TERRE DEL CREARIO

ALTO CANAVESE NEBBIOLO METODO CLASSICO "464" 2022 - TERRE DEL CREARIO

Prezzo di listino €23,90 Prezzo di vendita€26,50risparmi €2,60

Abbinamenti, La struttura del Nebbiolo e la freschezza del Metodo Classico rendono il 464 estremamente versatile a tavola. È ottimo con salumi, antipasti, fritti e formaggi di media stagionatura, ma possiede sufficiente materia per accompagnare anche primi piatti, risotti ai funghi, carni bianche e arrosti. Molto interessante con fonduta, dove acidità e bollicina riescono ad alleggerire la parte più cremosa del piatto, oppure con porcini, polenta e preparazioni saporite della cucina piemontese. Sul pesce funziona bene con salmone, tonno scottato e preparazioni alla griglia, grazie alla leggera componente tannica del Nebbiolo.
Alcol, 12,5%
Annata, 2022
Denominazione, Canavese DOC Rosato Spumante
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

L’Alto Canavese Nebbiolo Metodo Classico “464” 2022 di Terre del Creario si presenta con un elegante colore ramato, tra il rosa antico e la buccia di cipolla, attraversato da un perlage fine e persistente. Il naso è complesso e originale, con ribes rosso, fragola e ciliegia che si intrecciano a rosa, viola e leggere sfumature speziate. La permanenza sui lieviti aggiunge progressivamente note di crosta di pane, pasticceria secca e una delicata sensazione vanigliata, mentre sullo sfondo emerge una componente minerale netta. Al palato è fresco, sapido e strutturato, con una bolla ben integrata e soprattutto una sottile trama tannica, elemento particolarmente interessante per un Metodo Classico. Il sorso rimane dinamico e verticale, sostenuto da un’acidità viva e da una piacevole profondità. Il finale è lungo e asciutto, con ritorni di piccoli frutti rossi, spezie e mineralità. Una bollicina di Nebbiolo decisamente fuori dagli schemi, capace di unire eleganza e carattere.

CURIOSITÀ:

Il nome “464” indica l’altitudine media del vigneto da cui proviene il Nebbiolo, coltivato all’interno della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte, nel territorio di Valperga, Patrimonio UNESCO dal 2003. È uno degli aspetti più originali del progetto Terre del Creario: prendere il Nebbiolo dell’Alto Canavese, normalmente destinato alla vinificazione in rosso, e trasformarlo in un Metodo Classico rosé. Le vigne crescono nella fascia pedemontana del plutone granitico di Belmonte, su terreni derivati dalla disgregazione di rocce granitiche e caratterizzati da forti escursioni termiche. Le uve vengono raccolte manualmente in anticipo, tra fine agosto e inizio settembre, nelle ore più fresche della giornata, quindi sottoposte a pressatura soffice immediata e fermentazione a bassissima temperatura. La presa di spuma avviene in bottiglia nella primavera successiva; seguono almeno 24 mesi sui lieviti e ulteriori due mesi di riposo dopo la sboccatura. Terre del Creario è rinata nel 2000 recuperando un’attività familiare iniziata negli anni Venti e interrotta negli anni Settanta.
Terre Del Creario

