EMILIANO FINI

Emiliano Fini è una piccola realtà familiare del Lazio nata ai piedi dell’antico complesso vulcanico dei Colli Albani, nell’area dei Castelli Romani, con sede ad Aprilia e una storia agricola che precede di molti anni la nascita delle prime bottiglie. Il progetto prende forma nel 1988, quando Anacleto Fini e la moglie Giorgia acquistano insieme ai figli Claudia ed Emiliano una proprietà di circa 10 ettari, raccogliendo una tradizione familiare già presente nella generazione precedente con Sebastiano, padre di Anacleto e viticoltore. Per molti anni l’attività rimane prevalentemente agricola, fino a quando Emiliano decide di trasformare la passione per il vino in un progetto produttivo autonomo e di valorizzare direttamente le uve coltivate dalla famiglia. La nascita della cantina nella sua forma contemporanea viene collocata nel 2017 e parte da un principio estremamente preciso: lavorare pochi vitigni autoctoni, vinificarli separatamente e utilizzare il vino come strumento per raccontare la natura vulcanica di questo territorio. Oggi Emiliano porta avanti l’azienda insieme alla moglie Michela e alla famiglia, concentrandosi soprattutto su Grechetto e Malvasia Puntinata, due varietà storicamente presenti nel Lazio ma capaci di assumere caratteristiche particolarmente interessanti sui terreni dei Colli Albani. Il fattore vulcanico è infatti il vero centro dell’identità aziendale: i vigneti si trovano ai piedi dell’antico Vulcano Laziale, su terreni ricchi di tufo e materiali derivati dalle successive fasi eruttive che hanno modellato l’area dei Castelli Romani. La porosità di questi substrati, la presenza di minerali e la loro capacità di regolare la disponibilità idrica creano condizioni particolarmente favorevoli alla vite e contribuiscono alla naturale sapidità ricercata nei vini. Le parcelle destinate alle principali etichette si trovano intorno ai 150 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente meridionali e sud-orientali, e sono allevate a Guyot. La proprietà misura complessivamente circa 10 ettari, mentre Gambero Rosso indica attualmente circa 7 ettari effettivamente vitati e una produzione estremamente contenuta, nell’ordine delle 10.500 bottiglie annue. La conduzione delle vigne è biologica e parte dalla ricerca dell’equilibrio naturale della pianta: potature attente, rese controllate e selezione rigorosa dei grappoli permettono di ottenere uve sane senza forzare la produttività. La vendemmia viene effettuata manualmente in cassette e i grappoli vengono controllati singolarmente prima della lavorazione. Dal 2019 la vinificazione segue un'impostazione naturale basata su lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, con utilizzo minimo della solforosa e senza ricorrere a prodotti di origine animale per chiarifica o stabilizzazione. Anche il lavoro in cantina rimane volutamente essenziale: pigiadiraspatura, pressature soffici, fermentazioni spontanee e lunghi affinamenti sulle fecce fini servono soprattutto a dare profondità ai vini senza cancellarne il carattere varietale. Il progetto è seguito con la consulenza enologica di Letizia Rocchi e negli anni la famiglia ha progressivamente affinato le vinificazioni proprio per mettere maggiormente in evidenza la relazione tra vitigno e suolo vulcanico. Cleto è il Grechetto in purezza e porta nel nome un omaggio diretto ad Anacleto Fini, il padre di Emiliano, figura determinante nella nascita e nella continuità della proprietà dal 1988. Le uve vengono selezionate direttamente in vigneto, raccolte manualmente, sottoposte a pigiadiraspatura e pressatura soffice e fermentano spontaneamente; nelle vinificazioni recenti l’affinamento prosegue sulle fecce fini in cemento per circa dieci mesi, seguito da almeno sei mesi di bottiglia. Lavente mette invece al centro la Malvasia Puntinata, una delle varietà più interessanti del patrimonio laziale. Anche il suo nome richiama direttamente la natura vulcanica del luogo e in particolare il banco di tufo nel quale affondano le radici delle vigne. La lavorazione prevede una macerazione prefermentativa a freddo, pressatura soffice e fermentazione spontanea, seguite da circa otto mesi sulle fecce fini in cemento e da un ulteriore affinamento in bottiglia. Proprio Lavente 2023 ha segnato un passaggio importante nella storia della cantina ottenendo i Tre Bicchieri 2026 del Gambero Rosso, il riconoscimento più alto mai raggiunto fino a quel momento da Emiliano Fini e una conferma significativa del potenziale della Malvasia Puntinata quando viene interpretata attraverso rese contenute, fermentazioni spontanee e lunghi affinamenti. Emiliano Fini rappresenta quindi una realtà molto giovane nell’imbottigliamento ma sostenuta da una storia familiare iniziata ben prima della nascita della cantina: dalla tradizione viticola di Sebastiano all’acquisto della proprietà da parte di Anacleto e Giorgia nel 1988, fino alla scelta di Emiliano e Michela di trasformare quelle vigne in un progetto dedicato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni. Pochissime etichette, circa 10.500 bottiglie, conduzione biologica, raccolta manuale, fermentazioni spontanee e lunghi affinamenti sulle fecce costituiscono gli strumenti di una filosofia volutamente essenziale. Grechetto e Malvasia Puntinata non vengono utilizzati come semplici varietà regionali, ma come interpreti di un paesaggio dominato dal tufo e dall’antica attività vulcanica dei Colli Albani. È proprio questa concentrazione su vitigno, suolo e lavoro familiare a definire Emiliano Fini: una delle piccole realtà più interessanti nella riscoperta contemporanea dei bianchi autoctoni del Lazio.

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