CASCINA EBREO

VINO ROSSO "SEGRETO" 2009 - CASCINA EBREO

Precio normal €32,90 Precio rebajado€43,00ahorra €10,10

Abbinamenti, La maturità e la struttura del Segreto 2009 richiedono piatti intensi, capaci di accompagnarne profondità e calore senza oscurarne la freschezza. È magnifico con brasato di manzo, guancia, arrosti importanti e selvaggina, ma trova grande sintonia anche con tajarin al ragù, agnolotti e preparazioni a base di funghi porcini. Molto interessante con cinghiale, lepre e carni lungamente brasate, dove l’acidità della Barbera riesce ancora oggi ad alleggerire efficacemente la ricchezza del piatto. Ottimo anche con formaggi piemontesi di lunga stagionatura e Castelmagno. È però una bottiglia che merita anche una degustazione lenta, quasi da meditazione, per seguirne l’evoluzione nel bicchiere.
Alcol, 15%
Annata, 2009
Denominazione, Vino Rosso
Filosofia, Artigianale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16-18°
Vitigni, Barbera e altri vitigni Rossi

NOTE SENSORIALI:

Il Vino Rosso “Segreto” 2009 di Cascina Ebreo si presenta con un rosso rubino profondo ormai evoluto verso eleganti sfumature granate. Il naso è intenso e stratificato, con amarena, prugna matura e confettura di piccoli frutti scuri che lasciano progressivamente spazio a tabacco, cuoio, spezie, erbe balsamiche e leggere sensazioni terrose. Con l’ossigenazione emergono note di liquirizia, cacao amaro e frutta sotto spirito, mantenendo però una sorprendente vitalità aromatica. Al palato è ricco, caldo e strutturato, con la generosa maturità dell’annata bilanciata dalla caratteristica acidità della Barbera, ancora capace di imprimere tensione e slancio. Il tannino è ormai perfettamente disteso, mentre la componente balsamica e sapida accompagna una progressione lunga e profonda. Il finale è molto persistente, con ritorni di ciliegia scura, spezie ed erbe officinali. Una Barbera fuori dagli schemi, potente ma viva, che dopo tanti anni mostra tutta la profondità per cui Segreto è diventato uno dei vini simbolo di Cascina Ebreo.

CURIOSITÁ:

Segreto nasce da Barbera in purezza coltivata nel cuore della MGA Ravera di Novello, una delle grandi colline del Barolo. La piccola parcella dedicata al vino misura poco più di mezzo ettaro, si trova intorno ai 320-380 metri ed è esposta prevalentemente a est, su Marne di Sant’Agata ricche di calcare, argilla e limo. Il 2009 appartiene ancora pienamente all’epoca di Peter Weimer e Romy Gygax, fondatori di Cascina Ebreo: lui programmatore informatico, lei proveniente dal marketing, lasciarono le rispettive carriere per trasferirsi nelle Langhe e costruire dal 1992 un progetto deliberatamente anticonformista. Le uve venivano raccolte a piena maturità dopo rese molto contenute, fermentate spontaneamente con lieviti indigeni in acciaio e lasciate sulle bucce per circa 25-30 giorni. Seguiva un lungo affinamento in rovere, senza cercare aromi di legno dominanti, e poi bottiglia. Il vino veniva imbottigliato senza filtrazione. Il 2009 raggiunge 15% vol. e riflette un millesimo caldo, particolarmente generoso e concentrato. Segreto fu inoltre una delle primissime etichette della cantina: una Barbera nata su terreni normalmente consacrati al Nebbiolo da Barolo.

