SOCRÉ

Socré è una piccola realtà familiare di Barbaresco profondamente legata alla famiglia Piacentino e soprattutto alla collina di Roncaglie, uno dei cru storici della denominazione. Il nome “Socré” significa “zoccolaio” in piemontese e accompagna una storia iniziata nel 1869, quando un antenato degli attuali proprietari acquistò la cascina e alcuni terreni a Barbaresco. Per molti decenni la famiglia seguì il modello agricolo tradizionale delle Langhe: la maggior parte delle uve veniva venduta ad altri produttori o ai contadini delle pianure piemontesi, mentre soltanto una piccola quantità veniva vinificata per il consumo familiare. Un primo passaggio fondamentale avviene nel 1958 con Benedetto Piacentino, che rinnova i vigneti aumentando sensibilmente la presenza del Nebbiolo e ponendo le basi del patrimonio viticolo contemporaneo. Dagli anni Novanta il figlio Marco Piacentino cambia progressivamente direzione, aumentando la quantità di uve vinificate direttamente e trasformando quella che era essenzialmente un’azienda agricola in una piccola cantina indipendente; dal 1999 questo percorso accelera con nuovi investimenti, attrezzature e una crescente produzione in bottiglia, mentre oggi anche i figli Giulio e Lorenzo partecipano all’attività familiare. Il cuore assoluto di Socré rimane Barbaresco, dove la famiglia possiede circa tre ettari di Nebbiolo concentrati nella parte alta della MGA Roncaglie, uno dei settori più interessanti del comune. Le vigne si trovano indicativamente tra 250 e 300 metri di altitudine, su pendii dalle esposizioni favorevoli e su terreni prevalentemente argillosi e calcarei, condizioni particolarmente adatte al Nebbiolo e capaci di generare vini nei quali struttura e trama tannica convivono con l’eleganza aromatica tipica di Barbaresco. Il patrimonio aziendale non si limita però a Roncaglie: Socré possiede vigneti anche ad Alba e a Cisterna d’Asti, sull’altra sponda del Tanaro e al confine con il Roero, creando un piccolo mosaico che attraversa Langhe e Astigiano. Ad Alba, su circa un ettaro caratterizzato da terreni più profondi e freschi rispetto a quelli di Barbaresco, vengono coltivati Nebbiolo, Barbera e Dolcetto; a Cisterna d’Asti la famiglia ha invece scelto di valorizzare anche la Croatina, vitigno storico oggi decisamente meno diffuso, attraverso la piccola denominazione Cisterna d’Asti DOC. Un principio rimane fondamentale: i vini Socré vengono prodotti esclusivamente dalle uve provenienti dai vigneti aziendali. In cantina l’impostazione combina tradizione langarola e utilizzo ragionato di contenitori differenti, senza ricercare un modello unico per tutta la gamma. Il cemento conserva un ruolo importante sia per l’evoluzione sia per lo stoccaggio dei vini, mentre barrique, tonneaux e botti vengono utilizzati secondo struttura e destinazione delle diverse selezioni. Il Barbaresco DOCG rappresenta la lettura più classica del Nebbiolo aziendale e affina per circa diciotto mesi in piccoli fusti di rovere francese non nuovi, proseguendo successivamente il proprio percorso in cemento e bottiglia. Il Barbaresco Roncaglie costituisce invece la selezione più importante e identitaria della cantina: nasce esclusivamente da Nebbiolo del cru e affronta un élevage più articolato, con circa 12-15 mesi in fusti di rovere francese da 225 litri, una quota dei quali nuovi, seguiti da circa dodici mesi in botte grande da 20 ettolitri e almeno un ulteriore anno di affinamento in bottiglia. È il vino che meglio racconta la filosofia di Socré, costruito sulla profondità del Nebbiolo ma pensato per mantenere finezza, profumi floreali e balsamici, trama tannica precisa e una lunga capacità di evoluzione. Accanto ai due Barbaresco, la gamma comprende Langhe Nebbiolo, Barbera d’Alba Superiore, Dolcetto d’Alba e Barbera d’Asti, oltre alla Croatina di Cisterna d’Asti, scelta particolarmente significativa perché dimostra la volontà della famiglia di non concentrare tutta la propria identità esclusivamente sulle denominazioni più prestigiose, ma di continuare a lavorare anche varietà profondamente radicate nella cultura contadina piemontese. Socré rimane quindi una realtà di dimensioni volutamente contenute, lontana dalla struttura delle grandi aziende delle Langhe e ancora fortemente legata alla gestione diretta della famiglia Piacentino. La sua storia racconta perfettamente una trasformazione avvenuta in molte piccole proprietà di Barbaresco: da viticoltori che per generazioni vendevano quasi tutte le proprie uve ad altri produttori a vignaioli capaci di vinificare e imbottigliare autonomamente il proprio patrimonio. Nel caso di Socré questo passaggio assume un valore particolare perché il nucleo storico delle vigne si trova proprio nella parte alta di Roncaglie e il Nebbiolo rimane il filo conduttore attraverso cui leggere l’evoluzione dell’azienda. Dal 1869 a Benedetto, da Marco fino a Giulio e Lorenzo, la famiglia ha progressivamente trasformato una piccola proprietà agricola in una cantina dalla forte identità territoriale, mantenendo però un principio molto semplice: lavorare soltanto le proprie uve e lasciare che siano le differenze tra Barbaresco, Alba e Cisterna d’Asti a costruire il carattere dei vini.

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