CÔTES DU JURA PINOT NOIR "EN BARBERON" 2020 - BENEDICTE E STEPHANE TISSOT
Abbinamenti, La finezza tannica e la profondità dell’En Barberon 2020 permettono di muoversi tra abbinamenti delicati e piatti decisamente più strutturati. È splendido con anatra, piccione, faraona e selvaggina da piuma, dove la componente fruttata e speziata del Pinot Noir riesce ad accompagnare la carne senza sovrastarla. Funziona magnificamente anche con filetto di vitello, carni rosse non eccessivamente grasse, funghi porcini e preparazioni a base di tartufo, mentre le sfumature affumicate e terrose creano un legame naturale con piatti cotti alla brace. Nel contesto del Jura è particolarmente interessante con formaggi di buona stagionatura, compreso il Comté, soprattutto quando il vino ha avuto qualche anno per sviluppare maggiore complessità.
Alcol, 13%
Annata, 2020
Denominazione, Appellation Cotes du Jura Controlee
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Jura (Francia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Pinot Nero 100%
NOTE SENSORIALI:
L’En Barberon 2020 è una delle interpretazioni più profonde e raffinate del Pinot Noir firmate Bénédicte e Stéphane Tissot, capace di mostrare quanto questo vitigno possa assumere nel Jura una personalità distinta e riconoscibile. Nel calice si presenta con un rosso rubino luminoso e trasparente, coerente con la naturale finezza varietale. Il naso è complesso e in continua evoluzione: ciliegia, lampone, ribes e piccoli frutti di bosco si intrecciano a violetta, erbe aromatiche e spezie, mentre l’ossigenazione porta in primo piano sfumature affumicate, terrose e minerali. Il legno rimane perfettamente inserito nel quadro e contribuisce più alla profondità che all’aromaticità. Al palato mostra un bellissimo equilibrio tra delicatezza e materia: il frutto è succoso e preciso, la freschezza attraversa il sorso con energia e il tannino è finissimo, ma sufficientemente presente da conferire struttura e progressione. La componente sapida e minerale diventa particolarmente evidente nella seconda parte della degustazione e accompagna verso un finale lungo, speziato e leggermente fumé. È un Pinot Noir di grande eleganza, ma non esile: sotto la finezza conserva densità, tensione e una struttura che ne sottolinea chiaramente la vocazione all’evoluzione.
CURIOSITÁ:
L’En Barberon 2020 nasce da 100% Pinot Noir proveniente da una singola parcella di circa 1,8 ettari, coltivata in biodinamica e situata sui versanti orientale e occidentale di una collina del Jura. Il vigneto rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’identità della cuvée: in superficie dominano calcari di origine bajociana, mentre più in profondità le radici incontrano le marne del Lias, una combinazione geologica particolarmente interessante per il Pinot Noir. Le piante hanno ormai oltre quarant’anni e il lavoro in vigna segue i principi che hanno reso Bénédicte e Stéphane Tissot tra i riferimenti assoluti del Jura: niente diserbanti, concimi chimici o prodotti di sintesi, lavorazione dei terreni, preparati biodinamici e grande attenzione alla vitalità del suolo. La raccolta è manuale e la vinificazione è spontanea, affidata ai lieviti indigeni. Uno degli aspetti distintivi di En Barberon è il largo utilizzo del grappolo intero durante la fermentazione, scelta che contribuisce alla particolare struttura aromatica, alla freschezza e alla trama tannica del vino. La macerazione viene condotta in tini troncoconici di legno e l’affinamento prosegue per circa un anno in pièces borgognone da 228 litri, con una quota di legno nuovo intorno al 30%. Il risultato non cerca di imitare la Borgogna, nonostante la varietà e il tipo di affinamento possano suggerire un confronto: En Barberon rimane profondamente jurassien, costruito sulla combinazione tra marne, calcare, biodinamica e una vinificazione volutamente poco interventista. È inoltre una cuvée prodotta in quantità molto contenute, ulteriore conseguenza delle dimensioni ridotte della parcella e del lavoro estremamente selettivo del Domaine.