Cascina Ebreo

Cascina Ebreo è una delle realtà più anticonvenzionali delle Langhe, una cantina che ha costruito la propria identità proprio sul rifiuto dell’omologazione e sulla libertà di produrre vino senza inseguire disciplinari, mode o aspettative di mercato. Si trova a Novello, uno degli undici comuni della denominazione Barolo, nel cuore della MGA Ravera, e nasce nel 1992 dall’intuizione di Peter Weimer, programmatore informatico svizzero e grande appassionato di vino che decide di cambiare radicalmente vita e trasferirsi nelle Langhe. Peter acquista circa tre ettari di vigneto da recuperare insieme a un vecchio casolare conosciuto almeno dall’Ottocento con il nome di Cascina Ebreo. Non proviene da una famiglia di produttori e proprio questa assenza di una tradizione enologica da rispettare diventa progressivamente uno dei punti di forza del progetto. Inizialmente si affida ai consigli di alcuni amici vignaioli e utilizza tecniche relativamente convenzionali, ma i vini ottenuti non corrispondono alla sua idea: li considera troppo costruiti e incapaci di restituire ciò che percepisce nelle proprie vigne. Intorno al 1997 arriva quindi la vera svolta. Peter abbandona progressivamente le convenzioni e sviluppa un approccio personale, quasi anarchico, basato su uve sane, fermentazioni spontanee, pochissime manipolazioni e soprattutto tempo. È lui stesso a definire i propri vini “punk”, non perché cerchi deliberatamente l’imperfezione, ma perché rifiuta l’idea che un vino debba essere normalizzato per corrispondere a un modello prestabilito. Il patrimonio aziendale è minuscolo: circa tre ettari all’interno della MGA Ravera di Novello, uno dei cru più importanti e riconoscibili del Barolo contemporaneo. Qui dominano le Marne di Sant’Agata Fossili laminate, formazioni caratterizzate da calcare, limo e argilla che, insieme alla posizione relativamente aperta e alle correnti provenienti dalle Alpi Marittime, contribuiscono alla naturale freschezza dei vini. Nei vigneti convivono Nebbiolo, Barbera e Dolcetto insieme a Sauvignon Blanc e alla rarissima Malvasia Moscata Piemontese, una composizione varietale decisamente insolita per una proprietà collocata nel cuore di uno dei grandi terroir del Barolo. La conduzione segue un approccio olistico e non prevede l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, mentre la vendemmia viene effettuata manualmente. Ma è soprattutto in cantina che la filosofia di Cascina Ebreo mostra la propria radicalità. Le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni, gli interventi vengono mantenuti al minimo e durante la vinificazione non viene aggiunta anidride solforosa. Acciaio, vecchie botti, anfore e affinamenti estremamente lunghi vengono utilizzati secondo le caratteristiche delle diverse cuvée, senza applicare un protocollo unico. Il tempo diventa così un vero ingrediente produttivo: alcuni vini rimangono per anni in cantina prima di essere considerati pronti, scelta decisamente lontana dalle esigenze commerciali di una produzione convenzionale. Il vino che meglio racconta lo spirito originario di Cascina Ebreo è Torbido!, Nebbiolo proveniente dalla Ravera e nato da una vicenda diventata quasi leggendaria. Peter avrebbe potuto produrre Barolo, ma la scelta di non filtrare il vino e il conseguente giudizio negativo ricevuto in sede di approvazione lo portarono ad abbandonare volontariamente la denominazione e commercializzarlo semplicemente come vino rosso. Il nome “Torbido!” trasforma così quello che avrebbe potuto essere considerato un difetto burocratico in una dichiarazione d’identità. La produzione è minuscola, proveniente da una parcella di circa 0,2 ettari e nell’ordine di poco più di un migliaio di bottiglie nelle annate prodotte. Con il tempo Torbido! è diventato il simbolo della cantina e una delle bottiglie più ricercate tra gli appassionati del vino naturale piemontese. Accanto al Nebbiolo, Segreto interpreta la Barbera della Ravera con la stessa filosofia di minimo intervento, mentre il semplice Vino Rosso riunisce prevalentemente Dolcetto con Barbera e una piccola componente di Nebbiolo. Anche i bianchi seguono percorsi decisamente personali. Sinchè nasce da Sauvignon Blanc coltivato in una minuscola parcella aziendale: dopo una breve macerazione sulle bucce fermenta spontaneamente in acciaio e affronta un lunghissimo affinamento, che può comprendere circa due anni in vecchi fusti di rovere francese seguiti da ulteriore riposo in bottiglia. Alea porta invece al centro la Malvasia Moscata Piemontese, lavorata come un vero vino macerato attraverso un contatto con le bucce che può raggiungere circa novanta giorni e un successivo affinamento di circa un anno in anfora Tava. Sono vini profondamente differenti, ma accomunati dalla volontà di lasciare che varietà, fermentazione e tempo determinino il risultato finale. La storia di Cascina Ebreo conosce un passaggio fondamentale anche nella seconda metà degli anni Duemila. Dopo circa vent’anni di lavoro Peter decide progressivamente di lasciare la gestione del progetto; le fonti collocano il passaggio tra il 2012 e il 2015, quando la continuità viene affidata a una nuova generazione legata alla realtà di Réva. Dal 2015 la gestione passa ufficialmente a un gruppo di giovani viticoltori che, dopo essersi confrontati direttamente con Peter, decide di non trasformare Cascina Ebreo in una cantina più convenzionale, ma di conservarne lo spirito originario. Il progetto continua così a essere interpretato come un vero laboratorio di vinificazione, nel quale sperimentazione e libertà rimangono più importanti della necessità di rientrare nelle categorie tradizionali. La produzione complessiva resta nell’ordine di appena 9.000 bottiglie, una dimensione che permette di mantenere un rapporto estremamente diretto con le singole masse e con i tre ettari della Ravera. Cascina Ebreo rappresenta quindi un caso quasi unico nelle Langhe: possedere vigne all’interno di una MGA prestigiosa come Ravera e scegliere consapevolmente di non costruire la propria identità intorno alla parola Barolo. Peter Weimer ha preferito utilizzare quel patrimonio per mettere in discussione il concetto stesso di denominazione, sostenendo che un vino debba essere giudicato per ciò che esprime e non per la conformità a un modello. La generazione successiva ha deciso di preservare questa impostazione, continuando a lavorare Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Sauvignon Blanc e Malvasia Moscata Piemontese con fermentazioni spontanee, nessuna solforosa aggiunta durante la vinificazione e interventi ridotti al minimo. Torbido!, Sinchè, Segreto e Alea diventano così differenti manifestazioni della stessa idea. Più che una semplice cantina naturale, Cascina Ebreo rimane un piccolo laboratorio anarchico nel cuore delle Langhe: tre ettari nella Ravera, pochissime bottiglie e una filosofia nata oltre trent’anni fa dalla convinzione di un informatico svizzero diventato vignaiolo che, prima ancora che il vino naturale diventasse una categoria riconoscibile, aveva già deciso che in bottiglia dovessero entrare meno regole possibili e quanto più territorio possibile.