DOMAINE KOJI ET JAE HWA

BOURGOGNE HAUTES-CÔTES DE NUITS CHARDONNAY BIO "LA VIOLETTE" 2023 - DOMAINE KOJI ET JAE HWA

Precio normal €290,00 Precio rebajado€370,00ahorra €80,00

Abbinamenti, La freschezza, la finezza aromatica e la componente minerale del La Violette 2023 lo rendono particolarmente adatto a una cucina elegante, capace di valorizzarne la precisione senza coprirne le sfumature. È magnifico con crudi di pesce, tartare di ricciola, carpacci di branzino, ostriche e crostacei, dove la tensione agrumata e la sapidità del vino creano un equilibrio naturale con la delicatezza delle preparazioni. Ottimo anche con capesante, pesci al forno, risotti ai frutti di mare e primi piatti delicati, mentre la maggiore consistenza dello Chardonnay permette di accompagnarlo a carni bianche, pollo arrosto e preparazioni a base di funghi. Particolarmente interessante l'incontro con la cucina francese, soprattutto con pesce al burro bianco, vol-au-vent ai funghi e formaggi a pasta molle, dove la freschezza del vino riesce a bilanciare efficacemente le componenti più cremose.
Alcol, 12,5%
Annata, 2023
Denominazione, Appellation Bourgogne Hautes Cotes de Nuits Controlée
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Borgogna (Francia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits Chardonnay La Violette 2023 è un bianco di grande finezza, nato dalla sensibilità di Koji Nakada e Jae Hwa Park, una coppia che ha saputo costruire in Borgogna un progetto profondamente personale, fondato sul rispetto della vigna e sulla ricerca della massima espressività del territorio. Le Hautes-Côtes de Nuits rappresentano una delle zone più interessanti della Côte de Nuits, grazie a vigneti situati generalmente a quote superiori rispetto a quelli della fascia collinare più celebre, dove le temperature più fresche favoriscono vini particolarmente tesi ed eleganti. Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, attraversato da delicati riflessi dorati. Il profilo aromatico è raffinato e progressivo: pera fresca, mela gialla e scorza di limone incontrano fiori bianchi, biancospino e leggere sfumature di pesca, mentre con l'ossigenazione emergono sensazioni più profonde di pietra bagnata, erbe aromatiche e una sottile componente speziata. In bocca mostra un bellissimo equilibrio tra materia e freschezza, con una trama delicatamente avvolgente sostenuta da un'acidità viva e precisa. Il sorso è verticale, dinamico e particolarmente nitido, con una componente sapida che accompagna il frutto senza appesantirlo. Il finale è lungo, elegante e minerale, con ritorni agrumati e floreali che sottolineano la naturale finezza dello Chardonnay. Un bianco che privilegia la precisione alla potenza, capace di esprimere la Borgogna attraverso una sensibilità contemporanea, senza perdere il legame con la sua tradizione.

CURIOSITÁ: 

La Violette 2023 è prodotto da Chardonnay coltivato in agricoltura biologica nelle Hautes-Côtes de Nuits, territorio caratterizzato da un clima relativamente fresco e da una grande varietà di suoli, nei quali le componenti calcaree contribuiscono alla particolare tensione dei vini. Dietro questa etichetta si trova una storia decisamente affascinante: Koji Nakada, originario del Giappone, è arrivato in Borgogna dopo aver maturato una profonda passione per i grandi vini francesi, dando vita insieme alla moglie Jae Hwa Park al progetto Lou Dumont, una maison de négoce diventata negli anni un riferimento per gli appassionati della regione. Nel 2012 la coppia ha deciso di affiancare all'attività di négoce un vero e proprio domaine, acquistando i primi vigneti a Prémeaux-Prissey e nel Clos La Brunelle. Il patrimonio vitato è stato successivamente ampliato nel 2016 con nuove parcelle a Marsannay, Gevrey-Chambertin e nelle Hautes-Côtes de Nuits, arrivando a una superficie complessiva di circa sei ettari. La conduzione biologica rappresenta uno degli elementi centrali del progetto, accompagnata da pratiche ispirate alla biodinamica, dall'attenzione ai cicli lunari all'utilizzo di preparati vegetali per la cura delle vigne. Anche in cantina l'approccio è orientato a limitare gli interventi e a preservare il carattere delle uve, evitando che le scelte enologiche prevalgano sull'identità del vigneto. La Violette si inserisce perfettamente in questa filosofia, proponendo una lettura dello Chardonnay nella quale freschezza, precisione e naturalezza espressiva assumono un ruolo fondamentale. È inoltre interessante osservare come il lavoro di Koji e Jae Hwa abbia progressivamente attirato l'attenzione degli appassionati più esigenti, trasformando un piccolo domaine artigianale in una delle realtà emergenti più ricercate della Borgogna.

