BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2019 - CECCHI
Abbinamenti, La struttura e la profondità del Brunello di Montalcino 2019 di Cecchi lo rendono ideale con i grandi piatti della cucina toscana e con preparazioni di carne importanti. È splendido con bistecca alla fiorentina, brasati, arrosti di manzo, agnello e selvaggina, ma accompagna magnificamente anche pappardelle al ragù di cinghiale, primi piatti con sughi di carne e preparazioni a base di funghi porcini o tartufo. Molto interessante con cinghiale in umido e carni cotte lentamente con erbe aromatiche, mentre la lunga persistenza permette ottimi accostamenti con Pecorino Toscano stagionato e altri formaggi a pasta dura di lunga maturazione.
Alcol, 14,5%
Annata, 2019
Denominazione, Brunello di Montalcino DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Sangiovese 100%
NOTE SENSORIALI:
CURIOSITÁ:
Il Brunello di Montalcino di Cecchi nasce esclusivamente da Sangiovese coltivato nel territorio di Montalcino, da vigneti posti indicativamente tra i 350 e i 450 metri di altitudine su terreni di medio impasto particolarmente ricchi di argilla. Le vigne raggiungono una densità di circa 5.000 ceppi per ettaro e vengono gestite con rese contenute, così da favorire concentrazione e regolarità nella maturazione. La vinificazione segue un’impostazione tradizionale, con fermentazione a temperatura controllata intorno ai 28 °C e circa 18 giorni di permanenza sulle bucce. Il vino matura successivamente per 24 mesi in legno, utilizzando in parte botti nuove e soprattutto contenitori già utilizzati, e completa il proprio percorso con almeno altri 24 mesi di affinamento in bottiglia. Il 2019 è un millesimo particolarmente significativo: il Consorzio del Brunello di Montalcino gli attribuì il massimo riconoscimento di cinque stelle, sottolineando maturità dei tannini, succosità e potenza. Cecchi, famiglia attiva nel vino toscano dal 1893, interpreta qui il Sangiovese con uno stile che ricerca soprattutto equilibrio tra struttura, eleganza e capacità di evoluzione.
Famiglia Cecchi +
Famiglia Cecchi è uno dei nomi storici della viticoltura toscana, una realtà che attraversa cinque generazioni e oltre centotrent’anni di storia mantenendo nel Sangiovese e nel Chianti Classico il centro della propria identità. Il percorso prende avvio nel 1893 con Luigi Cecchi, che intraprende l’attività di “palatista”, figura professionale specializzata nell’assaggio, nella valutazione e nella selezione dei vini. Da quella competenza nasce progressivamente un progetto familiare destinato a crescere insieme alla moderna viticoltura toscana, passando di generazione in generazione e sviluppando una conoscenza sempre più approfondita dei differenti territori nei quali il Sangiovese riesce a esprimersi. Un momento fondamentale arriva con il consolidamento della presenza a Castellina in Chianti, uno dei comuni storici del Chianti Classico, che diventa il centro operativo e simbolico della famiglia. È qui che Cecchi costruisce la propria interpretazione più riconoscibile della Toscana, lavorando su colline caratterizzate da altitudini, esposizioni e terreni capaci di preservare nel Sangiovese freschezza, struttura e quella particolare combinazione di frutto, componente floreale e trama tannica che costituisce il carattere dei grandi vini del territorio. Nel corso del Novecento l’azienda cresce progressivamente, ma è soprattutto con Andrea e Cesare Cecchi, quarta generazione della famiglia, che il progetto assume una dimensione più ampia, passando dall’identità di storica casa del Chianti a quella di realtà articolata su differenti tenute. La filosofia non consiste semplicemente nell’acquisire vigneti, ma nel cercare territori capaci di mostrare personalità distinte e costruire per ciascuno un progetto autonomo. Villa Cerna, a Castellina in Chianti, rappresenta uno dei luoghi fondamentali di questo percorso e diventa una delle espressioni più