CHAMPAGNE EXTRA BRUT BIO ROSÉ D'ASSEMBLAGE PETITE MONTAGNE DE REIMS - EMMANUEL BROCHET
Abbinamenti, La combinazione tra frutto, struttura e forte componente salina rende questo Rosé d’Assemblage particolarmente adatto alla tavola. È magnifico con tartare di tonno, salmone affumicato o marinato, carpacci di gambero e crostacei, ma accompagna molto bene anche sushi e sashimi, dove freschezza e bollicina mantengono il palato dinamico. La presenza del Meunier permette di spingersi verso piatti più strutturati come anatra, faraona e altre carni bianche, mentre lo Chardonnay regala sufficiente tensione per sostenere preparazioni più grasse o cremose.
Alcol, 12,5%
Annata, Base 2023
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Meunier 60%, Chardonnay 40%
NOTE SENSORIALI:
Lo Champagne Extra Brut Bio Rosé d’Assemblage di Emmanuel Brochet si presenta con un rosa salmone luminoso, attraversato da riflessi ramati e da un perlage estremamente fine e continuo. Il naso è profondo e raffinato, con fragolina di bosco, lampone e ciliegia croccante che incontrano melograno, arancia sanguinella e scorza di pompelmo. Con l’ossigenazione emergono fiori secchi, pepe bianco, spezie delicate e leggere sensazioni di brioche e frutta secca, accompagnate da una chiara impronta gessosa. Al palato unisce la succosità del Meunier alla tensione dello Chardonnay: la tessitura è cremosa ma mai morbida in eccesso, sostenuta da freschezza incisiva, bollicina finissima e una sapidità particolarmente marcata. Il dosaggio contenuto lascia il finale asciutto e preciso, con ritorni di piccoli frutti rossi, agrumi e gesso. Uno Champagne rosé energico e gastronomico, nel quale profondità e materia convivono con una notevole sensazione di verticalità.
CURIOSITÁ:
Emmanuel Brochet è uno dei piccoli vigneron più ricercati della Petite Montagne de Reims. Si installa nel 1997 a Villers-aux-Nœuds, pochi chilometri a sud di Reims, scegliendo di vinificare direttamente le uve invece di continuare a conferirle, come avveniva precedentemente in famiglia. Il cuore storico del domaine è la collina Premier Cru di Mont Benoît, appena 2,5 ettari su suoli argillo-limosi sovrapposti alla craie, coltivati in biologico certificato. La versione di Rosé d’Assemblage qui considerata è costruita con 60% Meunier e 40% Chardonnay. La fermentazione avviene spontaneamente con lieviti indigeni e il vino base rimane per circa 11 mesi sulle fecce in botti usate, senza chiarifica né filtrazione. Il successivo affinamento in bottiglia e il dosaggio Extra Brut preservano tensione e trasparenza. La produzione della partita documentata è di appena 7.824 bottiglie. È uno Champagne che riassume bene il linguaggio di Brochet: maturità dell’uva, legno mai invasivo, interventi ridotti e una ricerca quasi ossessiva della trama minerale del territorio.
