CHAMPAGNE BRUT BIODINAMICO "INITIAL" - ERICK SCHREIBER
Abbinamenti, Ideale come aperitivo, accompagna magnificamente ostriche, crostacei, tartare di pesce, sushi, salmone affumicato, pesci nobili, carni bianche delicate e formaggi a pasta molle o di media stagionatura.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Champagne
Filosofia, Biodinamica
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Pinot Nero 90%, Chardonnay 5%, Meunier 2%, Pinot Gris 3%
NOTE SENSORIALI:
Nel calice si presenta con un luminoso colore giallo paglierino dai riflessi dorati, attraversato da un perlage finissimo e persistente. Il bouquet è fresco ed elegante, con profumi di mela verde, pera croccante, agrumi, pesca bianca e fiori bianchi, accompagnati da delicate note di crosta di pane, brioche, mandorla fresca e leggere sfumature minerali che richiamano il terroir della Côte des Bar. Al palato è preciso, dinamico e perfettamente equilibrato. La predominanza del Pinot Nero dona struttura e ampiezza, mentre la freschezza dello Chardonnay e il contributo dei vitigni complementari conferiscono tensione, finezza e profondità. Il sorso è vivace, sostenuto da una vibrante acidità e da una piacevole sapidità minerale che accompagna un finale lungo, pulito ed elegante.
CURIOSITÁ:
Lo Champagne Brut Biodinamico "Initial" di Erick Schreiber è la cuvée d'ingresso della maison, ma rappresenta già in modo esemplare la filosofia di uno dei pionieri della biodinamica in Champagne. Dal 1990 il domaine coltiva i propri vigneti a Courteron, nella Côte des Bar, secondo i principi della biodinamica certificata Demeter ed Ecocert, valorizzando la ricchezza dei suoli argillo-calcarei e la biodiversità del territorio. L'Initial nasce da un assemblaggio di tre vendemmie (2023, 2022 e 2021), come riportato in etichetta, con una netta predominanza di Pinot Nero (90%), completato da Pinot Gris (3%), Pinot Meunier (2%) e Chardonnay (5%). Una composizione originale che riflette la volontà di Erick Schreiber di preservare anche i vitigni meno diffusi della Champagne, conferendo alla cuvée maggiore complessità aromatica e identità territoriale. Il vino affina a lungo sui lieviti prima della sboccatura, avvenuta il 24 luglio 2025, mentre il dosaggio di soli 4,7 g/l mantiene il profilo gustativo teso, puro ed estremamente gastronomico.
Erick Schreiber +

Champagne Erick Schreiber è una piccola realtà familiare di Courteron, nella Côte des Bar, e rappresenta uno dei nomi pionieristici della viticoltura biodinamica in Champagne. La storia del domaine è strettamente legata alla figura di Erick Schreiber, che non eredita semplicemente una maison già definita, ma costruisce personalmente il proprio percorso. Tra il 1975 e il 1979 studia viticoltura ed enologia ad Avize e nel 1980 impianta il proprio vigneto, iniziando parallelamente a vinificare e ad approfondire pratiche agricole alternative insieme ad altri produttori interessati alla biodinamica. Dopo quasi dieci anni di osservazioni e sperimentazioni, nel 1990 decide di convertire le vigne alla biodinamica, in un periodo nel quale questo approccio era ancora quasi sconosciuto nella regione, diventando così uno dei suoi precursori in Champagne. Nello stesso periodo intraprende il percorso di certificazione biologica, arrivando alla prima vendemmia certificata nel 1993. Oggi la proprietà comprende circa 6,5 ettari intorno a Courteron, interamente condotti in biologico e biodinamica, con una produzione estremamente limitata, nell’ordine delle 30.000 bottiglie all’anno. Il territorio è quello tipico della Côte des Bar, profondamente segnato dai terreni kimmeridgiani del Giurassico superiore: un’alternanza di calcari e marne argillose ricche di fossili marini, geologicamente affine a quella della vicina Chablis. È proprio questa matrice a costituire uno dei punti centrali della filosofia di Schreiber, che ricerca nei propri Champagne tensione, profondità e una marcata componente minerale e salina. Il patrimonio varietale è particolarmente interessante: accanto a Pinot Noir, Chardonnay e Meunier sopravvivono Pinot Blanc e Pinot Gris, due varietà storicamente