Domaine Koji Et Jae Hwa

Domaine Koji et Jae Hwa è una delle realtà più affascinanti e ricercate della Borgogna contemporanea, nata dall’incontro tra due culture apparentemente lontane dalla tradizione vitivinicola francese: quella giapponese di Koji Nakada e quella coreana della moglie Jae Hwa Park. La loro storia comincia nel 1996, quando Koji lascia il Giappone per trasferirsi in Francia e studiare enologia a Beaune. Prima di iniziare la formazione deve però imparare il francese e si stabilisce a Digione, dove incontra Jae Hwa, insegnante di lingua francese di origine coreana. Da quell’incontro nasce un legame personale destinato a trasformarsi anche in un progetto professionale. Koji approfondisce la propria conoscenza del vino attraverso esperienze in Borgogna, Bordeaux, Alsazia e Champagne, maturando una sensibilità che unisce il rigore tecnico francese alla precisione e all’attenzione per i dettagli tipiche della cultura giapponese. Nel 2000 la coppia fonda a Gevrey-Chambertin Maison Lou Dumont, una piccola attività di négoce destinata a conquistare progressivamente un posto importante tra gli appassionati di Borgogna. Il nome richiama Lou, la loro figlioccia, e il termine francese mont, omaggio alle montagne dei rispettivi paesi d’origine. Sulle etichette compare un ideogramma giapponese che richiama l’armonia tra cielo, terra e uomo, principio che sintetizza perfettamente la filosofia produttiva di Koji: il grande vino nasce dall’equilibrio tra natura, territorio e intervento umano. Dopo oltre dieci anni dedicati alla selezione e alla vinificazione di uve provenienti da differenti denominazioni borgognone, nel 2012 Koji e Jae Hwa realizzano il desiderio di diventare proprietari delle vigne, acquistando i primi appezzamenti a Prémeaux-Prissey e nel Clos La Brunelle. Nasce così Domaine Koji et Jae Hwa, progetto distinto dall’attività di négoce Lou Dumont e interamente dedicato alla valorizzazione dei vigneti di proprietà. Nel 2016 il patrimonio viene ampliato attraverso nuove acquisizioni a Marsannay, nelle Hautes-Côtes de Nuits e a Gevrey-Chambertin, arrivando progressivamente a circa sei ettari. La cantina si trova a Gevrey-Chambertin, negli edifici storicamente utilizzati dalla famiglia Fourrier, e rappresenta il centro di una produzione estremamente limitata, costruita intorno a parcelle selezionate per età delle viti e qualità del terroir. Uno degli elementi più importanti del domaine è proprio l’età del patrimonio viticolo: numerose vigne di Pinot Noir superano i cinquant’anni, alcune raggiungono o oltrepassano il secolo di vita e una parte delle piante più antiche risale addirittura al 1908. Accanto al Pinot Noir vengono coltivati Chardonnay e Aligoté, quest’ultimo presente anche attraverso una parcella centenaria. I terreni sono quelli caratteristici della Côte de Nuits, con differenti combinazioni di calcare, marne e argille che cambiano sensibilmente secondo altitudine, esposizione e posizione del vigneto. A Gevrey-Chambertin il Pinot Noir può esprimere maggiore profondità e struttura, mentre Marsannay e le Hautes-Côtes de Nuits offrono interpretazioni generalmente più tese, fresche e delicate. Koji ha scelto di valorizzare queste differenze attraverso una viticoltura estremamente rispettosa dell’ambiente, ottenendo nel 2016 la certificazione biologica Ecocert e introducendo progressivamente pratiche biodinamiche. I vigneti vengono lavorati senza erbicidi di sintesi, utilizzando preparati vegetali, tisane e interventi destinati a favorire la vitalità dei suoli. La vendemmia è manuale e la selezione delle uve particolarmente rigorosa, con una preferenza per rese contenute e maturazioni capaci di conservare freschezza e precisione aromatica. In cantina l’approccio è