CHAMPAGNE BIO BRUT NATURE PREMIER CRU "YUMAN 22" - MARGUET
Abbinamenti, Ottimo da abbinare a piatti ricercati ed eleganti, rana pescatrice al sale con foglie di menta, mousse alla maracuja e pompelmo.
Alcol, 13%
Annata, NV
Denominazione, Champagne AOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Champagne (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%
NOTE SENSORIALI:
Alla vista si presenta di un giallo dorato luminoso, con bollicine fini e persistenti, indice di qualità e maestria nella presa di spuma. Al naso, l’espressione aromatica è nitida e complessa: note di frutta bianca matura, come mela golden e pera, si intrecciano a fiori bianchi, agrumi freschi e delicate sfumature minerali, con un accenno di crosta di pane e lievito che arricchisce il profilo olfattivo. In bocca, lo Champagne Yuman 22 è secco e vibrante, con una freschezza incisiva ma equilibrata e una struttura delicata che accompagna la mousse cremosa e la persistenza delle bollicine. Il finale è lungo, pulito e armonioso, con ritorni fruttati e minerali che sottolineano la tipicità del terroir e il carattere autentico della biodinamica.
CURIOSITÁ:
Lo Champagne Yuman Premier Cru di Marguet è un’espressione elegante e territoriale della Montagne de Reims, ottenuto da Chardonnay in purezza proveniente dal comune di Vrigny, classificato Premier Cru. Questo Champagne nasce sotto la filosofia del Récoltant Manipulant, con una cura meticolosa in ogni fase della produzione, dal vigneto alla bottiglia. Dopo la vinificazione, il vino affina per 9 mesi in botti di rovere, dove sviluppa struttura e complessità, prima di affrontare la presa di spuma e una lunga maturazione di 4 anni sui lieviti in bottiglia. Il tutto avviene senza dosaggio (Pas Dosé), scelta che esalta la purezza del frutto e la trasparenza del terroir, permettendo allo Chardonnay di esprimersi in modo diretto e autentico.
Marguet +
Champagne Marguet è una delle realtà più personali della Champagne contemporanea, profondamente radicata ad Ambonnay, Grand Cru della Montagne de Reims, e oggi guidata da Benoît Marguet. La storia familiare comincia intorno al 1875 con Émile Marguet, figura già sorprendentemente innovativa per il proprio tempo: nel 1883, quando la fillossera non aveva ancora devastato definitivamente il vigneto champenois, decide infatti di innestare preventivamente alcune delle migliori parcelle della famiglia nella Côte des Blancs e nella Grande Montagne de Reims, anticipando un problema che avrebbe cambiato per sempre la viticoltura europea. Cinque generazioni più tardi Benoît raccoglie questo patrimonio e, soprattutto a partire dagli anni Duemila, imprime alla maison una trasformazione radicale, spostando progressivamente il centro del progetto dalla semplice produzione di Champagne alla ricerca di un rapporto sempre più diretto tra suolo, pianta e vino. Oggi il domaine possiede circa 8 ettari di vigneti Grand Cru, dei quali 7,3 ad Ambonnay e 0,7 a Bouzy, con vigne che hanno mediamente circa quarant’anni e un patrimonio composto principalmente da Pinot Noir e Chardonnay. Ambonnay costituisce il cuore assoluto del progetto: qui la craie della Montagne de Reims incontra differenti coperture superficiali e permette soprattutto al Pinot Noir di raggiungere una combinazione particolarmente interessante di maturità, struttura e tensione minerale. Tra i lieux-dits aziendali compaiono Les Saints Remys, Les Beurys, Les Crayères, La Grande Ruelle, Les Bermonts e Le Parc, mentre a Bouzy la famiglia lavora parcelle come Les Loges e Les Hannepés. Benoît ha scelto di trattare questo patrimonio non come un insieme indistinto di vigne Grand Cru, ma come un mosaico di luoghi autonomi, arrivando progressivamente a vinificare e imbottigliare separatamente alcune delle parcelle più significative. Il vero elemento distintivo di Marguet rimane però il lavoro agricolo. Il vigneto è certificato biologico e biodinamico Demeter e la biodinamica viene interpretata da Benoît in maniera estremamente personale, quasi come una filosofia complessiva del rapporto tra uomo e natura. Dal 2010 i terreni vengono lavorati anche attraverso cavalli