ANDRÉ BEAUFORT

CHAMPAGNE BLANC DE BLANCS BRUT PREMIER CRU "AMBONNAY" 2018 - ANDRÉ BEAUFORT

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Abbinamenti, La profondità e la cremosità dell’Ambonnay Blanc de Blancs 2018 ne fanno uno Champagne decisamente gastronomico. È magnifico con ostriche, scampi, capesante e crostacei importanti, ma la struttura consente di accompagnarlo anche a rombo, baccalà, aragosta e pesci arrosto. Le sfumature di nocciola e pasticceria trovano grande sintonia con risotti ai funghi, pollo arrosto e preparazioni accompagnate da burro o salse cremose, mentre freschezza e sapidità permettono ottimi abbinamenti con formaggi di buona stagionatura. Da provare con capesante rosolate al burro oppure con un risotto ai porcini. È anche uno Champagne che merita di essere degustato da solo, concedendogli tempo nel calice.
Alcol, 12%
Annata, 2018
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, Pinot Nero 80%, Chardonnay 20%

NOTE SENSORIALI:

Lo Champagne Blanc de Blancs Brut Premier Cru “Ambonnay” 2018 di André Beaufort si presenta con un giallo paglierino intenso, impreziosito da riflessi dorati e da un perlage finissimo e persistente. Il naso è ampio e in continua evoluzione: scorza d’arancia, cedro e mela matura si intrecciano a fiori secchi, nocciola e mandorla, seguiti da sfumature di pasticceria, spezie e una marcata sensazione gessosa. Con l’ossigenazione emergono note più profonde di frutta secca e leggere sensazioni ossidative che ampliano ulteriormente il quadro aromatico. Al palato è ricco e cremoso, con una materia sorprendente per uno Chardonnay in purezza, sostenuta però da freschezza e da una sapidità incisiva. La bollicina è perfettamente integrata e accompagna un sorso energico, profondo e tutt’altro che esile. Il finale è molto lungo, asciutto e minerale, con ritorni di agrumi maturi, nocciola e gesso. Uno Champagne di grande personalità, lontano da qualsiasi idea di Blanc de Blancs sottile o semplicemente delicato.

CURIOSITÀ:

Questa rarissima cuvée 2018 è ottenuta esclusivamente da Chardonnay coltivato ad Ambonnay, storico Grand Cru della Montagne de Reims tradizionalmente celebre soprattutto per il Pinot Nero. Proprio per questo un Blanc de Blancs firmato Beaufort rappresenta una lettura particolarmente insolita del territorio. I suoli sono profondamente calcarei e gessosi e la vendemmia 2018 fu eccezionalmente precoce: proprio ad Ambonnay André Beaufort iniziò a raccogliere già il 17 agosto, una data straordinaria per la Champagne. In cantina le uve vengono pressate subito dopo la raccolta, il mosto decanta naturalmente e fermenta con lieviti indigeni in vasche o botti; viene lasciata svolgere spontaneamente anche la malolattica. La seconda fermentazione avviene in bottiglia utilizzando zucchero di canna non raffinato o mosto d’uva concentrato, mentre il dégorgement viene ancora eseguito manualmente à la volée, senza congelare il collo della bottiglia. Beaufort conserva inoltre gli Champagne sui propri depositi il più a lungo possibile prima della vendita. La filosofia aziendale nasce nel 1969 dall’allergia di André Beaufort ai prodotti chimici di sintesi e dal 1971 la famiglia segue una viticoltura agrobiologica pionieristica, sperimentando anche oli essenziali e omeopatia.

