NICOLA GATTA

VINO BIANCO "FEBO" 2022 - NICOLA GATTA

Precio normal €55,00 Precio rebajado€70,00ahorra €15,00

Abbinamenti, La struttura tannica e la componente ossidativa del Febo 2022 richiedono abbinamenti molto più importanti rispetto a quelli di un bianco convenzionale. È eccellente con cucina orientale speziata, curry, piatti fermentati e preparazioni agrodolci, ma accompagna magnificamente anche agnello, capretto e carni bianche saporite. Molto interessante con baccalà, anguilla e pesci affumicati, oppure con uova, funghi e piatti arricchiti da erbe aromatiche. La sua intensità permette inoltre di affrontare formaggi erborinati e di lunga stagionatura, dove acidità e tannino riescono a contrastare efficacemente la parte grassa.
Alcol, 13%
Annata, 2022
Denominazione, Vino Bianco
Filosofia, Modernista
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 14/16°
Vitigni, Chardonnay 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Vino Bianco “Febo” 2022 di Nicola Gatta si presenta con un colore ambrato intenso e luminoso, che anticipa immediatamente la sua natura di Chardonnay lungamente macerato. Il naso è ampio, irregolare nel senso più affascinante del termine e in continua evoluzione: albicocca matura, mela cotogna e scorza d’arancia candita si intrecciano a nocciola, mallo di noce ed erbe aromatiche. Con l’ossigenazione emergono note balsamiche, iodate, spezie, frutta secca e delicate sensazioni ossidative che ne aumentano la complessità. Al palato è ricco e materico, con una vera trama tannica derivata dal lungo contatto con le bucce. L’acidità rimane sorprendentemente viva e, insieme a una marcata sapidità, impedisce al sorso di diventare pesante. Il finale è lunghissimo, asciutto e leggermente candito, con ritorni di agrumi, nocciola ed erbe. Un orange wine radicale, profondo e decisamente fuori dagli schemi.

CURIOSITÁ:

Febo è il vino macerato simbolo della ricerca di Nicola Gatta sulle colline calcaree di Gussago. Il 2022 rappresenta la settima vendemmia di questa cuvée e nasce da Chardonnay in purezza. Proprio per questa annata Nicola racconta di aver voluto approfondire ulteriormente la macerazione semi-carbonica: i grappoli vengono posti in un ambiente ricco di anidride carbonica, favorendo l’avvio di fermentazioni intracellulari prima che il processo prosegua normalmente. Il contatto con le bucce arriva fino a circa 100 giorni, con fermentazione spontanea affidata ai lieviti indigeni. Il vino prosegue poi l’evoluzione in botti di rovere usate lasciate parzialmente scolme, sviluppando volutamente un rapporto controllato con l’ossigeno, prima di un ulteriore passaggio in cemento. Il 2022 fu inoltre un’annata molto particolare a Gussago: le piogge arrivate sul finale della stagione favorirono la maturazione delle uve destinate ai vini fermi e Febo fu raccolto tra gli ultimi vigneti della vendemmia. Gatta lavora senza chiarificanti o stabilizzanti e dichiara zero solfiti aggiunti.

