TENUTA FORNACE

COLLI TORTONESI DOP TIMORASSO RISERVA "GOCCE DI LUCE" 2017 - TENUTA FORNACE

Precio normal €21,00 Precio rebajado€24,00ahorra €3,00

Abbinamenti, La struttura e l’evoluzione raggiunte dal Gocce di Luce 2017 permettono di trattarlo a tavola come un vero bianco da piatti importanti. È eccellente con pesci al forno o alla griglia, crostacei, baccalà e preparazioni di mare più strutturate, ma la materia del Timorasso permette di spingersi tranquillamente verso risotti ai funghi, paste ripiene, carni bianche arrosto e coniglio. Particolarmente interessante è l’abbinamento con formaggi stagionati, dove freschezza e sapidità riescono a contrastare la componente grassa mentre le note evolutive di nocciola e miele dialogano con quelle della stagionatura. Con porcini e preparazioni a base di tartufo può offrire un incontro ancora più complesso, soprattutto considerando l’evoluzione ormai raggiunta dalla 2017.
Alcol, 13%
Annata, 2017
Denominazione, Colli Tortonesi DOP
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Timorasso 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Gocce di Luce 2017 di Tenuta Fornace è un Timorasso Riserva che mostra perfettamente quanto questo vitigno sappia trasformarsi con il tempo, passando dalla tensione della gioventù a un profilo molto più ampio, profondo e complesso. Nel calice si presenta con un giallo dorato intenso e luminoso, coerente con l’evoluzione raggiunta dopo diversi anni dalla vendemmia. Il naso è ricco e stratificato: frutta gialla matura, pera e agrumi incontrano fiori gialli, nocciola fresca e leggere sensazioni di miele, mentre con l’ossigenazione emergono sfumature più profonde di erbe aromatiche e una marcata componente minerale che richiama la pietra focaia. In bocca è secco, materico e avvolgente, ma la naturale acidità del Timorasso mantiene il sorso teso e dinamico. La lunga permanenza sui lieviti ne ha ampliato la consistenza senza appesantirlo, mentre la sapidità attraversa tutto il palato e accompagna verso un finale lungo, minerale e persistente. L’annata 2017 si trova oggi in una fase particolarmente interessante, nella quale la forza originaria del vitigno convive con note evolutive più mature, confermando la straordinaria predisposizione del Timorasso all’affinamento.

CURIOSITÁ:

Il Gocce di Luce 2017 è prodotto da 100% Timorasso biologico proveniente dai Colli Tortonesi e, più precisamente, da vigneti situati nel comune di Sant’Agata Fossili. Le vigne si trovano tra circa 240 e 280 metri di altitudine, con esposizione nord-est, una densità di circa 6.500 ceppi per ettaro e affondano le radici in terreni prevalentemente marnosi, elemento fondamentale per comprendere la spiccata tensione minerale del vino. Tenuta Fornace lavora questi vigneti seguendo contemporaneamente pratiche biologiche e biodinamiche, all’interno di un progetto aziendale particolarmente attento alla biodiversità. Le uve vengono raccolte manualmente in cassette soltanto quando hanno raggiunto la piena maturazione. In cantina la fermentazione parte spontaneamente esclusivamente grazie ai lieviti indigeni presenti sulle uve; non vengono quindi utilizzati lieviti selezionati per indirizzare il profilo aromatico. Terminata la fermentazione, il vino rimane per almeno un anno, e quando necessario più a lungo, sulle proprie fecce in vasche di acciaio inox, con frequenti bâtonnage che contribuiscono ad aumentarne volume, complessità e profondità. Non vengono utilizzati additivi, il vino non subisce chiarifiche né filtrazioni e non viene aggiunta anidride solforosa: i solfiti presenti sono esclusivamente quelli prodotti naturalmente durante la fermentazione. È proprio questa lavorazione essenziale, unita alla naturale struttura del Timorasso, a spiegare come una bottiglia del 2017 possa conservare ancora oggi freschezza e vitalità, sviluppando contemporaneamente quella complessità che rende il vitigno uno dei grandi bianchi piemontesi da invecchiamento.

