NICOLA GATTA

VINO SPUMANTE "MOLENER" EXTRA BRUT RISERVA 90 LUNE - NICOLA GATTA

Precio normal €75,00 Precio rebajado€85,00ahorra €10,00

Abbinamenti, Molener 90 Lune è un Metodo Classico da considerare come un grande vino da tavola, capace di accompagnare preparazioni decisamente più complesse rispetto al classico aperitivo. È magnifico con ostriche, scampi, astice e grandi crostacei, ma la profondità sviluppata durante il lunghissimo affinamento permette abbinamenti con rombo, baccalà, anguilla, pesci alla brace e risotti strutturati. La combinazione tra acidità e cremosità lo rende particolarmente interessante con fritti importanti e preparazioni caratterizzate da una componente grassa, mentre le sfumature più mature ed evolutive possono dialogare splendidamente con funghi, formaggi stagionati e carni bianche saporite.
Alcol, 12%
Annata, NV
Denominazione, Vino Spumante
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 70%, Pinot Nero 30%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice Molener mostra un giallo dorato luminoso, attraversato da un perlage finissimo e ormai profondamente integrato nella struttura del vino. Il lungo affinamento conduce il profilo aromatico verso una dimensione complessa e stratificata: agrumi maturi, mela e frutta a polpa gialla incontrano progressivamente mandorla, nocciola, crosta di pane e sfumature di pasticceria, mentre l’ossigenazione porta verso erbe aromatiche, spezie e sensazioni evolutive più profonde. La componente ossidativa non deve essere interpretata come una deviazione, ma come uno degli elementi espressivi ricercati da Gatta, purché rimanga in equilibrio con freschezza e mineralità. Ed è proprio il palato a spiegare la grandezza di Molener: dopo 90 lune la materia è ampia e cremosa, ma attraversata da una tensione acida che Nicola definisce straordinariamente equilibrata rispetto alle altre sensazioni del vino. La bollicina è sottile, quasi fusa nella trama, mentre mineralità e sapidità riportano continuamente energia al sorso. Il finale è lungo, asciutto e complesso, sospeso tra freschezza, cremosità e sfumature evolutive. Un Metodo Classico che trova il proprio fascino non nella semplice immediatezza aromatica, ma nella tensione tra maturità ed energia.

CURIOSITÁ:

Molener Extra Brut Riserva 90 Lune è una delle cuvée di più lungo affinamento di Nicola Gatta e una delle bottiglie che meglio raccontano il rapporto tra il vignaiolo di Gussago, il tempo e la propria storia familiare. Il nome ha infatti un significato molto personale: “Moliner” era il soprannome della famiglia Gatta, un tempo famiglia di mugnai, e Nicola ha scelto di conservarne la memoria attraverso uno dei suoi vini più importanti. Chardonnay e Pinot Nero crescono sulle colline calcaree di Gussago, ai margini della Franciacorta, territorio che Gatta ha scelto di interpretare liberamente e senza compromessi, rinunciando alla denominazione per seguire una propria idea di Metodo Classico. Molener rimane per ben 90 lune, circa 90 mesi, a contatto con i propri lieviti: sette anni e mezzo durante i quali il vino acquisisce profondità e complessità senza perdere quella tensione che costituisce il centro dell’interpretazione. Nicola descrive infatti Molener attraverso quattro elementi fondamentali – acidità, cremosità, mineralità ed evoluzione ossidativa – sottolineando soprattutto lo straordinario equilibrio con cui queste sensazioni riescono a convivere. Come per tutta la produzione, le fermentazioni sono spontanee e affidate ai lieviti indigeni, mentre non vengono aggiunti solfiti. Un Metodo Classico che non cerca di cancellare il trascorrere del tempo, ma lo trasforma in parte integrante della propria identità.

Nicola Gatta

Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.