LIS NERIS

FRIULI ISONZO DOC BIANCO "CONFINI" 2019 - LIS NERIS

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Abbinamenti, La ricchezza aromatica e la struttura del Confini 2019 permettono abbinamenti molto più ampi rispetto a quelli di un classico bianco friulano. È splendido con crostacei, pesci arrosto e preparazioni di mare strutturate, ma trova una delle sue espressioni migliori con cucina asiatica e speziata, come curry delicati, piatti thailandesi e preparazioni agrodolci. Molto interessante con foie gras, paté, carni bianche accompagnate da salse aromatiche e primi piatti con funghi. La componente morbida e speziata crea inoltre un magnifico contrasto con formaggi erborinati: il Gorgonzola è infatti uno degli abbinamenti suggeriti direttamente da Lis Neris. Può essere degustato anche da solo, come vino da conversazione, grazie alla complessità raggiunta con l’evoluzione.
Alcol, 15%
Annata, 2019
Denominazione, Friuli Isonzo DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Friuli Venezia Giulia (Italia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, 40% Pinot Grigio, 40% Gewürztraminer e 20% Riesling

NOTE SENSORIALI:

Il Friuli Isonzo DOC Bianco “Confini” 2019 di Lis Neris si presenta con un giallo paglierino intenso, ormai percorso da eleganti riflessi dorati. Il naso è ampio e seducente, con pesca matura, albicocca, ananas e litchi che incontrano scorza d’arancia candita, rosa e fiori d’acacia. Con l’ossigenazione il profilo diventa più profondo: emergono miele di zagara, salvia, rosmarino, spezie dolci e una sottile componente balsamica e minerale. Al palato è ricco e avvolgente, quasi cremoso nella tessitura, ma la generosa materia viene sostenuta da una freschezza ancora viva e da una sapidità capace di allungare il sorso. La componente aromatica del Traminer non diventa mai eccessiva, mentre il Riesling contribuisce a dare tensione e precisione. Il finale è molto persistente, caldo ma equilibrato, con ritorni di agrumi canditi, frutta esotica, spezie ed erbe aromatiche. Un bianco importante, complesso e ancora pienamente vitale.

CURIOSITÀ:

Confini è una delle cuvée di vertice di Lis Neris e nell’annata 2019 nasce da 40% Pinot Grigio, 40% Gewürztraminer e 20% Riesling. Le uve provengono da San Lorenzo Isontino e Corona, nel cuore della Valle dell’Isonzo, da vigne con più di trent’anni radicate su un altopiano ghiaioso e calcareo posto intorno ai 45-60 metri di altitudine. Qui gli antichi depositi glaciali hanno lasciato profondi strati di ciottoli, i “claps”, capaci di drenare rapidamente l’acqua e accumulare calore durante il giorno, mentre la Bora favorisce importanti escursioni termiche. La vendemmia è tardiva e manuale, con accurata selezione dei grappoli. La fermentazione avviene in tonneaux di rovere francese da 500 litri; il vino rimane negli stessi contenitori per circa 11 mesi sulle fecce fini, con bâtonnage frequenti, prima dell’assemblaggio e di un ulteriore lungo affinamento tra acciaio e bottiglia. Il nome “Confini” gioca volutamente con l’identità di una terra di frontiera: tre varietà profondamente diverse riunite in un vino che, nelle intenzioni della famiglia Pecorari, non vuole avere veri confini stilistici.

