ELIO ALTARE

BAROLO DOCG "UNOPERUNO®" 2017 - ELIO ALTARE

Precio normal €255,00 Precio rebajado€285,00ahorra €30,00

Abbinamenti, È ideale con carni rosse nobili come filetto di manzo, costata alla brace e tagliata, ma esprime il suo massimo con preparazioni più complesse come brasati, stracotti e guance di vitello al vino rosso, dove la succosità della carne incontra la trama tannica elegante del vino.
Alcol, 15%
Annata, 2017
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Estate molto calda e secca, con vendemmia anticipata e grande selezione. Il vino è più immediato e fruttato, con ciliegia matura, spezie dolci, erbe secche e note balsamiche leggere. Al palato è morbido, meno verticale, ma sorprendentemente equilibrato e godibile.

CURIOSITÁ:

“Uno per Uno” è una delle interpretazioni più radicali e visionarie del Barolo secondo Elio Altare. Il nome racconta già la filosofia del vino: ogni singolo acino viene selezionato manualmente, uno ad uno, per garantire solo la materia prima perfettamente matura e integra. È un approccio quasi ossessivo, che porta la selezione dell’uva a un livello estremo di precisione artigianale. Il progetto nasce dalla volontà di raggiungere una purezza assoluta del Nebbiolo, eliminando ogni imperfezione per lasciare spazio solo all’essenza del frutto e del terroir. Ne risulta un Barolo di rara eleganza, più etereo che muscolare, che unisce la profondità tipica della Langa a una lettura moderna, trasparente e quasi “traslucida” del vitigno. È considerato uno dei vini simbolo della filosofia di Altare: innovazione, rigore e una visione che ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di Barolo contemporaneo, portandolo verso nuove forme di finezza e leggerezza espressiva senza perdere identità e profondità.

