FRANCESCO RINALDI & FIGLI

GRIGNOLINO D'ASTI DOC 2025 - FRANCESCO RINALDI & FIGLI

Precio normal €11,50 Precio rebajado€13,00ahorra €1,50

Abbinamenti, Perfetto con salumi piemontesi, vitello tonnato, carne cruda all’albese, agnolotti del plin, pollame, cucina vegetariana e formaggi freschi. Ottimo anche leggermente rinfrescato durante la stagione estiva.
Alcol, 13%
Annata, 2025
Denominazione, Grignolino d'Asti DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Grignolino 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un rosso rubino chiaro e brillante, quasi trasparente, tipico del vitigno. Il bouquet è fine e fragrante, con note di rosa fresca, viola, fragolina, melograno e ciliegia croccante, accompagnate da delicate sfumature speziate di pepe bianco ed erbe aromatiche. Al palato è fresco, sottile e dinamico, sostenuto da tannini delicati ma presenti che donano carattere e slancio alla beva. La trama gustativa è elegante e scorrevole, con una piacevole vena sapida e un finale lungo, speziato e floreale.

CURIOSITÀ:

Il Grignolino d’Asti DOC 2025 di Francesco Rinaldi & Figli rappresenta una delle interpretazioni più autentiche e tradizionali di uno dei vitigni storici piemontesi. Un vino che racconta il volto più delicato, fragrante e speziato del Piemonte, valorizzando tutta la personalità di un’uva spesso considerata tra le più eleganti e distintive della regione. La cantina Francesco Rinaldi & Figli, storica realtà di Barolo profondamente legata alla tradizione langarola, interpreta il Grignolino con uno stile classico e territoriale, puntando sulla finezza aromatica, sulla freschezza e sulla grande bevibilità. L’annata 2025 ha favorito una maturazione equilibrata delle uve, permettendo di ottenere un vino luminoso, dinamico e particolarmente espressivo. Il Grignolino è un vitigno unico, caratterizzato da tannini fini ma vivaci e da un profilo aromatico inconfondibile fatto di spezie, fiori e piccoli frutti rossi. In questa versione emerge tutta la sua anima più conviviale ed elegante, con una beva agile e raffinata che invita continuamente al sorso.