da tiro, scelta che permette di limitare la compattazione provocata dai mezzi meccanici e mantenere una relazione più delicata con il suolo. A questo si affiancano preparati biodinamici, fitoterapia attraverso macerazioni, infusi e decotti di piante medicinali e aromaterapia con oli essenziali, utilizzati con l’obiettivo di ridurre drasticamente il ricorso ai trattamenti convenzionali e favorire le naturali capacità di equilibrio della vite. Per Benoît la biodinamica non rappresenta quindi semplicemente un disciplinare agricolo, ma uno strumento attraverso cui cercare una maggiore vitalità del terreno e, di conseguenza, una maggiore trasparenza del vino. La stessa filosofia prosegue in cantina, dove le parcelle vengono lavorate separatamente e il legno assume un ruolo importante. Le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e avvengono prevalentemente in pièces e fûts, generalmente usati, con lunghi élevage sulle fecce e interventi estremamente ridotti. La fermentazione malolattica viene normalmente svolta e l’utilizzo della solforosa è ridotto al minimo, mentre molte delle cuvée contemporanee vengono commercializzate senza dosage. Il legno non viene ricercato per lasciare aromi riconoscibili, ma come contenitore capace di favorire una lenta evoluzione del vino e permettere alle singole parcelle di sviluppare maggiore profondità prima della presa di spuma. Shaman rappresenta la porta d’ingresso nell’universo Marguet e nasce principalmente dalle vigne Grand Cru di Ambonnay e Bouzy, con un assemblaggio nel quale Pinot Noir e Chardonnay cambiano proporzione secondo la vendemmia; viene identificato attraverso l’anno della vendemmia di base e nelle versioni recenti è generalmente proposto senza dosage. Accanto a Shaman si sviluppa però la parte più affascinante della produzione: Ambonnay Grand Cru e Bouzy Grand Cru raccontano due interpretazioni comunali, mentre Les Bermonts, Les Crayères, Le Parc e Les Saints Remys portano la ricerca fino al singolo lieu-dit. A questa produzione proveniente dalle vigne di proprietà si affiancano cuvée realizzate attraverso uve biologiche selezionate in altri grandi terroir della Champagne, permettendo a Benoît di confrontarsi con Chardonnay provenienti da Avize, Chouilly, Le Mesnil-sur-Oger, Oger e altri villaggi, mantenendo però la stessa filosofia di vinificazione. Un capitolo autonomo è rappresentato da Sapience, progetto nato dalla collaborazione tra Benoît Marguet e altri importanti protagonisti della viticoltura biodinamica champenoise e concepito come uno Champagne capace di riunire grandi terroir coltivati biologicamente; oggi la famiglia Sapience comprende diverse interpretazioni e vecchie annate conservate in œnothèque. Marguet produce inoltre piccolissime quantità di Coteaux Champenois bianchi e rossi, attraverso i quali Ambonnay e Bouzy possono essere osservati senza la seconda fermentazione e la pressione tipiche dello Champagne. È proprio questa continua ricerca a rendere Benoît Marguet una figura difficilmente assimilabile a un modello convenzionale: biodinamica, cavalli, fitoterapia, aromaterapia, fermentazioni spontanee, vinificazioni parcellari, legno, bassissima solforosa e assenza di dosage non vengono utilizzati come elementi di immagine, ma fanno parte di una visione costruita progressivamente nel corso degli anni. Dietro questa filosofia rimane però un patrimonio storico straordinario: circa otto ettari interamente concentrati nei Grand Cru di Ambonnay e Bouzy, conservati dalla famiglia attraverso cinque generazioni. Champagne Marguet rappresenta così l’incontro tra una delle grandi tradizioni viticole della Montagne de Reims e una delle interpretazioni più radicalmente naturali della Champagne contemporanea. Benoît non cerca di costruire vini perfettamente identici da una vendemmia all’altra, ma di lasciare che annata, parcella e materia prima rimangano riconoscibili. Pinot Noir, Chardonnay e craie diventano quindi il punto di partenza di Champagne profondi, vinosi e gastronomici, nei quali la bollicina è soltanto una componente di un vino pensato prima di tutto come espressione di un luogo.