PODERI LUIGI EINAUDI

BAROLO DOCG "MONVIGLIERO" 2020 - PODERI LUIGI EINAUDI

Precio normal €55,90 Precio rebajado€77,00ahorra €21,10

Abbinamenti, Il Barolo Monvigliero 2020 trova la propria dimensione ideale accanto alla grande cucina piemontese. È splendido con agnolotti del plin al fondo d’arrosto, tajarin al ragù, brasato al Barolo, guancia di manzo e arrosti, ma la particolare eleganza del cru consente anche abbinamenti meno potenti rispetto a quelli richiesti dai Barolo più muscolari. Ottimo con anatra, piccione, faraona e selvaggina da piuma, trova nel tartufo un compagno naturale, così come nei funghi porcini e nei formaggi stagionati.
Alcol, 14,5%
Annata, 2020
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice il Monvigliero 2020 mostra un luminoso rosso granato, trasparente e raffinato. Il naso esprime immediatamente il carattere del cru attraverso rosa, violetta e piccoli frutti rossi, ai quali si aggiungono lampone selvatico, marasca e una fresca sfumatura di scorza d’arancia. Con l’ossigenazione il profilo diventa più profondo e lascia emergere spezie fini, erbe aromatiche e leggere sensazioni balsamiche. Al palato riesce a coniugare eleganza e struttura: l’ingresso è succoso e fresco, il frutto rimane nitido e la trama tannica, pur presente e incisiva, possiede quella qualità avvolgente che Poderi Luigi Einaudi identifica come uno dei caratteri distintivi del proprio Monvigliero. La progressione è slanciata, senza eccessi di concentrazione, sostenuta da acidità e tannino più che dalla potenza. Il finale è lungo e preciso, con ritorni di frutti rossi, spezie, agrumi e una sottile impronta minerale. È un Barolo che interpreta il 2020 attraverso finezza e proporzione, già affascinante oggi ma costruito per acquisire ulteriore complessità con il tempo.

CURIOSITÁ:

Il Barolo Monvigliero 2020 rappresenta una delle acquisizioni più recenti e affascinanti nel mosaico dei cru di Poderi Luigi Einaudi. La vigna di Monvigliero entra infatti a far parte dei Poderi nel 2017 e già con la vendemmia 2018 nasce la prima annata di questo Barolo. Siamo a Verduno, nell’estremità settentrionale della denominazione, in uno dei cru storicamente più prestigiosi del comune e conosciuto per una lettura del Nebbiolo particolarmente elegante, floreale e raffinata. Einaudi dispone qui di 1,50 ettari posti tra 220 e 310 metri di altitudine, con esposizioni sud-est e sud-ovest e vigne piantate nel 1969 e nel 1980. Il terreno, ricco di calcare e gesso, costituisce uno degli elementi fondamentali dell’identità del vino. Il 2020 nasce inoltre da un’annata giudicata eccellente dalla stessa tenuta: il Nebbiolo raggiunse la vendemmia in condizioni ottimali, con una maturazione fenolica progressiva e una buona conservazione dell’acidità, condizioni particolarmente favorevoli per vini destinati al lungo affinamento. Monvigliero diventa così per Einaudi una sfida di stile: interpretare uno dei luoghi più fini di Verduno attraverso una vinificazione tradizionale, cemento e grandi botti, lasciando che siano soprattutto Nebbiolo e vigneto a definire il carattere del vino.