Francesco Rinaldi & Figli

Francesco Rinaldi & Figli è una delle cantine storiche di Barolo, una realtà familiare la cui vicenda attraversa oltre un secolo e mezzo di storia delle Langhe e rimane profondamente legata ad alcuni dei vigneti più prestigiosi della denominazione. Il 1870, ancora oggi inciso insieme allo stemma araldico su una volta a botte della parte più antica della cantina, rappresenta la data simbolica dalla quale prende avvio il percorso aziendale. Figura fondamentale delle origini è Giovanni Rinaldi, che comprende il valore delle colline di Barolo e pone le basi di un patrimonio viticolo destinato ad ampliarsi attraverso le generazioni. La cantina si trova nel borgo di Barolo e la sua storia si sviluppa parallelamente alla progressiva affermazione di questo vino, passando attraverso un’epoca nella quale il Nebbiolo era ancora parte di un’economia prevalentemente agricola fino alla consacrazione internazionale raggiunta dalla denominazione. Nel corso del tempo vigneti ereditati e nuove acquisizioni hanno permesso alla famiglia di costruire una proprietà distribuita principalmente tra Barolo, La Morra e Castiglione Falletto, tre territori che offrono interpretazioni profondamente differenti del Nebbiolo. Il cuore storico e qualitativo dell’azienda è rappresentato da Cannubi, una delle colline più celebri dell’intera denominazione. Francesco Rinaldi & Figli possiede complessivamente circa 2,8 ettari nell’area, suddivisi tra Cannubi e Cannubi Boschis, con esposizioni prevalentemente sud-orientali. La particolarità di questo luogo deriva anche dall’incontro di differenti formazioni geologiche: calcare, argilla e sabbia convivono creando condizioni capaci di combinare struttura ed eleganza, maturità e freschezza. È proprio questo equilibrio ad aver reso Cannubi uno dei nomi simbolo del Barolo e dalla proprietà della famiglia nascono sia il Barolo Cannubi sia, nelle interpretazioni più importanti, il Cannubi Riserva. Un secondo pilastro della produzione è Brunate, storica MGA condivisa tra i comuni di Barolo e La Morra. La famiglia possiede qui circa due ettari, insieme all’antica cascina La Brunata, testimonianza concreta del lungo rapporto con questa collina. I terreni presentano una componente prevalentemente limo-argillosa e le vigne occupano esposizioni particolarmente favorevoli tra sud e sud-est. Il Barolo Brunate assume così un carattere differente rispetto a Cannubi, mostrando generalmente maggiore austerità e profondità, senza rinunciare all’eleganza aromatica che contraddistingue le migliori espressioni di questo versante. A questi due cru storici si è aggiunta una nuova interpretazione di grande importanza: Rocche dell’Annunziata. La famiglia possiede il vigneto nella celebre MGA di La Morra dal 1969, ma per molti anni le sue uve sono state utilizzate all’interno del Barolo classico. Soltanto dalla vendemmia 2018 si è scelto di vinificarle separatamente, riconoscendo definitivamente l’identità della singola provenienza. La parcella misura poco più di 0,8 ettari, raggiunge circa 280 metri nella parte più elevata e presenta un’esposizione sud-occidentale. Arenarie e conglomerati calcarei favoriscono il drenaggio e contribuiscono a un Nebbiolo particolarmente raffinato, caratterizzato da eleganza tannica e profondità aromatica. Cannubi, Brunate e Rocche dell’Annunziata costituiscono quindi tre differenti interpretazioni della filosofia di Francesco Rinaldi & Figli, accomunate dalla volontà di lasciare che sia soprattutto la provenienza a determinare il carattere del vino. Il patrimonio di Nebbiolo comprende inoltre parcelle nelle MGA Sarmassa e Vignane a Barolo, Rocche dell’Annunziata a La Morra e Codana a Castiglione Falletto, le cui uve contribuiscono alla produzione del Barolo classico. Questa distribuzione geografica permette di riunire caratteristiche differenti all’interno dello stesso vino e offre una lettura più ampia della denominazione rispetto alle selezioni provenienti dai singoli cru. In cantina l’impostazione rimane saldamente legata alla tradizione del Barolo. Per le principali selezioni le fermentazioni e le macerazioni si protraggono generalmente per circa 25-30 giorni in vasche di acciaio a temperatura controllata, mentre l’affinamento avviene per almeno tre anni in grandi botti da circa 5.000 litri di rovere di Slavonia. È una scelta precisa: il legno deve accompagnare lentamente l’evoluzione del Nebbiolo senza diventare protagonista aromatico, permettendo al tannino di distendersi e al vino di sviluppare complessità conservando riconoscibile il carattere della vigna. Questo approccio colloca Francesco Rinaldi & Figli tra gli interpreti più fedeli alla scuola classica del Barolo, nella quale lunghe maturazioni, grandi botti e capacità di attesa sono considerate strumenti fondamentali per esprimere il Nebbiolo. Accanto al grande vitigno delle Langhe rimangono Barbera e Dolcetto, varietà che appartengono profondamente alla storia agricola della famiglia. La Barbera proviene da vigneti situati tra Barolo e La Morra, mentre il Dolcetto nasce da parcelle nel comune di Barolo ed è proposto anche attraverso la selezione Roussot. La gamma comprende inoltre Freisa, Grignolino e vini bianchi, mantenendo viva quella diversità varietale che caratterizzava tradizionalmente le aziende agricole piemontesi prima che il successo internazionale del Barolo concentrasse gran parte dell’attenzione sul Nebbiolo. Oggi Francesco Rinaldi & Figli continua il proprio percorso attraverso la famiglia Rinaldi, custodendo una cantina nella quale il tempo sembra avere un significato particolare: quello necessario al Nebbiolo per maturare, ma anche quello delle generazioni che hanno progressivamente costruito il patrimonio aziendale. Cannubi, Brunate e Rocche dell’Annunziata sono le espressioni più prestigiose di questa storia e mostrano tre differenti volti del Barolo senza bisogno di ricorrere a uno stile enologico invasivo. Dal 1870 a oggi la filosofia rimane infatti profondamente legata alla classicità delle Langhe: grandi vigne, lunghe macerazioni, grandi botti di Slavonia e soprattutto la convinzione che un grande Barolo debba essere capace di raccontare non soltanto il Nebbiolo, ma la precisa collina dalla quale proviene.