ROCCHE DEI MANZONI

LANGHE BIANCO DOC “TATAYA” 2024 - ROCCHE DEI MANZONI

Precio normal €13,50 Precio rebajado€15,00ahorra €1,50

Abbinamenti, Il Tataya 2024 è un bianco estremamente versatile a tavola. La combinazione tra struttura dello Chardonnay e vivacità del Sauvignon Blanc lo rende ideale con crudi di pesce, tartare di ricciola, carpacci, crostacei, scampi e gamberi, ma anche con primi piatti di mare, risotti alle verdure e pesci al forno. La componente aromatica permette interessanti abbinamenti con asparagi, verdure ed erbe aromatiche, mentre la maggiore rotondità dello Chardonnay consente di accompagnarlo anche a carni bianche delicate e formaggi freschi o poco stagionati. Interessante con una cucina asiatica non eccessivamente piccante, dove freschezza e profumi esotici possono creare un piacevole gioco aromatico.
Alcol, 12,5%
Annata, 2024
Denominazione, Langhe Bianco DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Chardonnay e Sauvignon Blanc

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, brillante e invitante. Il profilo aromatico è immediatamente espressivo e gioca sull’incontro tra le due varietà: emergono pesca bianca, pera e agrumi, accompagnati da sensazioni più esotiche che richiamano ananas, frutto della passione e frutta tropicale, tratto particolarmente riconducibile al Sauvignon Blanc. Con qualche minuto nel bicchiere compaiono sfumature floreali e vegetali più sottili, che rendono il bouquet fresco e articolato senza appesantirlo. In bocca lo Chardonnay dona volume e morbidezza, mentre il Sauvignon imprime energia e vivacità alla progressione. L’assenza del legno mantiene il sorso pulito e diretto, lasciando emergere una piacevole componente fresca e sapida. Il finale è equilibrato e persistente, con ritorni agrumati ed esotici. Un bianco che riesce a essere ricco senza risultare pesante, aromatico senza diventare eccessivo, mostrando un lato moderno e sorprendentemente versatile delle Langhe.

CURIOSITÁ:

Il Langhe Bianco DOC “Tataya” 2024 di Rocche dei Manzoni racconta un volto meno consueto delle Langhe, nato a Monforte d’Alba dall’incontro tra Chardonnay e Sauvignon Blanc. È un bianco che rispecchia bene lo spirito innovativo della famiglia Migliorini, da sempre incline a guardare oltre le consuetudini del territorio e a sperimentare interpretazioni capaci di affiancarsi ai grandi rossi della tenuta. In Tataya le due varietà svolgono ruoli complementari: lo Chardonnay contribuisce alla struttura e alla rotondità del sorso, mentre il Sauvignon Blanc porta slancio aromatico, freschezza e una riconoscibile componente di frutta esotica. Fondamentale è anche la scelta della cantina di non ricorrere al legno: fermentazione e successivo affinamento avvengono in cemento, materiale che permette al vino di evolvere preservando nitidezza aromatica e integrità del frutto. Ne nasce un Langhe Bianco dalla personalità precisa, dove ricchezza e immediatezza convivono con una vena fresca e dinamica. Tataya non cerca quindi la potenza di uno Chardonnay maturato in barrique, ma un equilibrio più puro tra frutto, aromaticità, volume e freschezza, offrendo un’interpretazione originale del territorio di Monforte.

