PAOLO SCAVINO

BAROLO DOCG "RISERVA ROCCHE ANNUNZIATA" RISERVA 2013 - PAOLO SCAVINO

Precio normal €185,00 Precio rebajado€210,00ahorra €25,00

Abbinamenti, Il Barolo Riserva Rocche dell’Annunziata 2013 merita una cucina raffinata, capace di accompagnarne la complessità senza sovrastarla. È magnifico con agnolotti del plin al fondo d’arrosto, tajarin al ragù, brasato al Barolo e guancia di manzo, ma l’eleganza del cru permette abbinamenti particolarmente riusciti anche con piccione, anatra, faraona e selvaggina da piuma. Straordinario con tartufo bianco d’Alba e funghi porcini, trova una splendida sintonia anche con Castelmagno e altri formaggi lungamente stagionati.
Alcol, 14,5%
Annata, 2013
Denominazione, Barolo Riserva DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 18/20°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice il 2013 mostra un granato luminoso e profondo, già attraversato dalle sfumature evolutive di un Nebbiolo che ha superato il primo decennio di vita. Il bouquet è estremamente stratificato: rosa appassita e violetta incontrano ciliegia, lampone e arancia sanguinella, per lasciare progressivamente spazio a liquirizia, tabacco, erbe balsamiche, spezie fini, sottobosco e leggere sensazioni terrose. Con l’ossigenazione emergono continuamente nuove sfumature, mantenendo però quella componente floreale che costituisce una delle firme più affascinanti di Rocche dell’Annunziata. Al palato è profondo ma mai pesante. La materia è avvolgente, sostenuta da una freschezza ancora viva e da tannini finissimi che l’evoluzione ha progressivamente levigato senza cancellarne l’energia. La progressione è lunga, elegante e quasi vellutata, con una componente sapida che accompagna il frutto e le spezie fino a una chiusura persistente, balsamica e minerale. È un Barolo che oggi si trova in una fase splendida, capace di combinare i primi caratteri terziari con una struttura ancora vitale e destinata a proseguire ulteriormente la propria evoluzione.

CURIOSITÁ:

Il Barolo Riserva “Rocche dell’Annunziata” 2013 rappresenta una delle espressioni più rare e prestigiose di Paolo Scavino, nata da uno dei vigneti simbolo di La Morra e prodotta soltanto nelle annate ritenute capaci di sostenere il lungo percorso previsto per una Riserva. Rocche dell’Annunziata è un luogo storico del Barolo, conosciuto per la capacità di dare Nebbiolo di straordinaria finezza, profumo e profondità, con un carattere generalmente più elegante e seducente rispetto alle espressioni più austere della denominazione. La famiglia Scavino lavora questa vigna dal 1990 e la considera uno dei vertici del proprio patrimonio viticolo. Il 2013 è inoltre un millesimo particolarmente significativo: una stagione lunga, con maturazione lenta e vendemmia tardiva, condizioni che hanno favorito Nebbiolo dotati di grande precisione aromatica, acidità e capacità evolutiva. Per la Riserva, Scavino prolunga ulteriormente il normale percorso di affinamento, lasciando che sia il tempo a distendere la trama tannica e ad amplificare la complessità del cru. Il risultato è un Barolo che unisce la raffinatezza naturale di La Morra alla profondità di una lunga maturazione, mostrando quanto Rocche dell’Annunziata possa essere delicato nell'espressione e contemporaneamente monumentale nella capacità di attraversare gli anni.