Nicola Gatta

Nicola Gatta è un vignaiolo di Gussago, sulle colline bresciane, che ha costruito la propria identità attraverso un’interpretazione estremamente personale del Metodo Classico. Il suo progetto nasce in un territorio geograficamente vicino e storicamente legato alla Franciacorta, ma segue volutamente una strada autonoma, fondata sulla viticoltura artigianale, sulle fermentazioni spontanee e su lunghi affinamenti in bottiglia.
Il cuore dell’azienda si trova sulle colline di Gussago, un ambiente caratterizzato da vigneti posti a quote più elevate rispetto a buona parte della pianura circostante e da una significativa presenza di calcare nei terreni. È proprio questa componente geologica a rappresentare uno degli elementi fondamentali nella lettura che Nicola dà dei propri vini.
La scelta di lavorare a Gussago non è semplicemente geografica. Nicola considera queste colline un territorio dotato di una propria identità e cerca di trasferirne nei vini la freschezza, la tensione e il carattere minerale, evitando di costruire le cuvée secondo un modello stilistico prestabilito.
Chardonnay e Pinot Nero sono le due varietà sulle quali si concentra principalmente il lavoro. Lo Chardonnay viene apprezzato per la capacità di mantenere freschezza e verticalità durante i lunghi affinamenti, mentre il Pinot Nero contribuisce con maggiore struttura, profondità e intensità.
Uno degli aspetti più caratteristici del progetto è la decisione di non utilizzare la denominazione Franciacorta DOCG. Pur operando in un territorio immediatamente associato a questa importante realtà spumantistica, Nicola preferisce commercializzare i propri vini fuori dalla denominazione, mantenendo maggiore libertà nelle scelte produttive.
Questa decisione non significa prendere le distanze dal territorio. Al contrario, tutta la filosofia della cantina nasce dalla volontà di approfondire le caratteristiche specifiche di Gussago senza doverle necessariamente ricondurre a uno stile comune.
Il lavoro comincia naturalmente in vigneto. Nicola segue un’agricoltura ispirata ai principi biodinamici, cercando di preservare la fertilità naturale dei terreni e l’equilibrio delle piante attraverso interventi ridotti e una costante osservazione delle vigne.
La vitalità del suolo viene considerata fondamentale. L’obiettivo non è semplicemente ottenere grappoli perfetti dal punto di vista estetico, ma creare le condizioni affinché le piante possano sviluppare un rapporto profondo con il terreno e raggiungere naturalmente un equilibrio tra maturità e acidità.
Una volta arrivate in cantina, le uve vengono lavorate seguendo lo stesso principio di essenzialità. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni e il vino viene accompagnato evitando pratiche destinate a standardizzarne il profilo.
Nicola ha scelto inoltre di non utilizzare chiarificanti e stabilizzanti e lavora senza aggiunta di solforosa. È un approccio che richiede grande precisione durante tutte le fasi della produzione, perché ridurre gli strumenti di protezione significa affidarsi ancora maggiormente alla qualità e alla sanità delle uve.
La rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico rappresenta il passaggio fondamentale. È però soprattutto il lungo contatto con i lieviti a diventare uno degli elementi più riconoscibili della produzione, permettendo ai vini di sviluppare progressivamente complessità e profondità.
Il tempo viene raccontato attraverso un linguaggio diventato quasi una firma di Nicola Gatta. Gli affinamenti non sono indicati semplicemente in mesi, ma attraverso il numero delle lune trascorse sui lieviti, collegando simbolicamente l’evoluzione del vino al ritmo naturale del ciclo lunare.
Nascono così cuvée identificate attraverso differenti numeri di lune, ciascuna caratterizzata da tempi di maturazione e interpretazioni diverse. Più che una semplice scelta comunicativa, questa indicazione permette di comprendere immediatamente quanto il tempo rappresenti una componente fondamentale del progetto.
Le cuvée ottenute prevalentemente o esclusivamente da Chardonnay mostrano il volto più verticale della produzione. Freschezza e componente calcarea vengono accompagnate dalla permanenza sui lieviti, che progressivamente aggiunge volume e complessità senza cancellare la tensione originaria. Il Pinot Nero offre invece una lettura più strutturata. Nelle interpretazioni in purezza può mostrare maggiore profondità e materia, pur mantenendo quella componente fresca che Nicola considera essenziale per l’equilibrio dei propri Metodo Classico. Anche il rosato permette di esplorare un’altra espressione del Pinot Nero, lavorando sul rapporto tra frutto, struttura e affinamento. Cambiano le proporzioni, i tempi e le caratteristiche delle singole cuvée, ma rimane costante la volontà di mantenere il vino libero da sovrastrutture aromatiche. Il dosaggio viene mantenuto estremamente contenuto o completamente escluso in diverse interpretazioni. Nicola preferisce affidare l’equilibrio alla maturità naturale delle uve, all’acidità e al lungo affinamento piuttosto che utilizzare lo zucchero per modificare il profilo finale. Questa filosofia rende il tempo uno dei veri ingredienti dei suoi vini. Le lunghe permanenze sui lieviti non servono semplicemente ad aumentare la complessità aromatica, ma permettono a struttura, acidità e materia di integrarsi lentamente fino a raggiungere un equilibrio naturale.
Nicola Gatta rappresenta così una delle interpretazioni più personali del Metodo Classico italiano. Chardonnay e Pinot Nero, i terreni calcarei di Gussago, la viticoltura ispirata alla biodinamica, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti scanditi dalle lune costruiscono un progetto immediatamente riconoscibile. Una scelta di indipendenza che non significa allontanarsi dal territorio, ma cercare di raccontarlo con maggiore libertà, lasciando che siano la vigna, il tempo e l’annata a determinare il carattere di ogni bottiglia.