MARCO SARA

FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO 2025 - MARCO SARA

Prezzo di listino €19,90 Prezzo di vendita€22,00risparmi €2,10

Abbinamenti, La combinazione tra struttura, freschezza e finale ammandorlato rende il Friulano 2025 estremamente versatile a tavola. È perfetto con prosciutto crudo di San Daniele, salumi delicati e formaggi freschi, ma trova grande sintonia anche con trota, branzino, crostacei, molluschi e primi piatti di mare. Uno degli abbinamenti più interessanti è con gli asparagi, anche selvatici, ingrediente spesso difficile per il vino ma particolarmente adatto al carattere vegetale e leggermente amaricante del Friulano. Funziona molto bene anche con risotti alle erbe, frittate, verdure primaverili e carni bianche delicate.
Alcol, 13%
Annata, 2025
Denominazione, Friuli Colli Orientali DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Friulano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Friulano 2025 di Marco Sara è probabilmente una delle bottiglie più immediate per comprendere il suo modo di interpretare i Colli Orientali: un bianco essenziale nella lavorazione, ma tutt’altro che semplice nel bicchiere, nel quale il vitigno viene lasciato esprimere senza l’interferenza del legno. Nasce sulle colline di Savorgnano del Torre, nella parte più fresca della denominazione, dove l’influenza delle Prealpi e i caratteristici terreni di ponca contribuiscono a costruire vini particolarmente tesi e sapidi. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, dai delicati riflessi verdolini. Il naso si apre su mela gialla, pera e scorza di agrumi, accompagnate da fiori bianchi, fieno ed erbe di campo; con l’ossigenazione emerge la caratteristica nota di mandorla, insieme a sfumature minerali e leggermente saline. In bocca è asciutto, succoso e preciso, con una bella consistenza sostenuta da freschezza e sapidità. La permanenza sulle fecce fini aggiunge volume e profondità senza appesantire il sorso, che rimane dinamico e molto pulito. Il finale è persistente, salino e delicatamente ammandorlato, una chiusura particolarmente riconoscibile del Friulano. Un bianco apparentemente diretto, ma capace di raccontare con grande nitidezza vitigno, territorio e stile del produttore.

CURIOSITÁ:

Il Friulano 2025 è prodotto da 100% Friulano e proviene dai piccoli appezzamenti che Marco Sara coltiva sulle colline del comune di Povoletto, nei Colli Orientali del Friuli. L’azienda familiare conta circa sei ettari di vigneto circondati anche da diversi ettari di bosco e lavora in un’area compresa indicativamente tra 175 e 300 metri di altitudine, dove le correnti provenienti dalle Prealpi contribuiscono a mantenere freschezza e ventilazione. Fondamentale è la ponca, il tipico flysch friulano formato dall’alternanza di marne e arenarie, un terreno povero e friabile che limita naturalmente la vigoria della vite e rappresenta uno degli elementi centrali nell’identità dei vini di Marco. Il lavoro in vigna segue i principi dell’agricoltura biologica: i prodotti di sintesi sono stati abbandonati già nel 2005 e successivamente l’azienda ha intrapreso il percorso di certificazione. La vendemmia è manuale e in cantina i grappoli vengono pressati interi, senza diraspatura. La fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e per questa cuvée non viene ricercata la fermentazione malolattica, così da preservare tensione e freschezza. Il vino non incontra il legno: fermentazione ed evoluzione avvengono tra acciaio e cemento, con una permanenza sulle fecce fini generalmente compresa tra 6 e 8 mesi. È una lavorazione volutamente poco invasiva che sintetizza bene la filosofia di Marco Sara: pochi interventi, nessuna costruzione aromatica e massimo spazio all’identità del Friulano e della ponca.