André Beaufort

Champagne André Beaufort è una delle realtà realmente pionieristiche della viticoltura biologica in Champagne, una maison familiare la cui storia moderna è indissolubilmente legata a Jacques Beaufort e a una scelta compiuta quando parlare di agricoltura naturale nella regione era ancora quasi impensabile. Il nome sull’etichetta è quello del padre André, ma è Jacques la figura che ha definito l’identità contemporanea del domaine. La svolta arriva nel 1969, quando sviluppa una forte allergia ai prodotti chimici di sintesi utilizzati nei vigneti. Dopo averne individuato la causa decide di cambiare completamente metodo di lavoro e, dal 1971, elimina fertilizzanti chimici, diserbanti, insetticidi e fungicidi di sintesi. È una decisione radicale per l’epoca: la Champagne è allora fortemente orientata verso una viticoltura intensiva e la stessa regolamentazione francese dell’agricoltura biologica arriverà soltanto anni più tardi. Beaufort diventa così uno dei primi vigneron champenois a dimostrare concretamente che un'altra strada è possibile. Il percorso non si ferma però alla semplice eliminazione della chimica. Jacques cerca progressivamente di ridurre anche rame e zolfo, pur ammessi in agricoltura biologica, e dal 1974 comincia a sperimentare preparazioni a base di oli essenziali e aromaterapia per contrastare le malattie fungine; dagli anni Ottanta approfondisce anche l’omeopatia applicata alla vite. Il suo approccio non nasce dall’adesione a una moda o a un disciplinare, ma da decenni di prove condotte direttamente nei vigneti, con compost vegetali e animali, lavorazioni del terreno e preparati naturali utilizzati per favorire la vitalità del suolo e le difese della pianta. La certificazione biologica viene intrapresa formalmente nel 1994 e la prima vendemmia certificata arriva nel 1997, ma la pratica agricola era già stata trasformata più di vent’anni prima. Oggi il domaine lavora un patrimonio nell’ordine di circa sei ettari, con superfici indicate diversamente dalle fonti a seconda delle parcelle e delle certificazioni considerate, distribuito tra due territori profondamente differenti: Ambonnay, Grand Cru della Montagne de Reims, e Polisy, nella Côte des Bar. Pinot Noir e Chardonnay sono gli unici vitigni coltivati, con una netta prevalenza del Pinot Noir nel vigneto certificato. Ambonnay rappresenta l’anima storica e più potente della produzione. Situato sul versante sud-orientale della Montagne de Reims, possiede terreni fortemente calcarei e gessosi ed è uno dei grandi terroir champenois del Pinot Noir. Qui Beaufort ottiene vini generalmente più strutturati, profondi e vinosi, nei quali la componente calcarea sostiene una materia ricca e una notevole capacità di evoluzione. Polisy racconta invece un'altra Champagne. Il paese si trova nell’Aube, circa quaranta chilometri a sud-est di Troyes, nella Côte des Bar, su terreni argillosi e marne calcaree riconducibili al Kimmeridgiano, geologia che avvicina questa parte della Champagne alla vicina Borgogna e a Chablis. Le correnti più fresche provenienti dal Plateau de Langres e la natura dei terreni danno origine a vini generalmente più tesi, affilati e caratterizzati da un’acidità molto evidente. La possibilità di lavorare contemporaneamente Ambonnay e Polisy costituisce uno degli aspetti più affascinanti del domaine: gli stessi Pinot Noir e Chardonnay vengono interpretati su due matrici geologiche e climatiche profondamente differenti, permettendo di riconoscere chiaramente la provenienza anche attraverso una filosofia di cantina comune. Ed è proprio in cantina che Beaufort si allontana ulteriormente dalla Champagne convenzionale. Le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e anche la prise de mousse viene condotta senza ricorrere sistematicamente a lieviti selezionati esterni, pratica rarissima nella regione. I vini affrontano generalmente un lungo élevage, nell’ordine di otto-dieci mesi, soprattutto in vecchie barrique prima del tirage. Jacques ha sempre privilegiato botti molto usate, alcune estremamente vecchie, evitando il legno nuovo e utilizzando il rovere come recipiente di lenta ossigenazione piuttosto che come fonte di aromi. La fermentazione malolattica non viene bloccata e i vini non vengono corretti attraverso acidificazioni, lasciando che l’annata determini naturalmente equilibrio e profilo. Anche la solforosa viene utilizzata in quantità molto ridotte e, in alcune vendemmie o cuvée, può essere completamente assente. Dopo la seconda fermentazione gli Champagne possono affrontare permanenze sui lieviti molto lunghe, e la maison conserva numerose vecchie annate che vengono commercializzate dopo anni di evoluzione. Un altro gesto diventato quasi simbolico è il dégorgement à la volée, ancora eseguito manualmente: ogni bottiglia viene aperta e sboccata senza congelare il collo, mantenendo una pratica ormai rarissima nella Champagne contemporanea. Anche il dosage viene affrontato senza dogmatismi. Beaufort non appartiene alla scuola secondo cui uno Champagne naturale debba necessariamente essere Brut Nature: produce Brut, Demi-Sec e versioni non dosate, modulando la liqueur secondo vino, annata e maturità. È una filosofia coerente con l’intero progetto, nel quale nessuna tecnica viene adottata semplicemente per aderire a una categoria stilistica. Negli Champagne di Ambonnay dominano generalmente corpo, frutto maturo, vinosità e profondità, mentre Polisy tende a esprimere maggiore tensione e verticalità; con l’evoluzione emergono spesso note di frutta matura, spezie, miele, agrumi canditi, frutta secca e sfumature ossidative che contribuiscono al carattere volutamente personale dei vini. Dal 2007 la nuova generazione ha progressivamente assunto la responsabilità del domaine e oggi sono Constant e Réol Beaufort a portare avanti il lavoro familiare, preservando l’impostazione costruita da Jacques. La produzione certificata biologica rimane estremamente limitata, nell’ordine di circa 25.000-30.000 bottiglie all’anno, e conserva una dimensione autenticamente artigianale. André Beaufort occupa quindi una posizione particolare nella storia della Champagne: molte pratiche oggi associate alla nuova generazione di récoltants – suoli vivi, fermentazioni indigene, riduzione della solforosa, vecchie botti, attenzione al terroir e rifiuto della standardizzazione – qui venivano sperimentate già dagli anni Settanta. Jacques Beaufort non seguì il movimento del vino naturale champenois: contribuì ad anticiparlo di decenni. Ambonnay e Polisy, Pinot Noir e Chardonnay, vecchie barrique, lieviti indigeni, lunghi affinamenti e dégorgement manuale costituiscono ancora oggi gli strumenti di una filosofia rimasta volutamente indipendente. Più che cercare la perfezione tecnica o l’uniformità tra le annate, Beaufort lascia spazio alle differenze del millesimo e del luogo, producendo Champagne profondamente vinosi, talvolta imprevedibili e immediatamente riconoscibili. È proprio questa libertà, portata avanti per oltre cinquant’anni e oggi custodita dalla nuova generazione, ad aver reso André Beaufort uno dei riferimenti storici imprescindibili della Champagne biologica e artigianale.