CLAUDIO MARIOTTO

VINO PASSITO "HAPPY END" 0.375 L - CLAUDIO MARIOTTO

Prezzo di listino €24,50 Prezzo di vendita€28,00risparmi €3,50

Abbinamenti, Perfetto con pasticceria secca, crostate, foie gras, formaggi erborinati, cioccolato fondente oppure da solo come vino da meditazione. Un passito elegante e appagante, capace di chiudere ogni degustazione con grande stile.
Alcol, 14%
Annata, NV
Denominazione, Vino da uve passite
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.375 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Moscato 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un colore dorato intenso dai riflessi ambrati. Il bouquet è ampio e seducente, con note di albicocca disidratata, miele, fichi secchi, datteri, scorza d’arancia candita e delicate sfumature speziate e balsamiche. In bocca è morbido, vellutato e concentrato, ma sempre sostenuto da una piacevole freschezza che dona equilibrio e slancio al sorso. Il finale è lungo, persistente e aromaticamente profondo.

CURIOSITÁ:

Il Vino Passito “Happy End” 37,5 cl di Claudio Mariotto è un vino dolce intenso e avvolgente che nasce nei Colli Tortonesi da una selezione di uve raccolte a piena maturazione e lasciate appassire naturalmente per concentrare aromi, zuccheri e complessità. Claudio Mariotto interpreta il passito con uno stile elegante e mai eccessivamente pesante, puntando su equilibrio, freschezza e profondità aromatica. Le uve Moscato vengono coltivate su terreni calcarei senza utilizzo di concimi chimici, diserbanti o prodotti sistemici. Dopo la vendemmia di inizio settembre, i grappoli vengono sottoposti ad appassimento in cassette per concentrare aromi e struttura. La fermentazione spontanea termocontrollata e il successivo affinamento di sei mesi in botti nuove da 500 litri permettono di ottenere un vino intenso, complesso e capace di evolvere nel tempo mantenendo integrità aromatica e freschezza.

Claudio Mariotto

Claudio Mariotto è uno dei protagonisti della rinascita del Timorasso e dei Colli Tortonesi, un vignaiolo che ha scelto di credere nelle potenzialità della propria terra quando questo angolo di Piemonte era ancora lontano dall’attenzione che riceve oggi. La sua cantina si trova a Vho, sulle colline di Tortona, territorio al quale la famiglia Mariotto è legata da oltre un secolo. La storia familiare inizia nel 1921 con il bisnonno Bepi e prosegue con il nonno Salvatore e il padre Oreste. Generazioni di agricoltori che hanno lavorato queste colline prima che Claudio raccogliesse l’eredità di famiglia, trasformando progressivamente l’antica azienda agricola in una realtà vitivinicola fortemente identificata con il proprio territorio. Il passaggio fondamentale avviene all’inizio degli anni Novanta, quando Claudio decide di investire sul Timorasso. All’epoca il vitigno era quasi scomparso: poco produttivo, difficile da coltivare e progressivamente sostituito da varietà considerate più semplici e redditizie. Insieme a un piccolo gruppo di vignaioli del Tortonese, Mariotto comprende invece che proprio quell’uva dimenticata poteva diventare uno dei più importanti patrimoni del territorio. Quella scelta si rivelerà decisiva. Il Timorasso possiede infatti caratteristiche insolite per un vitigno bianco piemontese: struttura, profondità, forte personalità territoriale e soprattutto una sorprendente capacità di evolvere nel tempo. Claudio Mariotto diventa così uno degli interpreti che contribuiscono concretamente alla sua riscoperta, accompagnando il percorso che porterà il nome Derthona a diventare il simbolo della nuova identità dei Colli Tortonesi. Oggi l’azienda può contare su un importante patrimonio viticolo distribuito principalmente tra Vho e Sarezzano, con vigneti che si sviluppano sulle colline tortonesi intorno ai 250-300 metri di altitudine. Qui i terreni prevalentemente argillosi e calcarei, insieme alla posizione geografica tra Pianura Padana, Appennino e influenze provenienti dalla Liguria, creano condizioni particolarmente interessanti per la vite. Il lavoro di Claudio parte dalla conoscenza delle singole vigne. Le differenti esposizioni, l’età delle piante e le caratteristiche dei terreni vengono osservate e interpretate separatamente, permettendo di approfondire le diverse espressioni del Timorasso e delle altre varietà storicamente coltivate dalla famiglia. La filosofia agricola viene definita dallo stesso Mariotto come “agricoltura del buon senso”. Più che seguire rigidamente una teoria, l’obiettivo è osservare la natura e intervenire soltanto quando necessario, mantenendo vitali i terreni e rispettando l’equilibrio delle piante. È un approccio nato dall’esperienza quotidiana e dalla conoscenza accumulata attraverso generazioni di lavoro sulle stesse colline. Anche in cantina la parola fondamentale è tempo. Le lavorazioni cercano di accompagnare la materia prima senza cancellarne il carattere, con pressature delicate, fermentazioni e lunghi periodi di affinamento sulle fecce fini. Il Timorasso, soprattutto, non viene pensato come un bianco da consumare rapidamente: è interpretato come un vino capace di trasformarsi lentamente, sviluppando negli anni complessità e profondità. Accanto al Timorasso rimane naturalmente la tradizione agricola dei Colli Tortonesi, con la Barbera e altre varietà che appartengono da sempre al patrimonio viticolo locale. Ma è inevitabile che il nome Claudio Mariotto sia oggi strettamente associato al grande bianco di Tortona. Quando Claudio iniziò a crederci, il Timorasso era un vitigno quasi dimenticato. Oggi è diventato uno dei fenomeni più interessanti della viticoltura piemontese e il Derthona ha conquistato un'identità sempre più forte anche fuori dal territorio d'origine. È proprio questo il valore della storia di Claudio Mariotto: aver creduto nella propria terra prima che diventasse famosa. Oltre cento anni di tradizione familiare, una profonda conoscenza delle colline di Vho e più di trent'anni dedicati alla valorizzazione del Timorasso fanno oggi della sua cantina uno dei nomi di riferimento dei Colli Tortonesi. Claudio Mariotto è Vho, è Derthona, è Timorasso: la storia di un vignaiolo che ha contribuito a riportare alla luce un antico vitigno piemontese, trasformandolo da uva quasi dimenticata in una delle espressioni bianche più affascinanti e longeve del Piemonte contemporaneo.