SOUTH AFRICA SHIRAZ 2024 - LUBANZI
Abbinamenti, Perfetto con carni alla griglia, arrosti, hamburger gourmet, selvaggina e formaggi stagionati.
Alcol, 13,5%
Annata, 2024
Denominazione, Wine of Origin Swartland
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Sud Africa
Temperatura di servizio, 14/16°
Vitigni, Syrah 100%
NOTE SENSORIALI:
Il bouquet è ampio e avvolgente, con profumi di mora, ciliegia nera, prugna matura e ribes nero, accompagnati da eleganti note di pepe nero, liquirizia, violetta e leggere sfumature di erbe aromatiche mediterranee. Il profilo aromatico è ricco ma preciso, con il frutto sempre in primo piano. Al palato è pieno, morbido e armonioso. La struttura è di medio corpo, sostenuta da tannini maturi e ben integrati e da una piacevole freschezza che dona equilibrio e slancio al sorso. Il finale è lungo e persistente, caratterizzato da una delicata nota sapida che richiama l'influenza dei terreni costieri e accompagna eleganti ritorni di frutta nera e spezie.
CURIOSITÀ:
Il South Africa Shiraz 2024 di Lubanzi è un rosso intenso e contemporaneo che esprime con autenticità il carattere dello Shiraz coltivato nella prestigiosa Coastal Region, una delle aree viticole più vocate del Sudafrica. Qui il clima mediterraneo, mitigato dalle brezze dell'Oceano Atlantico, e i terreni ricchi di minerali permettono al vitigno di raggiungere un perfetto equilibrio tra maturità del frutto, freschezza ed eleganza. Le uve provengono da una parcella particolarmente vocata, coltivata secondo i principi dell'agricoltura biologica certificata, nel pieno rispetto dell'ambiente e della biodiversità. La filosofia di Lubanzi punta a valorizzare il territorio attraverso una viticoltura sostenibile e una vinificazione poco interventista, lasciando che sia il vigneto a raccontare la propria identità. L'annata 2024 offre uno Shiraz ricco ma perfettamente equilibrato, capace di coniugare concentrazione, freschezza e grande piacevolezza di beva. Nel calice si presenta con un intenso colore viola profondo dai riflessi rubino.
Lubanzi +
Lubanzi è un progetto vinicolo sudafricano nato nel 2016 dall’incontro tra viaggio, vino e responsabilità sociale, fondato dagli statunitensi Walker Brown e Charles “Charlie” Brain dopo un periodo trascorso insieme in Sudafrica durante gli studi universitari. L’idea prende forma durante un viaggio lungo la Wild Coast, quando i due affrontano un trekking di sei giorni e circa 160 chilometri e vengono accompagnati per buona parte del percorso da un cane randagio chiamato Lubanzi, apparso quasi dal nulla e scomparso altrettanto misteriosamente alla fine dell’avventura. Quel cane diventa il simbolo dello spirito con cui Walker e Charlie decidono di affrontare il loro progetto e successivamente il nome della cantina: curiosità, viaggio, condivisione e disponibilità a seguire strade non convenzionali. Tornati in Sudafrica, i due trascorrono diversi mesi alla ricerca di vigneti, viticoltori e collaboratori capaci di condividere la loro visione, individuando nello Swartland il territorio ideale. È una delle regioni più dinamiche del vino sudafricano contemporaneo, caratterizzata da clima caldo e asciutto, precipitazioni limitate, forti escursioni e un mosaico geologico particolarmente antico nel quale granito decomposto, scisti e differenti componenti minerali permettono di ottenere vini concentrati ma capaci di conservare freschezza. Molti vigneti sono allevati ad alberello, non irrigati e adattati da decenni alle difficili condizioni climatiche locali. Fondamentale nell’avvio del progetto è l’incontro con due figure del vino sudafricano: Bruce Jack, inizialmente coinvolto come produttore e soprattutto come mentore, e Trizanne Barnard, che diventa la principale responsabile della vinificazione e ancora oggi rappresenta una figura centrale nell’identità enologica di Lubanzi. La filosofia produttiva privilegia fermentazioni spontanee attraverso lieviti naturalmente presenti sulle uve, interventi ridotti e vinificazioni pensate per conservare energia e immediatezza del frutto, evitando di trasformare il vino attraverso un uso invasivo della tecnica. Il Chenin Blanc è probabilmente l’etichetta che meglio racconta l’identità originaria di Lubanzi: 100% Chenin Blanc proveniente dallo Swartland, da vigne ad alberello coltivate in asciutto su granito decomposto e scisti, con piante che superano i vent’anni. Le uve vengono