Benedicte & Stephane Tissot +

Domaine André et Mireille Tissot, oggi guidato da Bénédicte e Stéphane Tissot, è una delle realtà che hanno maggiormente contribuito alla rinascita qualitativa del Jura e alla valorizzazione della straordinaria diversità dei suoi terroir. La storia moderna del domaine comincia nel 1962 a Montigny-lès-Arsures, poco a nord di Arbois, quando André Tissot e la moglie Mireille si stabiliscono definitivamente nell’azienda di famiglia, partendo dalle vigne che il padre Maurice aveva piantato per i propri figli. Nel 1968 la proprietà abbandona le altre attività agricole per dedicarsi completamente alla viticoltura e negli anni successivi cresce attraverso acquisizioni, affitti e nuovi impianti. La vera svolta arriva però alla fine degli anni Ottanta con il figlio Stéphane: dopo gli studi viticoli a Beaune e diverse esperienze formative all’estero, nel 1989 realizza le prime vinificazioni in azienda e all’inizio degli anni Novanta assume progressivamente la guida del domaine, affiancato dal 1993 dalla moglie Bénédicte. Da quel momento la cantina intraprende un percorso radicale che modifica completamente il modo di interpretare il vigneto jurassien. Stéphane è convinto che la grandezza del Jura non risieda soltanto nei tradizionali vini ossidativi, ma soprattutto nella straordinaria diversità geologica delle sue parcelle: comincia quindi a separare sempre più precisamente vigne e lieux-dits, sviluppando una produzione nella quale ogni terroir possa assumere una propria identità. Nel 1997 nasce il primo Chardonnay parcellare Les Graviers, nel 1999 l’intera proprietà entra ufficialmente in agricoltura biologica sotto controllo Ecocert e dal 2004 viene introdotta la biodinamica, ottenendo successivamente la certificazione Demeter. Oggi il domaine dichiara ufficialmente circa 35 ettari condotti interamente in biodinamica, anche se altre fonti specializzate riportano superfici superiori considerando l’evoluzione complessiva del patrimonio aziendale. Il cuore rimane Montigny-lès-Arsures e il territorio di Arbois, ma la proprietà comprende un mosaico eccezionale di parcelle caratterizzate da calcari, argille e soprattutto dalle differenti marne del Triassico e del Giurassico che rendono il Jura uno dei territori geologicamente più complessi di Francia. Chardonnay e Savagnin dominano la produzione dei bianchi, mentre Poulsard, Trousseau e Pinot Noir rappresentano il patrimonio a bacca rossa. La filosofia biodinamica non viene utilizzata come semplice certificazione: i terreni vengono lavorati per mantenerli vivi, vengono utilizzati compost e preparati biodinamici, alcune vigne sono lavorate con il cavallo e l’obiettivo è ottenere uve sane che possano fermentare spontaneamente senza dipendere da correzioni enologiche. Il domaine indica proprio nella vitalità dei suoli, nei lieviti naturali e nella possibilità di ridurre drasticamente la solforosa le ragioni fondamentali della propria scelta agricola. In cantina Stéphane ha sempre mantenuto un atteggiamento estremamente curioso e sperimentale: fermentazioni spontanee, utilizzo molto contenuto della solforosa, lunghi élevage e differenti contenitori vengono adattati alla singola parcella senza applicare una ricetta uniforme. Il risultato è una produzione vastissima per un domaine artigianale, con circa 28 cuvée dichiarate dalla proprietà, spesso vinificate terroir per terroir. Les Bruyères, La Mailloche, En Barberon e soprattutto il Clos de la Tour de Curon sono diventati alcuni dei nomi simbolo di questa ricerca. Curon rappresenta probabilmente il progetto più ambizioso: Stéphane acquista nel 2001 terreni allora incolti intorno alla Tour de Curon, sopra Arbois, li dissoda e nel 2002 comincia a reimpiantarli, recuperando un coteau spettacolare e trasformandolo progressivamente in una delle interpretazioni più prestigiose dello Chardonnay jurassien. La Mailloche e Les Graviers mostrano due letture differenti dello Chardonnay, mentre Les Bruyères permette di esplorare tanto lo Chardonnay quanto il Savagnin attraverso una delle parcelle più riconoscibili della proprietà. En Barberon viene invece utilizzato sia per Chardonnay sia per Pinot Noir, dimostrando quanto Stéphane consideri il luogo almeno altrettanto importante della varietà. Sul fronte dei rossi il Trousseau assume un ruolo fondamentale, soprattutto attraverso Singulier, selezione delle migliori parcelle di Montigny-lès-Arsures, mentre Poulsard e Pinot Noir completano una produzione nella quale estrazioni e solforosa vengono mantenute estremamente misurate. Già nel 2005 il domaine vinificava tutti i propri Poulsard senza aggiunta di solforosa, testimonianza di quanto alcune pratiche oggi associate al vino naturale fossero qui sperimentate da tempo. Accanto ai vini ouillé, affinati con le botti regolarmente colmate per evitare lo sviluppo della voile, Tissot rimane naturalmente uno dei grandi interpreti della tradizione ossidativa del Jura. Il Savagnin destinato al Vin Jaune affronta il lunghissimo affinamento sotto voile che caratterizza questa tipologia, sviluppando la complessità aromatica e la capacità di evoluzione che hanno reso celebri i grandi Vin Jaune di Arbois e Château-Chalon. Il domaine produce inoltre Vin de Paille, Macvin du Jura e Crémant du Jura, arrivando così a raccontare praticamente l’intero patrimonio enologico regionale. La ricerca di Stéphane e Bénédicte non consiste però nel contrapporre tradizione e modernità: la stessa cantina può produrre un Savagnin ouillé estremamente puro e un Vin Jaune lungamente ossidativo, uno Chardonnay parcellare e un Crémant, perché il filo conduttore rimane sempre l’espressione del terroir e non l’adesione a un unico stile. Il percorso compiuto dalla famiglia è impressionante: dalla proprietà fondata da André e Mireille nel 1962 a una delle cantine simbolo del Jura contemporaneo, capace di anticipare la conversione biologica nel 1999, introdurre la biodinamica nel 2004 e costruire una vera cartografia dei terroir attraverso decine di cuvée. Bénédicte e Stéphane Tissot hanno dimostrato soprattutto che il Jura non deve essere identificato esclusivamente con il Vin Jaune e con l’ossidazione, ma può produrre grandi vini di parcella capaci di esprimere con precisione calcari, marne, esposizioni e vitigni differenti. Chardonnay, Savagnin, Trousseau, Poulsard e Pinot Noir diventano così strumenti attraverso i quali leggere Les Bruyères, La Mailloche, En Barberon, Curon e gli altri terroir aziendali. Biodinamica, fermentazioni naturali, bassissime dosi di solforosa e sperimentazione non costituiscono il fine del progetto, ma gli strumenti scelti per interferire il meno possibile con questa diversità. È proprio questa visione, portata avanti per oltre trent’anni con Bénédicte, ad aver trasformato Domaine Tissot in uno dei riferimenti assoluti del Jura e in una delle realtà che meglio hanno dimostrato quanto questo piccolo territorio possa produrre vini profondamente differenti, longevi e capaci di raccontare il luogo con una precisione straordinaria.