BENEDICTE & STEPHANE TISSOT

CHÂTEAU-CHALON 2017 - DOMAINE TISSOT

Precio normal €138,90 Precio rebajado€158,00ahorra €19,10

Abbinamenti, Lo Château-Chalon 2017 è un vino dalla personalità talmente marcata da poter diventare esso stesso il centro della degustazione, ma a tavola trova alcuni abbinamenti straordinari. Il più classico è con un Comté lungamente stagionato, dove le note di frutta secca, spezie e umami del formaggio creano una continuità quasi perfetta con quelle sviluppate dal Savagnin sotto velo. Magnifico anche con pollo o cappone alla crema e morchelle, uno degli incontri simbolo della cucina jurassiana, così come con trota al Vin Jaune, crostacei importanti e aragosta o astice accompagnati da salse speziate. Curry, zafferano e spezie orientali possono creare abbinamenti molto interessanti proprio perché richiamano naturalmente il patrimonio aromatico del vino.
Alcol, 16%
Annata, 2017
Denominazione, Arbois Savagnin AOC
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Jura (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Savagnin 100%

NOTE SENSORIALI:

Lo Château-Chalon 2017 di Bénédicte e Stéphane Tissot è una delle espressioni più profonde e affascinanti del Vin Jaune del Jura, un vino capace di coniugare l’inconfondibile carattere ossidativo dell’affinamento sotto velo con una tensione e una precisione quasi taglienti. Nel calice si presenta con un giallo dorato intenso e luminoso. Il profilo aromatico è straordinariamente complesso e cambia continuamente con l’ossigenazione: noce e nocciola tostata incontrano scorza di limone e mandarino, mela cotogna e susina, seguite da pietra focaia, erbe essiccate e sfumature iodate. Poi emerge il lato più caratteristico del Vin Jaune, con un susseguirsi di curry, cumino, cannella, pepe e zenzero, accompagnati da richiami di sottobosco e tabacco. Al palato sorprende per il contrasto tra concentrazione e verticalità: la materia è importante e quasi vellutata, ma viene attraversata da un’acidità vibrante e da una componente salina che rende il sorso energico e interminabile. Il finale è lunghissimo, asciutto e profondamente minerale, con noci, agrumi, spezie e sensazioni saline che rimangono a lungo sul palato. La 2017 è particolarmente interessante perché, nonostante un’annata segnata da rese molto basse, ha regalato uve di grande maturità ed equilibrio, dalle quali Tissot ha ottenuto uno Château-Chalon più teso ed elegante che opulento.

CURIOSITÁ:

Lo Château-Chalon 2017 è prodotto esclusivamente da Savagnin proveniente dalla piccolissima e prestigiosa AOC Château-Chalon, nel Jura, e nasce da vigneti coltivati da Bénédicte e Stéphane Tissot secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Le viti affondano le radici nelle caratteristiche marne grigie e blu del Lias, terreni antichissimi nei quali argilla e componente calcarea contribuiscono alla straordinaria tensione dei vini. La vendemmia viene effettuata manualmente e la fermentazione avviene spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, ma è soprattutto ciò che accade successivamente a definire l’identità di questo vino: il Savagnin viene trasferito in vecchie botti che non vengono colmate e vi rimane per oltre sei anni. L’ossigeno presente nello spazio lasciato dall’evaporazione favorisce la formazione naturale del caratteristico velo di lieviti, sotto il quale il vino evolve lentamente acquisendo il complesso patrimonio aromatico tipico del Vin Jaune. Tissot affina inoltre parte delle botti in ambienti più caldi e asciutti e parte in cantine più fresche e umide, sfruttando condizioni differenti per aumentare la complessità della cuvée finale. Durante questa lunghissima maturazione una parte considerevole del vino evapora, concentrando ulteriormente ciò che rimane. Château-Chalon viene infine imbottigliato nel tradizionale clavelin da 62 centilitri, formato storicamente associato proprio alla quantità indicativa che rimane di un litro di vino dopo il lunghissimo affinamento. La 2017 nasce inoltre da una vendemmia estremamente ridotta: le gelate primaverili colpirono duramente il Jura, ma l’estate successiva consentì alle poche uve rimaste di raggiungere un’eccellente maturazione. È un vino costruito per attraversare i decenni e rappresenta una delle interpretazioni più emblematiche del lavoro di Tissot sul Savagnin.