Paolo Scavino

Paolo Scavino è uno dei nomi che hanno segnato profondamente la storia moderna del Barolo, una cantina familiare di Castiglione Falletto capace di attraversare oltre un secolo di viticoltura mantenendo il Nebbiolo e la conoscenza delle singole vigne al centro del proprio progetto. Le origini risalgono al 1921, quando Enrico Scavino fonda l’azienda insieme al padre Paolo, iniziando un percorso che sarebbe progressivamente cresciuto attraverso l’acquisizione e la valorizzazione di vigneti in alcuni dei territori più importanti della denominazione. Il nome Paolo Scavino nasce quindi come omaggio alla prima generazione familiare e continua ancora oggi a identificare una delle realtà storiche di Castiglione Falletto. Fin dagli inizi la famiglia sviluppa una forte attenzione verso le differenze tra le singole colline, in un periodo nel quale parlare di cru e vinificazioni parcellari era molto meno comune rispetto a oggi. Un passaggio fondamentale avviene con Enrico Scavino, classe 1940, che entra giovanissimo nella vita della cantina e diventa progressivamente il protagonista della sua trasformazione. La sua visione parte da un principio semplice ma decisivo: la qualità del vino deve essere costruita prima di tutto in vigneto. Osservazione delle piante, controllo delle rese, maturità delle uve e conoscenza delle singole esposizioni diventano quindi strumenti fondamentali per interpretare il Nebbiolo. Enrico appartiene alla generazione che tra gli anni Ottanta e Novanta contribuisce a modificare profondamente l’immagine internazionale del Barolo. In quegli anni diversi produttori delle Langhe iniziano a sperimentare nuove tecniche di vinificazione e affinamento, cercando maggiore precisione del frutto, tannini più equilibrati e una maggiore pulizia espressiva. Paolo Scavino partecipa attivamente a questa fase di rinnovamento, senza però trasformare l’innovazione in un obiettivo autonomo: tecniche e contenitori vengono considerati strumenti da adattare alla materia prima e non elementi destinati a cancellare il carattere della vigna. Con il passare degli anni l’esperienza porta infatti la famiglia a modificare e affinare continuamente il proprio approccio, mantenendo come riferimento la capacità del Nebbiolo di raccontare le differenti origini. Il patrimonio viticolo diventa progressivamente uno dei più articolati della denominazione, con parcelle distribuite in numerosi comuni e MGA del Barolo. Castiglione Falletto rimane il centro storico, ma la famiglia lavora anche a Barolo, La Morra, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba, Verduno e Novello, costruendo un vero mosaico attraverso il quale confrontare geologie, altitudini ed esposizioni differenti. Tra le vigne simbolo della cantina occupa un posto particolare Bric dël Fiasc, situato a Castiglione Falletto e legato alla famiglia fin dalle origini. È una delle espressioni più rappresentative dello stile Paolo Scavino e un Barolo nel quale la struttura tipica del territorio incontra finezza, profondità e una notevole capacità di evoluzione. Rocche dell’Annunziata porta invece nel comune di La Morra, in uno dei cru storicamente più celebrati per l’eleganza del Nebbiolo. Da questa vigna nasce anche la prestigiosa Riserva, prodotta soltanto nelle condizioni considerate adeguate e destinata a lunghi affinamenti prima della commercializzazione. Cannubi permette alla famiglia di confrontarsi con una delle colline più famose del comune di Barolo, mentre Monvigliero racconta il carattere di Verduno e Ravera quello di Novello. A questi si affiancano altre importanti provenienze, creando una collezione che permette di osservare quanto profondamente il Nebbiolo possa cambiare all’interno di pochi chilometri. Proprio questa diversità costituisce il cuore della filosofia aziendale. Ogni vigneto viene seguito e vinificato cercando di conservarne la personalità, senza applicare necessariamente la stessa ricetta a tutte le uve. Il lavoro in campagna è estremamente rigoroso e comprende selezioni, controllo delle rese e una costante osservazione delle condizioni vegetative, partendo dalla convinzione che nessuna tecnica di cantina possa sostituire la qualità del grappolo. Anche il concetto di maturità viene interpretato attraverso la ricerca dell’equilibrio: non soltanto concentrazione zuccherina, ma maturità fenolica, acidità e integrità aromatica devono raggiungere insieme il punto desiderato. In cantina la famiglia ha attraversato differenti fasi stilistiche e sperimentazioni, adattando progressivamente fermentazioni, macerazioni e affinamenti alla crescente conoscenza delle singole vigne. L’utilizzo del legno viene gestito con attenzione affinché non diventi una firma aromatica dominante e il tempo rimane uno degli strumenti fondamentali per permettere al Nebbiolo di integrare naturalmente tannino, acidità e struttura. Accanto ai Barolo di singola MGA, la cantina produce assemblaggi che possiedono un significato altrettanto importante. Il Barolo rappresenta una lettura più ampia della denominazione attraverso l’incontro di differenti vigneti, mentre Carobric nasce dall’unione di parcelle selezionate e mostra come l’arte dell’assemblaggio possa convivere con la valorizzazione dei singoli cru. La gamma comprende inoltre Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, varietà che appartengono da generazioni alla cultura agricola delle Langhe e che la famiglia continua a considerare parte integrante della propria identità. Oggi la continuità del progetto è affidata alle nuove generazioni della famiglia Scavino, che portano avanti il patrimonio costruito da Enrico senza trasformarlo in qualcosa di statico. Questa capacità di evolvere rappresenta probabilmente uno degli aspetti più importanti della cantina: Paolo Scavino non ha mai interpretato tradizione e innovazione come due schieramenti contrapposti, ma come strumenti che possono convivere quando l’obiettivo rimane quello di esprimere la vigna. Dopo oltre un secolo di storia, Bric dël Fiasc, Rocche dell’Annunziata, Cannubi, Monvigliero, Ravera e le altre grandi parcelle della proprietà costituiscono così le differenti voci di un unico progetto. Paolo Scavino rappresenta un Barolo costruito sull’osservazione e sull’esperienza, nel quale ogni generazione ha modificato qualcosa senza perdere il principio fondamentale ereditato dalla precedente: il Nebbiolo può assumere forme profondamente diverse da una collina all’altra e il compito della famiglia è permettere a queste differenze di arrivare nel bicchiere con la maggiore precisione possibile.