altrettanto personale e si distingue per una ricerca quasi assoluta della purezza del frutto. Le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni e, per numerose cuvée di Pinot Noir, Koji utilizza una percentuale importante di grappoli interi, tecnica che contribuisce a costruire vini dalla struttura delicata, con tannini sottili e una componente aromatica particolarmente complessa. Le estrazioni vengono condotte con grande moderazione, privilegiando infusioni delicate e pressature leggere anziché rimontaggi aggressivi. La solforosa viene evitata durante gran parte della vinificazione e utilizzata soltanto quando strettamente necessario, spesso in quantità minime prima dell’imbottigliamento. Anche la scelta dei contenitori è diventata uno degli aspetti più interessanti della ricerca contemporanea del domaine. Accanto alle tradizionali pièces borgognone, generalmente utilizzate senza ricercare un’impronta marcata del legno nuovo, Koji ha introdotto recipienti ceramici Clayver, capaci di accompagnare l’evoluzione del vino senza apportare aromi di rovere. In alcune cuvée l’affinamento viene suddiviso tra ceramica e legno, permettendo di modulare il rapporto tra ossigenazione, struttura e integrità del frutto. La gamma riflette questa filosofia attraverso vini prodotti in quantità estremamente limitate. Il Bourgogne Pinot Noir Vieilles Vignes rappresenta una delle etichette più emblematiche e nasce da vecchie vigne selezionate, mostrando quanto un'appellazione regionale possa raggiungere profondità e complessità quando viene interpretata attraverso piante molto anziane e vinificazioni particolarmente attente. Il Marsannay En Leautier approfondisce il carattere di una singola provenienza, mentre il Gevrey-Chambertin Village esprime il volto più classico e strutturato della Côte de Nuits. La Violette, nelle Hautes-Côtes de Nuits, costituisce un'altra interpretazione particolarmente ricercata del Pinot Noir, caratterizzata da una produzione minuscola e da un affinamento che può combinare contenitori ceramici e rovere. Sul versante dei bianchi, Bourgogne Blanc Dijon, Marsannay Le Désert Blanc e le altre selezioni di Chardonnay mostrano una ricerca orientata verso freschezza, tensione e precisione, mentre l’Aligoté proveniente da vecchie vigne rappresenta un ulteriore elemento di valorizzazione della biodiversità borgognona. Negli ultimi anni Koji e Jae Hwa hanno inoltre ampliato i propri interessi verso la Champagne, sviluppando piccole produzioni nella Côte des Bar e applicando anche alla spumantizzazione la stessa attenzione riservata alle singole vigne. Domaine Koji et Jae Hwa rappresenta quindi un caso particolare nel panorama della Borgogna: una proprietà nata nel 2012 dall’esperienza di due persone arrivate in Francia da Giappone e Corea del Sud, cresciuta senza perdere la propria dimensione artigianale e diventata progressivamente un nome ricercato dagli appassionati internazionali. Il patrimonio di circa sei ettari, le vecchie vigne talvolta centenarie, la certificazione biologica, le fermentazioni spontanee, l’utilizzo dei grappoli interi, le estrazioni delicate e la sperimentazione tra legno e ceramica costituiscono gli strumenti di una filosofia estremamente riconoscibile. Koji non cerca Pinot Noir concentrati o costruiti sulla potenza, ma vini trasparenti, fragranti, profondi e capaci di lasciare emergere il carattere delle singole parcelle. È proprio questa combinazione tra precisione giapponese, sensibilità artigianale e rispetto della tradizione borgognona a definire il domaine: una delle interpretazioni più personali della Côte de Nuits contemporanea, nella quale il lavoro dell’uomo cerca soprattutto di accompagnare, senza sovrastarlo, l’equilibrio tra cielo, terra e vite.