Benedicte & Stephane Tissot

Domaine André et Mireille Tissot, oggi guidato da Bénédicte e Stéphane Tissot, è una delle realtà che hanno maggiormente contribuito alla rinascita qualitativa del Jura e alla valorizzazione della straordinaria diversità dei suoi terroir. La storia moderna del domaine comincia nel 1962 a Montigny-lès-Arsures, poco a nord di Arbois, quando André Tissot e la moglie Mireille si stabiliscono definitivamente nell’azienda di famiglia, partendo dalle vigne che il padre Maurice aveva piantato per i propri figli. Nel 1968 la proprietà abbandona le altre attività agricole per dedicarsi completamente alla viticoltura e negli anni successivi cresce attraverso acquisizioni, affitti e nuovi impianti. La vera svolta arriva però alla fine degli anni Ottanta con il figlio Stéphane: dopo gli studi viticoli a Beaune e diverse esperienze formative all’estero, nel 1989 realizza le prime vinificazioni in azienda e all’inizio degli anni Novanta assume progressivamente la guida del domaine, affiancato dal 1993 dalla moglie Bénédicte. Da quel momento la cantina intraprende un percorso radicale che modifica completamente il modo di interpretare il vigneto jurassien. Stéphane è convinto che la grandezza del Jura non risieda soltanto nei tradizionali vini ossidativi, ma soprattutto nella straordinaria diversità geologica delle sue parcelle: comincia quindi a separare sempre più precisamente vigne e lieux-dits, sviluppando una produzione nella quale ogni terroir possa assumere una propria identità. Nel 1997 nasce il primo Chardonnay parcellare Les Graviers, nel 1999 l’intera proprietà entra ufficialmente in agricoltura biologica sotto controllo Ecocert e dal 2004 viene introdotta la biodinamica, ottenendo successivamente la certificazione Demeter. Oggi il domaine dichiara ufficialmente circa 35 ettari condotti interamente in biodinamica, anche se altre fonti specializzate riportano superfici superiori considerando l’evoluzione complessiva del patrimonio aziendale.  Il cuore rimane Montigny-lès-Arsures e il territorio di Arbois, ma la proprietà comprende un mosaico eccezionale di parcelle caratterizzate da calcari, argille e soprattutto dalle differenti marne del Triassico e del Giurassico che rendono il Jura uno dei territori geologicamente più complessi di Francia. Chardonnay e Savagnin dominano la produzione dei bianchi, mentre Poulsard, Trousseau e Pinot Noir rappresentano il patrimonio a bacca rossa. La filosofia biodinamica non viene utilizzata come semplice certificazione: i terreni vengono lavorati per mantenerli vivi, vengono utilizzati compost e preparati biodinamici, alcune vigne sono lavorate con il cavallo e l’obiettivo è ottenere uve sane che possano fermentare spontaneamente senza dipendere da correzioni enologiche. Il domaine indica proprio nella vitalità dei suoli, nei lieviti naturali e nella possibilità di ridurre drasticamente la solforosa le ragioni fondamentali della propria scelta agricola. In cantina Stéphane ha sempre mantenuto un atteggiamento estremamente curioso e sperimentale: fermentazioni spontanee, utilizzo molto contenuto della solforosa, lunghi élevage e differenti contenitori vengono adattati alla singola parcella senza applicare una ricetta uniforme. Il risultato è una produzione vastissima per un domaine artigianale, con circa 28 cuvée dichiarate dalla proprietà, spesso vinificate terroir per terroir. Les Bruyères, La Mailloche, En Barberon e soprattutto il Clos de la Tour de Curon sono diventati alcuni dei nomi simbolo di