DOMENICO CLERICO

BAROLO BUSSIA DOCG "BRICCOTTO" 2020 - DOMENICO CLERICO

Precio normal €125,00 Precio rebajado€139,00ahorra €14,00

Abbinamenti, La profondità e la raffinatezza del Briccotto 2020 richiedono piatti importanti ma altrettanto eleganti. È ideale con brasato al Barolo, guancia di manzo cotta lentamente, filetto e arrosti di carne rossa, ma trova grande sintonia anche con selvaggina, lepre e preparazioni a base di piccione o anatra. Splendido con tajarin al ragù, agnolotti del plin e primi piatti arricchiti da funghi porcini o tartufo bianco d’Alba. La struttura e la lunga persistenza permettono inoltre l’abbinamento con Castelmagno, Parmigiano Reggiano e formaggi piemontesi di lunga stagionatura.
Alcol, 14,5%
Annata, 2020
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Barolo Bussia DOCG “Briccotto” 2020 di Domenico Clerico si presenta con un rosso granato luminoso e profondo, ancora attraversato da vivaci riflessi rubino. Il bouquet è raffinato e stratificato, con fragola matura, ciliegia nera e piccoli frutti rossi che si intrecciano a rosa, ibisco e scorza d’arancia. Con l’ossigenazione emergono menta selvatica, erbe aromatiche, liquirizia e una speziatura sottile di cannella e noce moscata, accompagnate da leggere sensazioni terrose. Al palato sorprende per l’equilibrio tra profondità ed eleganza: il sorso è pieno ma mai pesante, sostenuto da una freschezza precisa e da tannini finissimi, vellutati e perfettamente integrati. La struttura è importante ma si sviluppa con grande naturalezza, privilegiando armonia e finezza più che potenza. Il finale è lungo, disteso e complesso, con ritorni floreali, fruttati e balsamici. Un Barolo di straordinaria classe, già affascinante nella sua giovinezza ma costruito per acquisire ulteriore profondità e complessità attraverso una lunga evoluzione in bottiglia.

CURIOSITÁ:

Briccotto occupa un posto speciale nella storia di Domenico Clerico: è il vigneto da cui ebbe inizio l’avventura della cantina e la prima annata prodotta risale al 1978. Nasce da appena nove filari situati nella Bussia Soprana, nel comune di Monforte d’Alba, a circa 330 metri di altitudine con esposizione pienamente a sud. Le viti, piantate nel 1965, affondano le radici nelle Marne di Sant’Agata Fossili, qui particolarmente sabbiose e ricche di calcare attivo, con una composizione di limo, sabbia e argilla che contribuisce alla finezza del Nebbiolo. La produzione è minuscola, intorno alle 1.000 bottiglie, e soprattutto non avviene ogni anno: Clerico imbottiglia Briccotto soltanto nelle vendemmie ritenute realmente all’altezza e, dalla sua nascita, il vino è stato prodotto in pochissimi millesimi. La vinificazione prevede macerazione sulle bucce e fermentazione a temperatura controllata, seguite da un lungo affinamento che combina barrique di rovere francese e grandi botti di Slavonia. È la lettura più rara e preziosa della Bussia firmata Clerico, ricercata soprattutto per la particolare finezza del tannino e per la capacità di unire intensità, eleganza e longevità.

