VINO ROSSO "NEGUS" 2020 - NICOLA GATTA
Abbinamenti, Negus 2020 è un rosso gastronomico, particolarmente efficace con una cucina saporita e materica. La freschezza naturale della Barbera permette di accompagnarlo a salumi, costine, maiale arrosto e carni caratterizzate da una buona componente grassa, mentre struttura e speziatura trovano ottimi punti d’incontro con brasati, manzo alla brace, anatra e selvaggina. Molto interessante anche con paste al ragù, risotti ai funghi, polenta e formaggi stagionati.
Alcol, 13%
Annata, 2020
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Modernista
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera e Marzemino
NOTE SENSORIALI:
Nel calice mostra un rosso rubino intenso e vivo, con una trama aromatica che richiede tempo e ossigenazione per rivelarsi completamente. Il frutto si muove tra ciliegia matura, amarena, mora e piccoli frutti scuri, accompagnati da violetta, erbe aromatiche e spezie. Con il passare dei minuti il profilo si fa più profondo, lasciando emergere sensazioni balsamiche, sottobosco, terra e sfumature più evolute. È proprio questa capacità di trasformarsi nel bicchiere uno degli aspetti più interessanti di Negus: Gatta stesso, degustando vecchie annate, sottolinea quanto il vino continui a cambiare e a mostrare nuove sfumature durante l’evoluzione. Al palato il 2020 possiede materia e carattere, ma senza perdere dinamismo. La naturale acidità della Barbera sostiene il sorso e incontra la componente più fragrante e speziata del Marzemino, mentre il tannino accompagna la progressione senza irrigidirla. La chiusura è asciutta, succosa e persistente, con ritorni di frutto scuro, erbe e spezie. Un rosso vivo e poco convenzionale, che privilegia energia ed evoluzione rispetto alla ricerca di una perfezione aromatica immobile.
CURIOSITÁ:
Negus 2020 è il volto rosso di Nicola Gatta e nasce da uno dei vigneti ai quali il vignaiolo di Gussago è maggiormente legato: una vecchia parcella di oltre sessant’anni situata sul versante del Cru Cudula, ancora allevata secondo la tradizionale pergola bresciana. È una vigna che Gatta ha scelto di conservare nella propria autenticità, mantenendo anche elementi della struttura originaria, come i vecchi pali di castagno e i fili di ferro. Qui Barbera e Marzemino affondano da decenni le radici nei caratteristici terreni calcarei di Gussago, dando origine a un rosso prodotto in quantità molto limitate e profondamente diverso dalle bollicine per cui Nicola è maggiormente conosciuto. Negus rappresenta infatti un vero esercizio sul tempo e sulla macerazione: i grappoli interi vengono mantenuti per lunghissimo tempo in ambiente chiuso e in assenza di ossigeno, attraverso una macerazione semicarbonica che Gatta utilizza per estrarre lentamente intensità e complessità preservando al tempo stesso vitalità e capacità di evoluzione. È un metodo sul quale Nicola ha lavorato e sperimentato negli anni, arrivando a prolungare il contatto con le bucce per circa sette mesi. Terminata questa fase, il vino continua lentamente il proprio percorso nel legno. Negus 2020 è quindi una bottiglia che racchiude perfettamente il pensiero di Gatta: vecchie vigne, fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, nessuna standardizzazione e soprattutto tempo, utilizzato come vero strumento di vinificazione.
Nicola Gatta +
Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.