PUGLIA IGP PRIMITIVO AGLIANICO BIO 2024 - L'ARCHETIPO
Abbinamenti, Si abbina perfettamente a carni rosse, selvaggina, brasati, piatti saporiti e formaggi stagionati.
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Puglia IGP
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Puglia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Aglianico e Primitivo
NOTE SENSORIALI:
Nel calice si presenta con un colore rosso rubino intenso e brillante. Al naso esprime profumi di frutta rossa matura, prugna e ciliegia sotto spirito, accompagnati da note speziate e lievemente balsamiche. Al palato è pieno ma scorrevole, con una buona morbidezza data dal Primitivo e una struttura più tesa e tannica apportata dall’Aglianico. Il sorso è caldo, avvolgente e armonico, con una chiusura lunga e leggermente speziata. È un vino che unisce immediatezza e carattere, mantenendo sempre uno stile naturale e sincero.
CURIOSITÁ:
Il Puglia IGP Primitivo Aglianico Bio 2024 – L’Archetipo è un rosso del Sud Italia che unisce due vitigni simbolo della tradizione meridionale in uno stile artigianale, naturale e immediato. È prodotto da un blend di Primitivo e Aglianico, coltivati secondo principi biologici e biodinamici, senza uso di chimica di sintesi e con grande attenzione all’equilibrio del suolo e della pianta. Le fermentazioni sono spontanee e l’intervento in cantina è minimo, in linea con la filosofia non interventista della cantina.
L'archetipo +
L’archetipo è un’azienda situata a Castellaneta, ai piedi della Murgia barese, non lontano da Altamura. Fondata da Francesco Valentino Dibenedetto, contadino dalla nascita, che in seguito diviene anche agronomo. Già dagli anni ’80 inizia la conversione dell’azienda all’agricoltura biologica passando poi, nel 2000, alle pratiche biodinamiche. Dopo qualche anno si accorge che c’è ancora qualche cosa che impedisce il ritorno alla situazione archetipica del suolo, dell’ecosistema, dunque anche della vigna. Ispirandosi alle pratiche non-interventiste di Masanobu Fukuoka, in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell’ecosistema sono innescate, si passa all’agricoltura sinergica, per la quale, tra le altre cose, non si pratica più l’aratura.
Si imbarca in questa nuova avventura insieme alla moglie Anna Maria e ai suoi quattro figli: Carlo Nazareno, Domenico, Andrea e Maria Clelia. Si coltivano 50 ettari di terreno, di cui 30 sono destinati ai vigneti. In queste precise condizioni climatiche è possibile la valorizzazione delle pregiate uve di proprietà senza l’uso della chimica di sintesi, coltivando vitigni autoctoni come Primitivo, Aglianico, Negroamaro, Fiano e Greco e riscoprendo vitigni ormai dimenticati come Maresco, Marchione e Susumaniello.