UMBRIA IGT "CERVARO DELLA SALA" 2024 - CASTELLO DELLA SALA
Abbinamenti, La struttura e la freschezza del Cervaro della Sala 2024 permettono abbinamenti importanti e decisamente gastronomici. È magnifico con crostacei, astice, scampi e capesante, ma accompagna altrettanto bene rombo, branzino e dentice al forno, baccalà e primi piatti di mare caratterizzati da una certa cremosità. La componente sapida e speziata crea ottimi equilibri anche con risotti ai funghi, porcini, tartufo bianco e paste ripiene, mentre la materia dello Chardonnay consente di abbinarlo con pollo arrosto, faraona, vitello e altre carni bianche accompagnate da salse delicate. Molto interessante anche con formaggi di media stagionatura.
Alcol, 12,5%
Annata, 2024
Denominazione, Umbria IGT
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Umbria (Italia)
Temperatura di servizio, 10-12°
Vitigni, Chardonnay 96%, Grechetto 4%
NOTE SENSORIALI:
Il Cervaro della Sala 2024 si presenta con un giallo paglierino luminoso, attraversato da delicati riflessi verdolini. Il naso è raffinato e progressivo: pompelmo rosa, cedro e scorza di limone si intrecciano a sambuco e camomilla, mentre l’ossigenazione porta sfumature più profonde di vaniglia, crema pasticcera e pietra focaia. Al palato è teso e preciso, con una materia cremosa ben sostenuta da freschezza e da una trama sapida particolarmente evidente. Emergono mandorla tostata, pepe bianco e zenzero, mentre il legno accompagna il sorso con misura senza coprirne il carattere. La struttura è importante ma sempre elegante, con una progressione continua e una chiusura lunga, asciutta e minerale. Il finale conserva energia e finezza, lasciando ritorni agrumati, speziati e leggermente tostati. Un Cervaro particolarmente definito, già complesso ma con tutte le caratteristiche necessarie per affrontare un’evoluzione molto lunga in bottiglia.
CURIOSITÁ:
Cervaro della Sala nasce al Castello della Sala, la tenuta umbra della famiglia Antinori situata a circa 18 chilometri da Orvieto, con vigneti distribuiti tra 220 e 470 metri su terreni pliocenici calcareo-argillosi ricchi di fossili marini. Lo Chardonnay costituisce la parte nettamente predominante dell’assemblaggio ed è completato da una piccola quota di Grechetto. Nel 2024 lo Chardonnay è stato raccolto a partire dalla terza decade di agosto, mentre il Grechetto è arrivato in cantina circa tre settimane più tardi. Le uve vengono raccolte nelle prime ore del mattino e sottoposte a circa quattro ore di macerazione pellicolare a 10 °C. Lo Chardonnay fermenta in barrique e svolge una fermentazione malolattica parziale; a febbraio viene trasferito in acciaio e assemblato con il Grechetto, vinificato separatamente senza legno. Seguono alcuni mesi in bottiglia. Nato nel 1985 da un’idea dell’enologo Renzo Cotarella, Cervaro fu tra i primi grandi bianchi italiani a unire fermentazione malolattica e affinamento in barrique.
Castello Della Sala +

Castello della Sala è la storica tenuta umbra della famiglia Antinori, situata a circa 18 chilometri da Orvieto, non lontano dal confine con la Toscana, e rappresenta uno dei progetti che più hanno contribuito a cambiare la percezione del grande vino bianco italiano. Il cuore della proprietà è un’imponente fortezza medievale edificata nel XIV secolo dalla famiglia Monaldeschi della Vipera, protagonista per secoli della storia politica di Orvieto; proprio le vicende delle diverse ramificazioni dei Monaldeschi hanno lasciato tracce ancora oggi riconoscibili nei nomi dei vini, a cominciare da Cervaro della Sala, che richiama i Monaldeschi della Cervara, e Conte della Vipera, dedicato agli antichi proprietari del castello. La svolta moderna arriva nel 1940, quando la famiglia Antinori acquista la proprietà con l’intenzione di creare in Umbria una tenuta specializzata soprattutto nella produzione di grandi vini bianchi. Oggi Castello della Sala si estende complessivamente per circa 600 ettari, dei quali 229 vitati, distribuiti tra 220 e 470 metri di altitudine. È un patrimonio importante ma soprattutto estremamente particolare dal punto di vista geologico: i terreni, di origine pliocenica, sono prevalentemente argillosi e calcarei, ricchissimi di conchiglie e sedimenti fossili marini, testimonianza di un ambiente antichissimo che oggi contribuisce in maniera decisiva alla personalità dei vini. Le esposizioni prevalentemente orientate verso il sole del mattino e le forti escursioni termiche tra giorno e notte permettono alle uve di maturare lentamente preservando acidità e componente aromatica, condizioni che hanno trasformato questa parte dell’Umbria in un territorio