questa ricerca. Curon rappresenta probabilmente il progetto più ambizioso: Stéphane acquista nel 2001 terreni allora incolti intorno alla Tour de Curon, sopra Arbois, li dissoda e nel 2002 comincia a reimpiantarli, recuperando un coteau spettacolare e trasformandolo progressivamente in una delle interpretazioni più prestigiose dello Chardonnay jurassien. La Mailloche e Les Graviers mostrano due letture differenti dello Chardonnay, mentre Les Bruyères permette di esplorare tanto lo Chardonnay quanto il Savagnin attraverso una delle parcelle più riconoscibili della proprietà. En Barberon viene invece utilizzato sia per Chardonnay sia per Pinot Noir, dimostrando quanto Stéphane consideri il luogo almeno altrettanto importante della varietà. Sul fronte dei rossi il Trousseau assume un ruolo fondamentale, soprattutto attraverso Singulier, selezione delle migliori parcelle di Montigny-lès-Arsures, mentre Poulsard e Pinot Noir completano una produzione nella quale estrazioni e solforosa vengono mantenute estremamente misurate. Già nel 2005 il domaine vinificava tutti i propri Poulsard senza aggiunta di solforosa, testimonianza di quanto alcune pratiche oggi associate al vino naturale fossero qui sperimentate da tempo. Accanto ai vini ouillé, affinati con le botti regolarmente colmate per evitare lo sviluppo della voile, Tissot rimane naturalmente uno dei grandi interpreti della tradizione ossidativa del Jura. Il Savagnin destinato al Vin Jaune affronta il lunghissimo affinamento sotto voile che caratterizza questa tipologia, sviluppando la complessità aromatica e la capacità di evoluzione che hanno reso celebri i grandi Vin Jaune di Arbois e Château-Chalon. Il domaine produce inoltre Vin de Paille, Macvin du Jura e Crémant du Jura, arrivando così a raccontare praticamente l’intero patrimonio enologico regionale. La ricerca di Stéphane e Bénédicte non consiste però nel contrapporre tradizione e modernità: la stessa cantina può produrre un Savagnin ouillé estremamente puro e un Vin Jaune lungamente ossidativo, uno Chardonnay parcellare e un Crémant, perché il filo conduttore rimane sempre l’espressione del terroir e non l’adesione a un unico stile. Il percorso compiuto dalla famiglia è impressionante: dalla proprietà fondata da André e Mireille nel 1962 a una delle cantine simbolo del Jura contemporaneo, capace di anticipare la conversione biologica nel 1999, introdurre la biodinamica nel 2004 e costruire una vera cartografia dei terroir attraverso decine di cuvée. Bénédicte e Stéphane Tissot hanno dimostrato soprattutto che il Jura non deve essere identificato esclusivamente con il Vin Jaune e con l’ossidazione, ma può produrre grandi vini di parcella capaci di esprimere con precisione calcari, marne, esposizioni e vitigni differenti. Chardonnay, Savagnin, Trousseau, Poulsard e Pinot Noir diventano così strumenti attraverso i quali leggere Les Bruyères, La Mailloche, En Barberon, Curon e gli altri terroir aziendali. Biodinamica, fermentazioni naturali, bassissime dosi di solforosa e sperimentazione non costituiscono il fine del progetto, ma gli strumenti scelti per interferire il meno possibile con questa diversità. È proprio questa visione, portata avanti per oltre trent’anni con Bénédicte, ad aver trasformato Domaine Tissot in uno dei riferimenti assoluti del Jura e in una delle realtà che meglio hanno dimostrato quanto questo piccolo territorio possa produrre vini profondamente differenti, longevi e capaci di raccontare il luogo con una precisione straordinaria.