GIULIA NEGRI

BARBERA D'ALBA DOC 2023 - GIULIA NEGRI

Precio normal €21,00 Precio rebajado€25,00ahorra €4,00

Abbinamenti, Da provare con piatti a base di carne, selvaggina e formaggi.
Alcol, 14%
Annata, 2023
Denominazione, Barbera d'Alba DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Barbera 100%

NOTE SENSORIALI:

Alla vista si mostra rosso rubino con sfumatura porpora. Il bouquet è di fragola, mora, cannella, pepe nero e sottobosco. In bocca è di medio corpo, intenso, equilibrato, tannini tenui, rinfrescante e pulito.

CURIOSITÀ:

Si distingue per una particolare finezza ed eleganza, che è tipica dello stile personale di Giulia Negri. Le uve sono coltivate in regime biologico e provengono dai comuni di La Morra e Barolo e da vigne ad un’altitudine media di 400 metri con suoli del Tortoniano ricchi di sabbie e argille. La vendemmia è manuale e la vinificazione prevede l’impiego di soli lieviti spontanei. La fermentazione alcolica si svolge in vasche di acciaio inossidabile a temperatura controllata e la macerazione sulle bucce dura circa 15 giorni. Dopo la svinatura il vino svolge la fermentazione malolattica e matura per 16 mesi fra acciaio e tonneau di rovere da 500 litri. 

Giulia Negri

Giulia Negri è una delle figure più riconoscibili della nuova generazione del Barolo e guida Serradenari, proprietà situata nel punto più alto di La Morra, dove le vigne raggiungono i 536 metri di altitudine. La storia familiare su queste terre risale alla fine dell’Ottocento: i Diatto-Negri sono presenti a Serradenari dal 1880, mentre nel 2001 Giovanni Negri, padre di Giulia, riorganizza la cascina, ripianta parte dei vigneti e sceglie contemporaneamente di preservare il grande bosco del tartufo bianco che circonda la proprietà. Giulia arriva però al vino seguendo un percorso personale: nata a Palermo, cresciuta a Roma e formatasi a Milano, torna in Piemonte e decide di assumere direttamente la responsabilità delle vigne e della cantina di famiglia, sviluppando una propria idea di Barolo lontana tanto dall’imitazione della generazione precedente quanto dalla ricerca di rotture fini a sé stesse. Nei primi anni viene soprannominata “Barologirl”, nome nato quasi come una provocazione e successivamente trasformato in una filosofia personale: libertà di sperimentare, nessun dogma e assoluto rispetto per il territorio. Serradenari costituisce un luogo davvero particolare all’interno della denominazione. La proprietà forma un corpo unico di circa 14 ettari tra vigneti e boschi, con le vigne che scendono dai 536 metri di Marassio fino ai circa 450 metri di Pian delle Mole. In appena un centinaio di metri di dislivello cambia profondamente anche la geologia: conglomerati, marne calcaree, sabbie, argille e fossili costruiscono un mosaico estremamente complesso, mentre l’altitudine e l’esposizione ai venti determinano forti escursioni termiche e maturazioni generalmente più lente rispetto alle zone più basse di La Morra. Il Nebbiolo è naturalmente il protagonista, affiancato da Barbera e, in maniera decisamente insolita per il territorio del Barolo, da Pinot Nero e Chardonnay, due varietà che Giulia ha scelto di coltivare proprio per la loro capacità di interpretare le condizioni più fresche delle parcelle poste alle quote maggiori. La viticoltura è condotta secondo principi biologici e tutte le uve vengono raccolte manualmente. In cantina l’approccio è essenziale e sempre più orientato alla tradizione: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, lunghe macerazioni e grandi botti vengono utilizzate soprattutto per lasciare emergere le differenze tra le singole vigne. Il Barolo Serradenari nasce a circa 480 metri, su terreni messiniani franco-sabbiosi ricchi di marna calcarea, con esposizione sud-occidentale; fermenta spontaneamente in tini troncoconici di legno da 60 ettolitri, affronta una macerazione di circa 45 giorni e successivamente matura per circa 30 mesi in botti di rovere austriaco da 25 ettolitri. Marassio rappresenta invece l’espressione più estrema dell’altitudine: la vigna raggiunge circa 530-536 metri ed è tra le più alte dell’intera denominazione Barolo. Qui il terreno cambia ancora, diventando tortoniano, franco-limoso e fortemente calcareo; anche in questo caso il Nebbiolo fermenta spontaneamente, macera per circa 45 giorni e matura in grandi botti di rovere austriaco. La Tartufaia completa il trittico dei Barolo e prende il nome dal bosco storico della proprietà, uno degli ultimi habitat naturali del tartufo bianco d’Alba rimasti all’interno di un'area viticola sempre più intensamente coltivata. Il Langhe Nebbiolo Pian delle Mole offre una lettura più immediata del vitigno, mentre la Barbera d’Alba proviene da una parcella esposta a nord intorno ai 400 metri, su terreno tortoniano sabbioso-argilloso, fermenta spontaneamente in acciaio e affina per circa sedici mesi tra acciaio e tonneaux. Pinot Nero e Chardonnay rappresentano invece il lato più curioso della ricerca di Giulia: vengono coltivati nelle zone più fresche e alte di Serradenari, con esposizioni settentrionali, e permettono di osservare il territorio di La Morra attraverso varietà normalmente associate alla Borgogna. Non sono semplici esercizi stilistici, ma parte della volontà di comprendere fino a dove possa arrivare il potenziale di un ambiente così particolare. Giulia Negri ha costruito così un progetto nel quale l’altitudine non è un elemento di comunicazione, ma il vero filo conduttore della produzione: cambia la maturazione del Nebbiolo, conserva freschezza nelle annate più calde e amplifica le differenze geologiche tra parcelle separate da poche centinaia di metri. Serradenari, Marassio e La Tartufaia diventano quindi tre interpretazioni dello stesso versante, mentre Pinot Nero, Chardonnay, Barbera e Langhe Nebbiolo ne completano la lettura. La presenza del grande bosco contribuisce inoltre a conservare una biodiversità ormai rara nel paesaggio intensamente vitato delle Langhe. Oggi Giulia conduce direttamente Serradenari continuando il percorso iniziato dalla famiglia Diatto-Negri nell’Ottocento e riorganizzato dal padre Giovanni nel 2001, ma lo fa con un linguaggio completamente personale: fermentazioni spontanee, lunghe macerazioni, grandi botti e interventi misurati vengono utilizzati non per costruire uno stile riconoscibile a priori, ma per lasciare spazio alle differenze tra altitudine, suolo e vendemmia. È proprio questa combinazione tra una delle zone più alte del Barolo, un mosaico geologico straordinariamente complesso e una visione libera ma profondamente rispettosa della tradizione a rendere Giulia Negri una delle interpretazioni più originali e contemporanee di La Morra.