TERRE DEL CREARIO

ERBALUCE DI CALUSO METODO CLASSICO DOCG 2021 - TERRE DEL CREARIO

Precio normal €20,90 Precio rebajado€24,00ahorra €3,10

Abbinamenti, La freschezza e la sapidità dell’Erbaluce rendono questo Metodo Classico estremamente versatile a tavola. È ideale con fritti di pesce e di terra, crostacei, molluschi e antipasti di mare, ma accompagna molto bene anche risotti alle verdure, primi piatti di pesce e zuppe saporite. La struttura permette di spingersi verso pesci al forno, trota e salmerino, oltre a salumi e formaggi di media stagionatura. Molto interessante con una frittura piemontese o con un risotto agli asparagi, dove acidità e perlage riescono a pulire efficacemente il palato.
Alcol, 12%
Annata, 2021
Denominazione, Erbaluce di Caluso Spumante DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Erbaluce 100%

NOTE SENSORIALI:

L’Erbaluce di Caluso Metodo Classico DOCG 2021 di Terre del Creario si presenta con un giallo paglierino brillante, impreziosito da riflessi dorati e da un perlage molto fine e persistente. Il naso è elegante e progressivo, con mela, pera e scorza di agrumi che si intrecciano a fiori bianchi ed erbe aromatiche. La permanenza sui lieviti aggiunge sfumature più complesse di crosta di pane, piccola pasticceria e frutta secca, senza togliere spazio alla naturale freschezza del vitigno. Al palato è teso e dinamico, con l’acidità tipica dell’Erbaluce ben bilanciata da una delicata morbidezza e soprattutto da una sapidità molto evidente. La bollicina è cremosa ma precisa, mentre la struttura rimane elegante e mai pesante. Il finale è lungo, asciutto e agrumato, con ritorni di mandorla, erbe aromatiche e leggere note di panificazione. Un Metodo Classico territoriale, fresco e gastronomico.

CURIOSITÀ:

Questo Metodo Classico nasce da Erbaluce in purezza coltivato nel Canavese orientale, all’interno dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, su terreni di origine glaciale fortemente acidi. Le viti sono allevate a controspalliera con potatura a Guyot ramificato e le uve vengono raccolte manualmente in piccoli contenitori. Dopo una pressatura soffice immediata, il mosto viene lasciato decantare naturalmente e affronta la prima fermentazione; il vino base rimane quindi per circa sei mesi sui propri lieviti, con bâtonnage settimanali. Nel mese di marzo viene effettuato il tiraggio e inizia la seconda fermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico. Seguono almeno 24 mesi di permanenza sui lieviti, sboccatura e altri due mesi di riposo prima della commercializzazione. Terre del Creario inserisce questa etichetta nel progetto “Il Lab”, dedicato alla reinterpretazione dell’Erbaluce secondo una filosofia di innovazione nella tradizione. L’azienda, oggi attiva su circa 8,5 ettari, ha recuperato una storia viticola locale che affonda le proprie radici almeno nel Quattrocento.
Terre Del Creario

