CASTELLO DEI RAMPOLLA

TOSCANA IGT SANGIOVESE SENZA SOLFITI AGGIUNTI "S.LUCIA" VINIFICATO IN COCCIOPESTO 2022 - CASTELLO DEI RAMPOLLA

Precio normal €28,50 Precio rebajado€32,00ahorra €3,50

Abbinamenti, Ideale con pappardelle al ragù di cinta senese, bistecca alla fiorentina, agnello, piccione, funghi porcini, tartufo nero, formaggi di media stagionatura e piatti della tradizione toscana.
Alcol, 13,5%
Annata, 2022
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Naturale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Sangiovese 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un intenso rosso rubino brillante. Il bouquet è puro, elegante e profondamente territoriale, con profumi di ciliegia croccante, amarena, melograno e piccoli frutti rossi, accompagnati da raffinate note di viola mammola, erbe mediterranee, arancia rossa, grafite e pietra bagnata, che riflettono fedelmente il carattere del suolo. Al palato è vibrante, slanciato e di grande finezza. La freschezza tipica del Sangiovese è sostenuta da tannini setosi e perfettamente cesellati, mentre la marcata sapidità dona profondità e tensione al sorso. Il finale è lungo, elegante e minerale, con continui richiami ai frutti rossi, agli agrumi e alle erbe aromatiche, offrendo una straordinaria sensazione di purezza e precisione.

CURIOSITÁ:

Il S. Lucia 2021 di Castello dei Rampolla rappresenta una delle interpretazioni più innovative e affascinanti del Sangiovese in Toscana. Nato da un piccolo vigneto situato a Panzano in Chianti, questo vino è il risultato della continua ricerca della famiglia Di Napoli Rampolla, pioniera dell'agricoltura biodinamica e della sperimentazione enologica. La particolarità del progetto risiede nell'utilizzo del cocciopesto, un antico materiale composto da terracotta e inerti minerali, impiegato sia per la fermentazione sia per l'affinamento, con l'obiettivo di esaltare la purezza del frutto e l'espressione più autentica del terroir. Ottenuto da 100% Sangiovese, proviene da vigneti coltivati secondo i principi della biodinamica sui classici terreni di galestro e alberese. Dopo la raccolta manuale, le uve fermentano spontaneamente con lieviti indigeni in vasche di cocciopesto, materiale naturalmente traspirante che permette una delicata micro-ossigenazione senza cedere aromi al vino. L'affinamento prosegue negli stessi contenitori, preservando integrità, energia e precisione aromatica, senza l'influenza del legno.