Tenuta Fornace

Tenuta Fornace è una realtà familiare dell’Oltrepò Pavese con sede a Pieve di Rovescala, nell’estrema parte orientale della denominazione, oggi guidata da Andrea Rossi e costruita su una storia agricola che la famiglia fa risalire agli inizi dell’Ottocento. Le prime generazioni coltivavano la vite soprattutto per vendere le uve, destinando soltanto una piccola parte alla produzione domestica; tra le due guerre il nonno Beniamino iniziò ad aumentare la quantità vinificata e a imbottigliare le prime bottiglie, mentre negli anni Cinquanta Mario Rossi e il fratello Pietro svilupparono la vendita diretta alle osterie. Nel 1980 Mario avviò la costruzione dell’attuale cantina e pochi anni più tardi Andrea e il fratello Fabrizio cominciarono a occuparsi direttamente dell’attività; dal 1987, in seguito ai problemi di salute del padre, assunsero la responsabilità delle vigne e della produzione, ampliando progressivamente il patrimonio familiare. Nel 2010 i due fratelli scelsero percorsi differenti e Andrea proseguì autonomamente Tenuta Fornace, avviando la certificazione biologica e approfondendo contemporaneamente l’agricoltura biodinamica e rigenerativa. Oggi l’azienda dichiara circa 40 ettari vitati distribuiti in differenti zone dell’Oltrepò Pavese, mentre i vigneti posseduti nei Colli Tortonesi hanno fatto parte del progetto fino al 2024. La filosofia è particolarmente interessante perché non concentra tutte le varietà intorno alla cantina, ma cerca per ciascun vitigno il territorio ritenuto maggiormente vocato. A Rovescala, nella Tenuta La Pieve, si trovano i terreni più argillosi e vengono coltivate soprattutto Croatina e Barbera; tra Rovescala e Santa Maria della Versa, Cascina Mosca occupa una collina esposta a nord dove convivono vecchi Pinot Nero destinati al Metodo Classico, Pinot Nero da vinificazione in rosso, Malvasia, Moscato e vecchi impianti di Pinot Grigio. A Canneto Pavese, nella Tenuta Il Torchio, terreni argillosi e limosi attraversati da componenti sabbiose ospitano invece le varietà tradizionalmente utilizzate per il Buttafuoco: Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, raccolte e fermentate insieme secondo l’antica composizione dei vigneti locali. A Mornico Losana, infine, terreni leggermente argillosi in superficie e gessosi in profondità, esposizioni settentrionali e importanti escursioni termiche ospitano alcune delle vigne più vecchie di Riesling e Barbera, oltre a Pinot Nero e Pinot Grigio. Questa vera e propria zonazione costituisce il cuore del pensiero di Andrea Rossi: non adattare il territorio alle esigenze produttive, ma collocare ogni varietà dove può raggiungere naturalmente il proprio equilibrio. La conduzione dei vigneti è certificata biologica e affiancata da pratiche biodinamiche e rigenerative, con inerbimenti spontanei, sovescio quando necessario, tutela delle siepi e della biodiversità e assenza di irrigazione. Andrea considera fertilità biologica e vitalità microbiologica del terreno elementi essenziali per ottenere uve sane e capaci di affrontare anche periodi di siccità, cercando di restituire continuamente sostanza organica attraverso l’erba e i residui vegetali prodotti dal vigneto stesso. Dal 2022 Tenuta Fornace è inoltre entrata nel circuito Triple “A” e nello stesso anno ha iniziato una collaborazione con il progetto Avanguardia dedicata a cru provenienti da vigne vecchie. La stessa impostazione prosegue in cantina, dove l’intervento viene ridotto drasticamente: tutte le fermentazioni sono spontanee e affidate ai lieviti indigeni presenti sulle uve, mosti e vini non vengono chiarificati né filtrati e la solforosa non viene normalmente aggiunta durante la vinificazione e l’imbottigliamento, salvo quantità minime quando le caratteristiche dell’annata lo rendono necessario. Tempo e basse temperature vengono utilizzati per ottenere naturalmente la sedimentazione, mentre acciaio, grandi botti di rovere e altri contenitori vengono scelti secondo varietà e stile. La produzione è estremamente articolata e racconta bene la volontà di recuperare tanto i vitigni quanto le tecniche tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Barbera, Pinot Nero, Riesling, Pinot Grigio, Moscato e Malvasia vengono trasformati in vini fermi, macerati, passiti, rifermentati e Metodo Classico. Caccialupo interpreta il Buttafuoco attraverso l’uvaggio storico di Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto e affina in grandi botti di rovere di Slavonia; Regina di Cuori mette invece al centro la Croatina, mentre Peparino esplora il Pinot Nero vinificato in rosso. Riva Longa rappresenta una delle espressioni più particolari della Croatina: vendemmia tardiva, circa due mesi di appassimento in pianta, macerazione sulle bucce di sessanta giorni, fermentazione spontanea e dodici mesi in grandi botti di Slavonia, senza chiarifica, filtrazione o aggiunta di solfiti. Anche i bianchi mostrano una forte componente sperimentale: Sette Nani è dedicato al Riesling, mentre Fumetto, Tuttosole e altre cuvée esplorano lunghe macerazioni di Pinot Grigio, Moscato e varietà locali; sul fronte delle bollicine, Bullicine e Festajole utilizzano la rifermentazione per interpretazioni più immediate, mentre Aeronautica Naturale porta il Pinot Nero nel Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese. Tenuta Fornace rappresenta quindi una lettura estremamente personale dell’Oltrepò contemporaneo: dietro una gamma volutamente creativa esiste un progetto agricolo molto preciso, costruito sull’associazione tra vitigno e singolo territorio, sulla biodiversità e sulla volontà di intervenire il meno possibile durante la trasformazione dell’uva. Andrea Rossi definisce il vignaiolo più come accompagnatore che come artefice del vino, principio che spiega fermentazioni spontanee, assenza di filtrazione, utilizzo minimo della solforosa e ricerca continua su macerazioni e affinamenti. Dalle argille di Rovescala alle vigne più fresche di Mornico Losana, dai vecchi Pinot Nero di Cascina Mosca al tradizionale uvaggio del Buttafuoco di Canneto Pavese, ogni tenuta viene utilizzata per dare una collocazione precisa alle varietà storiche. È questa combinazione tra una storia familiare iniziata nell’Ottocento e una visione decisamente contemporanea dell’agricoltura biologica, biodinamica e rigenerativa a definire Tenuta Fornace: una cantina che utilizza il vino naturale non come semplice categoria stilistica, ma come conseguenza di terreni vivi, fermentazioni spontanee e della ricerca di un rapporto il più possibile diretto tra uva, territorio e bottiglia.