RADIKON

VENEZIA GIULIA IGT OSLAVJE "O....." 2019 1 L - RADIKON

Prezzo di listino €64,50 Prezzo di vendita€71,50risparmi €7,00

Abbinamenti, La struttura, il tannino e la profondità aromatica dell’O…… 2019 permettono abbinamenti normalmente riservati a vini rossi. È magnifico con risotti ai funghi porcini, paste ripiene, tartufo, polenta e preparazioni a base di legumi, ma accompagna con grande naturalezza anche carni bianche arrosto, coniglio, faraona e maiale. Molto interessante con pesci saporiti, baccalà, anguilla e preparazioni leggermente affumicate, così come con cucina asiatica speziata o fermentata. La complessità evolutiva crea inoltre ottimi abbinamenti con formaggi stagionati e a pasta dura. È però anche una bottiglia da degustare lentamente da sola, osservandone l’evoluzione nel calice.
Alcol, 14%
Annata, 2019
Denominazione, Venezia Giulia IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 1 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 14/16°
Vitigni, Chardonnay 40%, Pinot Grigio 30%, Sauvignon 30%

NOTE SENSORIALI:

Il Venezia Giulia IGT “O……” 2019 di Radikon si presenta con un colore ambrato profondo e luminoso, attraversato da eleganti riflessi ramati. Il naso è complesso e in continua trasformazione: albicocca disidratata, pesca matura e mela cotogna si intrecciano a scorza d’arancia, frutta secca e fiori appassiti, seguiti da tè, erbe aromatiche, spezie e delicate sensazioni balsamiche. Con l’ossigenazione emergono note di nocciola, miele e una marcata impronta minerale. Al palato è ampio e materico, ma sorprendentemente dinamico, attraversato da una freschezza ancora viva e da una sapidità profonda. La lunga macerazione regala una trama tannica evidente ma finissima, perfettamente integrata nella struttura. Il finale è lunghissimo, asciutto e complesso, con ritorni di pesca disidratata, agrumi, spezie e frutta secca. Un orange wine monumentale ma equilibrato, capace di cambiare continuamente nel bicchiere e di evolvere ancora a lungo.

CURIOSITÁ:

O…… è l’erede dello storico Oslavje, assemblaggio creato da Stanko Radikon nel 1992 sulle colline di Oslavia, al confine con la Slovenia. Nel 1997 Stanko iniziò a macerarlo sulle bucce per otto giorni e negli anni successivi allungò progressivamente i tempi, fino alla svolta del 2002: circa tre mesi di macerazione, lunghi affinamenti e introduzione delle caratteristiche bottiglie da un litro e mezzo litro, scelte anche per favorire una lenta evoluzione del vino. Il 2019 nasce da Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon, raccolti manualmente e fermentati spontaneamente in tini di legno senza controllo della temperatura, con frequenti follature. La macerazione dura circa tre mesi, seguita da un lungo affinamento in grandi botti di rovere da 25-35 ettolitri e da ulteriore riposo in bottiglia. Il nome “O……” nasce proprio nel 2019: una normativa impedì a Radikon di continuare a utilizzare in etichetta il toponimo Oslavje e i puntini divennero una sorta di cancellatura simbolica di quel nome, mantenendone però intatta la memoria.