Castello Dei Rampolla

Castello dei Rampolla è una delle aziende che hanno segnato più profondamente l’evoluzione moderna del Chianti Classico, capace prima di rompere con alcune convenzioni della denominazione e successivamente di diventare una delle realtà pioniere della biodinamica in Toscana. La proprietà si trova a Panzano in Chianti, nella celebre Conca d’Oro, anfiteatro naturale esposto prevalentemente a sud e caratterizzato da terreni ricchi di marne e calcare. Le terre appartengono alla famiglia di Napoli Rampolla dal 1739, ma la storia vitivinicola contemporanea comincia nel 1965, quando Alceo di Napoli Rampolla eredita l’azienda Santa Lucia in Faulle e, insieme alla moglie Livia Borgia e ai quattro figli, decide di trasformare la tradizionale proprietà agricola in una realtà orientata alla produzione di grandi vini. La prima vigna viene impiantata nel 1968 e con la vendemmia 1975 arriva il primo Chianti Classico imbottigliato direttamente. Alceo possiede però una visione decisamente anticonvenzionale per l’epoca: affascinato dal Cabernet Sauvignon, sceglie di introdurlo in un territorio dominato dal Sangiovese e, con la collaborazione di Giacomo Tachis, sviluppa un vino capace di unire le due varietà. Nasce così Sammarco, la cui prima bottiglia viene presentata nel 1980 e che diventerà una delle etichette simbolo della rivoluzione qualitativa toscana. Nel 1991 viene impiantata la Vigna d’Alceo, vigneto ad altissima densità rivolto a sud, con Cabernet Sauvignon allevato ad alberello a pochi centimetri dal terreno; da questa ricerca nascerà D’Alceo, prodotto per la prima volta nel 1996 attraverso Cabernet Sauvignon e Petit Verdot e destinato a diventare una delle espressioni più prestigiose dell’azienda. Dopo Alceo, sono i figli Maurizia e Luca di Napoli Rampolla a imprimere alla proprietà una seconda trasformazione ancora più radicale. Nel 1994 comincia infatti la conversione alla biodinamica, quando questo approccio era praticamente sconosciuto nel Chianti Classico e ancora lontanissimo dal diventare un tema centrale della viticoltura italiana. L’idea parte da una concezione molto precisa: l’uomo non deve considerarsi proprietario assoluto della terra, ma parte dell’ecosistema e custode temporaneo della sua vitalità. Nei vigneti vengono quindi eliminati i prodotti chimici di sintesi, si diffondono sovescio e inerbimento, si favoriscono fiori, erbe spontanee e insetti e si utilizzano preparati biodinamici dinamizzati attraverso particolari flowforms. I trattamenti sono basati principalmente su rame, zolfo, propoli e preparazioni vegetali, mentre negli ultimi anni l’azienda ha ulteriormente approfondito l’agricoltura rigenerativa attraverso infusi di ortica ed equiseto e altri prodotti di origine naturale. Anche la meccanizzazione viene affrontata con la stessa sensibilità: vengono privilegiate macchine molto leggere, in parte elettriche, per ridurre compattamento del terreno, rumore e impatto sull’ecosistema. La densità dei vigneti può raggiungere 8.000-10.000 piante per ettaro e le rese per singola vite rimangono estremamente contenute, favorendo competizione radicale e concentrazione naturale delle uve. La stessa ricerca continua in cantina, dove Castello dei Rampolla ha progressivamente ridotto l’intervento enologico e soprattutto il ruolo del legno nuovo, sperimentando materiali differenti per accompagnare il vino senza modificarne il carattere. Nel 2008 iniziano le prove con le anfore realizzate nella vicina Impruneta, territorio storicamente celebre per la lavorazione della terracotta; successivamente entrano in cantina anche ceramica, cocciopesto e altri contenitori inerti. Nel 2010 nasce Sangiovese di Santa Lucia, vinificato interamente in anfora e senza aggiunta di solfiti, una delle espressioni che meglio raccontano l’evoluzione contemporanea della proprietà. Le macerazioni possono essere lunghe, generalmente nell’ordine di 25-30 giorni, mentre gli affinamenti vengono modulati secondo vino e vendemmia. La gamma rappresenta perfettamente le diverse fasi della storia aziendale: il Chianti Classico racconta il legame originario con Panzano e il Sangiovese; Sammarco conserva la grande intuizione di Alceo e l’incontro tra tradizione chiantigiana e Cabernet Sauvignon; D’Alceo rappresenta invece l’unione simbolica tra le due generazioni, perché utilizza Cabernet Sauvignon e Petit Verdot secondo la visione di Alceo ma nasce da uve coltivate secondo la biodinamica introdotta da Maurizia e Luca. A queste bottiglie si sono aggiunte interpretazioni ancora più libere come Sangiovese di Santa Lucia, Liù e Bianco di Santa Lucia, attraverso le quali l’azienda continua a sperimentare macerazioni, anfore e materiali differenti. Castello dei Rampolla rappresenta quindi un caso raro nella storia del vino italiano perché è riuscito a essere rivoluzionario in due epoche differenti. Negli anni Settanta Alceo sfida le consuetudini del Chianti Classico introducendo il Cabernet Sauvignon e affidandosi alla sensibilità di Giacomo Tachis; dagli anni Novanta Maurizia e Luca mettono invece in discussione l’agricoltura convenzionale, convertendo la proprietà alla biodinamica e spingendo progressivamente la cantina verso vinificazioni sempre meno invasive. In entrambi i casi l’obiettivo rimane però lo stesso: interpretare la Conca d’Oro senza immobilizzarla dentro una formula. Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, alte densità d’impianto, biodiversità, sovescio, anfore di Impruneta, cocciopesto e riduzione della solforosa sono diventati nel tempo strumenti differenti di una ricerca iniziata da Alceo nel 1965 e mai realmente conclusa. Dietro vini diventati iconici come Sammarco e D’Alceo rimane così una delle proprietà più originali di Panzano in Chianti, capace di dimostrare come tradizione e sperimentazione non siano necessariamente opposte: Castello dei Rampolla ha costruito la propria identità proprio continuando a cambiare, mantenendo come unico punto fermo la vitalità della terra e la volontà di lasciare che sia il vigneto della Conca d’Oro a determinare il carattere del vino.