PELISSERO

BARBARESCO SAN GIULIANO DOCG RISERVA "CIABOT" 2019 - PELISSERO

Precio normal €32,90 Precio rebajado€37,00ahorra €4,10

Abbinamenti, La struttura e la trama tannica del Ciabot 2019 richiedono piatti capaci di sostenerne la profondità. È magnifico con brasati, guancia di manzo, arrosti e selvaggina, ma trova una naturale sintonia anche con tajarin al ragù, agnolotti del plin e risotti ai funghi porcini. Particolarmente raffinato l’abbinamento con il tartufo bianco d’Alba, capace di dialogare con le componenti balsamiche, terrose e speziate del Nebbiolo. Ottimo anche con Castelmagno, tome piemontesi stagionate e altri formaggi di lunga maturazione.
Alcol, 14,5%
Annata, 2019
Denominazione, Barbaresco Riserva DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 18/20°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Barbaresco DOCG Riserva “Ciabot” 2019 di Pelissero Pasquale si presenta con un rosso granato intenso e luminoso, ancora attraversato da riflessi rubino che ne testimoniano la vitalità. Il naso è profondo e stratificato, con ciliegia matura, lampone e piccoli frutti rossi che si intrecciano a rosa appassita, alloro e leggere sfumature agrumate. Con l’ossigenazione emergono liquirizia, ginepro, tabacco, spezie calde e una componente balsamica sempre più evidente. Al palato è potente ma perfettamente equilibrato, con un frutto carnoso sostenuto da freschezza e sapidità. La trama tannica è fitta, elegante e ancora energica, ma ormai ben integrata nella struttura. Il lungo affinamento aggiunge profondità senza togliere slancio al Nebbiolo. La chiusura è molto persistente, asciutta e speziata, con ritorni di frutta rossa, liquirizia e sensazioni balsamiche. Un Barbaresco Riserva importante, già complesso ma ancora dotato di notevole capacità evolutiva.

CURIOSITÁ:

Ciabot è la selezione più rara di Pelissero Pasquale e nasce dal Nebbiolo coltivato nel Bricco San Giuliano, a Neive, uno dei luoghi più identitari della famiglia. Le vigne sono esposte a sud-ovest, allevate a Guyot su terreni marnoso-calcarei e, nella documentazione dedicata alla Riserva, sono indicate intorno ai 400 metri di altitudine, con circa 5.000 ceppi per ettaro e piante di circa 25 anni. Dopo la pigiadiraspatura soffice, la fermentazione dura 10-15 giorni a temperatura controllata; la Riserva affronta poi un affinamento molto più lungo rispetto al Bricco San Giuliano normale, con circa tre anni in rovere francese e almeno un ulteriore anno in bottiglia. Il nome “Ciabot” richiama la piccola costruzione in mattoni che domina il vigneto, al cui interno si trova la statua di San Giuliano: un luogo simbolico che lega quattro generazioni dei Pelissero. La famiglia lavora a Neive da oltre un secolo; oggi l’azienda è condotta da Ornella Pelissero insieme al figlio Simone, enologo.

