TRENTO DOC RISERVA EXTRA BRUT BLANC DE NOIRS "DISIO" 2017 MAGNUM - SPAGNOLLI
Abbinamenti, Splendido a tutto pasto, consigliato con una classica insalata di polpo.
Alcol, 13%
Annata, 2017
Denominazione, Trento DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 1.5 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Trentino Alto Adige (Italia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, Pinot Nero 100%
NOTE SENSORIALI:
Un giallo paglierino dai riflessi color limone contorna il fine perlage di montagna che, fitto e delicato, impreziosisce il calice con brillanti riverberi. Al naso l'aroma si palesa subito in modo deciso e, dopo qualche istante, cominciano a concedersi i golosi sentori di frutta matura. L’ingresso in bocca è deciso, netto. L’acidità fa da contrappunto alla spiccata sapidità, tipica dello spumante di montagna, con la fine bollicina che ne ingentilisce l’espressione, allungando la persistenza sul palato.
CURIOSITÀ:
La vinificazione avviene sia in acciaio, sia in barriques di rovere francese in base all’esigenza dell’annata. Ed è qui che il progetto Spagnolli si concreta: ogni appezzamento vitato viene accompagnato nel percorso di affinamento dal Professore che, con la sua grande esperienza, decide di annata in annata la migliore procedura da adottare. Segue una sosta prolungata sui lieviti esausti per 8 mesi, durante la quale si effettuano dei ricorrenti batonage. La quota parte di vino in affinamento in legno svolge anche la fermentazione malolattica coinvolgendo solitamente il 30% delle cuvée.
Spagnolli +
pagnolli è una minuscola realtà familiare di Cimone, sulle pendici sud-orientali del Monte Bondone, nata da una delle intuizioni più affascinanti della spumantistica trentina contemporanea e oggi portata avanti da Francesco Spagnolli insieme al figlio Alvise. La storia del progetto prende forma nel 1978 dall’incontro tra Francesco e Luigi “Gino” Veronelli: di ritorno da una trasmissione radiofonica, i due osservano gli impervi pendii di Cimone e ne intuiscono la straordinaria vocazione per il Metodo Classico. Veronelli arriverà a definire questo luogo la “piccola Épernay del Trentino”, mentre Francesco trasforma quell’intuizione in un vero progetto viticolo, acquistando terreni difficili e scoscesi, localmente chiamati “sgrebeni”, e costruendo progressivamente una sorta di stazione sperimentale di montagna dedicata alle bollicine. La figura di Francesco è fondamentale per comprendere Spagnolli: docente universitario, ricercatore e divulgatore scientifico, autore di oltre 120 pubblicazioni e per quasi vent’anni direttore dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, ha trasferito nel vigneto una cultura enologica costruita attraverso studio, ricerca e confronto internazionale. La sua passione per il Pinot Nero nasce già nel 1968 e viene successivamente alimentata dai viaggi in Borgogna e soprattutto in Champagne, frequentata regolarmente a partire dal 1977, dove rimane particolarmente affascinato dai Blanc de Noirs della Montagne de Reims. Oggi Alvise Spagnolli, laureato in ingegneria energetica al Politecnico di Milano, rappresenta la nuova generazione e sta progressivamente raccogliendo questa eredità, mantenendo il carattere sperimentale che ha sempre contraddistinto il progetto. Le dimensioni sono quasi irripetibili nel panorama del Trentodoc: circa 2,5 ettari complessivi e una produzione nell’ordine di appena 3.500 bottiglie all’anno, con circa 1,7 ettari storicamente dedicati al Pinot Nero e le restanti superfici a Chardonnay e, più recentemente, Meunier. Le vigne formano un autentico anfiteatro naturale sulle pendici del Bondone, raggiungendo nelle zone più alte quote comprese indicativamente tra 600 e 800 metri. L’esposizione varia tra sud-est e sud-ovest e i vigneti sono continuamente influenzati dalle montagne circostanti, dalle escursioni termiche e dai movimenti d’aria che accompagnano la maturazione. La geologia è estremamente eterogenea: antichi fondali marini, strutture calcaree appartenenti a differenti epoche geologiche, marne e calcari organogeni creano variazioni sensibili anche tra terrazze vicine. È proprio questa diversità a costituire uno dei principi fondamentali del lavoro Spagnolli. Ogni terrazza viene osservata come un piccolo cru autonomo, vendemmiato manualmente in piccole ceste e vinificato separatamente; soltanto successivamente i diversi vini vengono assemblati, seguendo un principio che la famiglia sintetizza nell’espressione “E pluribus unum”: costruire un’identità unica partendo dalla diversità delle singole componenti. Anche l’impianto dei vigneti nasce da una precisa ricerca. Francesco ha mantenuto la tradizionale pergola trentina, ma ne ha profondamente modificato la logica aumentando la densità d’impianto e riducendo drasticamente le rese, storicamente portate nell’ordine di circa 30-40 ettolitri per ettaro, con l’obiettivo di ottenere uve più concentrate e adatte a lunghi affinamenti. Il Pinot Nero rimane il centro assoluto della filosofia aziendale e trova la propria espressione più importante in Disìo, Trentodoc Riserva Extra Brut Blanc de Noirs prodotto esclusivamente da Pinot Nero e considerato dalla famiglia la vera sintesi dell’anfiteatro di Cimone. Le differenti terrazze vengono raccolte e vinificate separatamente e successivamente assemblate per costruire un vino capace di unire struttura, tensione, freschezza e profondità; la permanenza sui lieviti supera ampiamente i quattro anni nelle versioni più recenti e alcune annate vengono lasciate evolvere ancora più a lungo. La produzione è microscopica: della Riserva 2016 furono realizzate appena 2.086 bottiglie e dieci Magnum, dato che rende bene la dimensione quasi artigianale del progetto. Accanto a Disìo nasce Fral, Trentodoc Brut nel quale Chardonnay e Pinot Nero vengono assemblati per offrire una lettura differente del vigneto, con una prevalenza dello Chardonnay e affinamenti sui lieviti nell’ordine di almeno 40 mesi. Negli ultimi anni la ricerca si è ulteriormente ampliata attraverso il Meunier: Francesco e Alvise hanno messo a dimora barbatelle francesi nell’anfiteatro di Cimone, convinti che questa varietà possa trovare nei terreni e nel clima di montagna una propria espressione originale. Attualmente viene utilizzato negli assemblaggi, ma rappresenta una delle direzioni più interessanti per il futuro della cantina. Spagnolli rimane quindi qualcosa di profondamente diverso da una normale azienda spumantistica: è il risultato di quasi cinquant’anni di osservazioni, prove e sperimentazioni condotte su appena pochi ettari di montagna. L’intuizione condivisa nel 1978 da Francesco Spagnolli e Gino Veronelli è diventata un anfiteatro vitato nel quale pergola trentina, basse rese, Pinot Nero, Chardonnay e Meunier vengono confrontati con altitudine, vento, esposizioni e una geologia estremamente complessa. Oggi Alvise continua questo percorso senza trasformare la proprietà in un progetto di dimensione industriale, conservandone invece la natura di laboratorio artigianale. Disìo rimane la pietra angolare e il Pinot Nero il principale interprete, ma dietro ogni bottiglia c’è soprattutto la volontà di dimostrare quanto un minuscolo frammento di montagna possa possedere un’identità spumantistica propria. È questo il significato più autentico della “piccola Épernay del Trentino” immaginata da Veronelli: non imitare la Champagne, ma utilizzare la conoscenza del Metodo Classico per dare voce agli sgrebeni, ai calcari, ai venti e alle ripide terrazze di Cimone.