particolarmente vocato ai bianchi. Il patrimonio varietale è volutamente ampio: accanto agli autoctoni Grechetto e Procanico vengono coltivati Chardonnay, Sauvignon Blanc, Sémillon, Pinot Bianco, Viognier e piccole quantità di Traminer e Riesling, mentre il Pinot Nero costituisce praticamente l’unica grande eccezione rossa della tenuta e occupa appena quattro ettari. Il momento decisivo nella storia contemporanea del Castello arriva nel 1979, quando il venticinquenne agronomo Renzo Cotarella entra in azienda. Insieme alla famiglia Antinori comincia un lungo periodo di sperimentazione sullo Chardonnay e sul Grechetto con un obiettivo allora tutt’altro che scontato: dimostrare che in Italia fosse possibile produrre un vino bianco capace non soltanto di esprimersi bene da giovane, ma di affrontare lunghi affinamenti e migliorare per molti anni in bottiglia. Dopo diverse vendemmie sperimentali, nel 1985 nasce il primo vero Cervaro della Sala, destinato a diventare il simbolo della proprietà e uno dei bianchi italiani più importanti e longevi. Chardonnay e una piccola componente di Grechetto vengono interpretati attraverso due percorsi differenti: lo Chardonnay fermenta e matura in barrique e svolge la fermentazione malolattica, mentre il Grechetto viene lavorato separatamente senza passaggio in legno, conservando freschezza e identità varietale prima dell’assemblaggio. All’epoca si tratta di un approccio estremamente innovativo e Cervaro diventa uno dei primi bianchi italiani a utilizzare sistematicamente fermentazione malolattica e affinamento in barrique con l’ambizione esplicita della lunga evoluzione. La cantina stessa racconta l’incontro tra modernità e storia che caratterizza il progetto: agli ambienti di vinificazione tecnologicamente avanzati si affiancano le antiche cantine cinquecentesche scavate sotto la fortezza, dove le spesse mura mantengono naturalmente temperatura e umidità costanti e dove ancora oggi maturano parte del Cervaro e del Pinot Nero della Sala nelle barrique di rovere francese. Intorno al Cervaro si è sviluppata nel tempo una gamma capace di raccontare differenti sfaccettature della proprietà. Bramìto della Sala interpreta lo Chardonnay in una veste più immediata e fragrante; Conte della Vipera, prodotto per la prima volta nel 1997, mette al centro il Sauvignon Blanc accompagnato dal Sémillon e nasce da vigneti posti indicativamente tra 250 e 350 metri su terreni ricchi di fossili marini; San Giovanni della Sala recupera invece l’identità storica dell’Orvieto Classico attraverso le varietà tradizionali del territorio. Il Pinot Nero della Sala, prodotto dalla vendemmia 1990, rappresenta l’alter ego rosso del Cervaro: nasce esclusivamente dai quattro ettari che hanno mostrato la migliore attitudine a questa varietà e beneficia di una gestione della chioma studiata appositamente per proteggere i grappoli dal sole estivo. Un capitolo completamente differente è Muffato della Sala, vino da uve attaccate dalla Botrytis cinerea prodotto attraverso raccolte successive che possono protrarsi fino all’autunno inoltrato: nebbie mattutine e particolari condizioni climatiche favoriscono lo sviluppo della muffa nobile e permettono di lavorare varietà come Sauvignon Blanc, Sémillon, Grechetto, Riesling e Traminer attraverso selezioni manuali ripetute degli acini migliori. Castello della Sala è quindi molto più di una semplice tenuta umbra della famiglia Antinori: è un progetto nato dalla volontà di comprendere fino a che punto un territorio italiano potesse confrontarsi con il concetto internazionale di grande vino bianco da invecchiamento. L’arrivo di Renzo Cotarella nel 1979 e la nascita del Cervaro nel 1985 hanno rappresentato la svolta, ma il progetto si è successivamente sviluppato mantenendo un dialogo costante tra vitigni internazionali e varietà umbre. Chardonnay e Grechetto sono diventati la coppia simbolo della proprietà, mentre Sauvignon Blanc, Sémillon, Procanico, Pinot Nero e le altre varietà permettono di leggere le diverse caratteristiche dei 229 ettari vitati. L’antico castello dei Monaldeschi, i terreni calcareo-argillosi ricchi di fossili marini, le altitudini fino a 470 metri e le importanti escursioni termiche costituiscono il filo conduttore di vini nei quali maturità e struttura devono sempre convivere con freschezza e capacità di evoluzione. È proprio questa ricerca, iniziata oltre quarant’anni fa quando l’idea di un bianco italiano destinato a lunghissimo invecchiamento era ancora poco diffusa, ad aver trasformato Castello della Sala in uno dei riferimenti assoluti dell’enologia bianca italiana contemporanea.