Domenico Clerico

Domenico Clerico è uno dei nomi che hanno segnato in maniera più profonda la storia contemporanea del Barolo, protagonista di quella generazione di vignaioli che tra gli anni Ottanta e Novanta contribuì a trasformare radicalmente la percezione internazionale delle Langhe. La cantina nasce a Monforte d’Alba nel 1976, quando Domenico Clerico e la moglie Giuliana decidono di dedicarsi completamente alla viticoltura partendo da una piccola azienda familiare. Domenico comprende molto presto che il futuro non consiste semplicemente nel produrre vino, ma nel possedere e conoscere direttamente le vigne migliori: inizia così ad acquistare piccoli appezzamenti in alcune delle zone più vocate di Monforte, costruendo progressivamente un patrimonio viticolo destinato a diventare il vero cuore dell’azienda. Una delle prime acquisizioni decisive arriva nel 1977 con una parcella nella Bussia, seguita nel 1979 dall’ingresso a Ginestra, MGA destinata a diventare indissolubilmente legata al nome Clerico. È proprio all’interno di Ginestra che si trovano due delle vigne simbolo della cantina, Ciabot Mentin e Pajana, dalle quali nascono Barolo capaci di interpretare sfumature differenti dello stesso grande territorio. Ciabot Mentin prende il nome dal piccolo ricovero, il “ciabot”, appartenuto a Mentin Ginestra e diventa nel tempo una delle etichette più riconoscibili della produzione. Pajana racconta invece un’altra porzione della stessa MGA e mostra quanto esposizione, altitudine e caratteristiche del suolo possano modificare l’espressione del Nebbiolo anche all’interno di una singola collina. A queste vigne si aggiunge Mosconi, altro luogo storico di Monforte d’Alba, dal quale nasce Percristina, uno dei vini più importanti e personali della cantina. Il nome è un omaggio alla figlia di Domenico e Giuliana, Cristina, scomparsa giovanissima, e conferisce a questa bottiglia un significato che supera inevitabilmente quello puramente enologico. Prodotto soltanto quando le condizioni della vendemmia vengono considerate adeguate, Percristina è pensato per affrontare un lungo percorso di maturazione prima della commercializzazione e rappresenta l’espressione più intima del rapporto tra la famiglia e il proprio territorio. La filosofia di Domenico Clerico si sviluppa in un periodo di grandi cambiamenti per le Langhe. Insieme ad altri produttori della sua generazione, Domenico mette in discussione alcune consuetudini della viticoltura e dell’enologia locale, introducendo rese più basse, selezioni severe in vigneto, maggiore attenzione alla maturazione delle uve e tecniche di cantina capaci di ottenere estrazioni più precise. L’utilizzo delle barrique diventa uno degli elementi più discussi del suo stile e contribuisce a farlo identificare come uno dei cosiddetti “modernisti” del Barolo. Ridurre però il suo lavoro alla contrapposizione tra barrique e botte grande significherebbe perdere il punto fondamentale della sua visione. Per Domenico il vino nasce prima di tutto in vigna e una delle frasi che meglio sintetizza il suo pensiero è l’idea che la terra sia sempre più forte dell’uomo: la tecnica può accompagnare il vino, ma non può sostituire la qualità e l’identità di un grande vigneto. Nel corso del tempo anche l’approccio agli affinamenti evolve, dimostrando come la cantina non abbia mai considerato una determinata tecnica come un dogma immutabile. L’esperienza accumulata vendemmia dopo vendemmia porta a un utilizzo sempre più misurato del legno e a una ricerca orientata verso maggiore trasparenza territoriale, mantenendo però quella precisione e quella profondità che hanno reso riconoscibili i vini Clerico. Monforte d’Alba costituisce il centro assoluto di questa ricerca. Qui i terreni appartengono prevalentemente alle formazioni geologiche più antiche della denominazione e presentano marne, arenarie e importanti componenti calcaree, condizioni capaci di generare Nebbiolo strutturati, profondi e caratterizzati da una trama tannica importante. Ginestra, Mosconi e Bussia diventano quindi non semplicemente nomi prestigiosi, ma differenti strumenti attraverso i quali raccontare il territorio. Il lavoro in vigneto è estremamente rigoroso e comprende potature attente, gestione precisa della vegetazione, controllo delle rese e selezione dei grappoli, con l’obiettivo di ottenere maturità completa senza perdere l’equilibrio naturale delle uve. La famiglia ha progressivamente sviluppato anche una maggiore sensibilità verso la biodiversità e la salute del suolo, considerando la sostenibilità parte integrante della capacità di consegnare alle generazioni future un patrimonio viticolo ancora vitale. Accanto ai grandi Barolo di singola provenienza, la produzione comprende Aeroplan Servaj, altra interpretazione di grande prestigio del Nebbiolo e nome che richiama il soprannome attribuito a Domenico per il suo carattere energico, anticonformista e instancabile. Il Barolo del Comune di Monforte d’Alba offre invece una lettura più ampia del territorio attraverso l’incontro di differenti vigne, dimostrando come l’assemblaggio possa rappresentare una forma altrettanto autentica di interpretazione rispetto alla singola MGA. Nebbiolo, Barbera e Dolcetto completano il patrimonio tradizionale della cantina e vengono lavorati con la stessa attenzione riservata alle etichette più prestigiose. La Barbera, in particolare, ha sempre occupato un posto importante nel pensiero di Domenico, che ne ha esplorato il potenziale attraverso vini di grande intensità e profondità, contribuendo a dimostrare quanto questa varietà potesse andare oltre il ruolo di semplice vino quotidiano. Dopo la scomparsa di Domenico nel 2017, Giuliana e il gruppo cresciuto accanto alla famiglia hanno continuato il progetto mantenendone lo spirito ma proseguendo anche quel processo di evoluzione che aveva sempre caratterizzato il fondatore. L’eredità di Domenico Clerico non consiste infatti in una formula enologica da ripetere, ma in un modo di osservare il vigneto: curiosità, rigore, capacità di mettere in discussione le consuetudini e soprattutto convinzione che siano le grandi vigne a determinare il valore di un vino. Ciabot Mentin, Pajana, Mosconi, Ginestra e Bussia costituiscono oggi le differenti voci di questa storia. Domenico Clerico ha contribuito a cambiare il Barolo senza recidere il legame con la sua origine contadina, trasformando una piccola azienda di Monforte in una delle cantine più riconoscibili delle Langhe. Dietro il successo internazionale rimane però un principio molto semplice: prima della cantina viene la vigna, prima della tecnica viene la terra e il compito del vignaiolo è comprenderla abbastanza profondamente da permetterle di esprimersi nel vino.