raccolte manualmente, selezionate, pressate a grappolo intero e fermentate spontaneamente; il vino rimane volutamente privo dell’impronta del legno, privilegiando freschezza, sapidità, frutto e quella componente minerale che caratterizza i suoli dello Swartland. Accanto allo Chenin, il Cinsault rappresenta un'altra delle interpretazioni più interessanti del progetto: proviene da vecchie vigne non irrigate, oggi nell’ordine dei 35-40 anni, coltivate nella parte meridionale dello Swartland sempre su granito e scisti. Vinificato in purezza, viene interpretato attraverso uno stile agile, succoso e poco estratto, capace di valorizzare una varietà che per lungo tempo in Sudafrica era stata relegata a ruolo secondario nonostante la sua importanza storica, essendo anche uno dei genitori del Pinotage. La gamma si è progressivamente ampliata mantenendo lo stesso spirito sperimentale: l’Organic Red è oggi un Syrah biologico proveniente dalla Coastal Region con il cuore produttivo nello Swartland; il Sauvignon Blanc viene arricchito da una componente di Colombard sottoposto a circa trenta giorni di macerazione sulle bucce; Rosé Bubbles nasce invece da vecchie vigne di Cinsault raccolte a mano, pressate delicatamente a grappolo intero e fermentate con lieviti indigeni prima di una leggera presa di spuma. A queste etichette si sono aggiunte produzioni ancora più libere come Rainboat Pét-Nat, Orange Is macerato sulle bucce, Anomalous da Pinotage lavorato attraverso macerazione carbonica e Midnight Bob da Cabernet Franc, mostrando come Lubanzi non voglia essere identificata con un’unica tecnica o varietà, ma con una maniera contemporanea di interpretare il Sudafrica. Anche il packaging racconta questa filosofia: accanto alle tradizionali bottiglie, diversi vini vengono proposti in lattina, scelta nata dall’idea che il vino possa accompagnare viaggi, escursioni e momenti informali senza rinunciare alla qualità del contenuto. Ma l’elemento che rende Lubanzi realmente particolare va oltre il vino. Fin dall’inizio Walker Brown e Charlie Brain hanno impostato l’azienda come social enterprise, con l’obiettivo dichiarato di restituire parte del valore generato alle comunità che lavorano nell’industria vitivinicola sudafricana. Per questo Lubanzi collabora con The Pebbles Project, organizzazione non profit che fornisce servizi educativi, sanitari e sociali alle famiglie che vivono e lavorano nelle aziende agricole delle Winelands, e dichiara di reinvestire attraverso questa collaborazione il 50% dei propri profitti a beneficio delle persone e dei territori coinvolti nella produzione. Il progetto ha progressivamente esteso questa impostazione anche all’ambiente e alla filiera: Lubanzi è Certified B Corporation dal 2018, possiede certificazione Fair for Life Fair Trade, aderisce a 1% for the Planet e ha sviluppato programmi per misurare, ridurre e compensare la propria impronta carbonica. La certificazione Fair for Life è particolarmente significativa perché introduce nella filiera un premio economico destinato ai lavoratori delle realtà produttrici coinvolte, trasformando la sostenibilità sociale in un meccanismo concreto e verificabile anziché in un semplice elemento di comunicazione. Lubanzi rappresenta quindi un caso decisamente particolare nel panorama sudafricano: non nasce da una famiglia di viticoltori e non possiede la storia secolare tipica di molte aziende del Vecchio Mondo, ma dall’esperienza di due ragazzi poco più che ventenni che, dopo aver attraversato a piedi un tratto della costa sudafricana, decidono di costruire un’impresa intorno ai valori scoperti durante quel viaggio. Walker e Charlie sviluppano il progetto, Trizanne Barnard ne traduce la visione nel vino e lo Swartland fornisce la materia prima attraverso Chenin Blanc, Cinsault, Syrah e altri vitigni provenienti soprattutto da vecchie vigne coltivate in asciutto. Fermentazioni spontanee, interventi contenuti, sperimentazione, attenzione ai vecchi vigneti e una forte responsabilità sociale costituiscono oggi i pilastri della produzione. Il cane Lubanzi rimane il simbolo perfetto di tutto questo: un compagno incontrato casualmente lungo la strada che finisce per indicare la direzione di un progetto costruito sull’idea che il vino possa essere contemporaneamente territorio, viaggio, convivialità e strumento concreto per restituire valore alle comunità che lo rendono possibile.