Lis Neris

Lis Neris è una delle realtà di riferimento del Friuli Venezia Giulia per la produzione di grandi vini bianchi, profondamente legata a San Lorenzo Isontino e alla Valle dell’Isonzo, territorio di confine nel quale influenze mediterranee e alpine si incontrano creando condizioni particolarmente favorevoli alla viticoltura. La storia della famiglia inizia nel 1879 e attraversa cinque generazioni di vignaioli, ma la svolta che definisce l’identità contemporanea dell’azienda arriva nei primi anni Ottanta, quando Alvaro Pecorari imprime una nuova direzione al progetto, orientando progressivamente il lavoro verso una ricerca qualitativa più ambiziosa e individuando nei vini bianchi la migliore espressione possibile di questo territorio. È ad Alvaro che si devono il marchio Lis Neris e l’impostazione produttiva che ha reso la cantina conosciuta ben oltre i confini regionali. Il cuore dell’azienda si trova nell’Alta Valle dell’Isonzo, tra il confine sloveno a nord e la riva destra del fiume a sud, dove Lis Neris coltiva oltre 70 ettari di vigneto. La natura di questi terreni è fondamentale per comprendere lo stile dei vini. Durante le glaciazioni alpine, il movimento e il successivo scioglimento dei ghiacciai hanno modellato la valle depositando enormi quantità di materiali trascinati dalle montagne, formando un ampio altopiano caratterizzato da ghiaie profonde e componenti calcaree. In superficie sono particolarmente riconoscibili i ciottoli chiamati localmente “claps”, capaci di garantire un eccellente drenaggio e contemporaneamente di accumulare durante il giorno il calore del sole, restituendolo progressivamente alle viti e favorendo una maturazione completa delle uve. A questa componente geologica si aggiunge l’influenza della Bora, vento proveniente da nord-est che attraversa la valle e contribuisce a creare importanti escursioni termiche. È proprio l’incontro tra calore accumulato dai terreni e ventilazione fresca a costruire uno degli equilibri più interessanti dell’Isonzo: maturità e concentrazione da una parte, acidità, finezza e intensità aromatica dall’altra. Lis Neris sintetizza questa filosofia attraverso un concetto preciso, “più terroir, meno varietale”: l’obiettivo non è semplicemente ottenere Sauvignon che sappia di Sauvignon o Pinot Grigio immediatamente riconoscibile come tale, ma permettere alle varietà di diventare strumenti attraverso i quali raccontare il luogo. Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon Blanc occupano un ruolo centrale e trovano le loro interpretazioni più importanti nei vigneti storici Gris, Jurosa e Picol. Le uve provenienti dalle parcelle più mature vengono vinificate separatamente proprio per preservare le caratteristiche della singola provenienza. Gris è dedicato al Pinot Grigio e rappresenta una lettura profondamente diversa dalle interpretazioni più semplici e immediate con cui questa varietà viene spesso identificata: struttura, materia e capacità di evoluzione mostrano quanto il vitigno possa cambiare quando nasce da basse rese, vecchie vigne e lunghi affinamenti. Jurosa è invece il territorio dello Chardonnay, mentre Picol interpreta il Sauvignon Blanc mettendo in dialogo intensità aromatica, maturità e tensione. Questi vini vengono lavorati con tempi più lunghi rispetto alla linea tradizionale e il legno, in particolare botti di rovere francese da 500 litri, viene utilizzato come contenitore di fermentazione e maturazione piuttosto che come semplice strumento per aggiungere aromi. La permanenza sulle fecce fini e i bâtonnage contribuiscono a sviluppare volume, complessità e profondità, mentre il successivo affinamento permette ai vini di trovare equilibrio prima della commercializzazione. La capacità di evolvere nel tempo è infatti uno dei punti fondamentali della filosofia di Alvaro Pecorari: i grandi bianchi di Lis Neris non vengono pensati esclusivamente per essere consumati giovani, ma possiedono struttura e acidità sufficienti per affrontare maturazioni importanti in bottiglia. Accanto ai monovarietali, le cuvée rappresentano un altro capitolo essenziale della ricerca aziendale. LIS nasce dall’unione di Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon provenienti proprio dai tre vigneti storici Gris, Jurosa e Picol ed esprime la volontà di costruire un grande bianco attraverso l’assemblaggio delle differenti personalità varietali e territoriali. Fiore di Campo segue invece una strada profondamente friulana, mettendo insieme Sauvignon Blanc, Friulano e Riesling, mentre la versione Gold porta questa ricerca verso maggiore intensità e profondità attraverso uve mature, fermentazioni in grandi botti e lunghi affinamenti. Il Friulano conserva naturalmente un posto importante nella gamma, così come il Riesling, permettendo alla cantina di raccontare sia le varietà storicamente legate alla regione sia quelle internazionali che nella Valle dell’Isonzo hanno trovato da tempo un ambiente particolarmente favorevole. In vigneto il lavoro segue principi di sostenibilità e molte operazioni fondamentali, dalla potatura alla selezione dei germogli, dalla sfogliatura al diradamento fino alla vendemmia, vengono effettuate manualmente. La raccolta avviene con selezione dei grappoli e la gestione agronomica mira soprattutto alla salute del terreno e all’equilibrio delle piante, nella convinzione che un vigneto vitale possieda maggiori capacità di adattarsi alle difficoltà climatiche. Anche la cantina è stata sviluppata cercando un rapporto equilibrato con l’ambiente e utilizza energia proveniente dal sole. La tecnologia viene quindi impiegata con precisione, ma rimane subordinata alla qualità della materia prima e alla volontà di preservarne il carattere. È questo equilibrio tra conoscenza tecnica e interpretazione territoriale ad aver definito il percorso iniziato da Alvaro Pecorari negli anni Ottanta. Lis Neris non ha costruito la propria reputazione inseguendo potenza o aromaticità esasperate, ma cercando di dimostrare che i bianchi dell’Isonzo possono possedere contemporaneamente maturità, eleganza, complessità e longevità. Oggi l’azienda rappresenta la continuità di una famiglia presente a San Lorenzo dal 1879, ma anche una delle espressioni più convincenti della moderna identità bianchista del Friuli. I claps dell’antico altopiano glaciale, la Bora, le escursioni termiche e le vecchie vigne diventano gli elementi attraverso i quali Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Friulano e Riesling assumono una personalità comune. Gris, Picol, Jurosa e le grandi cuvée costituiscono la sintesi più ambiziosa di questa visione: vini nei quali la varietà rimane riconoscibile, ma progressivamente lascia spazio al territorio. Ed è proprio questa idea, perseguita da Alvaro Pecorari per oltre quarant’anni, a raccontare meglio Lis Neris: non produrre semplicemente grandi vini bianchi friulani, ma utilizzare ogni bottiglia per tradurre il carattere unico della Valle dell’Isonzo.