TENUTA FORNACE

PROVINCIA DI PAVIA IGP BIANCO "TANTAROBA" 2020 - TENUTA FORNACE

Precio normal €15,50 Precio rebajado€17,50ahorra €2,00

Abbinamenti, La struttura, la freschezza e soprattutto la delicata componente tannica del Tantaroba 2020 permettono di trattarlo a tavola quasi come un rosso leggero piuttosto che come un bianco convenzionale. È molto interessante con risotti, paste condite con verdure, zuppe di pesce saporite e pesci in umido, ma possiede sufficiente materia per accompagnare carni bianche arrosto, coniglio e preparazioni speziate. La macerazione sulle bucce lo rende particolarmente efficace con formaggi, dai caprini alle tome di media stagionatura, perché freschezza e tannino riescono a contrastarne la componente grassa. Funziona molto bene anche con verdure al forno, funghi e piatti della cucina vegetariana dalla buona intensità aromatica.
Alcol, 12,5%
Annata, 2020
Denominazione, Provincia di Pavia IGP
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Lombardia (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Timorasso 60%, Cortese 40%

NOTE SENSORIALI:

Il Tantaroba 2020 di Tenuta Fornace è un bianco macerato intenso e decisamente materico, nato dall’incontro tra Timorasso e Cortese e costruito sulla lunga permanenza del mosto a contatto con le bucce. Nel calice si presenta con un giallo dorato profondo, arricchito da sfumature ambrate che anticipano immediatamente il carattere del vino. Il naso è ampio e mutevole: arancia matura, albicocca, pesca gialla e mela si intrecciano a fiori secchi, erbe aromatiche e timo, con sensazioni più terrose e speziate che emergono progressivamente con l’ossigenazione. In bocca è secco, intenso e strutturato, con una vera presa tannica derivata dalla macerazione che dona consistenza senza appesantire il sorso. La freschezza rimane sorprendentemente viva e attraversa una materia ricca, accompagnata da una componente sapida e minerale che ne aumenta profondità e persistenza. Il finale è lungo, asciutto e leggermente balsamico, con ritorni agrumati ed erbacei. Non è un bianco costruito sulla semplice aromaticità, ma un vino di sostanza e tensione, capace di combinare la personalità del Timorasso con la maggiore agilità del Cortese e di mostrare ancora oggi, a diversi anni dalla vendemmia, una notevole vitalità.

CURIOSITÁ:

Il Tantaroba 2020 nasce da Timorasso e Cortese, con diverse fonti dedicate specificamente all’annata che indicano un assemblaggio di circa 60% Timorasso e 40% Cortese. Le uve provengono dalle vigne lavorate da Andrea Rossi tra l’Oltrepò Pavese e i Colli Tortonesi, in particolare nelle zone di Rovescala, Mornico e Sant’Agata Fossili, a quote comprese indicativamente tra 240 e 380 metri. Per la 2020 sono documentate anche vecchie vigne con un’età media intorno ai 50 anni, allevate a Guyot su terreni prevalentemente calcarei, argillosi e marnosi. Tenuta Fornace lavora secondo agricoltura biologica affiancata da pratiche biodinamiche, inserendo i vigneti in un progetto più ampio dedicato alla biodiversità. La raccolta viene effettuata manualmente a piena maturazione e in cantina non si utilizzano lieviti selezionati: la fermentazione parte spontaneamente grazie ai lieviti presenti naturalmente sulle uve. L’elemento centrale della vinificazione è la lunghissima macerazione sulle bucce in vasche di acciaio, seguita dall’affinamento sui propri lieviti ancora negli stessi recipienti, senza alcun passaggio in legno. Il vino non viene chiarificato né filtrato e la 2020 presenta una solforosa totale estremamente bassa, indicata in appena 12 mg/l, senza aggiunte durante la lavorazione. La produzione è stata di circa 20.000 bottiglie. Curioso anche il significato dell’etichetta: il nome Tantaroba nasce dalla quantità di sfumature che Andrea Rossi ritrova nel vino, mentre il disegno raffigura una grande lumaca con scarpette rosse realizzata dalla figlia Alice. La lentezza della lumaca richiama volutamente i lunghi tempi della fermentazione e della macerazione, diventando una piccola metafora dell’intero processo produttivo.