Marco Sara

Marco Sara è una piccola realtà artigianale di Savorgnano del Torre, frazione di Povoletto, nella parte più occidentale e fresca dei Colli Orientali del Friuli, dove la famiglia lavora la terra da generazioni. Il nonno conduceva un’azienda agricola mista, con vigneti, seminativi e animali, mentre il padre di Marco scelse progressivamente di concentrarsi sulla vite e sulla produzione di vino sfuso, secondo una tradizione molto diffusa in questa parte del Friuli. È Marco a cambiare definitivamente direzione: dopo la scomparsa del padre sente la responsabilità di valorizzare direttamente le vigne familiari e nel 2003 inizia a imbottigliare, scegliendo come primo vino proprio il Picolit, varietà rarissima e storicamente legata a Savorgnano. Quel primo passo definisce già buona parte della filosofia futura dell’azienda: recuperare ciò che appartiene al territorio, lavorarlo senza forzature e trasformare una zona poco conosciuta dei Colli Orientali in una precisa identità viticola. Oggi Marco, insieme alla moglie Sandra, conduce circa otto ettari di vigneto affiancati da circa quattro ettari di bosco, distribuiti in piccoli appezzamenti tra 175 e 300 metri di altitudine. Molte vigne hanno tra cinquanta e sessant’anni e crescono sulla caratteristica ponca friulana, un flysch eocenico formato dall’alternanza di marne e arenarie che Marco considera uno degli elementi fondamentali dei propri vini. Non tutta la ponca è però uguale e il suo lavoro si concentra proprio sulla comprensione delle differenze tra le varie parcelle: Riù Falcon presenta una maggiore componente di sabbie e argille e ospita alcune vecchie vigne, mentre Monte della Guardia mostra una presenza più marcata di marne calcaree ed è diventato uno dei luoghi simbolo della ricerca aziendale. Il clima relativamente fresco di Savorgnano del Torre e le importanti escursioni termiche favoriscono maturazioni lente, conservazione dell’acidità e sviluppo aromatico, caratteristiche che si ritrovano nella tensione e nella sapidità dei vini. Marco ha eliminato i prodotti di sintesi dai vigneti già dal 2005 e successivamente ha intrapreso il percorso di certificazione biologica, ottenuta nel 2011. La conduzione privilegia vitalità del terreno, biodiversità, lavoro manuale e rispetto dei cicli naturali, con l’obiettivo di ottenere uve sufficientemente sane e mature da rendere superflui interventi invasivi in cantina. Le fermentazioni vengono condotte con lieviti indigeni, spesso attraverso pied de cuve, la solforosa viene utilizzata con grande moderazione e le filtrazioni vengono evitate quando non considerate necessarie. L’approccio non ricerca però l’irregolarità come valore: per Marco la precisione tecnica e la pulizia del vino rimangono condizioni indispensabili per permettere al territorio di emergere realmente. Il patrimonio varietale è fortemente friulano e comprende Friulano, Ribolla Gialla, Picolit, Schioppettino, Refosco dal Peduncolo Rosso e altre varietà storicamente presenti nella zona, affiancate dal Cabernet Franc, vitigno internazionale ormai profondamente radicato nella cultura viticola regionale. Il Picolit rimane il vino più intimamente legato alla storia personale di Marco e alla vocazione di Savorgnano, territorio tradizionalmente conosciuto per passiti e vini da uve botritizzate: la naturale predisposizione del vitigno all’aborto floreale determina rese bassissime, mentre particolari condizioni climatiche possono favorire lo sviluppo della Botrytis cinerea e consentire la produzione di vini dolci di straordinaria concentrazione, sostenuti però dalla freschezza tipica della zona. Nel tempo la gamma si è ampliata senza perdere questa impostazione territoriale: il Friulano viene interpretato tanto in una versione più immediata quanto attraverso selezioni come Erba Alta; la Ribolla Gialla conserva un profilo teso e verticale; Schioppettino, Refosco e Cabernet Franc raccontano il volto rosso dei Colli Orientali privilegiando freschezza, spezia e bevibilità rispetto alla concentrazione; Monte della Guardia rappresenta invece una delle espressioni più profonde della ricerca sulle singole vigne. Negli ultimi anni Marco ha inoltre continuato ad ampliare il proprio lavoro sulle varietà autoctone, arrivando anche al Pignolo, prodotto per la prima volta con l’annata 2022 e commercializzato nel 2025. La produzione complessiva rimane inferiore alle 30.000 bottiglie annue, dimensione volutamente contenuta che permette a Marco di seguire direttamente l’intero processo dalla vigna alla bottiglia. È proprio questa scala artigianale a rappresentare uno dei punti centrali del progetto: Marco Sara non cerca di costruire una gamma attraverso numerose etichette o tecniche spettacolari, ma di approfondire progressivamente la conoscenza di Savorgnano del Torre. Vecchie vigne, boschi, forti pendenze, ponca, agricoltura biologica, fermentazioni spontanee e vitigni storici diventano strumenti di una ricerca iniziata con il Picolit nel 2003 e oggi molto più articolata. In un territorio rimasto a lungo ai margini della notorietà dei Colli Orientali, Marco ha contribuito inoltre a creare una nuova consapevolezza collettiva sull’identità di Savorgnano, sostenendone la valorizzazione come area viticola specifica. I suoi vini raccontano quindi non soltanto una piccola azienda familiare, ma un luogo preciso del Friuli: una zona fresca e collinare nella quale la ponca incontra il bosco e dove varietà come Picolit, Friulano, Ribolla Gialla, Schioppettino e Refosco possono esprimersi attraverso vini profondi, sapidi e longevi senza perdere naturalezza e bevibilità.