effettuata in funzione delle singole vinificazioni, mantenendo sempre al centro l'espressione della Chiavennasca e della montagna. Dietro Barbacàn rimane soprattutto una bellissima storia di continuità familiare. Angelo rappresenta l'esperienza e la memoria agricola maturata attraverso una vita trascorsa tra queste vigne; Luca e Matteo hanno raccolto questo patrimonio scegliendo non soltanto di conservarlo, ma di dargli una nuova prospettiva. Il loro lavoro assume così un valore che va oltre la produzione vinicola. Recuperare una vecchia vigna in Valtellina significa salvare un terrazzamento, mantenere un muro a secco, preservare una varietà antica e impedire che un pezzo di montagna venga abbandonato. In un territorio tanto difficile, continuare a coltivare è già una scelta culturale. Barbacàn rappresenta quindi una delle realtà più autentiche della Valtellina contemporanea: una famiglia, piccole parcelle di montagna e una viticoltura che richiede fatica, pazienza e una conoscenza profondissima del territorio. Angelo, Luca e Matteo Sega custodiscono una Valtellina fatta di roccia, vecchie vigne, muretti a secco e Chiavennasca. Barbacàn nasce proprio da questo legame: non soltanto produrre vino, ma continuare a dare vita a una montagna che senza il lavoro dell'uomo rischierebbe lentamente di scomparire.