BERA VITTORIO E FIGLI

VINO ROSSO "SARVANET" 2020 - BERA VITTORIO E FIGLI

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Abbinamenti, La struttura e il carattere speziato del Sarvanet 2020 lo rendono particolarmente adatto alla cucina piemontese e ai piatti dal gusto deciso. È ottimo con tajarin al ragù, agnolotti al sugo d’arrosto, brasati, arrosti e carni rosse alla griglia, ma accompagna molto bene anche salsiccia, selvaggina e preparazioni a lunga cottura. Le sfumature terrose e balsamiche sviluppate con l’evoluzione trovano un incontro naturale con funghi porcini, polenta e piatti a base di tartufo, mentre la struttura permette di abbinarlo a tome piemontesi e formaggi di buona stagionatura. Interessante anche con la cucina contadina più semplice, dove la succosità del vino e la sua freschezza riescono a contrastare efficacemente le preparazioni più ricche.
Alcol, 13,5%
Annata, 2020
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Dolcetto 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Sarvanet 2020 di Bera Vittorio e Figli è un rosso piemontese dal carattere profondo e artigianale, capace di raccontare il territorio di Canelli attraverso una lettura libera dalle rigidità stilistiche delle denominazioni più conosciute. Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso, che con l’evoluzione comincia ad assumere leggere sfumature granate. Il naso è complesso e stratificato: amarena, ciliegia matura, prugna e piccoli frutti scuri si intrecciano a violetta, erbe aromatiche e spezie. Con qualche minuto nel bicchiere il profilo diventa più profondo, facendo emergere pepe, liquirizia, tabacco, sottobosco e delicate sensazioni balsamiche. Al palato è succoso e materico, ma conserva una freschezza ben presente che alleggerisce la struttura e mantiene dinamico il sorso. Il tannino è deciso ma ben inserito, mentre una piacevole componente sapida accompagna il vino verso una chiusura lunga, asciutta e speziata. L’annata 2020, oggi entrata in una fase di maggiore maturità, mostra un bell’equilibrio tra il frutto ancora vivo e le prime sfumature terziarie, rendendo Sarvanet un rosso complesso ma allo stesso tempo estremamente autentico.

CURIOSITÁ:

Il Sarvanet è una delle bottiglie più personali di Gianluigi e Alessandra Bera, espressione di quella filosofia contadina che caratterizza da sempre il lavoro della famiglia sulle colline di Canelli. Il progetto nasce da vigne lavorate con metodi artigianali e da una vinificazione volutamente poco interventista, nella quale sono le caratteristiche dell’uva e dell’annata a determinare il risultato finale. Le fermentazioni avvengono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, senza l’obiettivo di uniformare il vino a un modello prestabilito, e l’affinamento viene condotto rispettando i tempi naturali della materia. È proprio questo approccio che ha reso Bera Vittorio e Figli una delle realtà piemontesi legate alla filosofia Triple "A" – Agricoltori, Artigiani, Artisti. Anche il nome Sarvanet è particolarmente evocativo: nel dialetto e nella tradizione popolare piemontese il sarvanòt o sarvanet è una sorta di folletto o spiritello dispettoso legato alle campagne, ai boschi e alle cascine, una figura del folklore rurale alla quale venivano attribuiti piccoli scherzi e avvenimenti inspiegabili. Un nome perfettamente coerente con la natura libera e un po’ irriverente di questo vino, che nasce proprio per esprimere il territorio senza eccessive sovrastrutture enologiche.

