PIERO BENEVELLI

BAROLO DOCG "LE COSTE DI MONFORTE" 2019 - PIERO BENEVELLI

Precio normal €52,50 Precio rebajado€58,00ahorra €5,50

Abbinamenti, Ideale con brasati al Barolo, selvaggina, arrosti importanti, tajarin al tartufo, agnello, carni rosse e formaggi stagionati. È un vino perfetto anche da meditazione e capace di evolvere magnificamente per molti anni in cantina.
Alcol, 14,5%
Annata, 2019
Denominazione, Barolo DOCG
Filosofia, Naturale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Nel calice si presenta con un intenso colore rosso granato dai riflessi rubino. Il bouquet è ampio e raffinato, con profumi di ciliegia sotto spirito, lampone, prugna e piccoli frutti rossi che si fondono con eleganti note di rosa appassita e viola. Con il tempo emergono sentori di tabacco, liquirizia, cacao, sottobosco, spezie dolci e leggere sfumature balsamiche che arricchiscono il profilo aromatico. Al palato è profondo, strutturato e di straordinaria eleganza. I tannini sono importanti ma perfettamente maturi, sostenuti da una vibrante freschezza che dona equilibrio e verticalità. La componente minerale accompagna il sorso verso una chiusura lunga, sapida e persistente, nella quale ritornano spezie, frutta rossa e delicati richiami di goudron, tipici del grande Nebbiolo in evoluzione.

CURIOSITÁ:

Il Barolo DOCG "Le Coste di Monforte" 2019 di Piero Benevelli è un'espressione autentica e raffinata del Nebbiolo di Monforte d'Alba, territorio celebre per la produzione di Barolo di grande struttura, profondità e longevità. Nato da una selezione di vigneti situati sulle storiche colline del comune, questo vino interpreta con eleganza il carattere di uno dei terroir più prestigiosi delle Langhe, coniugando potenza e finezza in uno stile rigorosamente tradizionale. La cantina Piero Benevelli è una realtà familiare che da generazioni coltiva pochi ettari di vigneto con un approccio artigianale e rispettoso dell'ambiente. Il lavoro in vigna è orientato alla valorizzazione del patrimonio viticolo e delle basse rese, mentre in cantina gli interventi sono ridotti al minimo per lasciare che il Nebbiolo esprima tutta la sua identità. Le uve provengono da vigneti esposti prevalentemente a sud e sud-ovest, impiantati su terreni di matrice marnoso-calcarea ricchi di argilla e minerali. Questi suoli, tipici di Monforte d'Alba, conferiscono al vino una struttura importante, una trama tannica fitta e una notevole capacità di evoluzione nel tempo. La vendemmia viene effettuata esclusivamente a mano, con una rigorosa selezione dei grappoli. La fermentazione avviene con lunghe macerazioni sulle bucce, volte a estrarre eleganza e complessità senza eccessi. Il vino affronta poi un lungo affinamento in grandi botti di rovere, seguito da un ulteriore periodo di riposo in bottiglia, raggiungendo un perfetto equilibrio tra forza ed armonia.