Emmanuel Brochet +

Emmanuel Brochet è uno dei vigneron più rappresentativi della Champagne artigianale contemporanea e il suo domaine nasce da una storia estremamente essenziale: un uomo, una collina e appena 2,5 ettari di vigneto. Siamo a Villers-aux-Nœuds, piccolo comune Premier Cru immediatamente a sud-ovest di Reims, nella Petite Montagne de Reims, dove la famiglia Brochet possedeva da tempo una parcella nel lieu-dit Le Mont Benoît. Per molti anni le vigne erano state affittate e le uve destinate ad altri produttori, fino a quando Emmanuel decide nel 1997 di riprenderne direttamente la gestione e iniziare un percorso personale; la prima vinificazione arriva nei primi anni Duemila. Le Mont Benoît rappresenta praticamente l’intero universo di Brochet: un unico vigneto di circa 2,5 ettari disposto su un dolce pendio esposto prevalentemente a sud-est, tra circa 90 e 150 metri di altitudine. Sotto uno strato relativamente sottile di argilla e limo si trova la craie cretacea, elemento determinante per il drenaggio, la riserva idrica e soprattutto per quella tensione calcarea che caratterizza profondamente i vini. Nella stessa collina convivono Chardonnay, Pinot Noir e Meunier e alcune delle piante più vecchie risalgono al 1962. La dimensione minuscola permette a Emmanuel di seguire personalmente quasi ogni operazione e il vigneto è condotto in agricoltura biologica certificata Ecocert; negli anni Brochet ha inoltre approfondito pratiche vicine alla biodinamica, mantenendo come principio fondamentale la ricerca dell’equilibrio naturale della pianta e della vitalità del terreno. In cantina l’approccio rimane altrettanto artigianale. La pressatura viene effettuata con un tradizionale torchio verticale e viene privilegiata la cuvée, cioè la parte qualitativamente più pregiata della pressatura. Le fermentazioni partono spontaneamente e i vins clairs maturano prevalentemente in pièces borgognone usate per circa undici mesi; il legno non deve imprimere aromi, ma accompagnare lentamente il vino attraverso una moderata ossigenazione. La fermentazione malolattica viene generalmente completata, i vini non vengono chiarificati né filtrati e l’utilizzo della solforosa rimane misurato. Anche la seconda fermentazione è stata oggetto di una ricerca particolarmente interessante: Brochet ha lavorato sulla selezione dei propri lieviti ambientali per il tirage, cercando di mantenere continuità microbiologica tra vigneto, vino base e presa di spuma. Le Mont Benoît è la cuvée che sintetizza meglio la filosofia del domaine: Chardonnay, Pinot Noir e Meunier provenienti dalla stessa collina vengono assemblati insieme a una quota di vini di riserva, con proporzioni che possono cambiare secondo la base vendemmia, quindi affinano sui lieviti e vengono commercializzati come Extra Brut con dosaggi molto contenuti, spesso intorno ai 2 g/l. Accanto all’assemblaggio principale, Emmanuel ha progressivamente isolato alcune componenti del vigneto per comprenderne ancora meglio le differenze. Les Hauts Meuniers, per esempio, nasce dalle vecchie vigne di Meunier piantate nel 1962 e mostra quanto questa varietà possa assumere profondità e complessità quando viene interpretata come autentico vino di parcella; Haut Chardonnay porta invece al centro lo Chardonnay della parte più alta della collina, mentre Rosé de Saignée esplora il Pinot Meunier attraverso la macerazione. La produzione complessiva rimane estremamente limitata e può oscillare sensibilmente secondo vendemmia e selezioni, nell’ordine di poche migliaia di bottiglie ogni anno. È proprio questa dimensione a spiegare molto della filosofia di Emmanuel Brochet: invece di costruire una gamma attraverso vigneti sparsi in numerosi villaggi, ha scelto di dedicare quasi tutta la propria vita professionale alla comprensione di una sola collina. Chardonnay, Pinot Noir e Meunier diventano quindi tre differenti strumenti attraverso i quali leggere lo stesso luogo; l’età delle vigne, la posizione sul pendio e la profondità del terreno introducono ulteriori variazioni all’interno di appena 2,5 ettari. Le Mont Benoît non è semplicemente il nome della cuvée principale, ma il centro dell’intero progetto. Agricoltura biologica, lavoro manuale, fermentazioni spontanee, élevage in vecchie pièces, assenza di chiarifica e filtrazione e dosaggi minimi vengono utilizzati per ridurre progressivamente la distanza tra vigneto e bottiglia. In questo senso Emmanuel Brochet rappresenta perfettamente una delle trasformazioni più importanti avvenute in Champagne negli ultimi decenni: il passaggio dall’idea di uno Champagne costruito principalmente attraverso l’assemblaggio a quella di un vino capace di raccontare con precisione un singolo terroir. Nel suo caso questa ricerca è portata quasi all’estremo: un Premier Cru poco conosciuto, un solo coteau alle porte di Reims e una produzione minuscola sono diventati gli elementi di un progetto nel quale la vera firma non è la tecnica del vigneron, ma Le Mont Benoît stesso.