ALTA LANGA DOCG EXTRA BRUT 2021 - DIEGO PRESSENDA
Abbinamenti, La freschezza, la struttura e il dosaggio contenuto dell’Alta Langa Extra Brut 2021 lo rendono particolarmente versatile a tavola. È ottimo come aperitivo con tartare, salumi delicati e piccoli antipasti, ma accompagna magnificamente crostacei, sushi, pesce crudo, fritti e primi piatti di mare. La struttura del Pinot Nero permette di spingersi anche verso pesci al forno, carni bianche, vitello, coniglio e pollame, mentre la freschezza della bollicina crea un piacevole contrasto con preparazioni più grasse e saporite. Interessante anche con formaggi di media stagionatura e con la cucina piemontese più delicata.
Alcol, 12,5%
Annata, 2021
Denominazione, Alta Langa DOCG
Filosofia, Sostenibile
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Pinot Nero 100%
NOTE SENSORIALI:
L’Alta Langa DOCG Extra Brut 2021 di Diego Pressenda si presenta con un giallo paglierino intenso e luminoso, animato da un perlage fine e ben integrato. Il naso è elegante e progressivo, con mela, pesca bianca e scorza di agrumi che si intrecciano a note di frutta secca, nocciola e delicate sensazioni di crosta di pane. Con l’ossigenazione emergono sfumature più profonde di piccoli frutti rossi, erbe aromatiche e una sottile componente minerale. Al palato è teso, verticale e vibrante, sostenuto da una freschezza decisa che incontra una consistenza cremosa e vellutata. La bollicina accompagna il sorso senza risultare aggressiva, mentre la sapidità aumenta progressivamente fino alla chiusura. Il finale è lungo, asciutto e persistente, con ritorni agrumati, frutta secca e leggere note di lievito. Un Alta Langa energico e preciso, capace di coniugare la struttura del Pinot Nero con freschezza, finezza e grande vocazione gastronomica.
CURIOSITÁ:
L’Alta Langa Extra Brut rappresenta un progetto relativamente recente nella storia della famiglia Pressenda e il 2021 ne costituisce la prima vendemmia. Nasce da Pinot Nero in purezza proveniente da un vigneto di Monforte d’Alba posto a circa 500 metri di altitudine, impiantato nel 2019 proprio con l’obiettivo di produrre Alta Langa. Le quote elevate e il clima più fresco permettono al Pinot Nero di maturare lentamente conservando acidità e precisione aromatica. Dopo la raccolta manuale, i grappoli vengono pressati direttamente e il mosto affronta la prima fermentazione in acciaio a 16-18 °C per circa dieci giorni. La seconda fermentazione avviene in bottiglia secondo il Metodo Classico, seguita da almeno 30 mesi di permanenza sui lieviti. Alla sboccatura viene effettuato un dosaggio molto contenuto, indicativamente tra 3 e 6 g/l, che ne determina lo stile Extra Brut. Oggi la parte enologica dell’azienda è seguita da Silvia Pressenda, seconda generazione della famiglia e figura centrale nella nuova fase produttiva della cantina.
Diego Pressenda +
Diego Pressenda è una realtà familiare di Monforte d’Alba, nata nella zona di Sant’Anna, sulle colline che salgono verso Roddino e l’Alta Langa. La storia della famiglia è strettamente legata a La Torricella, cascina nella quale Diego è nato e dove i suoi nonni si erano trasferiti negli anni Quaranta lavorando come mezzadri. Il passaggio fondamentale arriva quando Diego, appena diciottenne, comincia ad acquistare personalmente piccoli appezzamenti e avvia la propria attività di viticoltore, costruendo progressivamente un patrimonio agricolo che sarebbe diventato la base dell’azienda attuale. È una storia profondamente contadina, sviluppata senza partire da grandi proprietà già consolidate: vigneto dopo vigneto, Diego e la moglie Rosanna Mosso hanno trasformato La Torricella in un progetto familiare capace di riunire produzione vinicola, agricoltura e ospitalità. Oggi anche la nuova generazione partecipa direttamente all’attività: Silvia Pressenda è l’enologa della cantina, Oscar segue la parte commerciale, mentre Alessandra e Annalisa sono coinvolte nelle altre attività sviluppate dalla famiglia insieme al genero Francesco Celia. La proprietà si trova in una zona particolarmente interessante di Monforte, dove alcuni vigneti raggiungono quote prossime ai 500 metri e beneficiano di importanti escursioni termiche, ventilazione e maturazioni generalmente progressive. Il patrimonio viticolo permette alla famiglia di lavorare sia con le varietà tradizionali delle Langhe sia con uve bianche capaci di beneficiare delle altitudini maggiori. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto costituiscono naturalmente il nucleo storico della produzione, affiancati da Chardonnay e Riesling Renano. Il Nebbiolo trova la propria espressione più importante nei Barolo, attraverso tre differenti interpretazioni: Barbadelchi, Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte. Barbadelchi nasce da Nebbiolo proveniente da un vigneto impiantato nel 1995 e porta nel nome un riferimento familiare, essendo dedicato allo zio Adelchi. Dopo una macerazione di circa 15-20 giorni, il vino matura per 30 mesi in grandi botti di rovere francese e prosegue l’affinamento in bottiglia. È una scelta che racconta bene l’approccio della famiglia al Barolo: lasciare al Nebbiolo il tempo necessario per distendere la propria struttura e raggiungere equilibrio senza accelerarne artificialmente l’evoluzione. Bricco San Pietro e Le Coste di Monforte permettono di approfondire ulteriormente il rapporto tra il vitigno e le differenti vigne del comune, mostrando come esposizione, altitudine e composizione del terreno possano modificare sensibilmente il carattere del Nebbiolo anche all’interno dello stesso territorio. Accanto al Barolo, “Il Donato” rappresenta una lettura differente della varietà e porta con sé un altro elemento personale della storia aziendale: Donato è infatti il secondo nome di Diego Pressenda. Il vino nasce da un vigneto impiantato nel 1997 e affronta un affinamento in barrique di rovere francese, con le singole botti degustate separatamente prima di decidere l’assemblaggio definitivo. La Barbera viene interpretata attraverso “Ariota”, mentre il Dolcetto occupa un posto particolarmente importante nella produzione e nella cultura familiare. Il Dolcetto d’Alba “Dosso”, proveniente anche da vigne impiantate negli anni Ottanta, segue una vinificazione essenziale e un affinamento in acciaio che ne preserva il carattere fruttato e quella naturale immediatezza che storicamente ne ha fatto il vino quotidiano delle famiglie delle Langhe. La curiosità di Diego e della nuova generazione ha però portato l’azienda anche oltre le interpretazioni più tradizionali. Uno degli esempi più originali è “Letizia”, Metodo Classico Pas Dosé ottenuto da Dolcetto e Riesling Renano: le uve vengono raccolte anticipatamente per preservare acidità, la rifermentazione avviene in bottiglia e il vino rimane sui lieviti prima del dégorgement, senza aggiunta di liqueur de dosage. È una scelta insolita che mostra la volontà di sperimentare partendo comunque dalle caratteristiche dei propri vigneti. Anche Chardonnay e Riesling assumono un ruolo significativo grazie alle quote elevate di alcune parcelle. Lo Chardonnay viene coltivato fino a circa 500 metri su terreni prevalentemente calcareo-argillosi e vinificato in acciaio, con permanenza sulle proprie fecce prima dell’imbottigliamento, ricercando soprattutto freschezza e precisione aromatica. Il Riesling amplia ulteriormente questa lettura più fresca e verticale delle Langhe, mostrando un volto di Monforte meno immediatamente associato ai grandi rossi della denominazione. Nel tempo la famiglia ha affiancato alla produzione vinicola un progetto di ospitalità sviluppato attorno a La Torricella: nel 2010 nasce l’agriturismo con camere e ristorante, seguito successivamente da altre esperienze dedicate all’accoglienza. Non si tratta però di un’attività separata dalla cantina, ma di un'estensione della stessa dimensione familiare, pensata per permettere agli ospiti di conoscere direttamente vigneti, vini, cucina e paesaggio. Diego Pressenda rimane ancora oggi alla guida dell’azienda agricola, mentre figli e genero hanno portato competenze differenti e nuove idee, trasformando progressivamente ciò che era nato dal lavoro di un giovane viticoltore in un progetto condiviso tra più generazioni. È proprio questa origine a definire maggiormente l’identità della cantina: prima dei Barolo, della struttura contemporanea e dell’ospitalità c’è la storia dei nonni mezzadri arrivati alla Torricella negli anni Quaranta e quella di Diego che, a diciotto anni, comincia ad acquistare la terra sulla quale lavorare. Da allora la crescita è avvenuta mantenendo Monforte d’Alba come centro del progetto e costruendo una gamma che affianca alla classicità di Nebbiolo, Barbera e Dolcetto una componente più sperimentale rappresentata da Riesling, Chardonnay e Metodo Classico. Una realtà nella quale il vino rimane soprattutto il risultato di una storia familiare vissuta quotidianamente nello stesso luogo, con generazioni diverse che lavorano insieme e continuano a trasformare La Torricella senza perdere il legame con le proprie origini.