ELIO ALTARE

VINO ROSSO “L'INSIEME” 2022 - ELIO ALTARE

Precio normal €46,90 Precio rebajado€52,00ahorra €5,10

Abbinamenti, È ideale con carni rosse alla griglia, tagliata di manzo, hamburger gourmet e arrosti succosi.
Alcol, 14%
Annata, 2022
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Cebernet 40%, Nebbiolo 20%, Barbera 20%, Dolcetto, Syrah e Petit Verdot

NOTE SENSORIALI:

“L’Insieme” di Elio Altare è un rosso di grande energia e personalità, costruito su un taglio di più vitigni che ne ampliano complessità e dinamica gustativa. Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso e profondo. Il naso è ampio e speziato, con note di frutti rossi e neri maturi, ciliegia, mora e prugna, accompagnate da sentori erbacei, pepe nero, spezie dolci e leggere sfumature tostate e balsamiche. Al palato è strutturato, vigoroso ma armonico, con tannini ben presenti ma levigati e una freschezza che sostiene il sorso. Il finale è lungo, speziato e persistente, con ritorni fruttati e vegetali.

CURIOSITÁ:

Prodotto da Elio Altare, “L’Insieme” nasce da un progetto collettivo storico delle Langhe, che unisce più produttori con l’obiettivo di sostenere iniziative solidali e culturali legate al territorio. Ogni cantina realizza una propria interpretazione del vino utilizzando uve selezionate, spesso con tagli che includono varietà autoctone e internazionali. La filosofia del progetto è duplice: da un lato valorizzare la libertà espressiva del produttore, dall’altro creare un vino simbolico che rappresenti collaborazione e identità condivisa. Il risultato è un rosso moderno, intenso e di forte personalità, che riflette lo stile innovativo di Altare e il carattere delle Langhe contemporanee.