Radikon

Radikon è uno dei nomi che hanno segnato più profondamente la storia contemporanea del vino artigianale italiano, diventando un riferimento internazionale per le lunghe macerazioni dei vini bianchi e per una filosofia produttiva costruita sulla libertà da convenzioni e sull’espressione più autentica possibile dell’uva. La cantina si trova a Oslavia, sulle colline di Gorizia, in quella sottile fascia di confine dove Friuli Venezia Giulia e Slovenia si incontrano e dove lingue, famiglie e tradizioni viticole si sono intrecciate per secoli. La presenza dei Radikon in queste terre è documentata già nel 1861, mentre nel 1923 la famiglia acquisisce formalmente la proprietà dei terreni. Ancora negli anni Cinquanta l’azienda è una tipica fattoria di sussistenza, con ortaggi, frutta, animali e una piccola produzione di vino venduto prevalentemente sfuso. La trasformazione decisiva arriva con Stanislao “Stanko” Radikon, figura destinata a diventare uno dei vignaioli più influenti della sua generazione. Nel 1980 Stanko imbottiglia per la prima volta i vini della vendemmia 1979, lavorando Pinot Grigio, Sauvignon, Ribolla Gialla, Tocai e l’assemblaggio Slatnik; inizialmente segue una strada relativamente moderna, con basse rese, acciaio e, dal 1986, anche le prime barrique. È però durante gli anni Novanta che inizia a mettere radicalmente in discussione questo modello. Il momento fondamentale arriva nel 1995, quando decide di vinificare la Ribolla Gialla lasciando il mosto a contatto con le bucce, recuperando un principio appartenente alla vecchia tradizione contadina di Oslavia. L’esperimento convince Stanko a proseguire: nel 1997 anche Oslavje viene macerato per otto giorni e negli anni successivi i tempi sulle bucce vengono progressivamente allungati, parallelamente alla riduzione dell’impiego di solforosa. Nel 2002 arriva alla scelta che definirà definitivamente lo stile Radikon: i grandi bianchi vengono lasciati macerare per circa tre mesi e imbottigliati senza aggiunta di solforosa. La macerazione non è concepita semplicemente come una tecnica per ottenere vini dal colore ambrato, ma come parte di un sistema complessivo. Per Stanko la buccia contiene una parte fondamentale dell’identità dell’uva e deve quindi partecipare alla fermentazione anche quando si lavora con varietà bianche; tannini, struttura e sostanze estratte durante il lungo contatto contribuiscono inoltre alla stabilità naturale del vino e alla sua capacità di affrontare lunghissimi affinamenti. È da questa ricerca, sviluppata quando il termine “orange wine” non possedeva ancora la notorietà attuale, che Radikon diventa uno dei riferimenti mondiali di questo stile. Il territorio svolge naturalmente un ruolo determinante. Le vigne si trovano sulle ripide colline di Oslavia, dove domina la ponca, il caratteristico flysch composto dalla successione di marne e arenarie formatosi milioni di anni fa sui fondali marini. È un terreno fragile, povero e facilmente erodibile, capace di obbligare le radici a esplorare profondamente il sottosuolo. La posizione a cavallo tra influenze alpine e mediterranee, la ventilazione e le escursioni termiche completano un ambiente particolarmente favorevole alla maturazione lenta delle uve. In vigneto le rese sono mantenute molto basse e i grappoli vengono raccolti manualmente soltanto quando hanno raggiunto la maturazione desiderata, perché per Radikon la qualità del vino nasce prima di tutto dalla possibilità di portare in cantina uve perfettamente sane e mature. Ribolla Gialla e Friulano – chiamato provocatoriamente Jakot, inversione della parola Tokaj scelta da Stanko dopo le vicende europee che impedirono l’utilizzo del nome Tocai – sono tra le varietà più emblematiche, affiancate da Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio, Merlot e Pignolo. Ribolla, Oslavje e Jakot costituiscono il nucleo storico della celebre linea dalle etichette blu: affrontano normalmente due o tre mesi di macerazione sulle bucce, circa tre anni di maturazione in botte e ancora uno o due anni di affinamento in bottiglia secondo l’andamento dell’annata. È il tempo, insieme alla macerazione, l’altro grande ingrediente della filosofia Radikon. I vini non vengono commercializzati rapidamente, ma lasciati evolvere finché struttura, tannino e componente aromatica raggiungono un equilibrio naturale. Emblematica è Ribolla 3781, selezione rarissima che dopo la lunga macerazione trascorre quattro anni in botte e almeno dieci anni in bottiglia prima della commercializzazione. Anche i rossi seguono tempi fuori dal comune: Merlot e Pignolo macerano per circa un mese e possono maturare almeno cinque anni in barrique usate, seguiti da affinamenti in bottiglia che nel caso del Merlot possono raggiungere otto-dieci anni. Stanko arrivò inoltre a mettere in discussione persino il formato tradizionale della bottiglia, scegliendo il mezzo litro e il litro perché riteneva che una bottiglia da 750 ml fosse poco adatta alla condivisione tra due persone e troppo per una sola: una scelta apparentemente marginale che racconta bene il suo carattere indipendente. Nel 2009, insieme al figlio Saša, nasce la Linea S, pensata per proporre vini più immediati senza rinunciare all’identità familiare. Slatnik e Sivi, ai quali si aggiungerà RS, affrontano macerazioni decisamente più brevi, generalmente tra 8 e 14 giorni, circa un anno in botte e almeno quattro mesi in bottiglia; proprio per la minore estrazione viene utilizzata una piccola quantità di solforosa. È anche il primo segnale evidente della personalità di Saša, che non si limita a replicare il lavoro del padre ma comincia progressivamente a svilupparne i principi secondo una propria sensibilità. Nel settembre 2016 Stanko scompare pochi giorni prima della vendemmia e Saša raccoglie definitivamente una delle eredità più importanti e difficili del vino naturale europeo. La continuità non significa però immobilità. Dal 2018 la famiglia torna a sperimentare anche per rispondere a un clima profondamente cambiato e nel 2023, con Ivana, nasce la linea POP, composta da un Bianco e un Rosso caratterizzati da macerazioni di appena 2-4 giorni e affinamenti prevalentemente in acciaio: vini più agili e immediati che mostrano un nuovo volto della stessa filosofia. Radikon rappresenta così molto più di una cantina associata agli orange wine. È la storia di una famiglia di Oslavia che, partendo da una piccola azienda agricola, ha contribuito a cambiare il modo stesso di concepire la vinificazione delle uve bianche. Stanko ha recuperato macerazioni, fermentazioni spontanee e lunghi tempi di maturazione non per nostalgia, ma per costruire vini capaci di raggiungere stabilità ed espressività riducendo progressivamente gli interventi. Saša ha raccolto questa visione senza trasformarla in un dogma, continuando a sperimentare con macerazioni, affinamenti e stili differenti. Dietro Ribolla, Jakot, Oslavje, Slatnik e Sivi rimane però sempre lo stesso punto di partenza: le colline di Oslavia, la ponca, pochissimi grappoli per pianta e il tempo necessario affinché il vino trovi autonomamente il proprio equilibrio. È questa coerenza, più ancora del colore ambrato dei suoi vini, ad aver trasformato Radikon da piccolo vignaiolo di confine in uno dei produttori italiani più influenti della sua generazione.