Poderi Luigi Einaudi

Poderi Luigi Einaudi è una delle cantine storiche delle Langhe, una proprietà nella quale la cultura del vino si intreccia con una delle figure più importanti della storia italiana del Novecento. Tutto ha inizio nel 1897 a Dogliani, quando Luigi Einaudi, giovane economista piemontese destinato molti anni più tardi a diventare il secondo Presidente della Repubblica Italiana, acquista il podere San Giacomo. Il suo interesse per l’agricoltura non è semplicemente quello di un proprietario terriero: Einaudi considera la terra una risorsa economica e sociale fondamentale e vede nella modernizzazione dell’agricoltura uno degli strumenti attraverso cui migliorare le condizioni delle Langhe. La proprietà cresce progressivamente attraverso l’acquisto di nuovi poderi e vigneti, mentre vengono restaurate le cascine e introdotte pratiche agricole più moderne. In un periodo nel quale la fillossera sta trasformando radicalmente la viticoltura europea, Einaudi comprende anche l’importanza dell’utilizzo di viti innestate su portainnesti americani e partecipa a quel processo di ricostruzione che consentirà ai vigneti piemontesi di superare una delle crisi più profonde della loro storia. Nel 1915 compie un passaggio fondamentale decidendo di costruire una cantina e seguire direttamente la produzione e l’imbottigliamento, trasformando progressivamente l’attività agricola in una vera azienda vitivinicola. Il primo grande protagonista è il Dolcetto di Dogliani, varietà profondamente radicata in queste colline e alla quale la famiglia rimarrà sempre legata. Tra le acquisizioni più significative figurano i vigneti della zona di San Luigi, territorio particolarmente vocato per il Dolcetto e destinato a diventare uno dei nuclei storici della proprietà. Luigi Einaudi contribuisce così alla valorizzazione di un vino che all’epoca possedeva soprattutto una dimensione locale, scegliendo di imbottigliarlo e commercializzarlo con il nome della propria azienda. Il rapporto personale con Dogliani rimane fortissimo anche quando la sua carriera accademica e politica lo conduce lontano dalle Langhe. Economista, Governatore della Banca d’Italia, Ministro e infine Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, Einaudi continua a considerare i poderi una parte essenziale della propria vita e mantiene un legame costante con le vendemmie e con l’attività agricola. Negli anni il suo interesse si estende naturalmente anche al Nebbiolo. Dopo alcune esperienze viticole in altre zone delle Langhe, nel 1958 acquista la proprietà di Terlo, nel comune di Barolo, compiendo l’ultimo grande investimento viticolo della sua vita. L’ingresso a Barolo segna una nuova fase per l’azienda e permette alla famiglia di confrontarsi direttamente con il Nebbiolo destinato alla denominazione più prestigiosa delle Langhe. Dopo la morte del fondatore, la continuità viene garantita dal figlio Roberto Einaudi, nato proprio nella cascina San Giacomo. Ingegnere e imprenditore, Roberto mantiene un rapporto molto stretto con l’azienda agricola e contribuisce allo sviluppo della proprietà senza modificarne la vocazione familiare. Una nuova fase prende forma alla fine degli anni Ottanta con Paola Einaudi e Giorgio Ruffo, che scelgono di dedicarsi direttamente ai Poderi e avviano importanti investimenti nei vigneti e nella cantina. La produzione viene progressivamente orientata verso una maggiore valorizzazione delle singole provenienze e il nome Einaudi consolida la propria presenza tra le aziende storiche delle Langhe. Oggi il progetto continua con Matteo Sardagna Einaudi, quarta generazione della famiglia, che ha ampliato ulteriormente il patrimonio viticolo mantenendo Dogliani come centro storico della proprietà. I Poderi comprendono numerose cascine e vigneti distribuiti tra differenti comuni delle Langhe, creando un mosaico che permette di confrontare territori, esposizioni e composizioni geologiche profondamente diverse. Il Dolcetto continua a rappresentare una parte fondamentale dell’identità aziendale. Dogliani non è semplicemente il luogo nel quale è nata la cantina, ma il territorio attraverso cui Luigi Einaudi ha iniziato concretamente il proprio progetto vitivinicolo. Vigneti come San Luigi e quelli delle colline circostanti permettono di interpretare il Dolcetto non soltanto come vino immediato e quotidiano, ma anche attraverso selezioni capaci di sviluppare struttura e complessità. Vigna Tecc rappresenta una delle espressioni più significative di questa ricerca e mostra la volontà di attribuire al Dogliani un ruolo centrale all’interno della produzione. Il Nebbiolo permette invece alla famiglia di attraversare alcuni dei territori più prestigiosi del Barolo. Alla storica proprietà di Terlo si sono aggiunte nel tempo parcelle all’interno di MGA celebri come Cannubi, Bussia, Monvigliero e Villero. Questa distribuzione rappresenta uno degli aspetti più interessanti del patrimonio aziendale perché consente di osservare il comportamento dello stesso vitigno in comuni profondamente differenti. Cannubi porta nel cuore storico di Barolo e rappresenta una delle colline più celebri dell’intera denominazione; Bussia permette di confrontarsi con la struttura e la profondità tipiche di Monforte d’Alba; Villero racconta l’equilibrio e la complessità di Castiglione Falletto, mentre Monvigliero conduce verso Verduno e verso una delle interpretazioni tradizionalmente più fini e fragranti del Nebbiolo. Terlo mantiene però un significato particolare, perché rappresenta il collegamento diretto con Luigi Einaudi e con la sua decisione di produrre personalmente Barolo. Ogni vigneto viene considerato come un’identità autonoma e il lavoro cerca di conservare le differenze determinate da esposizione, altitudine e composizione dei terreni. In cantina l’affinamento accompagna questa ricerca senza trasformare il legno in protagonista, privilegiando un’evoluzione capace di preservare eleganza e riconoscibilità del Nebbiolo. Il tempo assume inevitabilmente un ruolo centrale, soprattutto per i Barolo, che vengono concepiti come vini destinati a sviluppare progressivamente complessità e armonia. Poderi Luigi Einaudi rappresenta così una storia iniziata a Dogliani alla fine dell’Ottocento e cresciuta attraverso quattro generazioni senza perdere il proprio rapporto con la terra. Il nome di Luigi Einaudi rimane inevitabilmente legato alla storia politica e culturale italiana, ma nelle Langhe racconta soprattutto la storia di un uomo che comprese molto presto il valore dell’agricoltura e della qualità vitivinicola. Dal Dolcetto di Dogliani al Nebbiolo di Terlo, Cannubi, Bussia, Villero e Monvigliero, la proprietà è diventata nel tempo un vero mosaico delle Langhe, continuando a seguire un principio già presente nel progetto del fondatore: custodire i vigneti come patrimonio familiare e lasciare che ogni collina possa esprimere nel vino la propria identità.