Rocche Dei Manzoni

Rocche dei Manzoni è una delle realtà che hanno contribuito in maniera più significativa alla trasformazione della viticoltura moderna delle Langhe. La cantina nasce nel 1974 a Monforte d’Alba, in località Manzoni, dalla visione di Valentino Migliorini, uomo dalla personalità curiosa e anticonformista che, dopo un’importante esperienza nel mondo dell’alta ristorazione insieme alla moglie, sceglie di dedicarsi completamente alla vite e al vino. Fin dall’inizio la sua idea è chiara: rispettare la straordinaria tradizione delle Langhe senza considerarla un limite, utilizzando ricerca e sperimentazione per esplorare nuove possibilità. È proprio questa capacità di anticipare i tempi a rendere Rocche dei Manzoni una cantina fondamentale nella storia recente del territorio. Nel 1976 nasce Bricco Manzoni dall’incontro tra Nebbiolo e Barbera, una scelta decisamente insolita per l’epoca. Pochi anni dopo, nel 1978, Valentino intraprende due strade altrettanto innovative: inizia a lavorare sul Metodo Classico nelle Langhe e introduce l’utilizzo delle barrique per l’affinamento dei vini rossi, diventando uno dei pionieri di una trasformazione che avrebbe profondamente influenzato l’enologia langarola negli anni successivi. Valentino Migliorini appartiene quindi a quella generazione di produttori che non si è limitata a custodire il prestigio delle Langhe, ma ha contribuito attivamente alla loro evoluzione. Le sue scelte potevano apparire radicali negli anni Settanta, ma nascevano da una profonda conoscenza della materia prima e dalla convinzione che tradizione e innovazione non fossero necessariamente opposte. Per Rocche dei Manzoni sperimentare ha sempre significato cercare nuovi strumenti per interpretare meglio il territorio. Il centro assoluto del progetto rimane Monforte d’Alba. Nel corso degli anni la famiglia ha costruito un importante patrimonio viticolo mantenendo una precisa concentrazione geografica: circa 50 ettari interamente situati nel territorio comunale di Monforte. Una scelta che permette alla cantina di approfondire le numerose sfumature presenti all’interno dello stesso comune, lavorando con vigneti differenti per esposizione, altitudine, età e composizione dei terreni. Le vigne si trovano mediamente intorno ai 350 metri di altitudine e sono prevalentemente allevate a Guyot, con un’età media delle piante che si aggira intorno ai 35 anni. Le colline di Monforte offrono condizioni particolarmente favorevoli grazie alla combinazione tra esposizioni, pendenze e ventilazione naturale, mentre la complessità geologica permette di ottenere interpretazioni differenti anche all’interno di aree relativamente vicine. La conoscenza delle singole parcelle è diventata nel tempo uno dei patrimoni più importanti della famiglia Migliorini. L’obiettivo non è uniformare le diverse vigne attraverso una firma enologica dominante, ma comprenderne il comportamento vendemmia dopo vendemmia e adattare di conseguenza il lavoro. Ogni vigneto viene considerato una realtà autonoma, con un proprio equilibrio e una propria capacità espressiva. Un altro momento importante della storia familiare arriva nel 1998, con l’acquisizione di Pianpolvere Soprano, storica proprietà situata nell’area di Bussia. Il progetto viene mantenuto con una propria identità e rappresenta un ulteriore tassello della presenza della famiglia Migliorini nel territorio di Monforte, affiancando alla storia di Rocche dei Manzoni un'altra importante realtà viticola. Anche la struttura della cantina racconta la ricerca continua della famiglia. Gli ambienti sono stati progettati per permettere alla materia prima di seguire un percorso naturale per gravità, limitando movimentazioni e lavorazioni invasive. Le diverse fasi produttive vengono distribuite su livelli differenti, accompagnando progressivamente le uve dagli spazi dedicati alla vinificazione fino agli ambienti sotterranei destinati alla maturazione. Il legno, che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia di Rocche dei Manzoni, viene oggi interpretato con maggiore varietà rispetto agli inizi. Alla ricerca iniziata da Valentino si sono progressivamente affiancati contenitori e soluzioni differenti. Dal 2008, per esempio, sono state introdotte anche le uova di cemento, utilizzate come ulteriore strumento per lavorare sulla precisione e sull’equilibrio senza imporre necessariamente l’impronta aromatica del legno. Oggi il progetto è portato avanti da Rodolfo Migliorini, figlio di Valentino, che ha raccolto un’eredità importante senza trasformarla in qualcosa di immobile. La vera lezione ricevuta dal padre non è infatti una singola tecnica produttiva, ma un modo di pensare: osservare, sperimentare e non considerare mai definitivo il risultato raggiunto. Al suo fianco opera Roberta Migliorini, continuando a mantenere forte il carattere familiare dell’azienda. Questa curiosità ha portato Rocche dei Manzoni a sviluppare nel tempo anche un rapporto particolare con arte, musica e cultura. Gli stessi spazi della cantina raccontano questa sensibilità, attraverso opere e ambienti che vanno oltre la semplice funzione produttiva. Tra gli elementi più suggestivi si trova la cupola affrescata dall’artista Guy Rivoir, mentre alla storia più recente dell’azienda è legato anche il rapporto personale tra Rodolfo Migliorini e il compositore Ezio Bosso. Rocche dei Manzoni rappresenta quindi una pagina importante della storia contemporanea delle Langhe. Quando molte aziende erano ancora profondamente legate a modelli consolidati, Valentino Migliorini ebbe il coraggio di mettere in discussione alcune convenzioni e di sperimentare strade nuove. Metodo Classico, barrique, assemblaggi allora inconsueti, lunghi affinamenti e continua ricerca sono diventati nel tempo parte di un percorso che ha contribuito ad ampliare il linguaggio enologico del territorio. Oggi, a oltre cinquant’anni dalla fondazione, quella stessa curiosità continua a essere il cuore della cantina. Rocche dei Manzoni è profondamente Monforte d’Alba, ma non è mai stata una cantina immobile: ha costruito la propria identità sull’incontro tra territorio e sperimentazione, mantenendo la capacità di evolvere senza rinnegare le proprie radici. È questa combinazione tra la visione pionieristica di Valentino e il lavoro portato avanti da Rodolfo Migliorini a renderla una delle realtà più originali e riconoscibili della storia moderna delle Langhe.