Piero Benevelli

Piero Benevelli è una piccola realtà familiare di Monforte d’Alba, profondamente legata alla tradizione contadina delle Langhe e oggi guidata da Massimo Benevelli, che rappresenta la generazione contemporanea di una famiglia impegnata nella viticoltura da quattro generazioni. La cantina nella sua forma moderna nasce nel 1978, quando Piero Benevelli parte da circa cinque ettari di vigneto concentrandosi sui vitigni classici del territorio – Nebbiolo, Barbera e Dolcetto – e comincia progressivamente a trasformare l’attività agricola familiare in una produzione con una propria identità. In precedenza gran parte delle uve e del vino veniva venduta sfusa; negli anni Novanta arriva il primo Barolo imbottigliato direttamente dalla famiglia e nel 2008 nasce il primo Barolo da singola MGA, Ravera di Monforte. Massimo cresce letteralmente tra i filari, iniziando a lavorare con il padre già da adolescente, e oggi conduce insieme alla famiglia circa 11 ettari con una produzione nell’ordine delle 55.000 bottiglie annue, mantenendo volutamente una dimensione nella quale il controllo diretto della vigna rimane centrale. I vigneti si trovano interamente nel territorio di Monforte d’Alba, soprattutto sul versante orientale che guarda verso Serralunga, e comprendono tre MGA particolarmente significative: Ravera di Monforte, Le Coste di Monforte e Mosconi. Ravera rappresenta il nucleo storico della proprietà e si sviluppa a quote che superano i 400 metri, con esposizioni capaci di beneficiare contemporaneamente della buona insolazione e delle correnti più fresche provenienti dall’Alta Langa; i terreni sono caratterizzati dalle tipiche marne blu-grigie della zona e danno origine a Nebbiolo nei quali la struttura di Monforte viene accompagnata da energia, freschezza e grande precisione. La famiglia possiede circa due ettari a Ravera, mentre Le Coste di Monforte comprende circa 2,5 ettari con esposizione sud-occidentale; Mosconi, acquisito più recentemente e vinificato separatamente dal 2016, rappresenta invece il volto generalmente più potente e concentrato dei tre Barolo. È proprio il confronto tra questi tre cru a costituire uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Massimo: le vinificazioni vengono impostate in maniera sostanzialmente analoga proprio per evitare che la tecnica cancelli le differenze naturali tra le vigne. L’agricoltura segue principi organici pur senza certificazione, con vendemmia manuale, assenza di diserbanti e grande attenzione alla vitalità del terreno e alla qualità dell’uva. In cantina l’impostazione rimane tradizionale e poco interventista: le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, i Barolo affrontano fermentazioni di circa venti giorni accompagnate da rimontaggi e successivamente lunghe macerazioni a cappello sommerso, che possono proseguire per ulteriori venti-trenta giorni secondo l’annata. I vini non vengono chiarificati né filtrati e l’utilizzo della solforosa è misurato. Anche il legno viene concepito come strumento di affinamento e non come elemento aromatico: per i Barolo è previsto generalmente un primo passaggio in piccoli contenitori già ampiamente utilizzati, seguito da un secondo periodo in grandi botti di rovere di Slavonia, prima del ritorno in acciaio e dell’affinamento finale in bottiglia. La gamma racconta con grande chiarezza il patrimonio tradizionale di Monforte: Dolcetto d’Alba La Costa, Barbera d’Alba Bricco del Pilone, Langhe Nebbiolo e Freisa accompagnano i tre Barolo parcellari, Ravera di Monforte, Le Coste di Monforte e Mosconi. Proprio questi ultimi costituiscono oggi il cuore più importante della cantina e permettono di osservare tre sfumature differenti del Nebbiolo all’interno dello stesso comune: Ravera tende a combinare struttura, freschezza ed eleganza; Le Coste mostra un carattere profondo e floreale sostenuto dalla tipica austerità monfortina; Mosconi porta invece il vino verso maggiore concentrazione e potenza. La scelta di vinificarli seguendo la stessa filosofia rende il confronto particolarmente interessante perché lascia al vigneto, più che alla mano del produttore, il compito di determinare le differenze. Piero Benevelli rappresenta così una delle espressioni più autenticamente familiari di Monforte d’Alba: nessuna ricerca esasperata della modernità, nessuna volontà di costruire vini attraverso la tecnologia, ma un approccio che Massimo continua a definire prima di tutto “contadino”. La cura della vigna, le fermentazioni spontanee, il cappello sommerso, le lunghe macerazioni e il legno utilizzato con discrezione sono strumenti al servizio di un obiettivo molto semplice: permettere all’annata e alle singole MGA di emergere senza essere uniformate. Da Piero a Massimo, la famiglia ha trasformato un'attività originariamente dedicata soprattutto alla vendita di uve e vino sfuso in un domaine capace di imbottigliare separatamente alcuni dei grandi terroir di Monforte, mantenendo però una produzione di appena poche decine di migliaia di bottiglie. È proprio questa combinazione tra dimensione familiare, tradizione e straordinario patrimonio viticolo a definire oggi Piero Benevelli: una cantina nella quale il Nebbiolo non viene costruito secondo uno stile prestabilito, ma lasciato libero di raccontare le differenze tra Ravera, Le Coste e Mosconi e, attraverso di esse, una delle anime più profonde e longeve del Barolo.