profonde del rapporto della famiglia con il Chianti Classico. Qui il Sangiovese è il protagonista assoluto e viene interpretato attraverso vini nei quali eleganza, freschezza e capacità di evoluzione devono prevalere sulla semplice ricerca della concentrazione. A Villa Rosa, sempre nel territorio di Castellina, la ricerca diventa ancora più precisa e si concentra sulle caratteristiche delle singole parcelle, approfondendo il rapporto tra Sangiovese, esposizione e composizione dei terreni. Il progetto familiare si estende successivamente verso la Maremma con Val delle Rose, acquisita nel 1996 a Poggio la Mozza, nel territorio di Grosseto. È un ambiente profondamente diverso dalle colline del Chianti Classico, più vicino al mare e caratterizzato da un clima mediterraneo nel quale ventilazione e luminosità diventano elementi determinanti. Qui il Ciliegiolo assume un ruolo particolarmente importante accanto al Sangiovese e alle altre varietà coltivate, permettendo alla famiglia di confrontarsi con una Toscana più solare e mediterranea. La ricerca prosegue anche in Umbria attraverso Tenuta Alzatura, nel territorio di Montefalco, dove il protagonista cambia completamente: il Sagrantino, varietà dalla straordinaria ricchezza tannica, porta Cecchi a confrontarsi con uno dei vitigni più potenti e identitari dell’Italia centrale. Chianti Classico, Maremma e Montefalco diventano così territori distinti all’interno di una stessa visione, senza cercare di ricondurre ogni vino a una firma enologica uniforme. Il Sangiovese rimane comunque il filo conduttore più importante della storia familiare e trova nel Chianti Classico “Storia di Famiglia” una delle etichette più emblematiche, il cui stesso nome sottolinea il rapporto tra vino e continuità generazionale. La famiglia ha sempre considerato questa denominazione non soltanto come parte del proprio passato, ma come il centro attorno al quale costruire anche il futuro dell’azienda. La ricerca sui territori raggiunge una delle sue espressioni più ambiziose con Coevo, vino voluto da Andrea e Cesare Cecchi per rappresentare l’incontro tra due differenti anime della Toscana. Il Sangiovese del Chianti Classico dialoga con varietà provenienti dalla Maremma e la composizione può cambiare secondo l’andamento della vendemmia, mantenendo come principio fondamentale la ricerca della migliore espressione possibile dell’annata. È un vino che sintetizza bene l’evoluzione di Cecchi: partire dalla tradizione senza considerarla immutabile, utilizzando l’esperienza accumulata attraverso generazioni per interpretare territori e condizioni climatiche differenti. Grande attenzione è stata progressivamente dedicata anche alla sostenibilità, alla gestione delle risorse idriche, alla biodiversità e alla conservazione della fertilità dei terreni, temi particolarmente importanti per un’azienda che opera su proprietà geograficamente e climaticamente diverse. La dimensione raggiunta nel tempo non ha quindi cancellato il principio originario della famiglia: conoscere il vino attraverso l’assaggio e comprendere il territorio prima di interpretarlo. Oggi la quinta generazione affianca progressivamente quella precedente, continuando un percorso iniziato nel 1893 e diventato parte della storia moderna del vino toscano. Famiglia Cecchi rappresenta così un progetto nel quale tradizione e crescita non vengono considerate elementi contrapposti: dal Chianti Classico di Castellina alla Maremma di Val delle Rose fino a Montefalco, ogni territorio viene affrontato cercando di preservarne varietà e carattere. Al centro rimane però il Sangiovese, vitigno che accompagna la famiglia da oltre un secolo e che continua a rappresentare la chiave più autentica per comprenderne l’identità: una storia iniziata dall’esperienza di Luigi Cecchi come assaggiatore e diventata, attraverso cinque generazioni, un lungo percorso di conoscenza e interpretazione dei grandi territori dell’Italia centrale.