Bera Vittorio E Figli

Bera Vittorio e Figli è una storica realtà familiare di Canelli, nel cuore delle colline astigiane, dove la famiglia Bera coltiva la vite da generazioni e ha costruito la propria identità soprattutto attorno al Moscato Bianco. Le radici dell’azienda affondano nella tradizione agricola piemontese e in un territorio nel quale la viticoltura rappresenta da secoli parte integrante del paesaggio e della vita quotidiana. La proprietà si trova nella frazione Serra Masio, sulle colline che circondano Canelli, area storicamente considerata tra le più vocate per il Moscato. È qui che Vittorio Bera ha progressivamente trasformato l’attività familiare, scegliendo di vinificare direttamente le proprie uve e di imbottigliare con il nome della famiglia anziché limitarsi alla vendita del raccolto, dando forma a una cantina nella quale il controllo dell’intero processo, dalla vigna alla bottiglia, diventa fondamentale. Oggi il progetto continua con i figli Gianluigi e Alessandra, che hanno raccolto l’esperienza dei genitori mantenendo una dimensione volutamente artigianale e un approccio agricolo profondamente rispettoso dell’ambiente. Uno degli aspetti che maggiormente caratterizzano Bera è infatti la scelta dell’agricoltura biologica, intrapresa quando questo tipo di conduzione era ancora poco diffuso nel panorama vitivinicolo piemontese. Nei vigneti si cerca di preservare la vitalità naturale del terreno evitando diserbanti e prodotti chimici di sintesi e favorendo un equilibrio nel quale la vite possa svilupparsi senza essere spinta verso produzioni eccessive. Le lavorazioni sono accompagnate da una presenza manuale costante e la vendemmia rappresenta il momento conclusivo di un percorso nel quale la qualità dell’uva viene considerata molto più importante della quantità prodotta. Il territorio di Canelli svolge naturalmente un ruolo decisivo. Le vigne si sviluppano su colline ripide e ben esposte, caratterizzate da terreni sedimentari nei quali marne, calcare, argille e componenti sabbiose si alternano creando condizioni particolarmente favorevoli alla vite. Il Moscato Bianco trova qui uno dei suoi habitat storici e riesce a conservare una straordinaria ricchezza aromatica accompagnata da acidità e freschezza. È un vitigno estremamente riconoscibile, capace di trasferire nel vino profumi che ricordano direttamente l’uva fresca, i fiori bianchi, gli agrumi e le erbe aromatiche. Bera lo interpreta cercando di preservare questa immediatezza senza trasformarla in semplicità, lasciando che il carattere della varietà e delle singole vendemmie rimanga chiaramente leggibile. Il Moscato d’Asti rappresenta inevitabilmente una delle espressioni simbolo della cantina e nasce attraverso fermentazioni gestite con l’obiettivo di conservare fragranza, naturale dolcezza e una delicata effervescenza. Dietro l’apparente facilità di beva si trova però un equilibrio estremamente delicato tra residuo zuccherino, acidità, aromaticità e pressione, elementi che devono convivere senza che nessuno prevalga sugli altri. Il Moscato è anche il vino che più direttamente collega la famiglia alla storia di Canelli, città che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della spumantistica italiana e della lavorazione delle uve aromatiche piemontesi. Ma Bera Vittorio e Figli non ha mai costruito la propria identità esclusivamente attorno a un’unica tipologia. Nel corso degli anni la famiglia ha sviluppato una gamma capace di raccontare in maniera più ampia il patrimonio viticolo delle colline astigiane, lavorando varietà bianche e rosse secondo una filosofia poco interventista. Barbera, Dolcetto e altre uve tradizionali piemontesi affiancano così il Moscato, mentre alcune vinificazioni esplorano rifermentazioni e interpretazioni più libere, mostrando il lato maggiormente sperimentale della cantina. In cantina l’approccio rimane coerente con il lavoro svolto tra i filari. Le fermentazioni vengono seguite cercando di limitare manipolazioni e correzioni, privilegiando processi capaci di conservare l’identità dell’uva. L’esperienza accumulata dalla famiglia permette di intervenire in maniera misurata, accettando che le differenze tra le annate facciano parte naturalmente del vino. Questa impostazione ha avvicinato Bera al mondo dei vini artigianali e delle fermentazioni meno standardizzate, ma la filosofia della famiglia nasce soprattutto da una cultura contadina precedente alle definizioni contemporanee di vino naturale. Fare meno in cantina significa poter contare su uve sane e mature, ottenute attraverso un lavoro attento durante tutto l’anno. Il valore di Bera Vittorio e Figli risiede proprio in questa continuità tra passato e presente. La famiglia non ha abbandonato il Moscato quando il mercato lo ha spesso relegato al ruolo di vino semplice e immediato, ma ha continuato a considerarlo una delle grandi varietà aromatiche piemontesi, capace di raccontare con precisione le colline di Canelli. Allo stesso tempo ha mantenuto viva la curiosità verso altre uve e differenti tecniche di vinificazione, senza trasformare la sperimentazione in una rottura con la propria storia. Bera Vittorio e Figli rappresenta così una delle espressioni più autenticamente familiari dell’Astigiano: vigne sulle colline di Serra Masio, agricoltura biologica, produzioni contenute e una conoscenza del Moscato costruita attraverso generazioni. Vittorio ha posto le fondamenta della cantina contemporanea e Gianluigi e Alessandra ne continuano oggi il percorso, mantenendo al centro la stessa convinzione: un vino deve conservare il carattere dell’uva da cui nasce e del luogo nel quale quella vite ha affondato le proprie radici.