Terre del Creario è una realtà vitivinicola di Valperga, nell’Alto Canavese, nata con l’obiettivo di riportare la vite in un territorio dalla storia antichissima ma rimasto per lungo tempo ai margini della rinascita enologica piemontese. L’attuale progetto prende forma intorno al 2000 grazie a un gruppo di amici deciso a recuperare l’attività iniziata dai propri nonni negli anni Venti e progressivamente abbandonata negli anni Settanta, quando la viticoltura di queste colline era diventata economicamente sempre più difficile. Il legame con il vino è però molto più antico: documenti locali attestano la presenza di vigneti nell’area di Valperga già nel 1409, mentre nel 1752 compare la denominazione “Regione Creario”, utilizzata per identificare la zona a est dell’abitato caratterizzata dalla presenza di terreni argillosi. Il nome della cantina nasce proprio da questa località e dal termine dialettale “Crèr”, collegato alla “terra crea”, una terra argillosa e modellabile. Dopo decenni di abbandono, nel 2008 le famiglie Bertotti e Freisa acquisiscono la Regione Creario e avviano un importante recupero viticolo, successivamente rafforzato dall’ingresso di nuovi soci accomunati dalla volontà di restituire identità all’Alto Canavese attraverso il vino. Oggi Terre del Creario dispone di circa 8,5 ettari e lavora su due aree profondamente differenti. La prima si sviluppa sulle alture della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte, complesso riconosciuto Patrimonio UNESCO dal 2003, tra Valperga e Prascorsano: i vigneti raggiungono circa 450-470 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente meridionali e sud-occidentali, e crescono sui sedimenti legati al plutone granitico di Belmonte, in un ambiente nel quale vigne e boschi convivono creando forti escursioni termiche e una particolare biodiversità. La seconda anima è il Granget, sede della cantina, nell’antica Regione Creario, dove sotto una sottile coltre superficiale emergono terreni maggiormente argillosi. Questa diversità geologica costituisce uno degli elementi più interessanti del progetto e permette alla cantina di lavorare sia sulle varietà storicamente legate al Canavese sia su vitigni internazionali, interpretandoli attraverso condizioni pedoclimatiche decisamente alpine. Il Nebbiolo occupa un ruolo particolarmente significativo nei vigneti di Belmonte e dà origine a Sagrin, Canavese DOC che racconta il volto montano e più territoriale della varietà, ma anche a 464, un Metodo Classico Brut Rosé da Nebbiolo in purezza il cui nome indica l’altitudine media del vigneto all’interno della Riserva. Le uve vengono raccolte manualmente anticipando la vendemmia rispetto alla versione rossa, pressate delicatamente e vinificate in rosa prima della seconda fermentazione in bottiglia: una scelta insolita che permette di leggere il Nebbiolo non attraverso tannino e lungo affinamento, ma tramite acidità, struttura e capacità di sostenere la presa di spuma. Belmunt nasce invece dal Syrah coltivato sui terreni di Belmonte e mostra la componente più sperimentale della proprietà, con vinificazione in acciaio e successivo affinamento in tonneau. Nel Granget la ricerca diventa ancora più libera e porta alla nascita di vini come Parbleu, Gòga Migòga e Steila, nei quali vitigni autoctoni e internazionali vengono utilizzati per interpretare la componente argillosa dei terreni e costruire uno stile meno vincolato alla tradizione. A queste due anime si aggiunge oggi “Il Lab”, vero spazio di ricerca attraverso il quale Terre del Creario guarda al Canavese orientale e soprattutto all’Erbaluce. L’Erbaluce di Caluso DOCG viene proposto sia fermo sia attraverso il Metodo Classico, mettendo al centro uno dei vitigni bianchi piemontesi più naturalmente predisposti alla spumantizzazione grazie alla sua acidità elevata, alla struttura e alla capacità di affrontare lunghi affinamenti. La filosofia aziendale viene sintetizzata nel concetto di “innovazione nella tradizione”: recuperare vigneti, varietà e memoria agricola senza cercare di riprodurre semplicemente ciò che veniva fatto in passato. Anche il simbolo scelto dalla cantina racconta questa idea. La felce reale cresce spontaneamente nell’area dei vigneti e la sua struttura, ricondotta dall’azienda alla sezione aurea, è diventata l’emblema di rigenerazione, equilibrio e rapporto con la natura. La gestione agricola è orientata verso pratiche sostenibili, tutela della biodiversità e conservazione dell’integrità dei suoli, mentre la cantina combina lavorazioni artigianali e tecnologie moderne adattando vinificazione e affinamento alle differenti varietà. Terre del Creario rappresenta così un progetto particolarmente significativo per comprendere il nuovo volto dell’Alto Canavese: non soltanto una cantina, ma il recupero di un paesaggio viticolo che rischiava di scomparire. Dai sedimenti granitici di Belmonte alle argille del Granget, dal Nebbiolo all’Erbaluce, fino al Syrah e alle interpretazioni Metodo Classico, ogni vino nasce dalla volontà di dimostrare che queste colline ai piedi delle Alpi Graie possiedono una propria identità enologica. La storia documentata della vite dal Quattrocento, l’attività dei nonni iniziata negli anni Venti, l’abbandono degli anni Settanta e la rinascita avviata dal 2000 diventano così parti dello stesso percorso: riportare la viticoltura sulle colline di Valperga e trasformare un patrimonio quasi dimenticato in una delle espressioni più originali del Canavese contemporaneo.