PELISSERO

ALTA LANGA DOCG BRUT - PELISSERO

Precio normal €20,50 Precio rebajado€24,00ahorra €3,50

Abbinamenti, La freschezza, la sapidità e la buona struttura rendono questo Alta Langa particolarmente versatile a tavola. È ideale con crudi di mare, ostriche, crostacei, tartare e carpacci di pesce, ma accompagna magnificamente anche fritti, pesci al forno e primi piatti di mare. Molto interessante con antipasti piemontesi, verdure fritte e preparazioni a base di uova; il produttore suggerisce persino l’abbinamento con pasta al tartufo bianco, dove la cremosità del Metodo Classico e le note evolutive dialogano con l’intensità aromatica del piatto. Ottimo anche con formaggi di media stagionatura.
Alcol, 13%
Annata, 2020
Denominazione, Alta Langa DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, 70% Pinot Nero – 30% Chardonnay

NOTE SENSORIALI:

L’Alta Langa DOCG Brut di Pasquale Pelissero si presenta con un giallo paglierino luminoso, impreziosito da un perlage fine, continuo e ben integrato. Il naso è fragrante e progressivo, con pesca bianca, mela gialla e scorza di agrumi che si intrecciano a gelsomino e rosa. Con l’ossigenazione emergono note più profonde di frutta gialla matura, crosta di pane e lievito, accompagnate da una nitida sensazione minerale. Al palato è fresco e strutturato, con una bollicina cremosa e setosa che accompagna una materia ben presente senza appesantire il sorso. La sapidità cresce progressivamente e bilancia la maturità del frutto, mentre l’acidità mantiene l’insieme dinamico e preciso. Il finale è lungo, asciutto e persistente, con ritorni di agrumi, pesca, panificazione e mineralità. Un Metodo Classico piemontese equilibrato e gastronomico, capace di unire morbidezza, freschezza e una bella profondità.

CURIOSITÁ:

Questo Alta Langa nasce da 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay coltivati in un vigneto di circa un ettaro posto a 400 metri di altitudine, con esposizione sud-est e suoli di marne calcareo-argillose. Le viti hanno circa vent’anni, sono allevate a Guyot con una densità di 6.500 ceppi per ettaro. La vendemmia viene seguita dalla pressatura soffice dei grappoli interi e dalla fermentazione a temperatura controllata; la seconda fermentazione avviene direttamente in bottiglia secondo il Metodo Classico, con almeno 30 mesi di permanenza sui lieviti. La produzione dichiarata è piccolissima, circa 2.100 bottiglie. Dietro questa etichetta c’è Ornella Pelissero, che racconta di aver voluto produrre un’Alta Langa semplicemente perché innamorata delle grandi bollicine piemontesi. Ornella conduce oggi Cascina Crosa a Neive insieme al figlio Simone, enologo, proseguendo una storia familiare iniziata nel 1921 e sviluppata dal padre Pasquale, che nel 1971 imbottigliò il primo Barbaresco della famiglia.