Tenuta Fornace

Tenuta Fornace è una realtà familiare dell’Oltrepò Pavese con sede a Pieve di Rovescala, nell’estrema parte orientale della denominazione, oggi guidata da Andrea Rossi e costruita su una storia agricola che la famiglia fa risalire agli inizi dell’Ottocento. Le prime generazioni coltivavano la vite soprattutto per vendere le uve, destinando soltanto una piccola parte alla produzione domestica; tra le due guerre il nonno Beniamino iniziò ad aumentare la quantità vinificata e a imbottigliare le prime bottiglie, mentre negli anni Cinquanta Mario Rossi e il fratello Pietro svilupparono la vendita diretta alle osterie. Nel 1980 Mario avviò la costruzione dell’attuale cantina e pochi anni più tardi Andrea e il fratello Fabrizio cominciarono a occuparsi direttamente dell’attività; dal 1987, in seguito ai problemi di salute del padre, assunsero la responsabilità delle vigne e della produzione, ampliando progressivamente il patrimonio familiare. Nel 2010 i due fratelli scelsero percorsi differenti e Andrea proseguì autonomamente Tenuta Fornace, avviando la certificazione biologica e approfondendo contemporaneamente l’agricoltura biodinamica e rigenerativa. Oggi l’azienda dichiara circa 40 ettari vitati distribuiti in differenti zone dell’Oltrepò Pavese, mentre i vigneti posseduti nei Colli Tortonesi hanno fatto parte del progetto fino al 2024. La filosofia è particolarmente interessante perché non concentra tutte le varietà intorno alla cantina, ma cerca per ciascun vitigno il territorio ritenuto maggiormente vocato. A Rovescala, nella Tenuta La Pieve, si trovano i terreni più argillosi e vengono coltivate soprattutto Croatina e Barbera; tra Rovescala e Santa Maria della Versa, Cascina Mosca occupa una collina esposta a nord dove convivono vecchi Pinot Nero destinati al Metodo Classico, Pinot Nero da vinificazione in rosso, Malvasia, Moscato e vecchi impianti di Pinot Grigio. A Canneto Pavese, nella Tenuta Il Torchio, terreni argillosi e limosi attraversati da componenti sabbiose ospitano invece le varietà tradizionalmente utilizzate per il Buttafuoco: Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, raccolte e fermentate insieme secondo l’antica composizione dei vigneti locali. A Mornico Losana, infine, terreni leggermente argillosi in superficie e gessosi in profondità, esposizioni settentrionali e importanti escursioni termiche ospitano alcune delle vigne più vecchie di Riesling e Barbera, oltre a Pinot Nero e Pinot Grigio. Questa vera e propria zonazione costituisce il cuore del pensiero di Andrea Rossi: non adattare il territorio alle esigenze produttive, ma collocare ogni varietà dove può raggiungere naturalmente il proprio equilibrio. La conduzione dei vigneti è certificata biologica e affiancata da pratiche biodinamiche e rigenerative, con inerbimenti spontanei, sovescio quando necessario, tutela delle siepi e della biodiversità e assenza di irrigazione. Andrea considera fertilità biologica e vitalità microbiologica del terreno elementi essenziali per ottenere uve sane e capaci di affrontare anche periodi di siccità, cercando di restituire continuamente sostanza organica attraverso l’erba e i residui vegetali prodotti dal vigneto stesso. Dal 2022 Tenuta Fornace è inoltre entrata nel circuito Triple “A” e nello stesso anno ha iniziato una collaborazione con il progetto Avanguardia dedicata a cru provenienti da vigne vecchie. La stessa impostazione prosegue in cantina, dove l’intervento viene ridotto drasticamente: tutte le fermentazioni sono spontanee e affidate ai lieviti indigeni presenti sulle uve, mosti e vini non vengono chiarificati né filtrati e la solforosa non viene normalmente aggiunta durante la vinificazione e l’imbottigliamento, salvo quantità minime quando le caratteristiche dell’annata lo rendono necessario. Tempo e basse temperature vengono utilizzati per ottenere naturalmente la sedimentazione, mentre acciaio, grandi botti di rovere e altri contenitori vengono scelti secondo varietà e stile. La produzione è estremamente articolata e racconta bene la volontà di recuperare tanto i vitigni quanto le tecniche tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Barbera, Pinot Nero, Riesling, Pinot Grigio, Moscato e Malvasia vengono trasformati in vini fermi, macerati, passiti, rifermentati e Metodo Classico. Caccialupo interpreta il Buttafuoco attraverso l’uvaggio storico di Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto e affina in grandi botti di rovere di Slavonia; Regina di Cuori mette invece al centro la Croatina, mentre Peparino esplora il Pinot Nero vinificato in rosso. Riva Longa rappresenta una delle espressioni più particolari della Croatina: vendemmia tardiva, circa due mesi di appassimento in pianta, macerazione sulle bucce di sessanta giorni, fermentazione spontanea e dodici mesi in grandi botti di Slavonia, senza chiarifica, filtrazione o aggiunta di solfiti. Anche i bianchi mostrano una forte componente sperimentale: Sette Nani è dedicato al Riesling, mentre Fumetto, Tuttosole e altre cuvée esplorano lunghe macerazioni di Pinot Grigio, Moscato e varietà locali; sul fronte delle bollicine, Bullicine e Festajole utilizzano la rifermentazione per interpretazioni più immediate, mentre Aeronautica Naturale porta il Pinot Nero nel Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese. Tenuta Fornace rappresenta quindi una lettura estremamente personale dell’Oltrepò contemporaneo: dietro una gamma volutamente creativa esiste un progetto agricolo molto preciso, costruito sull’associazione tra vitigno e singolo territorio, sulla biodiversità e sulla volontà di intervenire il meno possibile durante la trasformazione dell’uva. Andrea Rossi definisce il vignaiolo più come accompagnatore che come artefice del vino, principio che spiega fermentazioni spontanee, assenza di filtrazione, utilizzo minimo della solforosa e ricerca continua su macerazioni e affinamenti. Dalle argille di Rovescala alle vigne più fresche di Mornico Losana, dai vecchi Pinot Nero di Cascina Mosca al tradizionale uvaggio del Buttafuoco di Canneto Pavese, ogni tenuta viene utilizzata per dare una collocazione precisa alle varietà storiche. È questa combinazione tra una storia familiare iniziata nell’Ottocento e una visione decisamente contemporanea dell’agricoltura biologica, biodinamica e rigenerativa a definire Tenuta Fornace: una cantina che utilizza il vino naturale non come semplice categoria stilistica, ma come conseguenza di terreni vivi, fermentazioni spontanee e della ricerca di un rapporto il più possibile diretto tra uva, territorio e bottiglia.