PIERO BUSSO

BARBERA D'ALBA DOC "MAJANO" 2024 - PIERO BUSSO

Precio normal €23,50 Precio rebajado€25,00ahorra €1,50

Abbinamenti, Perfetta con salumi piemontesi, tajarin al ragù, agnolotti, carni alla brace, salsiccia, formaggi di media stagionatura e cucina tradizionale delle Langhe. Una Barbera immediata ma di grande carattere, firmata da uno dei nomi più affidabili del territorio.
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Barbera d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso e brillante dai riflessi violacei. Al naso emergono profumi di ciliegia croccante, mora, prugna fresca e piccoli frutti rossi, accompagnati da leggere note floreali e speziate. In bocca è succosa, vibrante e scorrevole, con una freschezza tipica della Barbera che dona slancio al sorso e accompagna verso un finale pulito, fruttato e armonioso.

CURIOSITÁ:

La Barbera d’Alba DOC “Majano” 2024 di Piero Busso è una Barbera autentica e territoriale, capace di coniugare energia, succosità e precisione in uno stile elegante e profondamente langarolo. Proveniente da vigneti situati tra Neive e le colline circostanti, nasce da un’attenta gestione agronomica e da una filosofia produttiva che mette al centro purezza del frutto ed equilibrio. Piero Busso interpreta la Barbera con mano delicata, evitando eccessi di concentrazione o sovrastrutture, per valorizzare invece freschezza, tensione e bevibilità. Il vigneto Majano regala uve ricche e luminose, che nell’annata 2024 esprimono un profilo particolarmente fragrante e dinamico.

Piero Busso

Piero Busso è una delle realtà familiari più rappresentative di Neive e del Barbaresco, profondamente legata alla MGA Albesani, dove la storia aziendale prende forma nel 1948 per volontà di Guido Busso, padre di Piero. Dopo la prematura scomparsa di Guido, alla fine degli anni Settanta Piero assume la guida della proprietà e nel 1982 imbottiglia per la prima volta il Barbaresco Albesani, definendo quella filosofia territoriale che ancora oggi caratterizza la cantina. Negli anni il patrimonio si amplia con nuove vigne: nel 1985 nasce il Barbaresco Mondino dalle uve dell’area Balluri, nel 1999 entra Gallina e nel 2000 San Stunet a Treiso; nel 2010 viene inoltre creata la Riserva Albesani Viti Vecchie, dedicata a Guido e ottenuta esclusivamente dalle vecchie piante messe a dimora negli anni Cinquanta. Oggi l’azienda dispone di circa 10 ettari tra Neive e Treiso ed è ancora interamente gestita dalla famiglia: Piero e la moglie Lucia lavorano insieme ai figli Pierguido ed Emanuela, seguendo direttamente vigneti, vendemmia, vinificazione e commercializzazione.  Il Nebbiolo e il Barbaresco rappresentano il cuore assoluto del progetto e vengono interpretati attraverso terroir profondamente differenti. Albesani si trova davanti alla cantina, raggiunge circa 240 metri di altitudine, è esposto a sud-ovest e presenta terreni ricchi di calcare, argilla e limo riconducibili alle Marne di Sant’Agata Fossili; da qui nascono Albesani Vigna Borgese e la più rara Albesani Viti Vecchie Riserva. Anche Gallina si trova a Neive ed è caratterizzata dalle Marne di Sant’Agata, mentre San Stunet cambia completamente scenario: si trova a Treiso, raggiunge circa 400 metri ed è il vigneto più alto della proprietà, con esposizione sud-est e terreni calcareo-sabbiosi che danno origine a Nebbiolo generalmente più tesi, freschi e austeri, bisognosi di maggiore tempo per distendersi. Questa diversità è fondamentale per comprendere Busso: l’obiettivo non è uniformare i Barbaresco attraverso uno stile di cantina riconoscibile, ma conservare le differenze tra esposizione, altitudine e composizione dei suoli. La viticoltura è certificata biologica, ma la famiglia sottolinea come il proprio approccio rispettoso del terreno sia precedente alla certificazione: niente diserbanti chimici, interventi sulla vegetazione ridotti allo stretto necessario, cimature soltanto in casi eccezionali, diradamenti mirati e utilizzo di composti naturali. La stessa impostazione prosegue in cantina, dove l’intervento viene volutamente limitato e la tecnologia non deve sostituirsi alle caratteristiche dell’uva. Le fermentazioni possono essere avviate attraverso pied de cuve con lieviti indigeni e per i Barbaresco l’affinamento privilegia le grandi botti, secondo un’impostazione tradizionale che evita di trasformare il rovere in un elemento aromatico dominante. È una filosofia sintetizzata perfettamente dall’idea della famiglia che il vino debba essere prima di tutto un riflesso del territorio: accompagnarlo durante la sua evoluzione, senza forzarlo, affinché vitigno, frutto e provenienza rimangano riconoscibili. La produzione attuale ruota attorno a una notevole serie di Barbaresco – Albesani Vigna Borgese, Albesani Viti Vecchie Riserva, Gallina, Gallina Viti Vecchie, Mondino e San Stunet – affiancati dal Langhe Nebbiolo e da vini che permettono di leggere altre varietà delle Langhe, come Barbera d’Alba Majano e Vigna San Stefanetto, Langhe Sauvignon Arbé e Langhe Chardonnay. È però attraverso il Nebbiolo che emerge pienamente l’identità di Piero Busso: la stessa varietà viene osservata in cru differenti senza cercare di cancellarne le peculiarità, passando dalla profondità di Albesani alla personalità di Gallina fino alla maggiore altitudine e tensione di San Stunet. La dimensione familiare rimane centrale e distingue ancora oggi il progetto: dieci ettari seguiti direttamente dai Busso e una storia iniziata da Guido nel 1948, proseguita da Piero e Lucia e oggi condivisa con Pierguido ed Emanuela. Piero Busso rappresenta così una lettura profondamente tradizionale ma tutt’altro che immobile del Barbaresco, costruita su agricoltura biologica, interventi minimi, vecchie vigne e soprattutto sulla convinzione che siano le singole colline di Neive e Treiso, molto più della tecnica di cantina, a dover determinare il carattere finale di ogni bottiglia.