Pelissero

Pasquale Pelissero è una storica e autentica realtà familiare di Neive, nel cuore della denominazione Barbaresco, la cui storia prende forma ufficialmente il 5 gennaio 1921, quando Giuseppe Pelissero e il fratello Giovanni acquistano Cascina Crosa dai Conti Cocito, antica famiglia nobiliare del paese. Intorno alla cascina esistono già circa due ettari di vigneto e la famiglia conduce un’attività agricola tradizionale fatta di vigne, campi e allevamento, conferendo inizialmente le uve alla cantina sociale di Neive. Dopo la prematura scomparsa di Giuseppe nel 1956, la proprietà passa al figlio Pasquale, che ha appena diciassette anni e deve occuparsi dell’azienda insieme alla madre Aurelia e alla sorella Rosa. Sono ancora gli anni della Langa contadina, quando vivere esclusivamente della terra significa affrontare enormi sacrifici, e per un breve periodo anche Pasquale cerca maggiore sicurezza lavorando alla Ferrero; comprende però rapidamente che la sua vita è tra le vigne e torna definitivamente a Cascina Crosa. La vera svolta arriva negli anni Settanta: Pasquale è tra i primi produttori di Neive a scegliere di non limitarsi alla vendita delle uve e nel 1971 imbottiglia il primo Barbaresco Cascina Crosa, dando inizio all’autonomia produttiva della famiglia. La sua filosofia era estremamente semplice e ancora oggi rappresenta uno dei principi dell’azienda: quando il vigneto viene curato bene, in cantina è necessario intervenire molto meno. Alla sua improvvisa scomparsa, nel settembre 2007, la proprietà passa alla figlia Ornella Pelissero, che lavorava stabilmente accanto al padre già dal 1986. Ornella prende in mano la cantina proprio alla vigilia della vendemmia e progressivamente ne sviluppa la produzione senza modificarne l’impostazione tradizionale. È lei a valorizzare in maniera più precisa la MGA San Giuliano, introducendo dalla vendemmia 2007 il Barbaresco Bricco San Giuliano e successivamente, dalla vendemmia 2010, la relativa Riserva. Oggi al suo fianco lavora il figlio Simone, classe 1999 e diplomato alla Scuola Enologica di Alba nel 2018, rappresentando così la quarta generazione della famiglia. La proprietà comprende circa 8 ettari vitati, interamente aziendali, concentrati intorno a Neive e coltivati principalmente a Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa e Favorita. Il cuore assoluto del patrimonio è San Giuliano, storica MGA di Neive dove la famiglia possiede circa due ettari e dove un vecchio ciabot in mattoni con la statua di San Giuliano rappresenta quasi il simbolo della continuità familiare. Da queste vigne nascono circa 8.000 bottiglie di Barbaresco Bricco San Giuliano e una piccolissima quantità di Riserva, nell’ordine di circa mille bottiglie nelle annate in cui viene prodotta. Un altro vigneto fondamentale è Cascina Crosa, circa 4.000 metri quadrati di Nebbiolo situati praticamente sotto il campanile di Neive e piantati oltre sessant’anni fa dal nonno Giuseppe: è la vigna storica della proprietà e quella che mantiene il legame più diretto con le origini del domaine. La famiglia conserva inoltre una piccola parcella di Freisa di poco inferiore ai 4.000 metri quadrati, varietà sempre più rara nelle Langhe e particolarmente amata da Pasquale, oltre a circa una “giornata” piemontese – approssimativamente 3.800 metri quadrati – di Favorita. In vigneto l’approccio rimane quello di una piccola azienda contadina: grande quantità di lavoro manuale, attenzione alla maturità delle uve e controllo diretto di ogni fase, con la scelta fondamentale di vinificare esclusivamente uve provenienti dalla proprietà. In cantina la tradizione rimane altrettanto evidente, soprattutto per il Nebbiolo destinato al Barbaresco: gli affinamenti vengono effettuati prevalentemente in grandi botti di rovere francese da 25-30 ettolitri, evitando che il legno diventi protagonista e lasciando invece al tempo il compito di distendere il tannino e sviluppare la complessità del vino. Il Barbaresco Cascina Crosa rappresenta la memoria storica della cantina, mentre Bricco San Giuliano offre una lettura più precisa della MGA e la Riserva Ciabot costituisce una delle selezioni più limitate e ambiziose della produzione. Accanto ai Barbaresco, la famiglia continua a lavorare i vitigni tradizionali delle Langhe attraverso Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba, Freisa, Favorita e differenti interpretazioni del Nebbiolo. Particolarmente interessante è il confronto generazionale tra i due Langhe Nebbiolo: Pasqualin, dedicato a Pasquale e affinato anche in botte, e Simone, creato dalla generazione più giovane e vinificato esclusivamente in acciaio per privilegiare fragranza, immediatezza e purezza del frutto. Due vini che raccontano lo stesso vitigno attraverso sensibilità differenti e che simbolicamente riuniscono nonno e nipote all’interno della stessa gamma. Pasquale Pelissero rappresenta così una delle espressioni più autenticamente familiari di Neive: non una cantina costruita attraverso acquisizioni recenti, ma una proprietà cresciuta intorno a Cascina Crosa dal 1921 e sviluppata attraverso quattro generazioni. Giuseppe acquistò la cascina, Pasquale trasformò l’azienda da conferitore a produttore e imbottigliatore, Ornella ne raccolse l’eredità nel momento più difficile e valorizzò San Giuliano, mentre Simone sta introducendo progressivamente una sensibilità nuova senza interrompere il rapporto con la tradizione. Otto ettari, esclusivamente uve di proprietà, vecchie vigne, grandi botti e un legame quasi fisico con Neive definiscono ancora oggi l’identità della cantina: una storia nella quale il Barbaresco non nasce da una strategia commerciale, ma dalla continuità di una famiglia che lavora gli stessi filari da oltre un secolo.