Terre del Creario è una realtà vitivinicola di Valperga, nell’Alto Canavese, nata con l’obiettivo di riportare la vite in un territorio dalla storia antichissima ma rimasto per lungo tempo ai margini della rinascita enologica piemontese. L’attuale progetto prende forma intorno al 2000 grazie a un gruppo di amici deciso a recuperare l’attività iniziata dai propri nonni negli anni Venti e progressivamente abbandonata negli anni Settanta, quando la viticoltura di queste colline era diventata economicamente sempre più difficile. Il legame con il vino è però molto più antico: documenti locali attestano la presenza di vigneti nell’area di Valperga già nel 1409, mentre nel 1752 compare la denominazione “Regione Creario”, utilizzata per identificare la zona a est dell’abitato caratterizzata dalla presenza di terreni argillosi. Il nome della cantina nasce proprio da questa località e dal termine dialettale “Crèr”, collegato alla “terra crea”, una terra argillosa e modellabile. Dopo decenni di abbandono, nel 2008 le famiglie Bertotti e Freisa acquisiscono la Regione Creario e avviano un importante recupero viticolo, successivamente rafforzato dall’ingresso di nuovi soci accomunati dalla volontà di restituire identità all’Alto Canavese attraverso il vino. Oggi Terre del Creario dispone di circa 8,5 ettari e lavora su due aree profondamente differenti. La prima si sviluppa sulle alture della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Belmonte, complesso riconosciuto Patrimonio UNESCO dal 2003, tra Valperga e Prascorsano: i vigneti raggiungono circa 450-470 metri di altitudine, con esposizioni prevalentemente meridionali e sud-occidentali, e crescono sui sedimenti legati al plutone granitico di Belmonte, in un ambiente nel quale vigne e boschi convivono creando forti escursioni termiche e una particolare biodiversità. La seconda anima è il Granget, sede della cantina, nell’antica Regione Creario, dove sotto una sottile coltre superficiale emergono terreni maggiormente argillosi. Questa diversità geologica costituisce uno degli elementi più interessanti del progetto e permette alla cantina di lavorare sia sulle varietà storicamente legate al Canavese sia su vitigni internazionali, interpretandoli attraverso condizioni pedoclimatiche decisamente alpine. Il Nebbiolo occupa un ruolo particolarmente significativo nei vigneti di Belmonte e dà origine a Sagrin, Canavese DOC che racconta il volto montano e più territoriale della varietà, ma anche a 464, un Metodo Classico Brut Rosé da Nebbiolo in purezza il cui nome indica l’altitudine media del vigneto all’interno della Riserva. Le uve vengono raccolte manualmente anticipando la vendemmia rispetto alla versione rossa, pressate delicatamente e vinificate in rosa prima della seconda fermentazione in bottiglia: una scelta insolita che permette di leggere il Nebbiolo non attraverso tannino e lungo affinamento, ma tramite acidità, struttura e capacità di sostenere la presa di spuma. Belmunt nasce invece dal Syrah coltivato sui terreni di Belmonte e mostra la componente più sperimentale della proprietà, con vinificazione in acciaio e successivo affinamento in tonneau. Nel Granget la ricerca diventa ancora più libera e porta alla nascita di vini come Parbleu, Gòga Migòga e Steila, nei quali vitigni autoctoni e internazionali vengono utilizzati per interpretare la componente argillosa dei terreni e costruire uno stile meno vincolato alla tradizione. A queste due anime si aggiunge oggi “Il Lab”, vero spazio di ricerca attraverso il quale Terre del Creario guarda al Canavese orientale e soprattutto all’Erbaluce. L’Erbaluce di Caluso DOCG viene proposto sia fermo sia attraverso il Metodo Classico, mettendo al centro uno dei vitigni bianchi piemontesi più naturalmente predisposti alla spumantizzazione grazie alla sua acidità elevata, alla struttura e alla capacità di affrontare lunghi affinamenti. La filosofia aziendale viene sintetizzata nel concetto di “innovazione nella tradizione”: recuperare vigneti, varietà e memoria agricola senza cercare di riprodurre semplicemente ciò che veniva fatto in passato. Anche il simbolo scelto dalla cantina racconta questa idea. La felce reale cresce spontaneamente nell’area dei vigneti e la sua struttura, ricondotta dall’azienda alla sezione aurea, è diventata l’emblema di rigenerazione, equilibrio e rapporto con la natura. La gestione agricola è orientata verso pratiche sostenibili, tutela della biodiversità e conservazione dell’integrità dei suoli, mentre la cantina combina lavorazioni artigianali e tecnologie moderne adattando vinificazione e affinamento alle differenti varietà. Terre del Creario rappresenta così un progetto particolarmente significativo per comprendere il nuovo volto dell’Alto Canavese: non soltanto una cantina, ma il recupero di un paesaggio viticolo che rischiava di scomparire. Dai sedimenti granitici di Belmonte alle argille del Granget, dal Nebbiolo all’Erbaluce, fino al Syrah e alle interpretazioni Metodo Classico, ogni vino nasce dalla volontà di dimostrare che queste colline ai piedi delle Alpi Graie possiedono una propria identità enologica. La storia documentata della vite dal Quattrocento, l’attività dei nonni iniziata negli anni Venti, l’abbandono degli anni Settanta e la rinascita avviata dal 2000 diventano così parti dello stesso percorso: riportare la viticoltura sulle colline di Valperga e trasformare un patrimonio quasi dimenticato in una delle espressioni più originali del Canavese contemporaneo.