Abbazia San Giorgio è una piccola realtà vitivinicola artigianale dell’isola di Pantelleria, fondata nel 2015 da Battista Belvisi con l’obiettivo di interpretare uno dei territori più estremi e affascinanti del Mediterraneo attraverso una viticoltura essenziale, biologica e profondamente rispettosa dell’identità dell’isola. Il progetto nasce dopo una lunga esperienza maturata da Belvisi nel mondo del vino naturale e prende forma sul versante sud-orientale di Pantelleria, nella zona di Khamma, dove i vigneti si confrontano quotidianamente con vento, siccità, sole intenso e terreni di origine vulcanica. Il nome Abbazia San Giorgio richiama una località dell’isola e identifica una proprietà volutamente piccola, costruita non sulla ricerca dei grandi numeri ma sulla possibilità di seguire direttamente ogni fase della produzione. Il patrimonio aziendale comprende pochi ettari di vigneto, coltivati prevalentemente ad alberello pantesco, l’antichissimo sistema di allevamento riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Le piante vengono mantenute molto basse e collocate all’interno di piccole conche scavate nel terreno, una soluzione sviluppata nei secoli dagli agricoltori panteschi per proteggerle dai fortissimi venti dell’isola e contemporaneamente favorire la raccolta della poca umidità disponibile. I terreni sono di chiara matrice vulcanica, ricchi di pietra lavica e minerali, poveri di sostanza organica e capaci di drenare rapidamente le rare precipitazioni: condizioni estreme che obbligano le radici a lavorare in profondità e contribuiscono alla concentrazione e alla particolare impronta sapida dei vini. Lo Zibibbo, nome locale del Moscato d’Alessandria, è inevitabilmente il grande protagonista e viene interpretato da Battista Belvisi non soltanto attraverso la tradizione dolce del Passito di Pantelleria, ma soprattutto come straordinaria materia prima per vini secchi, macerati e fortemente territoriali. Accanto allo Zibibbo trovano spazio varietà a bacca rossa come Pignatello, nome con cui sull’isola viene tradizionalmente indicato il Perricone, e Alicante, contribuendo a raccontare un volto meno conosciuto della viticoltura pantesca. L’intera superficie viene condotta secondo agricoltura biologica, senza diserbanti o prodotti chimici di sintesi, e il lavoro manuale assume inevitabilmente un ruolo fondamentale in un territorio nel quale la meccanizzazione è estremamente difficile. Anche in cantina l’approccio è volutamente poco interventista: le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni presenti sulle uve, non vengono utilizzati additivi enologici destinati a correggere o standardizzare il vino e la solforosa viene mantenuta a livelli estremamente bassi o, in alcune cuvée, completamente evitata. Le macerazioni sulle bucce rappresentano uno degli strumenti fondamentali della produzione, soprattutto per lo Zibibbo, perché permettono di estrarre non soltanto la componente aromatica tipica della varietà ma anche tannino, struttura e quella componente salina e mediterranea che distingue i vini dell’isola. Orange è una delle etichette più rappresentative di questa filosofia: Zibibbo vinificato secco con prolungato contatto con le bucce, capace di trasformare l’esuberanza aromatica del Moscato d’Alessandria in un vino più profondo, materico e gastronomico. Lustro segue una lettura differente dello stesso vitigno, mentre Cloé e altri vini della gamma permettono di esplorare ulteriormente le possibilità delle uve pantesche attraverso vinificazioni essenziali e affinamenti prevalentemente in contenitori neutri. Bat è invece una delle interpretazioni che mostrano il lato rosso dell’isola, attraverso varietà mediterranee capaci di conservare freschezza nonostante il clima caldo e l’intensa insolazione. La produzione complessiva rimane molto contenuta e le differenti etichette possono cambiare leggermente da una vendemmia all’altra, conseguenza naturale di una filosofia che preferisce seguire l’annata piuttosto che correggerla per ottenere ogni anno vini identici. Abbazia San Giorgio rappresenta così una delle interpretazioni più autenticamente artigianali della Pantelleria contemporanea: un progetto relativamente giovane, nato nel 2015, ma costruito attorno a pratiche agricole che appartengono da secoli alla cultura dell’isola. Battista Belvisi ha scelto di utilizzare lo Zibibbo fuori dagli schemi più convenzionali, mostrando come questa varietà possa produrre non soltanto grandi vini dolci, ma anche bianchi secchi e macerati capaci di esprimere sale, erbe mediterranee, agrumi, frutta matura e la particolare energia dei terreni vulcanici. Alberello pantesco, agricoltura biologica, fermentazioni spontanee, macerazioni e interventi minimi diventano quindi strumenti per raccontare un paesaggio prima ancora che uno stile produttivo. In ogni bottiglia rimane riconoscibile quella combinazione estrema di vento, sole, pietra lavica e mare che rende Pantelleria un luogo viticolo unico al mondo e che Abbazia San Giorgio cerca di trasferire nel vino con la minore mediazione possibile.
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