Elio Altare

Elio Altare è uno dei protagonisti della trasformazione che, tra gli anni Settanta e Novanta, ha cambiato profondamente il volto del Barolo. La sua cantina si trova ad Annunziata, frazione di La Morra, e racconta una storia fatta di famiglia, lavoro contadino e scelte coraggiose, spesso in aperto contrasto con le consuetudini dell’epoca. Il risultato è una delle interpretazioni più riconoscibili del Nebbiolo delle Langhe, costruita sulla ricerca di eleganza, purezza del frutto e precisione.
Le origini dell’azienda risalgono al 1948, quando la famiglia Altare acquista una cascina a La Morra. Come accadeva frequentemente nelle Langhe del dopoguerra, la proprietà non era dedicata esclusivamente alla vite: accanto ai vigneti trovavano spazio noccioleti e alberi da frutto, mentre il vino rappresentava soltanto una delle attività necessarie al sostentamento della famiglia.
Elio cresce lavorando direttamente in campagna e conosce fin da giovane la realtà di una Langa molto diversa da quella celebrata oggi in tutto il mondo. Negli anni Settanta il Barolo attraversa infatti un periodo economicamente difficile, molti vigneti hanno un valore modesto e numerosi giovani preferiscono lasciare le campagne alla ricerca di opportunità differenti.
Un momento fondamentale arriva nel 1976, quando Elio compie un viaggio in Borgogna insieme ad altri giovani produttori. Il confronto con i vignaioli francesi gli mostra un modello completamente diverso: grande attenzione alle singole parcelle, rese contenute, cura quasi maniacale delle uve e una capacità di attribuire enorme valore alla provenienza del vino. Tornato nelle Langhe, decide che anche il Barolo deve intraprendere un percorso simile.
La trasformazione comincia soprattutto dalla vigna. Elio riduce drasticamente le rese, introduce diradamenti e aumenta l’attenzione dedicata a ogni pianta, convinto che nessuna tecnica di cantina possa sostituire la qualità dell’uva. È un principio che rimarrà centrale anche quando le sue scelte enologiche diventeranno molto più innovative rispetto alla tradizione locale.
A questo periodo appartiene uno degli episodi più conosciuti della sua storia. Determinato a modificare il sistema produttivo della cantina, Elio arriva a tagliare con una motosega le vecchie grandi botti utilizzate dalla famiglia per fare spazio a recipienti più piccoli. Il gesto diventa quasi il simbolo della contrapposizione tra tradizionalisti e modernisti che avrebbe animato il mondo del Barolo negli anni successivi.
Il conflitto con il padre è durissimo. Le idee di Elio vengono considerate troppo radicali e, alla morte del padre, il futuro dell’azienda diventa incerto. Elio riesce tuttavia a continuare il proprio percorso, ricostruendo progressivamente la proprietà e portando avanti quella visione che inizialmente aveva provocato una profonda frattura familiare.
La sua rivoluzione non può però essere ridotta semplicemente all’utilizzo della barrique. Il vero cambiamento riguarda il modo di concepire l’intero processo produttivo. Vigna, maturazione dell’uva, selezione dei grappoli, fermentazione e affinamento vengono ripensati per ottenere Nebbiolo più nitidi e tannini più raffinati, senza rinunciare alla struttura e alla capacità di evoluzione tipiche del Barolo.
Le macerazioni diventano più brevi rispetto alle lunghissime estrazioni diffuse tradizionalmente nelle Langhe e il piccolo legno francese viene utilizzato durante l’affinamento. L’obiettivo è ottenere vini capaci di esprimere il frutto con maggiore immediatezza e di raggiungere equilibrio senza dover necessariamente attendere decenni prima di essere apprezzati.
Il cuore della proprietà rimane Arborina, uno dei vigneti più importanti di La Morra. Da questa collina nasce uno dei Barolo simbolo della cantina, un vino nel quale Elio ricerca soprattutto finezza, profumo e profondità. La natura dei terreni e il carattere generalmente elegante del Nebbiolo di La Morra trovano qui una delle interpretazioni che hanno reso Altare conosciuto a livello internazionale.
Nel tempo il progetto si amplia attraverso altre prestigiose provenienze della denominazione. Brunate, Cannubi e Cerretta permettono alla cantina di confrontarsi con territori differenti, mostrando quanto il Nebbiolo possa cambiare carattere passando dalle colline di La Morra a quelle di Barolo o Serralunga d’Alba.
Accanto al Nebbiolo, Elio ha sempre riservato grande attenzione anche alla Barbera e al Dolcetto, rifiutando l’idea che questi vitigni dovessero necessariamente occupare un ruolo secondario. Larigi rappresenta perfettamente questa filosofia: una Barbera proveniente da una vecchia vigna e interpretata con la stessa attenzione normalmente riservata ai grandi Barolo.
Tra i progetti più particolari della cantina si trova Unoperuno, nato da una ricerca estrema sulla selezione del Nebbiolo. Gli acini vengono separati manualmente dal grappolo uno alla volta, eliminando raspi e piccioli prima della fermentazione. Una lavorazione lentissima che racconta fino a che punto la famiglia sia disposta a spingersi nella ricerca della precisione.
Oggi la continuità aziendale è affidata soprattutto alla figlia Silvia Altare, entrata progressivamente nel progetto familiare e diventata protagonista della nuova generazione. Elio continua a rappresentare una presenza fondamentale, ma il passaggio generazionale permette alla cantina di evolvere mantenendo intatti i principi costruiti in decenni di lavoro.
Elio Altare racconta così uno dei capitoli più importanti della storia moderna delle Langhe. La sua non è stata semplicemente una battaglia tra barrique e grandi botti, ma una nuova idea di viticoltura fondata sulla qualità assoluta della vigna, sulla riduzione delle rese e sulla ricerca dell’eleganza. Da Arborina agli altri grandi cru del Barolo, il percorso iniziato negli anni Settanta continua ancora oggi con la stessa convinzione: rispettare profondamente il territorio non significa necessariamente ripetere ciò che è sempre stato fatto, ma avere il coraggio di trovare il modo migliore per esprimerlo.