Elio Altare

Elio Altare è uno dei protagonisti della trasformazione che, tra gli anni Settanta e Novanta, ha cambiato profondamente il volto del Barolo. La sua cantina si trova ad Annunziata, frazione di La Morra, e racconta una storia fatta di famiglia, lavoro contadino e scelte coraggiose, spesso in aperto contrasto con le consuetudini dell’epoca. Il risultato è una delle interpretazioni più riconoscibili del Nebbiolo delle Langhe, costruita sulla ricerca di eleganza, purezza del frutto e precisione.
Le origini dell’azienda risalgono al 1948, quando la famiglia Altare acquista una cascina a La Morra. Come accadeva frequentemente nelle Langhe del dopoguerra, la proprietà non era dedicata esclusivamente alla vite: accanto ai vigneti trovavano spazio noccioleti e alberi da frutto, mentre il vino rappresentava soltanto una delle attività necessarie al sostentamento della famiglia.
Elio cresce lavorando direttamente in campagna e conosce fin da giovane la realtà di una Langa molto diversa da quella celebrata oggi in tutto il mondo. Negli anni Settanta il Barolo attraversa infatti un periodo economicamente difficile, molti vigneti hanno un valore modesto e numerosi giovani preferiscono lasciare le campagne alla ricerca di opportunità differenti.
Un momento fondamentale arriva nel 1976, quando Elio compie un viaggio in Borgogna insieme ad altri giovani produttori. Il confronto con i vignaioli francesi gli mostra un modello completamente diverso: grande attenzione alle singole parcelle, rese contenute, cura quasi maniacale delle uve e una capacità di attribuire enorme valore alla provenienza del vino. Tornato nelle Langhe, decide che anche il Barolo deve intraprendere un percorso simile.
La trasformazione comincia soprattutto dalla vigna. Elio riduce drasticamente le rese, introduce diradamenti e aumenta l’attenzione dedicata a ogni pianta, convinto che nessuna tecnica di cantina possa sostituire la qualità dell’uva. È un principio che rimarrà centrale anche quando le sue scelte enologiche diventeranno molto più innovative rispetto alla tradizione locale.
A questo periodo appartiene uno degli episodi più conosciuti della sua storia. Determinato a modificare il sistema produttivo della cantina, Elio arriva a tagliare con una motosega le vecchie grandi botti utilizzate dalla famiglia per fare spazio a recipienti più piccoli. Il gesto diventa quasi il simbolo della contrapposizione tra tradizionalisti e modernisti che avrebbe animato il mondo del Barolo negli anni successivi.
Il conflitto con il padre è durissimo. Le idee di Elio vengono considerate troppo radicali e, alla morte del padre, il futuro dell’azienda diventa incerto. Elio riesce tuttavia a continuare il proprio percorso, ricostruendo progressivamente la proprietà e portando avanti quella visione che inizialmente aveva provocato una profonda frattura familiare.
La sua rivoluzione non può però essere ridotta semplicemente all’utilizzo della barrique. Il vero cambiamento riguarda il modo di concepire l’intero processo produttivo. Vigna, maturazione dell’uva, selezione dei grappoli, fermentazione e affinamento vengono ripensati per ottenere Nebbiolo più nitidi e tannini più raffinati, senza rinunciare alla struttura e alla capacità di evoluzione tipiche del Barolo.
Le macerazioni diventano più brevi rispetto alle lunghissime estrazioni diffuse tradizionalmente nelle Langhe e il piccolo legno francese viene utilizzato durante l’affinamento. L’obiettivo è ottenere vini capaci di esprimere il frutto con maggiore immediatezza e di raggiungere equilibrio senza dover necessariamente attendere decenni prima di essere apprezzati.
Il cuore della proprietà rimane Arborina, uno dei vigneti più importanti di La Morra. Da questa collina nasce uno dei Barolo simbolo della cantina, un vino nel quale Elio ricerca soprattutto finezza, profumo e profondità. La natura dei terreni e il carattere generalmente elegante del Nebbiolo di La Morra trovano qui una delle interpretazioni che hanno reso Altare conosciuto a livello internazionale.
Nel tempo il progetto si amplia attraverso altre prestigiose provenienze della denominazione. Brunate, Cannubi e Cerretta permettono alla cantina di confrontarsi con territori differenti, mostrando quanto il Nebbiolo possa cambiare carattere passando dalle colline di La Morra a quelle di Barolo o Serralunga d’Alba.
Accanto al Nebbiolo, Elio ha sempre riservato grande attenzione anche alla Barbera e al Dolcetto, rifiutando l’idea che questi vitigni dovessero necessariamente occupare un ruolo secondario. Larigi rappresenta perfettamente questa filosofia: una Barbera proveniente da una vecchia vigna e interpretata con la stessa attenzione normalmente riservata ai grandi Barolo.
Tra i progetti più particolari della cantina si trova Unoperuno, nato da una ricerca estrema sulla selezione del Nebbiolo. Gli acini vengono separati manualmente dal grappolo uno alla volta, eliminando raspi e piccioli prima della fermentazione. Una lavorazione lentissima che racconta fino a che punto la famiglia sia disposta a spingersi nella ricerca della precisione.
Oggi la continuità aziendale è affidata soprattutto alla figlia Silvia Altare, entrata progressivamente nel progetto familiare e diventata protagonista della nuova generazione. Elio continua a rappresentare una presenza fondamentale, ma il passaggio generazionale permette alla cantina di evolvere mantenendo intatti i principi costruiti in decenni di lavoro.
Elio Altare racconta così uno dei capitoli più importanti della storia moderna delle Langhe. La sua non è stata semplicemente una battaglia tra barrique e grandi botti, ma una nuova idea di viticoltura fondata sulla qualità assoluta della vigna, sulla riduzione delle rese e sulla ricerca dell’eleganza. Da Arborina agli altri grandi cru del Barolo, il percorso iniziato negli anni Settanta continua ancora oggi con la stessa convinzione: rispettare profondamente il territorio non significa necessariamente ripetere ciò che è sempre stato fatto, ma avere il coraggio di trovare il modo migliore per esprimerlo.