Pelissero

Pasquale Pelissero è una storica e autentica realtà familiare di Neive, nel cuore della denominazione Barbaresco, la cui storia prende forma ufficialmente il 5 gennaio 1921, quando Giuseppe Pelissero e il fratello Giovanni acquistano Cascina Crosa dai Conti Cocito, antica famiglia nobiliare del paese. Intorno alla cascina esistono già circa due ettari di vigneto e la famiglia conduce un’attività agricola tradizionale fatta di vigne, campi e allevamento, conferendo inizialmente le uve alla cantina sociale di Neive. Dopo la prematura scomparsa di Giuseppe nel 1956, la proprietà passa al figlio Pasquale, che ha appena diciassette anni e deve occuparsi dell’azienda insieme alla madre Aurelia e alla sorella Rosa. Sono ancora gli anni della Langa contadina, quando vivere esclusivamente della terra significa affrontare enormi sacrifici, e per un breve periodo anche Pasquale cerca maggiore sicurezza lavorando alla Ferrero; comprende però rapidamente che la sua vita è tra le vigne e torna definitivamente a Cascina Crosa. La vera svolta arriva negli anni Settanta: Pasquale è tra i primi produttori di Neive a scegliere di non limitarsi alla vendita delle uve e nel 1971 imbottiglia il primo Barbaresco Cascina Crosa, dando inizio all’autonomia produttiva della famiglia. La sua filosofia era estremamente semplice e ancora oggi rappresenta uno dei principi dell’azienda: quando il vigneto viene curato bene, in cantina è necessario intervenire molto meno. Alla sua improvvisa scomparsa, nel settembre 2007, la proprietà passa alla figlia Ornella Pelissero, che lavorava stabilmente accanto al padre già dal 1986. Ornella prende in mano la cantina proprio alla vigilia della vendemmia e progressivamente ne sviluppa la produzione senza modificarne l’impostazione tradizionale. È lei a valorizzare in maniera più precisa la MGA San Giuliano, introducendo dalla vendemmia 2007 il Barbaresco Bricco San Giuliano e successivamente, dalla vendemmia 2010, la relativa Riserva. Oggi al suo fianco lavora il figlio Simone, classe 1999 e diplomato alla Scuola Enologica di Alba nel 2018, rappresentando così la quarta generazione della famiglia. La proprietà comprende circa 8 ettari vitati, interamente aziendali, concentrati intorno a Neive e coltivati principalmente a Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Freisa e Favorita. Il cuore assoluto del patrimonio è San Giuliano, storica MGA di Neive dove la famiglia possiede circa due ettari e dove un vecchio ciabot in mattoni con la statua di San Giuliano rappresenta quasi il simbolo della continuità familiare. Da queste vigne nascono circa 8.000 bottiglie di Barbaresco Bricco San Giuliano e una piccolissima quantità di Riserva, nell’ordine di circa mille bottiglie nelle annate in cui viene prodotta. Un altro vigneto fondamentale è Cascina Crosa, circa 4.000 metri quadrati di Nebbiolo situati praticamente sotto il campanile di Neive e piantati oltre sessant’anni fa dal nonno Giuseppe: è la vigna storica della proprietà e quella che mantiene il legame più diretto con le origini del domaine. La famiglia conserva inoltre una piccola parcella di Freisa di poco inferiore ai 4.000 metri quadrati, varietà sempre più rara nelle Langhe e particolarmente amata da Pasquale, oltre a circa una “giornata” piemontese – approssimativamente 3.800 metri quadrati – di Favorita. In vigneto l’approccio rimane quello di una piccola azienda contadina: grande quantità di lavoro manuale, attenzione alla maturità delle uve e controllo diretto di ogni fase, con la scelta fondamentale di vinificare esclusivamente uve provenienti dalla proprietà. In cantina la tradizione rimane altrettanto evidente, soprattutto per il Nebbiolo destinato al Barbaresco: gli affinamenti vengono effettuati prevalentemente in grandi botti di rovere francese da 25-30 ettolitri, evitando che il legno diventi protagonista e lasciando invece al tempo il compito di distendere il tannino e sviluppare la complessità del vino. Il Barbaresco Cascina Crosa rappresenta la memoria storica della cantina, mentre Bricco San Giuliano offre una lettura più precisa della MGA e la Riserva Ciabot costituisce una delle selezioni più limitate e ambiziose della produzione. Accanto ai Barbaresco, la famiglia continua a lavorare i vitigni tradizionali delle Langhe attraverso Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba, Freisa, Favorita e differenti interpretazioni del Nebbiolo. Particolarmente interessante è il confronto generazionale tra i due Langhe Nebbiolo: Pasqualin, dedicato a Pasquale e affinato anche in botte, e Simone, creato dalla generazione più giovane e vinificato esclusivamente in acciaio per privilegiare fragranza, immediatezza e purezza del frutto. Due vini che raccontano lo stesso vitigno attraverso sensibilità differenti e che simbolicamente riuniscono nonno e nipote all’interno della stessa gamma. Pasquale Pelissero rappresenta così una delle espressioni più autenticamente familiari di Neive: non una cantina costruita attraverso acquisizioni recenti, ma una proprietà cresciuta intorno a Cascina Crosa dal 1921 e sviluppata attraverso quattro generazioni. Giuseppe acquistò la cascina, Pasquale trasformò l’azienda da conferitore a produttore e imbottigliatore, Ornella ne raccolse l’eredità nel momento più difficile e valorizzò San Giuliano, mentre Simone sta introducendo progressivamente una sensibilità nuova senza interrompere il rapporto con la tradizione. Otto ettari, esclusivamente uve di proprietà, vecchie vigne, grandi botti e un legame quasi fisico con Neive definiscono ancora oggi l’identità della cantina: una storia nella quale il Barbaresco non nasce da una strategia commerciale, ma dalla continuità di una famiglia che lavora gli stessi filari da oltre un secolo.