autorizzate nella denominazione ma oggi presenti su superfici estremamente ridotte. Il Pinot Noir occupa naturalmente una posizione importante, trovando nei terreni argillo-calcarei dell’Aube condizioni particolarmente favorevoli, ma Erick ha sempre evitato di concentrare l’identità aziendale su un unico vitigno, preferendo lavorare sulla biodiversità e sul rapporto tra varietà differenti, suolo e annata. La biodinamica non viene interpretata come una semplice certificazione, ma come il risultato di oltre trent’anni di osservazione del vigneto: preparati biodinamici, compost, attenzione ai cicli naturali e alla vitalità microbiologica dei terreni vengono utilizzati per favorire l’equilibrio della vite e lo sviluppo dell’apparato radicale, cercando di ottenere uve sane e capaci di esprimere con maggiore precisione il luogo di provenienza. Nel corso degli anni Erick ha esteso questa ricerca anche alla geobiologia, approfondendo le possibili interazioni tra sottosuolo, correnti d’acqua e organismi viventi. Nel 2014 ha collocato tre menhir all’interno di uno dei vigneti secondo principi geobiologici, con l’intenzione di riequilibrare quelle che considera le energie naturali del luogo. Al di là dell’aspetto più sperimentale di questa pratica, l’episodio racconta perfettamente la personalità di Schreiber: un vignaiolo che non ha mai considerato il proprio metodo definitivamente acquisito, continuando invece a osservare, sperimentare e mettere in discussione le proprie convinzioni durante oltre quarant’anni di attività. La stessa libertà caratterizza il lavoro in cantina, dove l’obiettivo rimane quello di accompagnare la materia prima senza uniformarla. Le differenti varietà e parcelle vengono utilizzate per costruire Champagne nei quali struttura, finezza e mineralità possano trovare equilibri differenti secondo la cuvée. Terre d’Origine rappresenta una delle espressioni più classiche e vinose della maison, mentre Fleur de Lune approfondisce il carattere delle uve nere e Minéral Rosé interpreta il rosé attraverso una lettura più tesa e salina. Essentiel sposta invece l’equilibrio verso maggiore precisione e secchezza attraverso un dosage particolarmente contenuto. Una delle cuvée più rappresentative della filosofia di Schreiber è però Blanc de Gris, elaborata esclusivamente con Pinot Blanc e Pinot Gris: uno Champagne bianco che rinuncia completamente allo Chardonnay e recupera due varietà quasi dimenticate, offrendo un’espressione originale della Côte des Bar caratterizzata da materia, complessità e una decisa componente minerale. La ricerca sulla biodiversità continua anche attraverso Le Côteau, Coteaux Champenois prodotto utilizzando cinque varietà, ulteriore dimostrazione della volontà di osservare il patrimonio viticolo della Champagne al di là della predominanza contemporanea di Chardonnay, Pinot Noir e Meunier. Oggi Erick lavora insieme al figlio Gaël, progressivamente coinvolto nella gestione dei vigneti, nello sviluppo della maison e nella sua presenza commerciale, garantendo continuità a un progetto rimasto volutamente familiare. Champagne Erick Schreiber occupa quindi una posizione particolare nella storia recente della Côte des Bar: quando Erick iniziò la conversione biodinamica nel 1990, temi oggi centrali come biodiversità, vitalità dei suoli, riduzione della chimica e capacità della vite di esprimere il proprio ambiente erano ancora marginali nel dibattito champenois. Oltre trentacinque anni di esperienza biodinamica hanno permesso alla famiglia di costruire un patrimonio di conoscenze nato direttamente sul campo, attraverso sperimentazioni, osservazioni e inevitabili errori. I 6,5 ettari di Courteron, i terreni kimmeridgiani e la presenza delle rare varietà Pinot Blanc e Pinot Gris costituiscono la base materiale del domaine; biodinamica, biodiversità e ricerca continua ne rappresentano invece l’identità. Erick Schreiber non appartiene quindi alla generazione che ha seguito il recente successo della Champagne biologica e naturale: è uno dei vignaioli che hanno iniziato a percorrere questa strada quando, nella regione, pochissimi erano disposti a farlo.